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Gian Piero Marrone: anteprima 2017 Barolo “Pichemej” e “Bussia”

 Azienda Agricola Marrone

Gennaio, febbraio, marzo, per vie delle anteprime sono sempre stati mesi impegnativi per chi si occupa o scrive di vino, o almeno era così fino all’anno scorso. Sembra ieri, alloggiavo come sempre a Treiso nel mio albergo di fiducia, intento a scoprire le peculiarità delle nuove annate: Barolo 2016 e Barbaresco 2017. La manifestazione era Grandi Langhe, una gran bell’evento a mio avviso, quest’anno per ovvie ragioni è stato rimandato. Era presente anche la famiglia Marrone, di La Morra, che come ho già scritto più volte su “questi schermi” non ci sta a darla vinta al Covid, ho potuto constatarlo personalmente; l’azienda, nonostante tutte le difficoltà, ha impiegato una tenacia e una voglia di raccontare il proprio lavoro invidiabili.
Tante le iniziative messe in campo dall’instancabile Gian Piero, coadiuvato dalla moglie Giovanna e le vulcaniche figlie Denise, Serena e Valentina: nuove frontiere della comunicazione virtuale, video a puntate che raccontano il territorio sui tutti i canali social, interesse nel voler mostrare la potenzialità dei propri vini tramite incontri telematici con professionisti del settore, insomma tutto ciò che è stato possibile fare. Ultima, non certo per importanza, la voglia di raccontare in anteprima l’annata 2017, millesimo che riguarda i due Barolo prodotti dall’azienda: “Pichemej” e “Bussia”.
Prima di descrivere il mio punto di vista sui due vini in questione è a mio avviso fondamentale conoscere nel dettaglio tutti gli aspetti del millesimo, uno dei più discussi degli ultimi anni per via del caldo e dell’estrema siccità che lo hanno caratterizzato.

I vigneti a La Morra
I vigneti a La Morra

Riporto per intero il comunicato vendemmia 2017 preso dal sito del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani: L’annata viticola 2017, sarà ricordata per l’andamento climatico caldo ed in modo particolare per le scarse precipitazioni. L’inverno è stato mite con poche nevicate, mentre la primavera è stata contraddistinta da alcune piogge e da temperature sopra la media stagionale che hanno ulteriormente favorito lo sviluppo vegetativo della vite, che sin da subito si è dimostrato anticipato e che si è mantenuto per il prosieguo della stagione. Sul finire del mese di aprile su tutta l’Italia si è registrato un brusco abbassamento delle temperature, specialmente nelle ore notturne, causando danni da gelo che però, nelle Langhe, hanno interessato unicamente i fondovalle e le parti più fresche dei versanti collinari. Dal mese di maggio è iniziato un lungo periodo di bel tempo dovuto al passaggio di numerosi anticicloni.

Cantina Marrone

La situazione metereologica si è stabilizzata, garantendo ottime condizioni per quanto riguarda l’aspetto fitosanitario per il quale non si segnalano particolari problemi legati alla gestione del vigneto. Le temperature massime registrate durante i mesi estivi sono state sopra la media come del resto in tutta Italia, ma a differenza di altre annate calde, abbiamo avuto notti più fresche. Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre le tanto attese piogge hanno portato ad accumulare 25 mm di acqua che è servita per riequilibrare in parte la dotazione idrica degli acini ormai abbondantemente invaiati. A partire dalla prima settimana di settembre le temperature sono scese sensibilmente e si è potuto notare un andamento più vicino alle medie stagionali con sbalzi termici importanti tra il giorno e la notte. A giovare maggiormente di questa situazione è stato il profilo polifenolico delle uve a bacca nera a ciclo vegetativo medio – lungo, come il Nebbiolo e la Barbera, che hanno fatto registrare dati che differiscono rispetto ad altre annate “calde”.
Infatti quest’anno si osservano valori migliori sia in termini di quantità, ovvero di accumulo di antociani e tannini, sia in termini di estraibilità, fattore quest’ultimo essenziale sui vini ad invecchiamento. Anche dal punto di vista della durata del ciclo vegetativo della vite si notano molte differenze con altre annate precoci, infatti quest’anno il periodo che intercorre tra il germogliamento e la maturazione tecnologica, seppur anticipato è comunque stato in media di 185 giorni, mentre nelle altre annate simili si aggirava attorno a 170 contro i 200 delle annate considerate “tardive”. In sintesi è stata sì un’annata anticipata, ma la vite ha comunque potuto compiere il suo sviluppo in modo completo.
Per quanto riguarda i principali componenti del vino, va fatto notare che le gradazioni alcoliche, seppur importanti, non sono fuori dalla media, specialmente su vini a base Dolcetto e Nebbiolo, questo molto probabilmente perché la vite ha interrotto i suoi processi metabolici nel periodo più caldo, arrivando ad una vendemmia anticipata ma con valori nella norma. Inoltre si è registrato un buon livello di pH, mentre l’acidità totale è risultata inferiore, riduzione da ricondursi ad una minore quantità di acido malico questo a comprovare l’ottimo grado di maturazione dei frutti. Si è rilevata una minore resa quantitativa nel vigneto, dato in linea con un’annata dove le precipitazioni sono scarse, con grappoli che alla raccolta hanno presentato acini turgidi con una percentuale mosto – bucce nella media. In base a quanto rilevato possiamo sicuramente ricordare quest’annata come una delle più precoci degli ultimi anni, visto che la raccolta dei nebbioli è iniziata nella seconda decade di settembre e si è conclusa all’inizio di ottobre, con un anticipo di circa due settimane rispetto alla norma. La vendemmia 2017, si congeda lasciandoci vini di grande prospettiva, rispetto ai timori di inizio estate, confermando ancora una volta la grande vocazione e adattamento della viticoltura nelle colline delle Langhe.

Barolo Pichemej 2017 - Foto Danila Atzeni

Barolo Pichemej 2017
Un’etichetta di Barolo DOCG che ho già raccontato più volte: la prima (annata 2016) in un articolo approfondito che riguarda la storia dell’azienda la seconda, mostrandone il potenziale evolutivo attraverso la Riserva 2005. In etichetta il nome Pichemej, ricorda una frase che spesso diceva Nonno Pietro Marrone: “tutti i vini sono buoni, ma solo alcuni Baroli sono “Pichemej” in dialetto piemontese “più che meglio”. Nebbiolo 100% da cloni “Lampia” e “Michet”, allevati a Monforte d’Alba e La Morra, i vigneti son datati 1975. Nel primo comune, tra i più a sud del comprensorio, l’altitudine è pari a 350 metri sul livello del mare, esposto a sud ovest, il terreno è composto da marne argillose con un’elevata percentuale di sabbia. Nel secondo, situato nettamente più a nord, stessa esposizione ma ci troviamo a 270 metri, un suolo bianco, ricco di calcare e argilla. In merito a Monforte d’Alba, doveroso segnalare che le uve provengono dalla celebre MGA (menzione geografica aggiuntiva) Bussia, tra i cru più prestigiosi dell’intera Langa.
Di seguito le caratteristiche tecniche di quest’etichetta, ovviamente la 2017 non ha ancora terminato l’intero processo essendo un’anteprima: la vendemmia è svolta a mano la prima settimana di ottobre, varia ovviamente a seconda delle annate. Selezione in vigna e durante la pigiatura con scarto degli acini non perfetti. La fermentazione è svolta con macerazione del mosto a contatto con le bucce a 30°C, per una durata di 30 giorni. Malolattica in grandi botti da 30 Hl, ulteriori 30 mesi di affinamento in legno, come previsto dal disciplinare. Il Bâtonnage avviene sulle fecce fini per i primi 10 mesi. Prima della messa in commercio il vino riposa per un minimo di 6 mesi in cantina.
14,5 % Vol., l’annata mostra il suo DNA sin dal colore, un rubino caldo, pieno, profondo che in controluce evidenzia timidi riflessi granato. L’ho stappato e assaggiato in 3 fasi temporali: dopo un paio d’ore d’ossigenazione, la sera e il giorno seguente (ovviamente ritappato). La più convincente si è mostrata la fase serale, il vino ha evidenziato aromi complessi caratterizzati da una lieve tostatura e un frutto piuttosto maturo, vicino alla confettura, qua e la rinfrescato da tocchi balsamici di pregevole finezza e note terrose che riportano la mente in vigna; dunque: amarena sotto spirito, susina, lampone, legna arsa e mentolo, un accenno di vaniglia e legni non ancora perfettamente digeriti su uno sfondo floreale di viola e geranio selvatico. Con lenta ossigenazione liquirizia, caffè tostato e leggera salamoia d’olive, chiude un ricordo di terriccio bagnato.
In bocca l’attacco è morbido, regala sensazioni di pienezza gustativa nonostante un tannino dolce e piuttosto graffiante, il vino ha ancora bisogno di tempo per diluirsi naturalmente; anche l’alcol in questa fase risulta più evidente di ciò che dovrebbe essere, questo aspetto legge in parte l’annata. È anche vero che il Pichemej è sempre in grado di esaltare le caratteristiche positive del millesimo, anche in annate complicate, il motivo è molto semplice: la famiglia Marrone segue in maniera maniacale e scrupolosa ogni attimo dell’intero periodo vegetativo, senza perdere nemmeno un giorno di controllo totale sulle uve, compiendo azioni mirate per salvaguardarle il più possibile; tutto ciò fa la differenza in annate problematiche. Lunga scia sapida a chiudere in netto vantaggio sulla freschezza, che tuttavia non latita, a mio avviso è ancora presto per tirare le somme sull’annata, mi riprometto di assaggiarlo nuovamente tra un annetto circa, confermando sin da ora un potenziale di tutto rispetto.

Barolo Bussia 2017 Marrone - Foto Danila Atzeni

Barolo Bussia 2017
Circa il Bussia dei Marrone, poche mesi fa ho dedicato un articolo che raccontava le sorti dell’annata 2013, i più curiosi potranno approfondire il tema. L’MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) in questione è senza dubbio una delle più celebri ed estese del Barolo, situata a centro-sud rispetto al noto comprensorio vitivinicolo piemontese, nel comune di Monforte d’Alba. L’azienda in totale possiede circa 2 ettari di vigneto nel comprensorio del Barolo DOCG, una parte di questi è proprio in Bussia.
Il terreno Elveziano di Monforte d’Alba è ricco di marne grigio-brune molto compatte, da queste parti vengono prodotti vini che posseggono potenza e struttura, complessità, tannini importanti che richiedono tutta la magia del tempo per essere smussati, senza dubbio vini appassionanti e longevi. 100% nebbiolo, nello specifico varietà lampia e michet, pieno sud est ad un’altitudine pari a 300 me tri sul livello del mare. Vigne che hanno in media sessant’anni d’età, crescono su terreni in questo caso ricchi d’argilla con un’alta percentuale di sabbia, che possono definirsi a ragion veduta particolarmente omogenei a bassa permeabilità.
Anche in questo caso riporto il tipo di vinificazione classica di questo vino, che nell’annata 2017 dovrà ancora compiersi per intero: selezione in vigna e durante la pigiatura per rimuovere gli acini non perfettamente sani e maturi., fermentazione con macerazione a contatto con le bucce a 30 ° C per 35 giorni, fermentazione malolattica in grandi botti da 25 Hl e 30 mesi di affinamento in legno, per finire bâtonnage su fecce fini per i primi 10 mesi più altri 6 di riposo in bottiglia prima della vendita.
15% vol., anche questo campione ha dato il meglio di sé riassaggiato la sera, dopo circa 8 ore dalla mescita. Toni cromatici indubbiamente caldi, profondi, un rubino che questa volta concede più spazio al granato, lo stesso diverrà protagonista con l’invecchiamento; estratto notevole si muove lentamente nel bicchiere. L’esordio è nettamente minerale, salmastro con punte di sabbia bagnata che si alternano a fiori freschi, rosa rossa e violetta, e a toni fruttati piuttosto maturi di visciole e lampone. Spezie orientali, un’impronta di legni nobili, che dovrà ancora assestarsi, e grafite, chiudono l’insieme che tuttavia risulta già piuttosto definito, lineare, sicuramente in divenire.
In bocca il vino è teso, vibrante, tannino vispo che si attacca al palato e poco dopo viene smussato dal frutto maturo che ritorna prepotentemente, la freschezza in questo caso è protagonista coadiuvata da un’impronta sapida che scorre lungo tutta la degustazione, rivelando la potenza del terroir in un’annata che a mio avviso smentirà tanti pronostici spesso azzardati.

Andrea Li Calzi

Andrea Li Calzi

È nato a Novara, sin da giovanissimo è stato preso da mille passioni, ma la cucina è quella che lo ha man mano coinvolto maggiormente, fino a quando ha sentito che il vino non poteva essere escluso o marginale. Così ha prima frequentato i corsi AIS, diplomandosi, poi un master sullo Champagne e, finalmente, nel giugno del 2014 ha dato vita con la sua compagna Danila al blog "Fresco e Sapido". Da giugno 2017 è entrato a far parte del team di Lavinium.

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