Sarà Syrah, ma che Syrah sarà? Alla ricerca del Rotundone

Lo dichiaro subito a viva… lettera: un evento dedicato esclusivamente al(la) Syrah ci voleva proprio. Intendiamoci, Chianina e Syrah esisteva già da quattro edizioni, ma un’anteprima dedicata alla stampa dei vini ottenuti da questo vitigno provenienti da tutta Italia (e non solo) non era ancora stata fatta. E non poteva che svolgersi a Cortona, dove la varietà arrivata in Italia dalla Francia (da qui la logica di declinarla al femminile) è diventata il simbolo enoico di questa cittadina di origine etrusca situata in provincia di Arezzo.
Lo è diventata al punto di avere fatto quasi dimenticare che a Cortona non si fa solo Syrah, ma anche Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Grechetto, Sauvignon e, come da tradizione toscana, Vin Santo e Vin Santo Occhio di Pernice.

Sta di fatto che oggi se si dice syrah in Italia, non si può fare a meno di pensare a Cortona. Il vitigno d’Oltralpe è arrivato qui grazie a un’intuizione del prof. Attilio Scienza che, trovatosi di fronte alla pressante richiesta dei fratelli D’Alessandro, insoddisfatti dei vini che producevano, di piantare una nuova varietà, dopo un attento studio dei terreni e del microclima, gli suggerì proprio la syrah. Il risultato fu sorprendente e determinò la nascita del primo vino a base syrah in purezza di Tenimenti D’Alessandro (Podere Il Bosco, poi divenuto semplicemente Il Bosco).
Tutto questo prima della nascita della DOC Cortona (1999) e del Consorzio Vini Cortona (2000).
Da allora sono diventate sempre più numerose le cantine che hanno prodotto vini a base syrah, ma questa è la prima volta in cui abbiamo avuto la possibilità di assaggiarne un gran numero (anche in versione rosato): 30 da Cortona, 37 dal resto d’Italia e 15 dal Rodano. E di questo sono profondamente grato al presidente del consorzio Stefano Amerighi che mi ha invitato.

Una bella esperienza che ha fatto da spunto per alcune riflessioni, come l’eterogeneità dei vini degustati, che in un’area ristretta come quella di Cortona ti aspetteresti un po’ meno marcata; sicuramente incide la collocazione dei diversi vigneti (400 ettari non sono proprio pochi), ma viene da pensare che la mano dell’uomo sia quella che fa davvero la differenza. Nulla di strano, lo Stivale è pieno di casi come questo, probabilmente ci illudiamo troppo di trovare qualcosa che identifichi in modo inequivocabile un territorio o una denominazione. In realtà ognuno è libero di fare scelte e usare metodi diversi, quello che conta è il risultato, ma di questo scriverò successivamente.
Mi ha incuriosito molto, invece, quello che è emerso la mattina durante il Simposio Internazionale “Cortona Città della syrah”, che ha visto il contributo proprio del prof. Scienza e del dott. Thomas Baerenzung dell’École d’Ingénieurs de Purpan di Tolosa. Dopo l’intervento di Scienza che ha messo in evidenza i punti deboli di questo vitigno e come si può lavorare per contenere il cosiddetto “deperimento della syrah”, con Thomas Baerenzung l’argomento si è incentrato sul Rotundone, la molecola responsabile del sentore di pepe, che indubbiamente caratterizza la syrah, ma anche altri vitigni come la vespolina, il pelaverga o lo schioppettino. Niente di strano, a parte il fatto che mi è sembrato un enorme dispendio di energie per un fine che capisco solo in parte.

Ben venga una maggiore conoscenza delle peculiarità di un vitigno, ma ha senso investire così tanto per capire come favorire un maggiore sviluppo del sentore di pepe? Fra l’altro il Rotundone sembra essere decisamente capriccioso, le tante prove sul campo hanno dimostrato che è sensibilissimo alle diverse annate, che ha bisogno di climi freschi, che l’irrigazione può contribuire a sviluppare questo composto aromatico, che è importante la data di raccolta delle uve, la sfogliatura, addirittura che le piante di fronte a uno stress biotico (oidio) possono favorirne la concentrazione. Bene, è giusto saperlo, ma perché, ripeto, concentrarsi sul Rotundone? È davvero un elemento così fondamentale? Se è vero che ci sono molti esseri umani che non sono in grado neanche di percepirlo, allora perché gli si dà così importanza? La syrah si caratterizza solo per questo? Non credo, né ho avuto questa impressione durante la degustazione. Indubbiamente oggi la scienza nel mondo del vino ha un ruolo sempre più determinante, ormai si lavora sul DNA, si studia ogni dettaglio di suolo, portainnesto, clone, come è giusto che sia anche perché i cambiamenti climatici ci impongono di trovare nuove metodologie, nuove soluzioni, ma forse una minore ricerca di precisione, di obiettivi calcolati, un po’ più di spontaneità al vino gliela dovremmo lasciare, in fondo resta una bevanda, meravigliosa proprio per la sua imprevedibilità. Se c’è il pepe va bene, ma se non c’è, la syrah ha sicuramente molto altro da raccontare, a partire dalla sua vitalità e capacità di invecchiamento tutt’altro che trascurabili.
Roberto Giuliani



