Statistiche web
Assaggi dall'Italia e dall'EsteroIl vino nel bicchiereItalia

Vini per la fine dell’anno e per un nuovo inizio ristoratore: duetto di Blauburgunder

Mappa Mazon

Da qualche tempo si guarda all’anno nuovo con una certa disillusione, la speranza di una svolta concreta in positivo è andata assottigliandosi con il ripetersi delle crisi economiche e del lavoro, dei disagi climatici, delle sempre meno credibili correnti politiche, fino al flagello della pandemia, che ancora non sembra volerci abbandonare e che ha condizionato la nostra vita fuori e dentro.
Ciò nonostante, non si può smettere di lottare e sperare in un anno migliore, sensibilmente migliore direi, visto il livello a cui sia arrivati.
Nel frattempo bere un buon vino rimane uno dei piaceri a cui cerchiamo di non rinunciare, quindi mi sembra giusto dedicare uno spazio al pinot nero, certamente uno dei vitigni più emozionanti che ci siano su questo malandato pianeta. Per fare questo ho scelto due storici vini dell’azienda Hofstätter, la Riserva Mazon 2019 e il Barthenau Vigna S.Urbano 2017.

La vigna della Riserva Mazon
La vigna della Riserva Mazon

L’altopiano di Mazon si trova in Bassa Atesina di fronte al comune di Egna ed è considerato all’unanimità la culla del pinot nero – qui presente da oltre 160 anni, quando Ludwig Barth von Barthenau lo impiantò per la prima volta – tanto da essersi guadagnato l’appellativo “Paradiso del pinot nero” (Blauburgunderhimmel). Purtroppo, come spesso accade quando si sente odore di successo, lo spazio dedicato al vigneto si è allargato a dismisura, riducendo drasticamente l’altro importante aspetto di questo territorio, la frutticoltura, ovviamente meno remunerativa.
C’è però un aspetto fortemente positivo che si è sviluppato negli ultimi trent’anni grazie alla spinta della famiglia Foradori Hofstätter: una vera e propria rivoluzione sul piano culturale e colturale, che ha portato a una progressiva sostituzione del tradizionale allevamento a pergola con il più razionale Guyot, a un aumento del numero di piante per filare e a un lavoro clonale approfondito che ha via via sostituito le precedenti barbatelle di origine tedesca, particolarmente produttive, con altre di origine principalmente francese, più votate alla qualità.
Il parco varietale dell’altopiano di Mazon vede, ovviamente, il pinot nero al primo posto, dominatore assoluto con una cinquantina di ettari, seguito dal gewürztraminer e in quantità decisamente più contenute da chardonnay, pinot bianco, pinot grigio, schiava e poco altro.

Barthenau

La collina vitata digrada verso Egna partendo da circa 450 metri di altitudine fino a poco più di 300, con un’esposizione principalmente a ovest; nella parte centrale si trovano i terreni più argillosi su base morenica composta principalmente di arenarie (la parte di proprietà aziendale è composta prevalentemente di argilla, calcare e porfido. La famiglia Foradori Hofstätter dispone di diversi appezzamenti collocati in punti diversi, questo consente anche in annate difficili di poter selezionare le uve più adatte per ottenere la massima qualità.
La vigna Barthenau è la punta a sud-ovest, situata a ridosso della tenuta omonima, qui le viti hanno un’età media di oltre 55 anni e risiedono su terreno composto di argilla, calce, porfido e ghiaia fine.

A.A. Pinot Nero Riserva Mazon 2019

A.A. Pinot Nero Riserva Mazon 2019 (14% vol.)
Dopo la raccolta, il 25% dei grappoli viene posto integro nelle botti, separato dalla restante parte diraspata. Segue una fermentazione di circa 10 giorni con il mosto sempre a diretto contatto con le bucce. Dopo due attenti travasi, il vino matura per un anno in piccole botti di rovere, a fine processo il vino viene assemblato e posto ad affinare altri 6 mesi in botti grandi di rovere, il ciclo si chiude con un anno di bottiglia.
Il colore è indiscutibilmente quello di un pinot nero ancora giovane: rubino luminoso con delicate nuances granata; il bouquet è decisamente elegante, con note di fragoline e amarene, sentori boschivi e di macchia mediterranea, una sfumatura di pepe e liquirizia. Al palato ha un’ottima vena acida e un tannino importante ma di grana fine, affiora evidente una vena sapida, sensazioni che richiamano la terra, l’argilla sbriciolata.
Vino ancora molto giovane ma già di notevole fascino, con ottime prospettive evolutive.

A.A. Pinot Nero Barthenau Vigna S.Urbano 2017

A.A. Pinot Nero Barthenau Vigna S.Urbano 2017 (13,5% vol.)
Anche in questo caso viene lasciato un 25% di grappoli comprensivo di raspo. Viene effettuata una giornata di macerazione a freddo per preservare i profumi. Stessa durata di fermentazione. Il processo di maturazione e affinamento segue lo stesso schema, con la differenza che la permanenza in botte grande dura 8 mesi e l’affinamento in bottiglia altri 8 mesi.
Il colore è praticamente speculare a quello della Riserva Mazon, forse con il cuore appena più concentrato; qui il bouquet si apre su toni floreali finissimi di petali di rosa e viola, seguiti da un bel fruttato appena maturo di ciliegia, mirtillo e lampone, percepisco un’eleganza superiore e una migliore fusione degli elementi odorosi (qui fa gioco anche la diversa annata), si svela anche una delicatissima vaniglia.
Al gusto è pieno e profondo, ampissimo nel ritorno fruttato, nessuna scompostezza, anche qui la vena sapida è evidente ma la persistenza superiore, lunghissima e avvolgente, con bei rimandi speziati.

Due Pinot Nero diversi e desiderabili, che in questo periodo natalizio potrebbero fare colpo senza difficoltà, anche perché hanno nel loro DNA una forte abbinabilità.
Colgo l’occasione per augurare a tutti un Natale il più possibile sereno.

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio