Campania Stories 2016: i bianchi e spumanti della regione

Paolo De Cristofaro
Campania Stories, ormai giunta alla sua V edizione (dopo aver raccolto l’esperienza e l’eredità delle anteprime dedicate, un tempo, alle tre Docg campane), rimane un appuntamento imprescindibile per la stampa nazionale ed estera per approcciarsi alle nuove annate della produzione enologica campana. Un’occasione unica che offre la possibilità di provare i vini provenienti da tutte e cinque le province della regione. Al di fuori dei tasting ufficiali numerose le occasioni di approfondimento offerte da masterclass (veri e propri percorsi didattici) e tutorial guidati da esperti del territorio e le visite in cantina presso i produttori. Non poteva, inoltre, mancare una giornata riservata agli operatori del settore preceduta, il giorno prima, da un seminario sull’internazionalizzazione tenuto da consulenti specializzati. A chiudere, infine, una serata dedicata a tutti gli appassionati a cura dell’Ais Campania. Una rassegna davvero completa, dunque, affidata come sempre all’impeccabile macchina organizzativa della Miriade & Partners.
I vini bianchi e spumanti
La prima sessione è stata dedicata ai vini bianchi e spumanti. E sono state proprio tre bollicine ad aprire la degustazione. Il Tufariello Extra Dry ed il Metodo Classico “20 Anni”, entrambi senz’annata ed a base greco di Tufo, sono gli spumanti prodotti nelle cantine storiche Di Marzo a Tufo. Più beverino e immediato il primo, più complesso e lungo il secondo. Interessante, anche, il rosato Spumante Metodo Classico Joi Millesimato Brut di San Salvatore, ottenuto da uve aglianico 100%.
E’ stata, quindi, la volta dei blend bianchi ed IGP misti. Vagamente rosato l’850SS, annata 2015, di Petilia ottenuto dalla vinificazione in bianco di uve aglianico. Buccioso e salato il Civico44, stavolta 2014, di Tenuta Fontana. Esecuzione più classica ed affidabile per il Lacryma Christi Vigna Lapillo 2014 di Sorrentino dal naso floreale e la bocca fine e minerale.
Due i bianchi dalla Costiera Amalfitana: il Terre Saracene 2015 di Ettore Sammarco ancora imbrigliato in note fruttate fermentative; più ampio e persistente il Fiorduva 2014 di Marisa Cuomo, meno esuberante e più snello del solito.
Due, anche, i campioni di Coda di Volpe provenienti dall’Irpinia: il Bianco di Bellona 2015 di Tenuta Cavalier Pepe, nonostante anche questo si presenti al naso ancora fermo su note fermentative, offre al palato un approccio più riuscito che lascia intravedere uno sviluppo positivo nell’immediato futuro quando il vino avrà un po’ di bottiglia; decisamente un altro passo la Coda di Volpe 2014 di Traerte, improntato su un timbro minerale ed austero.
Nutrita la compagine di vini bianchi base Pallagrello (bianco) delle Colline Caiatine (provincia di Caserta). Il Calù 2015 di Sclavia coniuga un bel fruttato a sfumature floreali ed una bocca succosa e fresca. Meno pimpante la prova del Silva Aura 2014 di Cantine Rao. Il Caiatì di Alois, sempre un 2014, non dimostra abissi di complessità ma nell’insieme offre una prova corretta. Stesso dicasi per Lancella 2014 di Cantina di Lisandro, il Verginiano 2014 de Il Verro e Le Serole 2014 di Terre del Principe, tutte prove abbastanza riuscite senza provocare particolari sussulti. Il macerato Privo Bop (senza solforosa) 2013 di Alepa lascia più perplessità che altro. Meno estremo e più convincente, sempre di Alepa, il Riccio Bianco 2012, probabilmente uno tra i migliori bianchi della degustazione.
Numerosi i campioni, base falanghina, provenienti da diverse aree geografiche.
Tre i Falerno del Massico presentati in degustazione: Anthologia 2015 di Masseria Felicia di buona lunghezza e profondità; più scontato il 2014 di Villa Matilde; personalità e materia prima sostanziosa nel 16 Marzo di Trabucco.
Dall’Irpinia Lila di Tenuta Cavalier Pepe e Hirpos di Petilia, entrambi 2015 offrono due letture molto diverse del vitigno: succosa e sapida la prima, leggermente sfocata la seconda da una poco elegante nota d’uva spina.
Rusticità che caratterizza anche le versioni beneventane 2015 di altre due cantine irpine: Vesevo (Farnese Vini) e Sanpaolo.
Dal Sannio arrivano, più in generale, alcune prove più solide e strutturate.
Anemos de La Pampa, Janare della Guardiense e Tora non offrono spunti di particolare originalità.
Solo la 2015 di Mustilli (Sant’Agata dei Goti) cambia marcia al palato conducendo ad un finale più persuasivo, lungo e sapido.
Con Fattoria La Rivolta 2015 si ritorna su un registro più voluminoso e potente ma meno sfaccettato e soprattutto scorrevole.
Tra i pochi a presentare millesimi antecedenti la 2015 di Fontanavecchia con un 2014 equilibrato e piacevole e Tora addirittura con un 2011, il Kissos dal naso piuttosto originale ed intrigante ma molto meno coinvolgente al palato.
Dai Campi Flegrei sempre convincenti le prove di La Sibilla, 2015, e Contrada Salandra, 2013. Sulfurea e sapida la prima, più matura e terragna la seconda.
Tre i campioni presentati dalle cantine Astroni: Colle Imperatrice e Vigna Astroni, entrambi 2014, e Strione 2011, bianchi tecnicamente ben eseguiti.
E’ stata, a seguire, l’entrata in scena dei due vitigni bianchi per eccellenza a catalizzare l’attenzione dei degustatori. Fiano e Greco non solo provenienti dalle rispettive aree d’elezione, nel cuore dell’Irpinia, in provincia d’Avellino, ma anche campioni rappresentativi delle altre zone di coltivazione nel Sannio e nel Cilento in grado di fornire interpretazioni, ormai, sempre più valide e, soprattutto, convincenti.
Abbiamo degustato prima i vini irpini.
Il 2015 di Donnachiara profuma di fiori gialli e nocciola, il Gaudium 2015 de I Capitani dolce (e) fruttato che ne frenano la bevibilità.
Convincente il Pietramara 2015 de I Favati: lo sbuffo minerale ne impreziosisce la prova donando complessità al naso e respiro al palato.
Il 2015 delle Cantine Sanpaolo sicuramente più semplice offre comunque una prova d’insieme più che sufficiente.
Esordio positivo per il Fiano 2015 di Cantine Militerni che punta sull’immediatezza e la piacevolezza di sensazioni più dolci ed esotiche.
Il Refiano 2015 della Tenuta Cavalier Pepe conferma un’impressione ricevuta un po’ da tutti i suoi bianchi in degustazione, di vini ancora giovani e da farsi al naso ma molto seri e performanti in bocca assicurando sempre un finale lungo e sapido.
Il 2014 de I Gaudi offre note dolci esotiche di frutta sciroppata e fiori gialli.
Quello di Rocca del Principe, sempre un 2014, più convincente, anch’esso si lascia andare a qualche ammiccamento dolce inaspettato e un po’ prevedibile.
Il Serrapiano 2014 di Torricino è agrumato e floreale di buon equilibrio ma non altrettanto efficace allungo al palato. Sarno 1860, annata 2014, di Tenuta Sarno 1860 è un’interpretazione valida giocata sul varietale senza eccedere in inutili virtuosismi.
Sempre molto riconoscibile il Particella 928 di Cantina del Barone, bianco viscerale ed umorale, ricco di personalità e spunti originali, per gli amanti del genere.
Affidabile e convincente, come sempre, l’interpretazione dell’annata 2014 di Ciro Picariello. Balsamico, agrumato, minerale, ampio al naso coerente al palato.
Stesso dicasi per il Fiano 2014 di Traerte una bocca sapida dagli effetti speciali che lascia lungo e indelebile ricordo di sé.
Colli di Lapio 2014 stranamente meno verticale del solito si lascia andare a qualche concessione dolce dove il frutto maturo copre la sua tipica verve minerale.
Cantine Riccio e Villa Guadagno seguono in scia non aggiungendo ulteriori spunti di riflessione se non nel cambio d’annata, con quest’ultimo campione si passa, infatti, alla la vendemmia 2013.
Il Villa Raiano Ventidue 2013 offre una prova equilibrata senza particolari picchi nello sviluppo organolettico ma nell’insieme riuscito.
Meno convincente e più scontato il Paladino, ancora un 2013, di Castelfranci.
Stile inconfondibile per Villa Diamante in versione Clos d’Haut 2013 dal naso lievitoso, floreale e il palato stretto in una presa allo stesso tempo sapida e succosa. Per gli amanti del genere.
L’Almata di Villa Raiano annata 2013 è molto intenso e tipico al naso, cede solo qualcosina in termini di persistenza al palato, comunque tra i migliori.
Il 2013 de I Gaudi così come il 2014 rimane bianco di medio cabotaggio.
Il Pietracalda di Feudi di San Gregorio è un 2012 che offre discreta complessità e coinvolgimento.
Contrada, sempre 2012, più semplice ma altrettanto piacevole.
Tenuta Sarno 1860 conferma con il 2011 affidabilità nel riconoscimento varietale.
Di Meo e il suo Colle dei Cerri 2006 mostra, invece, purtroppo i segni di un legno invasivo mai digerito.
Trentenare è un Fiano Cilentano del 2015 di San Salvatore ben fatto, semplice e piacevole.
Più austero e complesso altrettanto riuscito il Pian di Stio, sempre di San Salvatore e sempre 2015.
Helios 2015 di La Pampa tende a svilupparsi in larghezza più che lunghezza.
Sono esattamente l’opposto i due fiano di Albamarina il Primula e il Valmezzana, entrambi 2014, dal naso dolce ma dal palato acido e filtrante, soprattutto il secondo mentre meno definito e non altrettanto convincente il primo.
Rimanendo in Cilento ma passando al Greco abbiamo degustato il Calpazio 2015 ed il Bianco Elea 2013 di San Salvatore: risoluto ed accogliente il primo, più stanco e seduto il secondo.
Nel beneventano il greco Giano di Ocone è vino peculiare e spiazzante, astringente al palato. Tradizionale la versione di Mustilli (Sant’Agata dei Goti), un po’ datata nell’approccio organolettico ma efficace nello sviluppo al palato (un po’ come tutti i suoi vini del resto). Buona la prova della Fattoria La Rivolta, un greco 2014 corposo e largo in puro stile Taburno.
Con il Greco di Tufo Linea Stemma 2015 di Di Marzo ci rispostiamo nuovamente in Irpinia. Il vino appare un po’ scarno al palato dove non riesce a trasportare il positivo incipit varietale intravisto al naso.
Il Nestor di Tenuta Cavalier Pepe, il Serum de I Capitani e il Greco di Tufo di Cantine Sanpaolo sono tre interpretazioni riuscite dell’annata 2015, in grado di coniugare ad un profilo olfattivo austero al naso una buona succosità e discreta lunghezza al palato.
Pari annata, qualche gradino sotto, il Greco di Tufo di Vigna Guadagno e quello di Donnachiara, un po’ statico sia al naso che al palato.
Più dinamico al naso ma piuttosto diluito al palato quello di Petilia.
Sertura e Vesevo offrono due interpretazioni corrette anche se un po’ scontate e prive di doti di personalità e/o originalità.
Torricino ha sicuramente qualcosa in più da dire da questo punto di vista ma non riesce in ogni caso a convincere fino in fondo.
Il Franciscus 2015 di Di Marzo ha come il precedente campione presentato da questa cantina un bel naso definito e varietale, ma anche in questo caso è il passaggio attraverso il palato a fargli perdere slancio in una chiusura corta e incoerente rispetto alle attese.
Chiude l’annata 2015 D’Aione, apre la 2014 lo Sphera di Cennerazzo. Entrambi i vini rientrano nella fascia di medio cabotaggio accontentandosi di offrire una prova tecnicamente riuscita senza osare troppo.
Il Greco 2014 di Fonzone apre su una affascinante nota di pietra focaia che ne impreziosisce il naso, peccato che al palato non riesca a conservare la stessa personalità.
Esordio non male per la Tenuta Rosso Bruno anche se ricorda più l’esuberanza di un fiano che l’austera mineralità di un greco.
Quest’ultima la ritroviamo, invece, asciutta e spigolosa nella versione estrema offerta dal base 2014 di Cantine dell’Angelo: roccia e sassi attraversati da una sottile vena sulfurea.
Il Raone 2014 di Torricino non appare in un momento particolarmente felice di forma. Qualche nota terziaria ne confonde la veste varietale più fresca e agrumata.
Monte Gloria e Cantina dei Monaci, ancora due 2014, offrono versioni abbastanza semplici e lineari non particolarmente coinvolgenti ma di buona coerenza e discreto equilibrio.
Il Cutizzi di Feudi è un vino corretto di buona bevibilità e discreta piacevolezza.
Il Vigna Cicogna 2014 di Benito Ferrara è il primo ad affondare al palato con la giusta incisività conservando spinta e lunghezza in un finale appagante.
Il Torrefavale 2014 di Cantine dell’Angelo appare un attimo più disteso e disponibile rispetto al base anche se la prorompente carica minerale, di matrice gessosa, ne rimane tratto distintivo.
La Cantina Riccio, Le Ormere e Tenute di Altavilla di Villa Matilde chiudono l’annata 2014 con tre versioni corrette che si accontentano della sufficienza senza aspirare a maggiori ambizioni.
Le annate più vecchie non convincono: il Greco di Tufo de Le Ormere, il Somnium Scipionis di Di Marzo e il Contrada Marotta, tutti 2013, mostrano un palato snervato e poco reattivo. Sicuramente meglio il 2012 di Contrada così come più riuscita la 2013 del Vallicelli di Castelfranci.
Eccovi un riepilogo con la top list degli assaggi in bianco:
Vigna Lapillo 2014 Sorrentino @@@@
Fiorduva 2014 Marisa Cuomo @@@@
Coda di Volpe 2014 Traerte @@@@@
Pallagrello Riccio Bianco 2012 Alepa @@@@
Anthologia 2015 Masseria Felicia @@@@
Falanghina 2015 Mustilli @@@/@
Falanghina 2015 La Sibilla @@@@
Falanghina Contrada Salandra @@@/@
Fiano di Avellino 2015 I Favati @@@@
Fiano di Avellino 2014 Ciro Picariello @@@@@
Fiano di Avellino 2014 Traerte @@@@@
Fiano di Avellino 2013 Alimata @@@/@
Fiano dI Avellino 2011 Tenuta Sarno 1860 @@@/@
Fiano Trentenare 2015 San Salvatore @@@/@
Fiano Pian di Stio 2015 San Salvatore @@@/@
Greco di Tufo 2014 Cantine dell’Angelo @@@@
Vigna Cicogna 2014 Benito Ferrara @@@@@
Torrefavale 2014 Cantine dell’Angelo @@@@
Coup de Cœur: Clos d’Haut 2013 Villa Diamante
Nota dell’autore: tutti gli altri vini si sono collocati agevolmente nella fascia @@/@@@ (per gli amanti dei punteggi con valutazioni che oscillano, per intenderci, poco sopra o poco sotto gli 80/100) a testimonianza di un livello ormai consolidato raggiunto dalla produzione enologica della regione. Come ho avuto modo di sottolineare già in occasione delle mie ultime partecipazioni a questa rassegna, quello che manca adesso è un salto in avanti in termini di individualità. Ben vengano gli enologi consulenti che hanno permesso la definitiva acquisizione delle regole di una grammatica enologica di base. Pulizia, rigore e precisione devono rappresentare, però, solo un primo passo verso risultati e traguardi più ambiziosi con vini in grado di esprimere carattere e personalità unici.



