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Feudo Disisa: la famiglia Di Lorenzo e la passione per la vite e l’ulivo

Mario Di Lorenzo
Mario Di Lorenzo

Lo scorso 16 giugno, presso il ristorante Il Liberty Milano, abbiamo incontrato Mario Di Lorenzo, uno dei titolari di Feudo Disisa. La suddetta azienda siciliana è situata tra le fertili valli che dalle montagne del Corleonese scendono verso il golfo di Castellammare. La tenuta si estende su 400 ettari nel territorio della DOC Monreale ed è dal 1867 patrimonio della famiglia Di Lorenzo, che ne guida con continuità lo sviluppo, generazione dopo generazione. Il marchio Feudo Disisa nasce nel 2000, al timone oggi troviamo Renato Di Lorenzo, affiancato dalla moglie Maria Paola e dai figli Laura e Mario, coinvolti direttamente nelle attività aziendali e commerciali.

Feudo Disisa vigneti

Feudo Disisa opera nel comprensorio della DOC Monreale, denominazione istituita nel 2000 e situata nel quadrante sud-occidentale della provincia di Palermo. Si tratta di un territorio ampio e articolato della Sicilia nord-occidentale, storicamente vocato alla vite, all’ulivo e alle colture tradizionali. Ho apprezzato molto la schiettezza delle parole espresse da Mario durante l’incontro milanese. Il nostro protagonista ribadisce l’importanza di offrire al consumatore vini espressivi, capaci di mostrare il potenziale dell’enologia sicula senza mai dimenticare le peculiarità dei vitigni autoctoni utilizzati: grillo, insolia, catarratto, nero d’Avola e perricone. La stessa attenzione viene dedicata anche a cultivar internazionali quali syrah, cabernet sauvignon, merlot e chardonnay, che in Sicilia ormai da decenni hanno trovato una felice connotazione. La musica non cambia affatto riguardo l’olio extravergine d’oliva, anzi. Il nostro protagonista ci tiene a ribadire l’importanza di ogni singola varietà utilizzata: cerasuola, nocellara, biancolilla, giarraffa e ogliarola, e di quanto le stesse siano in grado di leggere il territorio in maniera ugualmente profonda, andando a scavare – come radici nel suolo – l’essenza della cultura e tradizione siciliana, nonché quella della famiglia Di Lorenzo.

Feudo Disisa vigneti e ulivi

L’identità del Feudo si fonda su un sistema pedoclimatico particolarmente favorevole: altitudini diverse, esposizioni, ventilazione, composizione dei suoli e pendenze concorrono a creare microzone con caratteri distintivi. È proprio questa complessità a rendere possibile una lettura sfaccettata del vigneto e a orientare uno stile produttivo basato su: freschezza, acidità, equilibrio e riconoscibilità territoriale. L’età dei vigneti copre un arco temporale ampio, da impianti più giovani fino a ceppi di circa quarant’anni. Questa pluralità consente una lettura precisa del patrimonio viticolo e una gestione mirata delle diverse parcelle. Accanto al vino, come già anticipato, l’olio rappresenta un’altra anima storica della tenuta. Le olive vengono lavorate nel frantoio aziendale, con particolare attenzione alla qualità e alla tempestività della molitura.

La famiglia Di Lorenzo
La famiglia Di Lorenzo

Tra le tematiche maggiormente rilevanti, per Feudo Disisa, vi è senza dubbio la sostenibilità: una linea di lavoro che riguarda il presente e il futuro dell’azienda. Il sistema agricolo è capace di sostenersi nel tempo: fondato su pratiche coordinate, recupero del patrimonio esistente, rispetto dell’ambiente e attenzione alla comunità locale. L’azienda si definisce inoltre ecosostenibile proprio perché agricola a tutto tondo e oggi ancor più orientata verso una produzione tutta in biologico.
La produzione di Feudo Disisa si articola in 15 etichette suddivise in 4 linee: I Territoriali, I Tesori, I Cru e infine Metodo Classico e dessert. Dei 400 ha di proprietà: 100 ha rappresentano la superficie vitata, 75 ha quella dedicata all’ulivo. Ritroviamo terreni argillosi e di medio impasto e un sistema di allevamento a spalliera / controspalliera. L’età delle vigne va da 2 a 40 anni, la media si attesta attorno ai 20. L’enologo di Feudo Disisa è Tonino Guzzo che predilige una scelta agronomica biologica. La produzione annua è di circa 120.000 bottiglie, con un export pari al 30%: USA, Giappone, Europa e UK.
Veniamo dunque ai vini degustati durante l’incontro, ringraziando Mario Di Lorenzo per gli spunti e i tanti aneddoti condivisi che hanno reso il racconto ancora più interessante.

Sicilia Metodo Classico Pas Dosé René 2017

Sicilia Metodo Classico Pas Dosé René 2017: chardonnay in purezza, affina 60 mesi sui propri lieviti. Oro antico, perlage fine e un bel timbro fruttato che sa di frutta esotica e fiori freschi – tra cui biancospino – crema alla vaniglia, miele d’acacia e spezie dolci. Ritrovo un sorso di notevole ampiezza, pur tuttavia dotato di grazia, digeribilità e sensazioni piuttosto coerenti; molto lungo il finale e spiccatamente sapido.

Sicilia Metodo Classico Brut Rosé

Sicilia Metodo Classico Brut Rosé: uve nero d’Avola 100%, affina 24 mesi sui propri lieviti. Tonalità cipria con riflessi salmone; bollicine fini, durano a lungo nel bicchiere. Il respiro e intenso: fragolina di bosco, muschio bianco, scorza di mandarino e un tocco di cipria. La carbonica è sottile, quasi “cremosa”, anticipa un bel sorso dritto, verticale, privo di qualsivoglia scorciatoia. Finale pulito, fresco.

Sicilia Grillo 2025

Sicilia Grillo 2025: uve grillo in purezza; il vino affina sei mesi in acciaio e sessanta giorni in bottiglia. Paglierino algido, estratto medio. Bel naso che sa di pera kaiser, pompelmo, mallo di noce e una lieve nota salmastra in chiusura. Apprezzo la scorrevolezza e il timbro mai pesante. La sapidità è protagonista, ma perfettamente allineata alla freschezza e con un alcol gestito molto bene. Piacevole davvero.

Sicilia Chara 2025

Sicilia Chara 2025: uve catarratto e insolia in percentuali identiche; il vino affina sei mesi in acciaio e sessanta giorni in bottiglia. Paglierino chiaro, luminoso. Esordisce con un nitido ricordo di pompelmo; tuttavia, questa volta la sensazione del frutto pieno è meno accentuata in favore di erbe aromatiche, tracce minerali e piccoli fiori di campo. Un vino dotato di centro bocca, sapidità, progressione e la consueta gestione ottimale dell’alcol: oramai il marchio di fabbrica.

Monreale Bianco Lu Bancu 2024

Monreale Bianco Lu Bancu 2024: uve catarratto 100%. Il vino affina otto mesi in acciaio e sessanta giorni in bottiglia. Alla vista si presenta con un colore paglierino lievemente più caldo e riflessi oro, vantando un estratto notevole. È un vino ancora giovane che mostra un bouquet di profumi non del tutto espressivo, salvo ricordi di pesca bianca e agrume dolce. In bocca, al contrario, ritroviamo una bella espressione fresca, profonda ed al contempo gioviale, capace di insegnare tanto a chi non crede nelle potenzialità di questo vitigno vinificato in purezza.

Monreale Perricone Granmassenti 2022

Monreale Perricone Granmassenti 2022: uve perricone 100%. Il vino affina un anno in barriques esauste e sessanta giorni in bottiglia. Rubino intenso, di media consistenza e profondità di colore. Il naso ammicca alla macchia mediterranea, all’amarena e ai frutti neri di bosco maturi; con la lenta ossigenazione emergono spezie orientali e una traccia nettamente terrosa, che ricorda la radice. Il sorso è dotato di morbidezza, con un alcol ben digerito, tannino puntiforme e una bella chiusura ammandorlata. Buono, ma può migliorare ancora con ulteriore affinamento.

Sicilia Vendemmia Tardiva Bianco Krysos 2024

Sicilia Vendemmia Tardiva Bianco Krysos 2024: uve grillo 100% vendemmiate a metà ottobre; affina due anni: il primo in acciaio e il secondo in bottiglia. Veste oro antico, pregevole luminosità. Naso ricco, suadente, la dolcezza del miele agli agrumi accompagna un nitido ricordo di frutta secca; quest’ultimo ben presto lascia spazio alla scorza d’arancio candito, fichi bianchi secchi del Cilento e timo limone. In bocca è ovviamente dolce, morbido, molto equilibrato per via del ritorno salino e l’ottima spalla acida che invoglia la beva oltre il secondo, terzo sorso e così via.

Andrea Li Calzi

Andrea Li Calzi

È nato a Novara, sin da giovanissimo è stato preso da mille passioni, ma la cucina è quella che lo ha man mano coinvolto maggiormente, fino a quando ha sentito che il vino non poteva essere escluso o marginale. Così ha prima frequentato i corsi AIS, diplomandosi, poi un master sullo Champagne e, finalmente, nel giugno del 2014 ha dato vita con la sua compagna Danila al blog "Fresco e Sapido". Da giugno 2017 è entrato a far parte del team di Lavinium.

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