PN 2019 Richard Stavék

A Němčički, poco più a sud di Brno in Moravia, Richard Stávek, un ex redattore della rivista ”Vinařský Obzor” (che mi risulta essere il periodico più antico d’Europa dedicato al vino) è diventato uno dei pionieri del vino artigianale dedicandosi alla produzione di vino in uno stile caratterizzato dalla completa naturalezza. La fattoria del suo cascinale è la prova evidente di uno stile di vita radicalmente ecologico e semplice per via dell’assenza assoluta di nuove tecnologie e della semplicità degli strumenti e delle attrezzatura. Si mangia in cortile avvolti dal profumo di fieno che proviene dalla soffitta e prevale su quello di legno stagionato che si diffonde quando fa le doghe delle botti (anche per il famoso bottaio austriaco Franz Stockinger), in un’atmosfera bucolica fra i nitriti del cavallo e i belati di un gregge di capre. Anche sua moglie e i loro due figli partecipano attivamente a questa nuova vita che hanno iniziato a metà degli anni ’90 in una tenuta che oggi occupa 15 ettari (di cui 4,5 vitati) in cui producono miele, cereali, formaggi caprini e vino nelle piccole cantinette di Němčički, Bořetice e Vrbice.
Richard Stávek ha le vigne in diverse parcelle che dal 2012 sono passate alla viticoltura biologica certificata e sono coltivate secondo la tecnica austriaca Gemischter Satz, dove negli stessi filari sono allevati vitigni diversi per farne uvaggi: rubinet, sevar, veltlinské zelené, veltlinské červené, müller-thurgau ryzlink vlašský, ryzlink rýnský, neuburské, muškát moravský, rulandské bílé, frankovka, svatovavřinecké, modrý portugal, cabernet moravia, andré, zweigeltrebe, rulandské modré. Le uve vengono raccolte a mano e vengono fatte fermentare a grappoli interi che vengono pigiati con i piedi al termine delle fermentazioni innescate esclusivamente da lieviti indigeni.
Questo piccolo produttore artigianale è considerato fra i migliori degli ”autentisté” cechi. Avevo avuto occasione di degustare due suoi vini rossi da suoli di terriccio e disfacimento di arenaria: lo Spigle-Bočky 2015 da viti di oltre 40 anni dei vitigni frankovka (blaufrankisch), svatovavřinecké (st. laurent), modrý portugal (blauer portugieser), zweigeltrebe (zweigelt) e il Bakon 2019 da viti di 50 anni del vitigno ibrido francese bakon noir e proviene da vigorosi ceppi di oltre 70 anni arrampicati sugli alberi e su alcuni edifici della cantina, ma viene fatto in poche centinaia di bottiglie soltanto ogni tre o quattro anni perché di solito la maggior parte dell’uva viene mangiata dagli uccelli. L’ibrido un tempo si trovava nella valle della Loira e perfino in Borgogna, ma oggi la sua presenza in patria è episodica, tanto che non compare nemmeno nell’elenco ufficiale delle varietà d’uva francesi.
Dopo le annate 2016, 2017 e 2018 che lo hanno messo a punto, ma erano più leggeri, mi ha impressionato il Pinot Noir (rulandské modré) 2019 da viti di 15 anni coltivate su suoli di loess e argilla con una resa di 35 hl/ha di uve lasciate fermentare in vasche di legno a cielo aperto da 350 e 800 litri per circa 10 giorni. Dopo la pigiatura con i piedi al termine della fermentazione spontanea e della macerazione semicarbonica matura 10 mesi in botti da 600 litri, con bâtonnage eseguiti 6 volte. Il vino non è raffinato, non è filtrato e non ha zolfo aggiunto.
Di colore rosso rubino trasparente con riflessi granati, è secco, classico, con un bouquet fruttato di aromi di fragole, lamponi e mirtilli rossi) tra sfumature speziate. In bocca è un’elegante interpretazione del ceppo borgognone, fruttato pieno, morbido e lungo.
Mario Crosta
Tipologia: V. O. Morava
Vitigni: 100% pinot noir
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: RICHARD STAVÉK
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 30 a 35 euro



