Tenuta Licinia e quel profilo geologico che fa la differenza

Negli anni ’70 il conte belga Jacques de Liedekerke decide di restaurare un casolare in disuso, comprendente tra l’altro un piccolo vigneto, in Località Meleto il Calcione nel comune di Lucignano (AR). All’inizio la viticoltura non rientra nei suoi piani, ma negli anni susseguenti decide di occuparsi dello studio dei sottosuoli e di risanare la vigna. Inizia in tal modo un percorso viticolo fruttuoso in grado alla fine di riflettere l’identità del vigneto stesso.
Nel 2019 purtroppo si ammala e la stuzzicante eredità passa nelle mani del nipote James Marshall Lockyer, il quale aggiunge la propria espressione aziendale concentrandosi sulle dinamiche d’interazione tra vite e sottosuolo, nonché sulla classificazione e sulla comprensione della qualità dei diversi tipi di terreno. Forte anche di una sua ricerca di dottorato all’università di Oxford riguardante il valore dell’esperienza sensoriale e la corrispondenza tra le proprietà naturalistiche e normative, si mette in gioco con assoluta umiltà e bisogno di ulteriore conoscenza.

Nello specifico, conclusa la vendemmia 2020, il dinamico James imbottiglia i vini dell’annata 2019 limitandone il periodo di invecchiamento e sviluppando il blend come interpretazione di un cru ben definito con il sottosuolo ideale. In tal modo riesce a “partorire” il Cabernet Sauvignon Sasso di Fata (dal nome dalla parcella caratterizzata dalla presenza di ardesia) giusto in tempo per farlo assaggiare l’ultima volta a Jacques, ricevendone senza troppi fronzoli un effettivo pollice alzato.
Tenuta Licinia desidera spiccare dunque per la particolare cura e attenzione che viene riservata alla composizione del terreno delle piccole parcelle, ovvero come il profilo geologico determini l’identità e la qualità del vino.

In questo specifico caso si tratta di uno scisto argilloso particolarmente friabile ricoperto da un sottile strato di terriccio, spesso tra i 5 e i 15 cm, dove “le radici possono così svilupparsi verticalmente e in profondità, nutrendosi di sostanze minerali e rimanendo al contempo fresche e sane, grazie alla capacità del terreno di drenare l’acqua in eccesso”.
Per vari aspetti, lo stile Licinia può essere descritto come uno stile “clos”, dove prevalgono specifiche qualità aromatiche come la predominanza floreale e le note minerali. Da non dimenticare, poi, l’insieme delle sensazioni fenoliche e tanniche, dove in particolare l’ardesia ed altri sottosuoli pregiati riescono a conferire tannini cospicui e setosi. Vini, insomma, che desiderano rivelarsi per la fedeltà dell’annata, poco estrattivi, freschi, minerali ed eleganti.
L’azienda è certificata biologica dal 2007, anno degli impianti, e sin da subito ha lavorato con rese molto basse (20-25 hl/ha); mentre dal 2019 si è poi sempre più orientata verso un approccio biodinamico, con l’impiego del corno letame e del sovescio.
IN DEGUSTAZIONE

Montepolli IGT Toscana Rosso 2019: uvaggio di 47% Merlot, 22% Cabernet Sauvignon, 19% Cabernet Franc e 12% Petit Verdot, trascorre 16 mesi in tonneau di rovere francese di secondo passaggio (500L). Fine tratteggio di aromi, tra note di spezie e frutti di bosco maturi, sapore vellutato, ma mai in debito di freschezza e dinamica, ampio e avvolgente, piuttosto armonioso con discreta salinità finale.

Sasso di Fata IGT Toscana Rosso 2019: composto da Cabernet Sauvignon (70%), Cabernet Franc (25%) e Petit Verdot (5%), passa 16 mesi in Tonneaux (500L) di rovere francese di secondo passaggio. Forti sentori floreali nel primo impatto di profumi, che sfumano rapidamente in cenni di pepe e grafite; di personalità affermata al palato, strutturato ma dinamico e contrastato, dall’intenso fondo minerale che rilancia nella lunga chiusura.

Sasso di Fata IGT Toscana Rosso 2021: complesso nei profumi di fragola e petali di rosa con lievissimi accenni boisé. In bocca ha freschezza, sapidità e giusto contrasto: una dinamica trascinante e persistente.
Lele Gobbi



