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Il verdicchio dei Castelli di Jesi dell’azienda Marotti Campi

Marotti Campi

La regione dei Castelli di Jesi comprende 14 paesi circondati da antiche cinta murarie che sorgono sulle colline attorno alla vallata di Jesi. In un susseguirsi di borghi medievali e rinascimentali quest’area è una delle più belle delle Marche e si trova proprio al centro della DOC del Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico. Il verdicchio è un vitigno molto antico, autoctono, orgoglio dell’enologia marchigiana, che in questo territorio ha trovato l’ambiente e gli uomini per dare vita a vini unici, riconosciuti tra i più importanti bianchi d’Italia.
L’avevo scoperto da ragazzino, oltre mezzo secolo fa, quando per arrivare da quelle parti non esistevano né le tangenziali di Milano né l’autostrada Adriatica da Bologna a Rimini e ci voleva una giornata d’auto con un traffico incredibile. Si arrivava perciò stanchi, affamati e assetati e un buon fritto misto con il verdicchio freddo dalle brocche o da bottiglioni con tappo a corona servito in pochi minuti sui tavoli all’aperto sotto le piante erano di una goduria infinita anche a mezzanotte, perché a metà degli anni ’60 si era in pieno boom economico e non erano ancora arrivata l’austerity con la prima domenica a piedi, la circolazione a targhe alterne e la chiusura obbligatoria dei locali alle 24. A Gradara, però, con la piadina fatta e cotta al momento nel forno del Ristoro ex Corpo di Guardia, oppure con le sfiziosità del Passatore (oggi Ristorante Il Bacio), il verdicchio era diverso e veniva da Jesi in bottiglie, anche a forma d’anfora, di vetro e con il tappo di sughero.

Marotti Campi

È vero che si tratta di un vitigno estremamente versatile e, come dimostra da sempre anche il disciplinare, può essere interpretato in tanti modi sia in vigna che in cantina, infatti può produrre vini bianchi più freschi e immediati oppure riserve di grande struttura e complessità e capaci di evolversi negli anni suscitando grandi emozioni, ma perfino spumanti, passiti e macerati. Da giovane il vino è anche austero, sapido e minerale con il suo inconfondibile retrogusto piacevolmente ammandorlato, ma è con il tempo che i suoi profumi evolvono. Mostra infatti complessità e intensità notevoli, pur non essendo un bianco aromatico, ma un vino di grande struttura, notevole acidità e ricchezza espressiva che non stanca mai con tutte quelle sfumature che variano da collina a collina e da un produttore all’altro. Me n’ero fatto una ragione già trent’anni fa, ma ne ho avuto la conferma soprattutto a metà giugno del 2004 al MiWine di Milano durante una grande degustazione verticale di Verdicchio organizzata dai sommelier dell’AIS che poi hanno partecipato a una mia presentazione dei vini ungheresi con il presidente degli enologi magiari Lajos Gál, uno che se ne intende certamente più di me e che era rimasto sorpreso dalla capacità di questo vino bianco di sfidare il tempo evolvendosi come pochi al mondo.

Marotti Campi

Ne vinificano diversi Giovanni e Francesca con il loro figlio Lorenzo Marotti Campi a Morro d’Alba, nell’agro di questo bel paese circondato che sorge su una collina di una delle vallate più belle delle Marche che sembra fatta apposta per tranquille vacanze bucoliche a pochi minuti dal mare e dalla capacità di accoglimento e ospitalità di cui avevo parlato in un articolo precedente.
Dei 120 ettari di proprietà ne hanno attualmente vitati 56 con giacitura collinare, intorno ai 180 metri sul livello del mare su terreni di medio impasto con buona presenza di argilla. I vigneti sono suddivisi divisi in tre appezzamenti principali nei pressi della Villa padronale e godono di diverse esposizioni collinari, da Sud a Nord, da Est a Ovest, dove coltivano uve di lacrima a bacca nera e di verdicchio con impianti che hanno dai 35 ai 10 anni. Il sistema di allevamento è prevalentemente a Guyot su terreni ben ventilati con suoli di natura argillosa, ricchi di minerali. Per ottenere il meglio dai vitini applicano la massima cura in tutte le fasi produttive, non usano l’acqua per l’irrigazione di soccorso, limitano i trattamenti allo stretto necessario per garantire un equilibrio tra la pianta e il terreno e acquistano solo prodotti a basso dosaggio e a basso impatto ambientale.

Marotti Campi

La cantina, costruita nel 1999, è moderna cantina e ha un lay-out funzionale a tutte le operazioni di vinificazione delle uve esclusivamente di proprietà, di affinamento dei vini e per la massima igiene degli ambienti, dove per i bianchi adottano ormai da anni procedimenti di iper-riduzione che limitano il contatto del frutto e dei mosti con l’ossigeno, utilizzano il ghiaccio secco in vigna durante la raccolta in cassette e all’arrivo in cantina usano un impianto di azoto per abbattere la temperatura dei grappoli ed evitare fenomeni fermentativi. Sotto la cantina, scavata in profondità nel suolo per favorire temperature costanti, ci sono le barriques di rovere francese nelle quali matura una piccola parte dei vini.
La capienza è di circa 8.000 ettolitri suddivisi in vasche d’acciaio inox da 100, 75, 50 e 25 ettolitri che sono tutte termocondizionate per ottenere la gestione ottimale delle temperature in fase di fermentazione e per poter vinificare separatamente le uve provenienti dalle diverse particelle con le relative caratteristiche diverse. Si utilizzano presse pneumatiche per una pressatura soffice al fine di ostacolare i danni alle parti dure degli acini ed evitare il rilascio di sostanze vegetali non desiderate. In un piano superiore vengono stoccate le bottiglie in maniera ottimale, sempre al riparo dagli sbalzi di temperatura grazie al controllo e alla regolazione delle temperature e nel 2010 sono stati installati sul tetto dei pannelli solari a copertura totale del fabbisogno energetico.
Ho avuto il piacere di degustare tre tipologie di Verdicchio di quest’azienda: Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore ”Luzano” 2020 e 2016, Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico ”Salmariano” 2018, 2017 e 2009, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore macerato 2020 e 2019.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Luzano 2020 e 2016 Marotti Campi

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Luzano 2020 e 2016
Da uve verdicchio in purezza dai vigneti di Morro d’Alba coltivati su terreno misto tendente all’argilloso con esposizione da Nord/Est a Nord/Ovest a un’altitudine di circa 180 metri. s.l.m., sistema di allevamento a Guyot e densità di impianto di 2.300 ceppi per ettaro. La vendemmia si fa a metà settembre, a mano e in cassette.
La vinificazione parte da pressatura soffice, fermentazione in vasche d’acciaio a 15°C, permanenza sulle fecce nobili per 5 mesi. Il vino viene affinato per 6 mesi in vasche d’acciaio e altri 3 in bottiglia. Tenore alcolico del 13,5%. Acidità totale di 6 g/l. Ph: 3,30. Residuo zuccherino naturale di 2 g/l.

Il vino del 2020 è di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, ancora troppo giovane e molto delicato negli aromi, che sono tenui, di fiori d’acacia, ginestra, camomilla e di campo. In bocca è fruttato di mela verde, nespola, corbezzolo. Finale sapido e piacevolmente ammandorlato. Ha una grande potenzialità di evoluzione nel tempo. Abbinamento. Ideale come aperitivo, con pane o piadina appena sfornati al prosciutto crudo, con melone e prosciutto, gamberetti in salsa rosa, pesce al sale e al vapore, latticini e formaggi freschi, caprini amalgamati con un trito a coltello di erba cipollina, rapanelli e un filo d’olio extravergine di oliva.

Il vino del 2016 si è evoluto bene intensificando gli aromi e rendendoli piccanti come un Sauvignon d’oltralpe. Di colore giallo paglierino luminoso, attacca con profumi pronunciati e intensi di zagare e melone bianco che introducono un bouquet di  aromi di nettarina e uva spina. In bocca sa di pompelmo, lime, bagnasciuga e pulisce perfettamente la bocca dai piatti di molluschi e frutti di mare. Corposo, vispo, dal finale persistente con una nota salmastra e una sfumatura mandorlata leggermente più amara. Dopo ben 6 anni mantiene una freschezza straordinaria, proprio come ci si aspetta da vini bianchi di grande spessore. Consiglierei di servirlo a temperature da 12 a 14 °C con pesce e carni bianche in salse delicate.

Castelli di Jesi Verdicchio Riserva classico ”Salmariano” 2018, 2017 e 2009

Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico Salmariano 2018, 2017 e 2009
Proviene da uve verdicchio in purezza coltivate con le stesse caratteristiche colturali della tipologia precedente, ma in questo caso la vendemmia è tardiva e si fa un mese dopo, a metà ottobre. La vinificazione parte dalla pressatura soffice, breve permanenza sulle bucce, fermentazione in vasche d’acciaio a 15°C, con permanenza sulle fecce nobili fino all’imbottigliamento. Il vino viene affinato all’80% per 12 mesi in vasche d’acciaio e al 20% per lo stesso periodo in piccole botti di rovere francese. Tenore alcolico del 14%. Acidità totale di 6 g/l. Ph: 3,50. Residuo zuccherino naturale di 3 g/l.

Il vino del 2018 è di colore paglierino luminoso con riflessi dorati chiari, profuma di zagare, agrumi, pompelmo. Nel calice guadagna subito temperatura, come se fosse affamato di caldo e di ossigeno e dimostra una vitalità notevole e una voglia di comandare che andrebbero rispettate. Evidentemente non ama il freddo come la versione precedente. Attacca con profumi di zagare e ginestre che introducono un bouquet agrumato ai fiori di sambuco tra sfumature di brezza marina e un fondo sapido. In bocca mostra i muscoli, è un vino di nerbo con una bella vena di acidità, un fruttato molto asciutto e un bell’equilibrio. Il finale è lungo, sapido. Consiglieri di servirlo a 14°C con vincisgrassi, vitello tonnato, pesce di mare, carni bianche arrostite e in intingolo.

Il vino del 2017 è di colore giallo paglierino splendente con riflessi verdolini, ma è più evoluto, non si sente neanche il legno e mostra profumi meno “verdi”, più raffinati. Attacca con aromi di macchia mediterranea e brezza marina, poi mora bianca di gelso, scorza di agrumi. In bocca accarezza il palato e lo asciuga bene, dimostrandosi ideale per risotti, pesce arrosto (ma non alla brace), sarde in salsa verde, porchetta, formaggi di media stagionatura, riesce a sopportare bene un paio di gradi di temperatura più alta, da 14 a 16 °C.

Il vino del 2009 è di colore paglierino luminoso con riflessi dorati chiari, attacca con profumi di ginestra e miele di zagare tra sfumature amarognole di rovere. Il fruttato di ciliegie gialle si è fatto sotto spirito, ricorda l’ananas molto maturo, i canditi di scorze di agrumi su vena liquorosa. Non è già più un vino da carne né da pesce, ma da formaggi stagionati, pasticceria secca e meditazione, più d’inverno che d’estate perché dona una sensazione di calore e non di freschezza. Consiglierei sempre di servirlo sui 14°C.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Macerato Volo d’autunno 2020 e 2019

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Macerato Volo d’autunno 2020 e 2019
Proviene da uve verdicchio in purezza coltivate con le stesse caratteristiche colturali delle tipologie precedenti, ma durante la vendemmia che si effettua a metà settembre, a mano e in cassette, si selezionano soltanto i grappoli perfettamente sani che vengono diraspati a mano perché il vino deve fermentare e macerare sulle proprie bucce in piccole vasche d’acciaio per ben 6 mesi e prima di un ulteriore affinamento di altri 6 mesi in bottiglia. Tenore alcolico del 13,5%. Acidità totale di 6 g/l. Ph: 3,40.

Il vino del 2020 (che è stato appena imbottigliato e uscirà tra 6 mesi) è stato vinificato metà a cappello scoperto e metà a cappello sommerso con controllo della temperatura e ha un residuo zuccherino naturale di 3 g/l. Penso che il produttore proseguirà su questa strada perché è una bomba di fruttato e si distingue più nettamente dagli altri Verdicchio della casa. Di colore paglierino luminoso con riflessi dorati chiari, aromi succosi ma delicati di nettarina, nespola, albicocca, susina mirabella, con un finale al pomelo e alla limoncella.

Il vino del 2019, quello che è stato invece il primo dei vini macerati sperimentati, era stato vinificato a cappello scoperto e senza controllo delle temperature, con un residuo zuccherino naturale di 0 g/l. Di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, all’attacco emana leggeri profumi di macchia mediterranea che introduce un bouquet di aromi di cedro, nettarina e bosso e in bocca è più asciutto, più secco, più simile al Verdicchio di base della casa.

Mario Crosta

Marotti Campi
località Sant’Amico 14, 60030 Morro d’Alba (AN)
coord. GPS: lat. 43.618154 N, long. 13.228753 E
tel. 0731.618027, fax 0731.618846
sito www.marotticampi.it, e-mail wine@marotticampi.net

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it, nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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