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Chianti Classico Riserva “La Madonnina” 2013 Triacca

La Madonnina - Triacca

«In una bottiglia di vino buono ci trovo anche il vino, ma soprattutto il sogno». Come ricorderanno gli amici Gregorio Mulazzani e Wiktor Żelazny della Winiarnia Burgundia, così ho risposto domenica 10 dicembre 2006, durante un’affollata presentazione di vini siciliani a Katowice in Polonia, a un cardiologo che si era alzato dal fondo a chiedermi cosa pensassi del vino e sapeva che ero ammalato di cardiomiopatia dilatativa e destinato a un trapianto. Il trapianto, grazie alla dieta, a 18 compresse al giorno, a una minima attività lavorativa, a un po’ di ginnastica e al vino che mi teneva in modo straordinario le coronarie pulitissime, non si è più fatto e il cuore oggi si sta rigenerando. Ma in quel momento stavo pensando con profonda commozione a un compagno siciliano, appunto, appassionato di vino come me e che avrei voluto avere presente dopo tanti anni che la vita aveva diviso le nostre strade, lui volato in pensione a Cuba ed io prima ad Alghero e poi in Polonia.

Come ho già scritto in quest’articolo, Aldo Calcidese ed io eravamo andati a Madonna di Tirano per le feste di fine anno del 1979 con le rispettive famiglie e durante una bufera di neve eravamo stati per la prima volta nella sede dei Triacca a Zalende di Campascio in Val Poschiavo, nel cantone svizzero dei Grigioni, con il Trenino Rosso del Bernina, richiamati dai loro vini grazie a una dritta di Veronelli. Mentre li acquistavamo, Gino Triacca en passant ci disse che avevano appena cominciato a fare del Chianti Classico in Toscana, dove nel 1969 avevano acquistato anche un podere in cui dal 1975 stavano misurandosi (loro che di Re Nebbiolo sono indomiti cavalieri) anche con la vitivinicoltura toscana. Aldo ed io in quel momento non eravamo troppo convinti che ci fosse qualcosa di meglio dei nebbioli delle terre più fredde; sulle colline fiorentine c’è un altro clima, più adatto per un altro vitigno sovrano e diverso, il sangiovese, per giunta in quegli anni il Chianti si era vergognosamente prostituito e tutti scappavano piuttosto verso i supertuscan.

Caro Aldo (scusatemi se mi rivolgo direttamente a lui), come ti vorrei qui anche adesso a bere e a discutere di questo Chianti Classico dei Triacca che allora avevamo lasciato per successive vacanze con le famiglie, sempre rinviate perché forse continuavamo a non credere più in quella zona vinicola che stava deludendo un po’ tutti a causa di un disciplinare talmente permissivo da consentire anche alle ciofeche di fregiarsi della DOCG. Il comune di Greve in Chianti si trova nel cuore dello stupendo paesaggio collinare tra l’Impruneta di Firenze e Siena. I terreni prescelti con un fiuto incredibile alla fine degli anni ’60 proprio da Eugenio, Gino, Domenico e Rino Triacca si trovano a un’altitudine da 200 a 450 metri s.l.m. con suoli molto argillosi e ad alto contenuto calcareo. Fino al 1969 il podere attorno all’antica Villa Franchi veniva usato soltanto come riserva di caccia dai precedenti proprietari. I Triacca ne hanno dissodato i terreni incolti, reimpiantato i vigneti e ne hanno fatto il vigneto più vasto di quel comune già famoso da secoli per il suo buon vino. Quanto lavoro ci hanno messo! Oggi sono 345 ettari di boschi, campi, prati oltre alle vigne che hanno moltiplicato fino a 100 ettari, vitate prevalentemente all’85% con sangiovese, ma anche con cabernet sauvignon, colorino e merlot, per una produzione di 4.000 ettolitri l’anno curata personalmente da Luca Triacca con la consulenza dell’enologo toscano Vittorio Fiore e una squadra di grande valore: l’agronomo Romano Ceccarelli e i mastri cantinieri Daniele Toniazzi e Giulio Pecorini.

Da cosa posso mettere la mano sul fuoco sul grande valore che mi ha dimostrato questa squadra? I motivi sono tanti, ma sono sicuro che il mio giudizio non è influenzato proprio per niente dall’ottimo andamento di annate ottime come lo è stata questa del 2013 nella zona del Chianti Classico. Intanto posso subito confessare che, a differenza del Vino Nobile di Montepulciano Santavenere 2014 dei Triacca, di cui all’articolo precedente, già citato, questo Chianti Classico non mi ha sorpreso e si è rivelato esattamente come me l’aspettavo. Un Chianti Classico solido, ben fatto, di grande tipicità, al punto che mi ha ricordato un Santa Cristina 1966 Antinori bevuto a Orvieto con il compianto amico Loris Scaffei nel 1980 di fianco al Duomo, nella enoteca e cantina di Antonio Foresi. A conferma che i Triacca non sono venuti qui a stravolgere l’enologia secondo i loro eccellenti risultati con i nebbioli della Valtellina, ma con il tatto che li ha sempre contraddistinti l’hanno interpretata alla grande e questo sì che mi ha commosso, ancora una volta, come se ce ne fosse proprio bisogno. Scarpe grosse…

Cantina La Madonnina TriaccaOgni vino dei Triacca conferma il loro buon gusto trasmesso di generazione in generazione e, anche se devo ancora bere quello che fanno in Maremma, ho appurato che corrisponde in pieno al territorio e, nel caso del sangiovese, mostra chiaramente che questo vitigno è diverso dal nebbiolo in quanto cambia maggiormente il corredo delle sue doti a seconda del tipo di suolo in cui cresce il ceppo della vite.

Oserei dire, infatti, che le differenze di questo Chianti Classico Riserva 2013 La Madonnina, fatto appunto con il sangiovese in purezza, con il Vino Nobile di Montepulciano Santavenere 2014, derivato anch’esso da sangiovese in purezza, o con un Brunello di Montalcino che al 100% è ancora sangiovese nonostante i piuttosto recenti tentativi d’imbastardirlo, sono dovute alla diversità dei suoli. Lo stesso vitigno, lo stesso cordone speronato, lo stesso criterio agronomico, lo stesso enologo, eppure questo sangiovese del Chianti Classico Riserva fatto a una settantina soltanto di km di distanza da quello di Montepulciano e di Montalcino è proprio un altro vino. Perciò non vi tedierò con la descrizione dell’andamento dell’annata come nel precedente articolo, tanto è ottima, ma passo subito alle note di degustazione che illustreranno meglio la personalità di questo sangiovese.

Macerato sulle bucce tra 15 e 18 giorni in vasche d’acciaio inossidabile da 150 hl con follature programmate in automatico. Quattro délestage per la disgregazione del cappello nei mosti ripompati da sotto a sopra con rimontaggi quotidiani a temperatura controllata di 29 °C. Maturazione in botti grandi da 50 ettolitri per 15 mesi più altri 3 di affinamento in bottiglia. Tenore alcolico del 13,5%. Tappo di ottima qualità, lungo e anche qui una capsula di metallo di un certo spessore come si usava una volta.

Chianti Classico Riserva La Madonnina 2013 TriaccaColore rubino intenso con luminosi riflessi mattone, attacca con un tenue, ma inconfondibile goudron delicato di altura. L’aroma salta invece il floreale ed emerge subito un fruttato fresco di visciola e marasca, con una bella acidità, vispa come l’aria che scende direttamente dall’Appennino. Emergono perfino note di buccia di cedro, ricordi lontani di corbezzolo e di uva spina viola. Un bel gusto pulito, netto, che in un finale dall’acidità sbarazzina delle susine rusticane tira con la forza di un bue verso la tavola casalinga nella veste tipica dei Triacca e arriverà a superare di molto, forse anche a raddoppiare, gli 8-10 anni di conservazione consigliati in retroetichetta, in posizione orizzontale, al buio, al fresco, in cantine umide e senza odori intensi. Adesso penso di averlo stappato troppo presto, perché sono certo che qualche anno in più non gli avrebbe fatto altro che bene.

Vino ideale con il lardo di Colonnata, per non parlare del pane e salame a metà mattina, fa l’amore con le tagliatelle al ragù di cinta senese, l’arrosto di vitello all’acciughina, cotiche e salsicce con i fagioli, ma penso che con qualche anno in più si accompagni benissimo anche con il cinghiale in dolceforte, la lepre in salmì, l’oca in guazzetto e comunque è un vino poliedrico che da solo fa furore in tavola a tutto pasto, dall’antipasto ai formaggi, fino alla chiusura, direi obbligatoria nel cominciare a pucciarci i cantucci (anche quelli salati), prima di un finale meritato al Vin Santo.

Mario Crosta

Casa Vinicola Triacca – Tenuta La Madonnina
Via Palaia 39, 50027 – Strada in Chianti (FI), Tel. 055.858003
sito www.triacca.com, e-mail lamadonnina@triacca.com

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it, nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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