Piera 1899 e la nuova linea Terre Magre: i vini che nascono dai sassi

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”, cantava Fabrizio De André. Piera 1899, nella zona del Friuli Grave, a cavallo del fiume Tagliamento, tra le province di Pordenone e Udine, in realtà non ha nemmeno il letame, bensì sassi. E produce vini che nascono dai cosiddetti “magredi”, in dialetto friulano significa terre aride. La chiamano, la steppa del Friuli. Suoli asciutti di origine alluvionale, nati dall’azione caparbia dei torrenti che li hanno letteralmente strappati via dalle montagne, per depositarli giù, ai loro piedi. Letti di fiumi sassosi, eppure generatori di vita, proprio come il letame che canta Fabrizio De Andrè. Per fare il punto sul clima, c’è aria fresca che soffia dalle Alpi, le Dolomiti friulane, la parte più incontaminata dell’intero complesso.
E di contro, giungono correnti più miti dall’Adriatico. Il loro incontro genera ricchezza, così come la pioggia che, da quelle parti, cade abbondante, impregnando rocce e terreni di minerali. Gli stessi che – insieme ad una notevole escursione termica tra la notte e il dì – sapranno generare aromi importanti nell’uva e nei vini.

Abbiamo assaggiato i vini di Piera 1899 nella sua linea dedicata alle Terre Magre, l’omaggio a quei sassi fertili e miracolosi. È stato un po’ come comporre un puzzle di suggestiva bellezza, per niente scontata. Puzzle che inizia a comporsi nel 1899, nel padovano.
I vini, per noi italiani, sono soprattutto lunghe storie di famiglia. Avvicendamenti e rigenerazioni per stare al passo con i tempi. Piera Martellozzo è alla guida dell’azienda da oltre venticinque anni e le dobbiamo una doverosa rivalutazione dei vitigni autoctoni, come il Raboso del Piave o la Ribolla Gialla. Suona retorico, ma ciò avveniva negli anni ‘90 e tutto diventa visionario e pionieristico. Terre Magre non fa eccezione: la determinazione nel compiere un miracolo, partendo da quei sassi che da soli raccontano un territorio fondamentale per la storia enologica del nostro paese.
I nostri assaggi
Venezia Giulia IGT Terre Magre Ribolla Gialla 2022
Giallo paglierino, profuma di fiori come la rosa e di frutti come mela e pera. Non mancano briose note agrumate, per un sorso che si rivela facile, ma non banale. L’abbiamo assaggiato stuzzicando qualche tartina con formaggi freschi ed erbette aromatiche.

Friuli DOC Terre Magre L’Altro Pinot Grigio 2022
Sale la complessità ed il merito è di una lunga sosta sulle bucce che restituisce tutto il patrimonio aromatico e polifenolico. “Ecco perché si chiama L’Altro”, sottolinea l’enologo Gianpietro Poveglian a proposito di un vino che esce in edizione limitata: circa 6.000 bottiglie. Il colore tende ad un aranciato vivace, complice un’annata molto calda che ha finito per caratterizzarne sia il profumo che il gusto. Arrivano pompelmo rosa e gelsomino, ma indoviniamo anche frutta secca, come noci e nocciole. Sapido, vellutato, abbiamo azzardato spaghetti con le cozze: promosso.
Friuli Doc Terre Magre Pinot Nero 2022
Vino di colore rosso tenue, diremmo sobrio. In tutto, ricorda i piccoli frutti rossi. Profuma di sottobosco, con ciliegia, lampone, mirtillo, ma c’è anche la violetta. Il sorso riesce ad essere rotondo, ma senza risultare aggressivo. Di buona struttura, con un finale amaricante che non ci è affatto dispiaciuto, anzi, l’abbiamo messo alla prova con uno spezzatino di maiale, condito con un tocco finale di miele e zenzero. Niente male.
Nadia Taglialatela
Piera 1899
Via Pordenone, 33 – 33080 San Quirino (PN)
+ 39 0434 963100
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