Cantina Merano e il nuovo A.A. Metodo Classico Brut Riserva 36 2018

Per ragioni legate ad una assidua frequentazione di Merano (BZ), splendida città altoatesina situata al centro di una conca nella quale s’incontrano la Val Venosta, la Val Passiria e la Val d’Adige, circa una decina d’anni fa ho avuto modo di approfondire la storia e i vini di Kellerei Meran o Cantina Merano. La sede è ubicata presso Marlengo (BZ), piccolo borgo che dal comune sopracitato, noto tra le altre cose per le famose Terme, dista appena 5,3 km.
L’Azienda nasce ufficialmente nel luglio del 2010 dalla fusione di due storiche cantine vinicole meranesi: Cantina Burggräfler, fondata nel 1901, e Cantina Vini Merano, costituita nel 1952. Ai giorni nostri la sede di Marlengo è frutto di una completa ristrutturazione, ad opera del noto architetto Werner Tscholl, di quella che fu la storica sede della Cantina Burggräfler. Il progetto è stato realizzato mediante una cura maniacale dei dettagli atti a preservare l’edificio originale e le medesime superfici. Possiamo tranquillamente includere Kellerei Meran in quella che considero la linea produttiva più interessante, in tema di cantine cooperative, del nostro bel Paese; è altresì corretto asserire che il modello altoatesino è stato un vero e proprio faro in Italia. Sto parlando di una costante crescita, in termini qualitativi, di gran parte delle Aziende di vino appartenenti a questa particolare categoria. Ben 360 soci, oggigiorno, curano e lavorano una superficie vitata che conta circa 245 ettari. Troviamo perlopiù famiglie che da generazioni tramandano una vera e propria passione per la viticoltura e per le tradizioni locali.

Il duro lavoro di questi vignaioli viene attuato spesso in condizioni precarie, ovvero su ripidi pendii e terrazzamenti realizzati prevalentemente a mano. Vi è cura e amore nei confronti dei vitigni tipici di questa zona: riesling, pinot bianco, sauvignon blanc e chardonnay, tuttavia viene strizzato l’occhio anche ai vari kerner, müller-thurgau, traminer aromatico e moscato giallo. Per le uve a bacca nera invece troviamo in prima battuta il pinot noir, cultivar che in queste colline assume toni di leggiadria ed eleganza a mio avviso difficilmente replicabili in altre zone vitivinicole dell’Alto Adige, la schiava, il merlot e il lagrein; completa la gamma il cabernet. L’enologo Stefan Kapfinger, coadiuvato dall’instancabile lavoro della sua squadra di collaboratori, dirige un’orchestra composta da veri e propri “giardinieri” della vigna. Così amano definirsi i soci conferitori che curano i propri vigneti con attenzioni maniacali, rispetto nei confronti della natura attraverso tecniche agronomiche sostenibili atte a preservare l’ambiente circostante; l’intervento è concesso in parti minime al fine di tutelare il sano sviluppo della pianta. Le colline attorno a Merano, e nella bassa Val Venosta, sono particolarmente vocate, ci troviamo nel cuore delle Alpi.

Le vigne sono protette a nord dalla catena montuosa del gruppo del Tessa che le ripara dai venti freddi, mentre a sud godono di un’apertura notevole. Il microclima a ridosso delle montagne conferisce diversi vantaggi: in primis le escursioni termiche notte-giorno in grado di donare aromi spiccati alle uve, inoltre la ventilazione costante e una buona esposizione assicurano sanità dei grappoli e maturità, preservando livelli di acidità soddisfacenti. Il paesaggio è incantevole e assume colori differenti al variare di ogni stagione. Ci si ritrova a camminare tra vigneti, palme, cipressi, assolati pendii terrazzati e dolci colline tra il corso dei fiumi Passirio e Adige. La matrice del terreno include sui pendii una cospicua percentuale di ciottoli e nel fondovalle materiale sabbioso; inoltre una quantità sufficiente di precipitazioni, salvo annate particolarmente siccitose, assicura al suolo i nutrienti necessari.

Veniamo dunque al protagonista di questo articolo: A.A. Metodo Classico Brut Riserva 36 2018.
Annata indubbiamente generosa, calda, tuttavia ben lontana da estrema siccità e stress idrico, fenomeni atmosferici che hanno caratterizzato ahimè annate più recenti. Stefan Kapfinger, forte della sua esperienza enologica presso Cantina Merano, ha ideato una cuvée dove lo chardonnay è protagonista indiscusso (85%), a saldo pinot bianco (5%) e pinot nero (10% vinificato in bianco).
Frutto di una selezione di uve alleavate nei migliori vigneti del Burgraviato, ad un’altitudine che varia dai 350-600 metri sul livello del mare, l’età degli stessi è 25-30 anni. Si parte da una pressatura delicata a grappolo intero con sedimentazione naturale. Prima fermentazione in serbatoi d’acciaio e tonneaux, maturazione sui lieviti fini per 8 mesi, tirage in data 06/06/2016 e dégorgement dopo 36 mesi di affinamento in bottiglia, più altri 5 post sboccatura; residuo zuccherino pari a 3,5 g/l.
Perlage realizzato a regola d’arte, bollicine simili a piccoli spilli formano cordoncini fitti e regolari; la trama cromatica è paglierino vivace su uno sfondo oro antico. Il naso si apre a percezioni di mela golden matura, ananas, lieve vaniglia e frutta secca tra cui spicca la mandorla tostata, limone candito e ricordi di pasticceria, frolla e yogurt; affiora una vena di calcare resa ancor più preziosa da pepe bianco e pennellate di smalto.
In bocca il vino mostra un quadro gustativo armonioso, tuttavia la carbonica è ancora un po’ spinta; pochi istanti e il frutto opportunamente maturo bilancia le sensazioni tattili. L’agrume è freschissimo e un finale sapido, e ammandorlato, invoglia il secondo, terzo sorso e così via.
L’ho abbinato ad un piatto di involtini di salmone affumicato ripieni di robiola con zest di limone ed erba cipollina a guarnire.
Andrea Li Calzi




