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Il tonno è scaduto?

Il curioso caso di un pesce in pericolo di estinzione, tra storie di declino e di successo, metodi di pesca insostenibili, contaminazione delle carni, inscatolamenti, crudismi e l’incontrollabile avanzata dei Sushi-bar. All you can eat!

You look different every time
You come from the foam-crested brine
It’s your skin, shining softly in the moonlight
Partly fish, partly porpoise
Partly baby sperm whale
Am I yours?
Are you mine to play with?
Robert Wyatt, Sea song

Farinhas Adubos

Una delle tre aziende leader nel mercato del tonno in scatola nordamericano si chiama Chicken of the Sea e fin dagli anni 50, promuove il suo prodotto raccontando che è dolce come petto di pollo. Dentro le scatolette c’è una poltiglia rosa che va scolata dall’acqua di governo e mescolata alla maionese per farcire sandwich o arricchire un’insalata.

Ev’ry time we say goodbye
I die a little
Ev’ry time we say goodbye
I wonder why a little
Cole Porter, Ev’ry time we say goodbye

Nel 2014 un articolo comparso sul Washington Post a firma di Roberto Ferdman ci diceva che il consumo di tonno in scatola negli USA era in irrimediabile declino. Nel 1990, la commissione per il commercio internazionale aveva stimato che gli americani fossero responsabili del consumo di circa un terzo dell’offerta globale di tonno e tra la metà e i due terzi dell’offerta globale di tonno in scatola. Da allora, l’andamento si è capovolto. Dal 1989, il consumo pro capite di tonno in scatola si è quasi dimezzato. Dal 1999, le vendite di pesce in scatola sono diminuite di quasi il 30%. Nel 2012, il tonno in scatola era responsabile di poco più del 16% di tutto il consumo di pesce e frutti di mare degli Stati Uniti. La cifra più bassa in quasi 60 anni.
Cosa è accaduto?

Il tonno potrebbe essere tossico
Il motivo principale del declino del tonno è una delle principali preoccupazioni per la salute emersa negli anni ’70, diffusa negli anni ’80 e che da allora persiste: la presenza di alti livelli di mercurio. Il tonno assorbe quantità considerevoli di metilmercurio, un tipo di mercurio che si deposita nei tessuti grassi dei pesci di grossa taglia, e il consumo di metilmercurio può influire negativamente su tutto, dalla memoria alla parola, ai riflessi, alla caduta dei capelli e persino alla salute del cuore.
Una miriade di gruppi hanno messo in guardia sui danni del consumo eccessivo di tonno, tra cui la Environmental Protection Agency (EPA), che ancora oggi raccomanda di limitare l’assunzione e di optare per alcuni tipi di tonno rispetto ad altri. Ma il National Fisheries Institute, che rappresenta le aziende ittiche e i ristoranti, contesta la percezione che il tonno non sia sicuro da mangiare.
Ma il consumo continua a calare.
La pesca del tonno può danneggiare altre forme di vita marina, compresi i delfini e gli squali.
I delfini, in particolare, hanno dimostrato di essere una cattura accessoria significativa nella pesca del tonno. Il problema è più pronunciato tra i pescatori di tonno pinna gialla, secondo Smith. “Il tonno pinna gialla e i delfini, per ragioni ancora poco chiare, tendono a condividere lo spazio acquatico. Il modo più semplice per catturare il tonno è semplicemente cercare i delfini sulla superficie dell’acqua”, ha detto Smith. “Ma quando i pescatori di tonni rilasciano le reti, uccidono i delfini”.
Alla fine degli anni ’80, molti consumatori risposero boicottando l’industria. Nel 1990, le tonnare iniziarono ad acquistare pesce da pescatori che non catturavano il loro tonno a spese dei delfini, etichettandolo come “sicuro per i delfini”…
Ma non è bastato a contenere il calo.

Tonno Rosso
Tonno Rosso

Il tonno è pescato in tutti i mari del mondo da pescherecci che hanno reti grandi più della Lombardia, dentro ci finiscono inutilmente delfini e tartarughe, squali e mante, siamo riusciti a portare sull’orlo dell’estinzione anche il tonno stesso.

Negli ultimi 60 anni le catture del tonno sono cresciute a dismisura, addirittura del 1.000%. È il dato allarmante che emerge dallo studio internazionale che ha visto coinvolti i ricercatori delle Università della British Columbia canadese e del Western Australia, e pubblicato sulla rivista scientifica Fisheries Research.
L’Oceano Pacifico detiene il triste primato della quantità di tonno pescata con circa il 67% del totale, seguono l’Oceano Indiano e l’Atlantico, entrambi con il 12%. Oggigiorno si è arrivati a pescare 6 milioni di tonnellate di tonno all’anno. Le due specie più catturate sono il tonno pinna gialla e i tonnetti striati, per un totale di 4 milioni di tonnellate prelevate ogni anno.

Tonno Alalunga
Tonno Alalunga

In Italia vengono pescate due varietà di tonno: l’Alalunga e il Tonno Rosso, quest’ultimo molto pregiato, la cui pesca è  regolamentata dalla Comunità Europea, che ogni anno stabilisce il volume di tonni da pescare. Le varietà Pinna Gialla e Skipjack (tonnetto striato), molto utilizzate nelle conserve ittiche, vengono invece pescate e inscatolate nei mari tropicali.
Proprio la pesca dello Skipjack risulta essere quella maggiormente sostenibile, in quanto questa particolare specie giunge a maturità più rapidamente. Ciò comporta un tasso di riproduzione superiore e quindi una maggiore presenza negli oceani.
Sulle confezioni di tonno inscatolato però, in genere non è obbligatorio indicare la specie, così come il tipo di pesca e l’area di cattura, anche se in Italia alcune aziende forniscono volontariamente queste informazioni.
Il 20 agosto 2020 La Repubblica titola “La guerra del tonno rosso” l’inchiesta a cura del giornalista Carlo Bonini, che tratta i problemi legati alla pesca del tonno, la cui carne oggi può arrivare ad avere un valore addirittura inestimabile.
Prima della metà degli anni ‘90 il tonno rosso era diventato una specie a rischio nel nostro mare per via della pesca selvaggia, e con l’introduzione del sistema delle quote e la nascita dell’organismo che controlla il rispetto della pesca del tonno tra Atlantico e Mediterraneo – l’Iccat – i tonni sono tornati nel mediterraneo. Ma forse la loro sorte è fin peggiorata.

Tonno Pinna gialla
Tonno Pinna gialla

Per rispondere alla sempre crescente domanda di carne di tonno che arriva dal Giappone, ma anche da tutto il resto del mondo dove si è diffusa l’abitudine di consumare pesce crudo, sushi e sashimi, i tonni che devono essere uccisi sono sempre di più.
La pesca del tonno rosso funziona a quote, in breve: si tratta di un sistema che pone un limite al numero di tonni che possono essere pescati ogni anno nel mondo. Questo numero viene poi diviso e ad ogni Stato viene assegnato un numero di quote, che corrisponde alla quantità di pesce pescabile in un anno.
Riporta Repubblica che, ad esempio, in Italia per il 2020 possono essere pescate 4.756 tonnellate di tonno. Il mercato della pesca del tonno per l’Italia è controllato nella sua quasi totalità da una ventina di pescherecci che utilizzano la cosiddetta “circuizione”: un sistema che prevede l’uso di enormi reti circolari che si restringono non appena i banchi di tonno vi hanno fatto ingresso. E ne consentono la cattura e il trasporto da vivi verso le gabbie in altre acque, dove vengono messi all’ingrasso.
Dal momento che oltre il 90% del tonno rosso pescato nel Mediterraneo è destinato al mercato Giapponese, e che questo mercato richiede tonni molto grassi, negli ultimi anni si è aggiunta un’ulteriore crudeltà verso gli animali e l’ambiente: l’uso di gabbie per l’ingrasso. Una sorta di gavage che disorienta i tonni, li rende più aggressivi, li ingozza fino alle dimensioni giuste per il mercato giapponese.

Tonno Striato
Tonnetto Striato

Rinchiusi fino a 3.000 alla volta in un sistema a gabbie, dove per mesi vengono ingozzati con tonnellate di pesce azzurro e calamari. Per far ingrassare tremila tonni, infatti, servono quattromila tonnellate di pesce azzurro, ogni giorno. Si tratta di pesce che viene pescato, tolto dal suo habitat, ucciso, solo per poter nutrire e rivendere tonni sul mercato giapponese al prezzo più alto possibile.
L’ideatore e pioniere del sistema di ingrasso del tonno in gabbie nel mare si chiama Charles Azzopardi. È un maltese che ha messo in piedi un impero che fattura oltre 30 milioni di euro all’anno.
Per il 2020, la quota mondiale di pescato è stata fissata in 36mila tonnellate, la più alta dal 2006.
Ma al fianco del mercato legale della pesca di tonno regolato dalle quote, si muove un intero mercato sommerso, che vale almeno 25 miliardi di euro ogni anno. Rispetto al quale pare (sempre secondo Repubblica) che anche Cosa Nostra abbia mostrato interesse.

Nell’ultimo anno, e in particolare durante il lockdown 2020, un italiano su 2 ha aumentato il consumo di tonno in scatola, scegliendolo per la sua capacità di conservarsi a lungo e facilmente (78%), per la sua accessibilità (47%), perché è un valido sostituto del pesce fresco (44%) ed è un alimento gratificante che aiuta a sopportare i momenti difficili (38%). Sono i dati della ricerca “Il consumo di tonno in scatola durante il lockdown”, realizzata da Doxa per Ancit (Associazione Conservieri Ittici e delle Tonnare). Nel complesso oltre 1 italiano su 3 (36%) lo consuma 2-3 volte a settimana. Tra i giovani (18-25) la percentuale sale al 41%, a dimostrazione che il tonno in scatola è un alimento amato in particolare da chi vive da solo e si appassiona ai reality in cucina.
Infine, la ricerca Doxa per Ancit segnala che il tonno è mangiato da tutti (99%).
Da quasi tutti.

Io non lo consumo da almeno 10 anni a parte una sera d’inverno del 2016, a Modena a una tavola a “Lo spaccio delle Ceneri”, ospite di Luca Bonacini e Stefano Reggiani, con Andrea Grignaffini, Stefano Caffarri, Matteo Pessina, Marco Sabellico, Roberto Bencivenga, Mario Federzoni a rifornire di Champagne DeVenoge e Alessio Dessalvi, già della Carloforte, a rifornire di ogni informazione su tonni e tonnare, così da scoprire che le scatole di tonno sott’olio (non in olio!) già scadute del 2008 e del 2009, del 1999 e del 2001 erano gustativamente entusiasmanti, coinvolgenti al punto da farmi credere di non aver mai mangiato nulla di più buono. Ma il tonno nei mari è più importante del mio istinto più vanitoso e più goloso. E, oltretutto, di scatolette così buone mi dicono che non se ne sono fatte più.

Tonno in scatola

Avviso ai consumatori
Il tonno rimane una scelta alimentare sostenibile solo laddove non provenga da metodi di pesca distruttivi, come i palamiti, preferendo la pesca sostenibile, come quella a canna da piccole flotte locali. Solo quando offra una completa tracciabilità dei metodi di pesca. Solo quando utilizzi il meno sfruttato tonnetto striato e il pinna gialla soltanto quando provenga dallo stock dell’Oceano Pacifico centro-occidentale, al momento ancora in buone condizioni.

Glossario minimo (ripreso da greenpeace.it)
I palamiti sono cavi di nylon (travi) lunghi fino a 100 km cui sono attaccate fino a 3.000 lenze più corte, che terminano con ami. La maggior parte dei pescherecci che pesca con palamiti non usa misure di mitigazione e oltre il 20% delle catture effettuate con questo sistema può essere rappresentato da specie in pericolo come squali e uccelli marini.
La pesca a canna viene effettuata con piccoli pescherecci, che sono di solito di proprietà di pescatori locali, e possono dar lavoro fino a 35 persone. Si tratta di una pesca altamente selettiva: i tonni vengono pescati uno a uno e le catture accidentali sono minime.
Il tonnetto striato (Katsuwonus pelamis o skypjack) è una specie di tonno di piccole dimensioni che vive in tutti gli oceani temperati e caldi. È sempre più comune sui nostri scaffali e al momento gode di un buono stato di salute. Una scelta migliore, anche se prima di acquistarlo ci si dovrebbe assicurare che non è stato pescato con i FAD, che stanno mettendo in crisi i nostri mari!
Il tonno pinna gialla (Thunnus albacares o Yellowfin) è una specie che vive in tutti gli oceani tropicali, dall’Indiano al Pacifico, di alto valore commerciale. La maggior parte dei suoi stock sono oggetto di una pesca eccessiva: la mancanza di una gestione efficace e l’utilizzo diffuso di metodi di pesca che catturano esemplari troppo giovani, minacciano il tonno preferito dagli Italiani. La scelta più sostenibile? Quello proveniente dall’Oceano Pacifico Centro Occidentale.
I FAD sono oggetti galleggianti per attirare pesci e altre specie marine. Possono variare da semplici zattere di bamboo a grandi piattaforme dotate di sonar e radar. I FAD vengono usati per “concentrare” i tonni e poi prelevarli con ampie reti, conosciute come reti a circuizione (purse seins). I FAD, però, non attirano solo i tonni, ma causano l’uccisione di altri animali, tra cui esemplari giovani di tonno (“baby-tuna”), e squali, tra cui specie in pericolo.

Pierluigi Gorgoni

Riferimenti
How America fell out of love with canned tuna
La guerra del tonno rosso
Lo scandalo del tonno su PresaDiretta: quello che si mangia in Italia viene dall’estero ed è pieno di additivi
Tonni in gabbia. L’ingrasso dei tonni e il caso di Cetara
Il tonno rosso
France calls for international tuna trade ban
Good Fish Guide
WE WORK WITH TROUBLED FISHERIES TO HELP END DECADES OF OVERFISHING
Using harmonized historical catch data to infer the expansion of global tuna fisheries
Choose Fish and Shellfish Wisely
Seafood May Be Gone by 2048, Study Says
I pesci nei mari spariscono mentre i sussidi alla pesca aumentano
Pesca aumentata del 1000%, anche il tonno verso l’estinzione

Pierluigi Gorgoni

Per quasi 10 anni tra gli autori della guida I Vini d'Italia de L'Espresso, docente di materie vinose ad ALMA - La Scuola Internazionale di Cucina Italiana fin dalla sua fondazione, membro del Comitato editoriale e Responsabile delle degustazioni di SpiritodiVino già dal suo primo numero in edicola. Gli piace viaggiare, assaggiare, curiosare, incontrare e soprattutto gli piace raccontare tutto.

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