Statistiche web
Assaggi dall'Italia e dall'EsteroIl vino nel bicchiereItalia

Fior d’Arancio: il Moscato dei Colli Euganei. Ve lo raccontiamo in sei assaggi

Filari e oche. Foto M. Danesin
Filari e oche. Foto M. Danesin

Dopo aver parlato del Serprino dei Colli Euganei abbiamo accettato volentieri l’invito, da parte del Consorzio di Tutela omonimo, a partecipare ad un webinar dedicato al Fior d’Arancio. A moderare l’incontro il Presidente Gianluca Carraro e il giornalista e critico Angelo Peretti. Il noto territorio vitivinicolo in provincia di Padova è tra i pochi in Italia dove viene allevato il moscato giallo; lo stesso dà vita a un vino molto particolare chiamato per l’appunto Fior d’Arancio, eletto DOCG nel 2010 e prodotto, in quantità limitate, in tre versioni: secca, passita e spumante.
Molti lettori staranno già pensando al ben più noto moscato bianco, anch’esso coltivato sui Colli Euganei, ma all’interno della DOC locale. Entrambe le cultivar contribuiscono alla biodiversità dei Colli Euganei, areale vitivinicolo riconosciuto da vent’anni come Parco Regionale, e dal 5 luglio 2024 anche come Riserva della Biosfera MAB UNESCO. È divenuto tale grazie ad un patrimonio naturalistico degno di nota, composto da numerose specie animali e vegetali, dove la viticoltura si inserisce in modo armonico. “I viticoltori contribuiscono alla protezione e alla conservazione del territorio. Con il proprio lavoro quotidiano, si impegnano nella gestione delle acque, dei boschi e del suolo, un ruolo fondamentale oggi alla luce dei cambiamenti climatici che, sempre più frequentemente, si manifestano in modo evidente“, afferma il presidente del Consorzio di Tutela dei Colli Euganei, Gianluca Carraro.

Gianluca Carraro
Gianluca Carraro

Ciò che appare evidente – camminando tra questi sentieri dove regna una natura a tratti incontaminata – è che la viticoltura ha lentamente trasformato il paesaggio collinare, occupando con le viti i declivi, modellati pazientemente con ciglioni, mantenendo però un perfetto equilibrio con i boschi e le molte altre forme di vita presenti nel Parco. Tale biodiversità consente anche di praticare una viticoltura a basso impatto ambientale. I Colli, che su questo Parco si ergono, occupano un’area di un centinaio di chilometri quadrati sulla superficie totale del Parco di 18.684 ettari. Si distinguono per la loro forma conica dovuta all’origine vulcanica, ma includono anche aree pianeggianti e suoli di diversa origine. La viticoltura si colloca ad altitudini che variano da 50 a 300 metri slm arrivando a sfiorare i 400, in alta collina.
Il clima dei Colli Euganei può essere definito come temperato sub-mediterraneo, ed è caratterizzato da un’elevata escursione termica, dunque da estati calde e inverni piuttosto miti. Per questo motivo esiste, fin dall’epoca medievale, una buona produzione di olio extravergine di oliva. A proteggere, con le sue possenti braccia, le ottanta colline che formano il complesso Euganeo, troviamo il Monte Venda (603 metri sul livello del mare). Il moscato, in particolare, viene prodotto unicamente da vigneti posti in zona collinare e pedecollinare, con esposizione idonea e in terreni sia vulcanici sia organici rimescolati, ad esclusione dei terreni umidi di piano. Dai vigneti che crescono sulle rocce sedimentarie, si ottengono produzioni dalle quantità medio-contenute, dalle elevate gradazioni zuccherine e con buoni equilibri acidi caratterizzati da profumi floreali e di frutta. Dalle zone alluvionali si ottengono invece quantità più elevate di uva, con minore gradazione zuccherina ed elevati tenori acidi, che possiedono un carattere fresco e slanciato.

Vigneti dei Colli Euganei
Vigneti dei Colli Euganei

Le testimonianze antichissime della coltura della vite sul territorio euganeo derivano dai ritrovamenti archeologici appartenenti alla civiltà atestina di epoca preromana (VII – VI secolo a.C.). Il decollo della viticoltura avvenne nel Basso Medioevo, quando la diffusione del cristianesimo impose che ogni insediamento religioso avesse la propria vigna. Nel 1184 il conte Alberto da Baone importò dalla Slavonia, regione storica della Croazia orientale, le viti sclavas. L’avvento della varietà moscato giallo sui Colli Euganei è strettamente legato alle pratiche commerciali di Venezia durante i periodi medievale e rinascimentale, quando la città era una tra le realtà mercantili più potenti al mondo e anche il vino ricopriva un ruolo essenziale nella sua economia. Probabilmente originario del Mediterraneo orientale, il Moscato Giallo veniva importato nel territorio euganeo in cui i nobili veneziani erigevano le proprie ville. Si dice addirittura che queste uve, aromatiche e dolci, fossero usate come profumazione naturale dalle nobildonne veneziane. Attestazioni scritte ufficiali riguardo alla varietà datano al 1879.
Attualmente, la produzione complessiva di Moscato dei Colli Euganei, sommando sia la versione DOCG Fior d’Arancio, sia la versione DOC, è di circa 1 milione di bottiglie, ma presenta un consistente potenziale di sviluppo per volumi, grazie ai 400 ettari coltivati. La zona di produzione si estende sui comuni di Arquà Petrarca, Galzignano Terme, Torreglia e in parte nei comuni di Abano Terme, Montegrotto Terme, Battaglia Terme, Due Carrare, Monselice, Baone, Este, Cinto Euganeo, Lozzo Atestino, Vò, Rovolon, Cervarese S. Croce, Teolo, Selvazzano Dentro, tutti in provincia di Padova. Come previsto dal disciplinare, tutte le fasi produttive devono avvenire sul territorio. Le tipologie sono: Moscato dei Colli Euganei, Moscato dei Colli Euganei spumante (il cui residuo zuccherino non deve essere inferiore a 50,0 g/l.) e il Moscato dei Colli Euganei passito. L’uvaggio è composto da moscato giallo per almeno il 95% e possono concorrere, fino a un massimo del 5%, le uve di altri vitigni di varietà aromatiche. La resa massima per ettaro è di 12,00 tonnellate e il titolo alcolometrico volumico naturale minimo è di 10,00% vol. La tipologia Passito prevede un periodo di affinamento minimo di un anno.
Di seguito il nostro consueto punto di vista sugli assaggi effettuati.
Breve inciso. Il colore del Colli Euganei Fior d’Arancio vira, a seconda dell’annata, da un paglierino vivace con riflessi verdolini/beige a tonalità oro antico calde e profonde, soprattutto nella versione passito.

Colli Euganei Fior d’Arancio Secco Saeopa 2024 Colle Mattara

Colli Euganei Fior d’Arancio Secco Saeopa 2024 Colle Mattara
Timbro olfattivo intenso e ricco di suggestioni fruttate che spaziano dal mandarino all’ananas, ivi compresa una scia minerale “pietrosa” ed il glicine su tutti; alludo al comparto floreale, che appare fresco e spigliato. Pienezza gustativa accompagnata dalla giusta acidità e coerenza di toni agrumati. Media lunghezza.

Colli Euganei Fior d’Arancio Secco 2023 Cantina Colli Euganei

Colli Euganei Fior d’Arancio Secco 2023 Cantina Colli Euganei
Sa di mango e pesca nettarina, tiglio e scorza d’arancia. Mediante opportuna ossigenazione affiorano tracce calcaree, financo iodio; in chiusura lieve smalto. Qui la sapidità, almeno per il momento, è in netto vantaggio sulla freschezza che pur tuttavia non latita; sorso mediamente lungo e coerente.

Colli Euganei Fior d’Arancio Secco Silene 2023 Bacco & Arianna

Colli Euganei Fior d’Arancio Secco Silene 2023 Bacco & Arianna
Erbe aromatiche, soprattutto salvia, pera Williams e frutta esotica croccante; il ricordo di agrume aumenta man mano che il vino acquista la giusta ossigenazione, allorché anche una timida vena speziata fa capolino. Ne assaggio un sorso e ritrovo una morbidezza rassicurante, i toni vagamente erbacei e la giusta acidità fungono da contraltare. Bel vino.

Colli Euganei Fior d’Arancio Secco Unico 2023 Terre Gaie

Colli Euganei Fior d’Arancio Secco Unico 2023 Terre Gaie
Apprezzo il sentore nitido della salvia, che pare tritata e cosparsa in un cesto di pesche mature; un flebile accento speziato rende il bouquet ancor più accattivante, ivi compresa la chiusura nettamente salmastra. Anche in bocca ritorna la salinità e le curve sinuose disegnano un profilo di tutto rispetto ravvivato dalla tensione acida; un vino digeribile dove l’alcol è ben gestito.

Colli Euganei Fior d’Arancio Secco Jelmo 2023 Tenuta Gambalonga

Colli Euganei Fior d’Arancio Secco Jelmo 2023 Tenuta Gambalonga
Didattico nell’accezione nobile del termine, perché rivela i descrittori tipici dell’uva moscato: pesca matura e pera Williams, salvia e un ricordo di humus bianco e tiglio. Con lenta ossigenazione avverto anche una scia di calcare. Anche in bocca ritrovo un vino ben bilanciato tra le varie componenti gustative; apprezzo soprattutto l’assenza di peso e il finale coerente rispetto a quanto percepito al naso.

Colli Euganei Fior d’Arancio Passito 2016 Cristofanon Montegrande

Colli Euganei Fior d’Arancio Passito 2016 Cristofanon Montegrande
L’annata a cinque stelle regala un passito dalla freschezza disarmante; gli aromi dell’uva si avvertono dal primo all’ultimo istante nonostante l’evoluzione. Nell’ordine: albicocca disidratata, miele millefiori, pepe bianco, smalto e una punta di zafferano ad impreziosire l’insieme. Una sinfonia gustativa dove la bevibilità è centrale e conta più di ogni altro aspetto. Bravi davvero.

Andrea Li Calzi

Andrea Li Calzi

È nato a Novara, sin da giovanissimo è stato preso da mille passioni, ma la cucina è quella che lo ha man mano coinvolto maggiormente, fino a quando ha sentito che il vino non poteva essere escluso o marginale. Così ha prima frequentato i corsi AIS, diplomandosi, poi un master sullo Champagne e, finalmente, nel giugno del 2014 ha dato vita con la sua compagna Danila al blog "Fresco e Sapido". Da giugno 2017 è entrato a far parte del team di Lavinium.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio