“Nas-cëttaland Virtual”. L’Associazione Produttori di Novello celebra i primi 10 anni della DOC

La storia del vitigno autoctono nas-cëtta di Novello, comune già noto ai più perché compreso negli “undici langaroli” dove si produce il celebre Barolo DOCG, è molto affascinante. È una storia di coraggio, caparbietà e passione, una fiamma che brucia nel cuore di tutti coloro che dal primo giorno ci hanno creduto. Lo spirito che anima tutti i protagonisti di questo piccolo lembo vitivinicolo piemontese in provincia di Cuneo, oggi, è lo stesso del compianto Elvio Cogno, un personaggio icona delle Langhe, tra i primi a investire sul potenziale di questo vitigno semi aromatico attorno al 1994; fu proprio la sua azienda a far uscire sul mercato la prima bottiglia di Nas-cëtta, subito dopo arrivò anche la cantina Le Strette, tra le prime a credere nella potenzialità del vino.

Elvio fu un vero rivoluzionario, la passione, talvolta, spinge ad andare oltre l’ordine matematico ed economico delle cose, fattore determinante quest’ultimo, che, soprattutto negli ultimi anni, ha appiattito moltissimo il mondo del vino. La domanda è molto semplice:” Perché sacrificare versanti ben esposti dove oggi si può produrre uno dei vini più richiesti del mercato, il Barolo DOCG, per piantare un’uva a bacca bianca alquanto capricciosa? La risposta è un po’ meno scontata, ma in fondo si può semplificare perché rappresentata nel titolo di questo mio scritto. Martedì 7 luglio ho avuto il piacere di partecipare a “Nas-cëttaland Virtual”, ovvero un tasting virtuale trasmesso on line tramite ZOOM e in diretta Facebook sulla pagina dedicata, organizzato dall’Associazione Produttori di Nas-Cëtta del Comune di Novello in collaborazione con la nota ed attivissima Gheusis Srl di Spresiano (TV), l’evento è nato per festeggiare i primi 10 anni della DOC “Langhe Nas-Cëtta del comune di Novello”. In realtà era prevista una festa vera e propria presso l’attuale sede dell’associazione, ma è scontato raccontare i motivi per il quale è stata scelta l’opzione virtuale; no, almeno in questo articolo non voglio citare quella parola, ne ho la nausea francamente. Mi preme sottolineare però la caparbietà di quest’associazione, volersi presentare al mondo intero ad ogni costo, festeggiare un traguardo raggiunto, andare oltre le difficoltà per dar merito agli sforzi compiuti fino ad oggi.

La nas-cëtta (no, non è un refuso) si può chiamare anche nascetta o anascetta, come riportato in un documento ampelografico del 1887 redatto da Giuseppe dei Conti di Rovasenda, che ne elogiava le qualità definendola ”un’uva delicatissima, vino squisito”, o da Lorenzo Fantini (1883) nella sua “Monografia Agraria sul Circondario di Alba. Non a Novello, gli undici produttori ci tengono a chiamarla con la sua forma dialettale e hanno preteso di riportalo in etichetta, dunque la DOC “Langhe Nas-Cëtta del comune di Novello” nasce nel 2010, ma dal 2002 l’uva era già presente nel disciplinare Langhe e dal 2001 iscritta al registro Nazionale delle Varietà di vite. Il disciplinare autorizza la produzione nel solo comune di Novello e in alcune località di Barolo e Monforte d’Alba, prevede solo l’utilizzo del 100% di questo vitigno semi aromatico dalla buccia spessa, che matura a metà settembre, in grado di creare vini longevi e con capacità evolutive non indifferenti.

Nonostante i tanti studi sull’uva sono ancora incerte le sue origini o parentele, quasi esclusa l’ipotesi del sardo nuragus, per via della sua innata sapidità, molto più probabile quella con il nebbiolo. Nel 1991, ad opera dei dottori Mario Ubigli e Carlo Arnulfo, vennero condotte alcune micro vinificazioni che invogliarono i novellesi ad interessarsi al fenomeno nas-cëtta. Fu il 1993 l’anno della svolta, perché alcuni produttori di Novello stapparono alcune bottiglie del 1986 e rimasero colpiti dal potenziale evolutivo e dal carisma di quel vino, tanto che l’anno successivo uscirono le prime etichette ufficiali.
Valter Fissore, genero di Elvio Cogno, è l’attuale presidente dall’Associazione Produttori di Nas-Cëtta del Comune di Novello, nata nel 2014 con l’intento di promuovere e valorizzare la storia dell’omonimo vitigno. Le cantine che aderiscono sono 11: Arnaldorivera, Cascina Gavetta, Elvio Cogno, La Pergola, Le Strette, Stra, Vietto, Luca Marenco, Marengo Mauro, Casa Baricalino, Sansilvestro, più o meno sono tutte giovani, alcune al contrario storiche del territorio; gli ettari vitati complessivi sono 13, vengono prodotte più o meno 80 mila bottiglie l’anno che riportano in etichetta la dicitura Langhe Nas-Cëtta del comune di Novello. All’interno dello stesso comune, situato a 470 metri sul livello del mare, ed in relazione al terreno d’origine Tortoniana, composto principalmente da Marne di Sant’Agata, si possono riscontrare alcune differenze, due i versanti principali: quello rivolto a Barolo, dove troviamo più calcare e meno sabbia, dunque maggior struttura e potenza, e quello che dà sul fiume Tanaro, meno calcare e più sabbia, vini dal profilo più gentile, eleganza in primo piano.

Durante il tasting virtuale ho potuto degustare gli undici vini delle relative aziende associate, queste differenze, perlopiù territoriali, son saltare fuori, ed è proprio questa a mio avviso la strada da intraprendere. Tutte le cantine stanno svolgendo un lavoro egregio, dagli assaggi è venuto fuori che i vignaioli vogliono dare soprattutto importanza al territorio d’origine e alle peculiarità del vitigno, attraverso vinificazioni piuttosto classiche, scevre da ogni qualsivoglia manipolazione. Riportare l’essenza del vitigno stesso nel bicchiere attraverso il vino, e far si che il degustatore possa capire quanto potenziale si cela dietro ad un bicchiere di Nas-Cëtta di Novello. Un vino che ha mostrato doti di spiccata bevibilità e freschezza, unite ad una capacità notevole d’assorbire l’alcol e la preponderante sapidità del terreno, interessante progressione gustativa e pulizia finale che a tratti ricorda l’agrume. Caratteristiche simili per certi versi ad alcuni Riesling prodotti in Alsazia e Germania, ma con caratteristiche olfattive proprie del territorio langarolo, come ad esempio alcune erbe aromatiche che rimandano alla vicina Liguria, la spezia pronunciata, un floreale nitido e la frutta croccante a polpa bianca, soffi balsamici e ricordi di miele d’acacia; la mineralità è sussurrata, diverrà protagonista con il passare degli anni. È stata proposta la 2018, un’annata importante, piuttosto regolare e strutturata, in ritardo circa la vendemmia, più un solo campione della 2109, più aromatica e precoce, perché rappresenta la prima annata prodotta da parte di una delle 11 aziende. La qualità media mi ha stupito, ho riscontrato un livello alto, molto più alto di ciò che mi aspettavo, soprattutto non immaginavo cotanta omogeneità da parte delle aziende produttrici, il voler testimoniare che la musica a Novello dev’essere una sola, un solo coro, una voglia incontrollata di far squadra e mostrarsi diversi dal resto del comprensorio langarolo, non per superbia, per puro spirito di distintività. Le differenze sostanziali le ho riscontrate circa il colore dei vini, generalmente paglierino vivace con leggerissime nuance oro antico, di buona consistenza e vivacità, alcuni campioni hanno mostrato nuance ambra, caratteristica del vitigno che generalmente si palesa con l’invecchiamento, ma in questo caso la differenza è dovuta dai tempi di macerazione dell’uva a contatto con il mosto.
Non mi resta che augurare all’Associazione Produttori di Nas-Cëtta del Comune di Novello altri mille di questi traguardi. I primi dieci anni sono passati, ormai fanno parte della storia, ma la storia è sempre fatta da persone e luoghi e da ciò che ho potuto constatare, durante la diretta web, le persone sono davvero appassionate e motivate, non mi resta che visitare i luoghi in un futuro spero prossimo, ad ogni modo viva la Nas-Cëtta!
Andrea Li Calzi



