Sant’Anna dei Bricchetti, il Monferrato che sperimenta: Barbera e Moscato oltre le abitudini
Accogliamo con piacere nel gruppo di Lavinium una bravissima professionista, la livornese Alice Romiti, che sta progressivamente trasformando il proprio lavoro entrando a pieno diritto nel giornalismo enogastronomico. Dopo molti anni al fianco di Riccardo Gabriele di PR Vino, ha deciso di spiccare il volo e intraprendere un percorso dall’altra parte della barricata, questo è il suo primo articolo per la nostra rivista. Benvenuta!

La Barbera diventa una bollicina chiara, il Moscato si presenta secco e passa in legno. A Sant’Anna dei Bricchetti, sulle colline di Costigliole d’Asti, il progetto prende forma attraverso due uve profondamente legate al Monferrato e la volontà di esplorarne possibilità diverse. Accanto alle interpretazioni più familiari, la cantina di Ruggero e Orsetta Lenti costruisce una produzione nella quale le scelte di vendemmia, vinificazione e affinamento cambiano il modo di leggere il territorio.

L’avventura comincia nel 2012. Ruggero arriva dall’impresa alimentare di famiglia, il noto prosciuttificio Lenti, mentre Orsetta porta con sé origini tra Piemonte e Valle d’Aosta e il ricordo delle vigne percorse da bambina sulle colline aostane. Per lei, insegnante e traduttrice, il passaggio alla viticoltura comporta studio e un cambiamento di vita. Al lavoro dei genitori si affiancano i figli Giulia e Giacomo.
Il centro dell’azienda è la Cascina del Culunel, risalente agli inizi dell’Ottocento, circondata da cinque ettari di vigneto. Il nome Sant’Anna dei Bricchetti nasce dalla geografia locale: la frazione di Sant’Anna e la strada lungo la quale sorge la proprietà. Quest’ultima compare già in una mappa ottocentesca conservata nel municipio di Costigliole. Dalla collina lo sguardo raggiunge l’arco alpino, dal Monviso al Monte Rosa.
Tra Astigiano e Langhe, la possibilità di produrre grandi Metodo Classico appartiene a una storia che attraversa quasi due secoli. Carlo Gancia seppe riconoscere e sviluppare quel potenziale: dopo l’esperienza a Reims, applicò al Moscato piemontese le conoscenze acquisite in Champagne, arrivando nel 1865 allo spumante che avrebbe segnato la storia della sua casa. La successiva sperimentazione con Pinot nero e Chardonnay contribuì a consolidare una convinzione destinata a durare: queste colline possedevano le risorse per esprimere bollicine di qualità e costruire una propria identità spumantistica.

A dare forma a questa vocazione sono state persone capaci di trasformare intuizioni in conoscenze, tecniche e imprese. Gancia, Cinzano, Contratto appartengono a una stagione nella quale il Piemonte divenne un laboratorio della spumantistica italiana. Federico Martinotti avrebbe poi aperto un’altra strada, quella della fermentazione in grandi recipienti. In questa terra, dunque, l’innovazione ha radici profonde quanto la tradizione: nasce dall’incontro fra il potenziale delle vigne e il carattere di chi le interpreta, dalla disponibilità a studiare, provare e mettere in discussione le consuetudini.
È dentro questa cultura del vino che si può leggere l’esperienza di Ruggero e Orsetta Lenti. Con dimensioni, uve e obiettivi propri, Sant’Anna dei Bricchetti rinnova l’attitudine a cercare nel territorio possibilità ancora da esplorare. La Barbera diventa una base per il Metodo Classico, il mosto di Moscato partecipa alla presa di spuma, l’aromaticità dello stesso vitigno viene interpretata anche in un bianco secco. Il richiamo a Gancia acquista così un significato preciso: riconoscere una vocazione e darle nuove forme attraverso la sperimentazione. Le bottiglie mostrano come questa ricerca prenda direzioni differenti.

Barbera d’Asti DOCG Ricordi. È il riferimento più immediato alla tradizione dei rossi monferrini. La Barbera viene vinificata e maturata in acciaio, privilegiando il frutto e la freschezza. Ciliegia e prugna, accompagnate da un’acidità che sostiene la progressione del sorso. Il nome introduce bene il suo ruolo nella gamma: conservare un’immagine riconoscibile della Barbera e della sua vocazione alla tavola.

Barbera d’Asti Superiore DOCG Vigna dei Bricchetti. La stessa uva viene interpretata attraverso un affinamento più articolato. Dopo la fermentazione in acciaio, il vino trascorre circa dodici-quattordici mesi in recipienti di rovere da 300 litri, in parte nuovi e in parte già utilizzati. Qui al frutto, si accostano note di spezie e leggere tostature. Bella struttura e persistenza. Un vino che unisce pienezza e scorrevolezza.

Piemonte DOC Barbera Vivace. Qui la Barbera recupera una dimensione conviviale, legata alle merende pomeridiane e alla cucina quotidiana. La lieve effervescenza deriva dalla fermentazione degli ultimi zuccheri residui. Il vino, lavorato in acciaio, conserva colore rubino, profumi fruttati e una freschezza marcata, con gusto asciutto.

Zefiro vino rosato. La pressatura delle uve intere, la fermentazione a bassa temperatura e la successiva permanenza sui lieviti in acciaio conducono a un’altra espressione del frutto. Il colore presenta riflessi corallo; un vino fresco, asciutto e fragrante, con richiami fruttati riconducibili alla Barbera. È una proposta che amplia le occasioni di consumo verso l’aperitivo, il pesce e i formaggi freschi.

Sorsi di Emozione Brut. La Barbera affronta qui la trasformazione più evidente: vinificata in bianco e spumantizzata con metodo Martinotti lungo. La base resta circa sei mesi sui lieviti prima della presa di spuma in autoclave. Il risultato: profumi fruttati, lievi richiami di pane e un equilibrio tra morbidezza, freschezza e sapidità

Incanto Metodo Classico. È la bottiglia che rende più esplicito il dialogo fra le due uve aziendali. Alla base di Barbera si unisce il Moscato, i cui zuccheri alimentano la rifermentazione in bottiglia. Almeno trentasei mesi sui lieviti, nei millesimi si arriva anche a 60 mesi. Agrumi, richiami di pane e una sfumatura aromatica compongono il profilo, con un finale ammandorlato.

Incanto Rosé Metodo Classico Extra Brut. Combina Barbera e una piccola quota di Moscato che viene aggiunto al momento del dosaggio per dare la poca parte zuccherina. La breve macerazione permette di ottenere il colore rosato; la lavorazione comprende il passaggio in barrique e circa sessanta mesi sui lieviti. Al naso il calice si esprime deciso con piccoli frutti bianchi e pane, con un sorso fresco.

Suggestioni Moscato secco. La ricerca cambia direzione anche sul versante dei bianchi fermi. Il Moscato fermenta in barrique di rovere francese e vi affina per circa sei mesi. Il passaggio in legno accompagna l’aromaticità del vitigno e contribuisce a modellarne la nota ammandorlata. Suggestioni conserva profumi intensi tipico del vitigno e sviluppa una vocazione gastronomica, si può associare benissimo al pesce crudo, ai formaggi di media stagionatura, alla cucina d’ispirazione orientale, ottimo con un risotto allo zafferano.

Moscato d’Asti DOCG. Il percorso comprende naturalmente l’interpretazione dolce del vitigno. La fermentazione viene fermata mediante raffreddamento al raggiungimento dei cinque gradi alcolici. Equilibrio affidato al rapporto fra dolcezza e acidità. Godibile a qualsiasi ora del giorno.

Destino vino da uve stramature. Nasce da grappoli di Moscato lasciati appassire sulla pianta, un’intuizione che il racconto aziendale riconduce ad alcuni filari rimasti inizialmente non vendemmiati. La selezione delle uve è severa; seguono una fermentazione prolungata e l’affinamento sui lieviti in acciaio. I profumi ricordano miele e uvetta, con sfumature muschiate, mentre il gusto è dolce e avvolgente.
Il Vermouth. Per finire un pasto con grande eleganza. Prodotto da una base di Moscato secco, viene lavorata con zucchero, alcol e infusi aromatici. Si esprimono intriganti componenti erbacee e speziate, richiami agrumati e chiusura amaricante. Il vino aromatizzato estende il lavoro sul Moscato verso un’altra tradizione piemontese e offre un secondo punto di contatto con Gancia, la cui storia comprende una lunga produzione di Vermouth a base Moscato.
Fra Costigliole e la storia spumantistica di Canelli, il confronto acquista così un significato concreto: interrogare le uve del territorio attraverso lavorazioni capaci di farne emergere possibilità ulteriori. Nei cinque ettari dei Lenti questa ricerca assume una dimensione familiare, scandita da vendemmie anticipate o tardive, soste in acciaio e in legno, mesi trascorsi sui lieviti. Barbera e Moscato restano il punto di partenza; ogni bottiglia racconta una scelta identitaria e talvolta avanguardista.
Alice Romiti




