Langhe, il duende ritrovato: Fratelli Alessandria, Palladino e Cortese

Duende è una parola spagnola, forse non traducibile che allude a un elemento “spirituale”, interiore e misterioso che sentiamo, ma di cui non sappiamo “dire”. È vita e vitalità; è anima e futuro; è forza dirompente che ci spinge a osare, è un intimo suggeritore che ci presenta il bivio della scelta, ma anche fascino e folletto. Le Langhe racchiudono in sé il loro “discreto” duende.
Lo spaesamento; la sospensione di noi stessi; quel senso di solitudine, unito alle domande sulla nostra stessa esistenza che tutti abbiamo vissuto; orfani di certezze, non può che farci riflettere sulla domanda di Mario Rigoni Stern: “Come vivere?”. Forse non siamo più quelli del “prima”, non tutto arriviamo a capire ma i nostri occhi immaginano quel cielo stellato che illumina, con chiari-scuri le affascinanti colline delle Langhe; e dunque, proviamo a riprendere la narrazione sul vino, partendo dai sorrisi, dalla motivazione, dalla genuinità, dalla fierezza… il duende. Sulle note di un tango preciso e duro, forte e acuto ma leggiadro di Rodolfo Biagi, Vittore Alessandria, colto da entusiasmo musicale e simpatia, si è lasciato andare simulando un ballo…il suo cuore stava sorridendo, “il vino si fa musica della terra”, espressione del Barolo Gramolere 2017, carico nel colore offre un naso di frutta e fiori, cioccolato, menta e spezie; sapiente, da aspettare.

L’Azienda Fratelli Alessandria ha un progetto in via di completamento; quello di dedicare una location per eventi, cene, degustazioni con musica e vino abbinato; per questo ci ha chiesto suggerimenti musicali che potessero esprimere il carattere dei suoi vini. Verduno è la “collina fiorita”, dall’etimologia celtica Verdun, e terra “speziata”, probabilmente per via delle formazioni calcareo-limose-sabbiose, le fini marne, o il “marino”; il vento che arriva dal mare caldo; ma tutti i vini presentano la nota speziata. L’Azienda nasce intorno al 1830 con il nome di Fratelli Dabbene, oltre ad essere un punto di riferimento è anche una delle più antiche cantine del Barolo, dal 1870 in seguito a un matrimonio si trasforma in Fratelli Alessandria, oggi, Gian Battista, la moglie Flavia il fratello Alessandro e il figlio Vittore mandano avanti l’attività. L’azienda ha 15 ettari di proprietà, alcuni ubicati nei migliori cru di Verduno e Monforte. La famiglia lavora nel pieno rispetto per l’ambiente, le tradizioni e i valori culturali dei luoghi. La raccolta delle uve è manuale; l’età va dai circa 50 anni per il Barolo Monvigliero ai 30 anni per il Barolo Gramolere e il Barolo San Lorenzo, e circa 20 anni per il Verduno Pelaverga Speziale.
Ed è quest’ultimo che ci affascina per equilibrio, per quella spezia insistente e caratterizzante, un frutto pulito, una fusione di terra e cielo in un donarsi completamente. Il Barolo San Lorenzo 2017, annata calda, si presenta femminile, dal timbro pastoso, sensuale, succoso e rigenerante nella sua “dolcezza”.

Lasciamo Verduno direzione Serralunga d’Alba per visitare l’Azienda Vinicola Palladino dove ci accoglie Alessandro Olocco; c’è fermento in cantina, sono tutti impegnati a ultimare una spedizione per il Monopolio Norvegese, ma molto gentilmente ci dedicano del tempo per una visita con degustazione. L’azienda Palladino nasce nel 1974, la cantina, ex convento è probabilmente la più storica di Serralunga, sita nella vecchia sede di Cappellano; i calici pronti per la degustazione sono proprio sul tavolo da farmacista dove nacque il Barolo chinato.

Palladino acquistò, insieme alla sede, anche il vino in affinamento di Cappellano presente all’interno della struttura. Da citare annate come la 1961, 1973, vinificate da Cappellano, etichettate successivamente con nome Palladino e molto ricercate dai collezionisti. Il marchio Palladino fino a dieci anni fa aveva grande presenza nel mercato americano e norvegese ma praticamente sconosciuto in Italia. Per meglio spiegare il fenomeno, la prima guida italiana dove compare il nome dell’azienda risale all’anno 2015. Con l’entrata in azienda della nuova generazione si è pensato di riposizionare il Brand aumentando la presenza nel mercato interno. Il grande successo dell’iniziativa +20%, visto il numero limitato delle bottiglie prodotte, ha quasi creato un problema di disponibilità, in seguito a questo, si è dovuto fare, precise scelte di distribuzione. Oggi da Palladino vige la tradizione, si praticano lunghe macerazioni 20/25 giorni, rimontaggi manuali e si utilizza solo botti grandi da un minimo di 2.500 litri al massimo di 3.800 litri in rovere di Slavonia per il Barolo del comune di Serralunga e rovere francese per Parafada, Ornato e Riserva San Bernardo; di media tostatura, piegatura a fuoco.

I vini di Palladino si riconoscono per pulizia nel bicchiere, freschezza, bevibilità non facilità, parlando pur sempre dei canoni di Serralunga, dove predomina il tannino fitto e l’importante struttura. Secondo Alessandro è l’affinamento per un anno in vetro a rendere il vino più bevibile.
La Barbera d’Alba Superiore Bricco delle Olive 2018 rivela una delicata tannicità che va ad accompagnare la nota balsamica tipica di Serralunga, l’amarena si intreccia ai cenni speziati di noce moscata, di buona struttura con una vena acida e sapida ben bilanciata dalla morbidezza che rende il sorso di bella beva, vino elegante e di buona persistenza. Giovane ma di grande prospettiva.
Sorprendente il Nebbiolo d’Alba 2019 con il suo connubio di frutta, spezia e fiori (viola), un tannino controllato rende il vino già pronto da bere.
Non mettono mai d’accordo il Barolo Parafada e Ornato 2017, Alessandro ci rivela il suo innamoramento per l’Ornato ma è una scelta difficile, noi, seguendo il nostro cuore, decidiamo che possiamo amare entrambi.
L’intensità al naso del Parafada è unica, la buona complessità rende il vino immediatamente attraente, un tripudio di frutti rossi maturi, di spezie e un finale balsamico rende il vino elegante, il tannino serico ne certifica la grande bevibilità. L’Ornato parte scontroso, con le sue note terrose, di liquirizia e rabarbaro rivela di più il carattere di Serralunga, è un vino minerale, complesso e profondo, da aspettare con grande soddisfazione.
Sublime la Riserva San Bernardo 2013, Barolo vecchio stile dall’eleganza moderna, sentori di frutta rossa in confettura (ciliegia), liquirizia, cuoio, acciuga, tabacco, tartufo, erbe officinali, ritorni di arancia amara, canfora e mentolati, di grande intensità e persistenza. Vino da meditazione.
Lasciamo Alessandro come se salutassimo un amico, con la voglia di rivederlo presto per condividere nuovamente le risate e la passione per il Barolo.

Il tempo vola, siamo in ritardo per la successiva visita in terra di Barbaresco dove ci aspetta gentilmente Gabriele per l’azienda Giuseppe Cortese, persona schietta, decisa e sincera, si capisce subito la gran voglia di comunicare senza scendere a compromessi. L’azienda Giuseppe Cortese, punto di riferimento della Denominazione Barbaresco DOCG, porta avanti la tradizione da tre generazioni. È Giuseppe, figlio di Giacomo, il primo a credere nell’alto potenziale del Barbaresco e decide di imbottigliare il vino prodotto dalla piccola vigna di proprietà sita nell’attuale MGA Rabajà. La prima etichetta risale al 1971.

Dopo una panoramica dei vigneti di proprietà, la vista dalla terrazza è fenomenale, iniziamo le degustazioni con il Langhe bianco “Scapulin” 2018, 100% chardonnay, con questo vino si vuole far risaltare l’unicità dei terreni, la fermentazione è spontanea con una maturazione 1/3 in acciaio, 1/3 in barrique usate e 1/3 in anfora, dopo l’assemblaggio almeno un anno di affinamento in bottiglia. Sentori intensi di ginestra, camomilla, ananas, pompelmo, salmastro con note balsamiche e terrose, in bocca minerale, sapido con una bella spalla acida. Fuori dal coro.
Elegante, snello, di gran beva ma ben caratterizzato il Dolcetto d’Alba 2020. Solo acciaio per la Barbera d’Alba 2020, giocata sulla polpa di frutta (ciliegia) e l’acidità, sorso preciso ed equilibrato.
Passaggio in legno piccolo e grande per 18 mesi con un lungo affinamento in bottiglia per la Barbera d’Alba Morassina 2016, sentori di amarena, mirtillo, grafite, cardamomo, note balsamiche e boisé. Bella spalla acida con un sorso bilanciato, armonico e di buona persistenza.

Passiamo al Barbaresco 2018, solo botte grande, vino versatile, di bella fattura e facilità di beva, granato intenso con bella luminosità, frutta a bacca rossa matura, una delicata speziatura dolce, con una nuance floreale di violetta, bell’equilibrio acido/sapido, minerale, tannino serico con una bella persistenza.
Chiudiamo la degustazione con il Barbaresco Rabajà 2017, il vino matura 22 mesi in botti di Slavonia da 17/25 ettolitri, con un minimo di affinamento in bottiglia di 10 mesi. Al naso ciliegia, fragola, arancia rossa, cedro, liquirizia, legno di rosa, note mentolate e tabacco dolce. Il 2017, annata considerata un po’ più calda, rende il vino “generoso” nella sua interpretazione, di grande personalità e potenza, ancora in evoluzione con tannino maturo presente e scalpitante, lunghissima persistenza. Gabriele è stato un perfetto padrone di casa, ci ha trasmesso la forza della sua famiglia, la dedizione e lo spirito di sacrificio che ha permesso d’effettuare nel tempo scelte non facili ma vincenti.
Sulla strada del ritorno, ripensando alla giornata, ai vini, alle persone incontrate, ai luoghi…magici; un dentro e un fuori di noi…il duende era lì.
Gabriella Grassullo ed Ezio Gallesi




