Donatella Quaroni e la sua Tenuta Borgolano: passato e presente a confronto

L’Oltrepò Pavese è un territorio d’elezione per le viti e una culla di vini d’eccellenza già documentati ai tempi dello storico latino Plinio il Vecchio e del geografo greco Strabone che nel 40 a.C., passando con una legione romana, aveva scritto di aver trovato ”vino buono, popolo ospitale e botti in legno molto grandi”, anche più grandi delle case dei suoi abitanti. Oggi è amministrativamente affidato alla regione Lombardia, ma è sempre stato una propaggine del Piemonte verso il Monte Penice e l’Appennino emiliano, infatti fin dal 1748 lo si chiama ancora Antico Piemonte in quanto annesso al Ducato di Savoia del Regno di Sardegna. Lo stile dei suoi vini è sempre stato confrontato con quello del vicino Monferrato finché a dominarne la viticoltura erano soltanto i vitigni originari (nel 1884 di autoctoni ne erano catalogati 225), i più diffusi dei quali erano appunto in comune, come Barbera, Bonarda e Croatina.
La vera svolta è avvenuta verso la metà dell’Ottocento, grazie al ministro Agostino Depretis, con l’introduzione del pinot nero, inizialmente nelle aziende dell’ingegnere Domenico Mazza di Codevilla e del conte Carlo Giorgio di Vistarino, che aveva provocato una vera rivoluzione ampelografica e ha avuto un ruolo fondamentale per tanta parte della produzione spumantistica piemontese che ne aveva attinto a man bassa. È così che l’Oltrepò Pavese si è rivelato fin d’allora come un luogo particolarmente vocato alla coltivazione del pinot nero per spumanti, diventandone la terza area di produzione a livello mondiale.

Svezzato prima dalla maestra Fraschini e lavorando poi appassionatamente al Servizio Qualità della Pneumatici Clément di Milano, l’ho frequentato in bicicletta da corsa e con le mie diverse Fiat 500 spesso e volentieri, godendo a più non posso dei paesaggi, dei vini e dei prodotti della natura e della cucina del territorio, aiutato anche dalle benvenute dritte di due oltrepadani sempre sulla breccia come Giorgio Liberti del ristorante Prato Gaio e Patrizio Chiesa del portale Oltrepò Pavese. Non nascondo che ho anche sofferto con loro nella buona e nella cattiva sorte di questa culla vitivinicola tanto eccellente quanto scellerata. Piango se penso alle vicissitudini della storia recente dopo la scomparsa di pionieri di grande levatura come il duca Antonio Giuseppe Denari, l’ing. Giulio Venco, Angelo Ballabio, Pietro Riccadonna, Bianchina Alberici, il cui sogno è stato infranto per l’incapacità del territorio di fare rete a causa di una politica miope che non ha mai dato continuità concreta alle strombazzate dichiarazioni elettorali.
Oggi l’Oltrepò Pavese ha 13.000 ettari di vigneti di grande valore, ma la maggioranza dei produttori continua a praticare la logica della damigiana anche dopo tremende scottature, trasferendola sic et simpliciter colpevolmente alla bottiglia e qualcuno lo fa pure male. In questi ultimi anni la qualità della produzione di chi si ostina ad andare controcorrente si è elevata notevolmente. Ci sono cantine e aziende agricole impegnate in vigna e in cantina nella modernizzazione delle tecniche agronomiche e di vinificazione, ma anche nello sviluppo del moderno ”enoturismo”, dedicato non solo agli enostrippati come me, ma anche a tutti coloro che sono alla ricerca della civiltà, della storia, dell’anima di un vino. Fra questi c’è anche la Tenuta Borgolano di Donatella Quaroni che partecipa al progetto #Oltrepoacasatua che sta traghettando la tradizione nell’era moderna.

La Tenuta Borgolano affonda le sue radici dal 1903 nel Comune di Montù Beccaria (PV) ed è passata dai 2,5 ettari iniziali fino agli odierni 30 ettari, di cui più di 15 esclusivamente dedicati alla coltivazione della vite, disseminati in cinque comuni fino all’Alta Val Versa e gli altri sono invece dedicati a coltura boschiva. Dal 1960 il centro vitale dell’azienda è a Montescano (PV), un piccolo borgo nella Val Versa a 200 metri di altitudine dove si trovano i “Poderi del Burlan” con l’azienda e la storica casa padronale. Donatella Quaroni ha ereditato dal nonno la passione per la vigna e il vino e dal 1992 è la figura di riferimento dell’azienda, la cui produzione in bottiglie si attesta attorno alle 100.000 unità, suddivise in una decina di etichette, con il concorso del tecnico agronomo ambientale dott. Alessandro Fiamberti nel fare vini artigianali ed eco-friendly, grazie alla lotta integrata, tutti da uve di proprietà nella tenuta di famiglia. Sono conosciuti in particolare per le bollicine e per i vini giovani.
Sono lieto, perciò, di poterla prendere ad esempio di ciò che ogni azienda di piccole dimensioni può ingegnarsi a fare se comincia a ragionare in termini diversi dall’andazzo attuale e decide di rinforzare la squadra delle attuali tredici protagoniste di questo progetto di e-commerce diffuso promosso dal Portale Oltrepò Pavese dedicato alle cantine e più in generale a tutte le filiere delle produzioni agricole che hanno necessità di mantenere un rapporto con i loro clienti privati. Un progetto che si può definire “di territorio” poiché apre per ogni attività aziendale una vetrina per l’inserimento dei prodotti ad eventuali promozioni, per l’incasso diretto degli ordini e per l’organizzazione delle spedizioni che rimane totalmente indipendente e autogestita da ogni altra, ma è inserita in un unico progetto di comunicazione allo scopo di darne una maggiore diffusione capillare.

E non c’è soltanto questa novità. Mentre sulle retroetichette dei vini precedenti c’era scritto ”imbottigliato all’origine”, sulle nuove etichette c’è scritto ”imbottigliato da IT PV 8476 per conto della Tenuta Borgolano di Donatella Quaroni”. Da un paio d’anni, infatti, Donatella porta i vini per l’imbottigliamento alla ditta Francesco Achilli di Santa Maria della Versa, a 3 chilometri di distanza, un’azienda che lavora per ditte molto importanti in tutta Italia e che ha una modernissima linea di imbottigliamento con riempitrice isobarica, semplicemente per una scelta di tempi e costi, in quanto con 3 imbottigliamenti all’anno riesce a farsi imbottigliare tutto, trasferendo in particolare i vini frizzanti e spumanti ottenuti dalle proprie autoclavi con una cisterna isobarica a saturazione di azoto.
Lei stessa fa il carico e segue lo scarico personalmente in una cisterna destinata solo alla sua azienda con i relativi registri di imbottigliamento e poi sigillata, fornisce tutti i materiali e viene poi chiamata a seguire le fasi di imbottigliamento e di ritiro tutto pallettizzato. Una situazione provvisoria, ma solo un aumento dei volumi di vendita giustificherebbe di nuovo l’imbottigliamento all’origine.
Sotto alle 300.000 unità è davvero controproducente un investimento in una nuova linea così costosa da essere poi costretti a fare concorrenza agli altri cercando lavoro in conto terzi per ammortizzarla senza eccedere con i prezzi. Perciò sono anche onorato di poter confrontare lo stile dei vini di oggi con quelli di ieri.
I vini di ieri sono i seguenti 3, di cui sono ancora disponibili anche altre annate fino al 2003.

Bonarda dell’Oltrepò Pavese Donna vendemmia 2009
Fatto da uve croatina in purezza coltivate a Montescano, nel cuore del Buttafuoco Storico, su terreno argilloso bruno e calcareo con affioramenti di roccia madre esposto a sud-est a 210 metri di altitudine. Le viti sono allevate a Guyot corto con una densità di 5.000 ceppi per ettaro e una resa massima di 7.000 litri per ettaro. Le uve sono state selezionate e raccolte esclusivamente a mano in parziale sovramaturazione entro la fine di ottobre, pigiadiraspate e vinificate con lunga macerazione in vasche di cemento durante la fermentazione. Dopo la malolattica è avvenuta la rifermentazione in autoclave, quindi l’affinamento in bottiglia per 6 mesi. Tenore alcolico 13,5%. Di colore rosso porpora intenso con riflessi violacei, piuttosto consistente, il vino è impercettibilmente pétillant. All’attacco un profumo di viole e peonie introduce un bouquet di aromi di fragoline di bosco molto mature e amarene in confettura su fondo erbaceo bagnato. In bocca il vino è ancora fresco, morbido, pieno, con tannini strutturati. Il finale è sapido, persistente con un punto di amaricante e mezzo di dolce. Consiglierei di servirlo tra 16 e 18 °C, meglio non oltre.

Oltrepò Pavese Buttafuoco DekaMerOn Riserva 2009
Fatto con uve croatina 60%, barbera 25% con un 15% di uva rara, vespolina, pinot nero e nebbiolo coltivate a Montescano, nel cuore del Buttafuoco Storico, su terreno bruno e calcareo con affioramenti di roccia madre esposto a sud-est a 210 metri di altitudine. Le viti sono allevate a Guyot corto con una densità di 6.000 ceppi per ettaro e una resa massima di 7.000 litri per ettaro. Le uve sono state selezionate e raccolte esclusivamente a mano in parziale sovramaturazione entro la fine di ottobre, pigiadiraspate e vinificate con lunga macerazione in vasche di cemento durante la fermentazione. Dopo la malolattica è avvenuta la maturazione in barriques di secondo passaggio, quindi l’affinamento in bottiglia per 12 mesi. Tenore alcolico 14%. Di colore rosso rubino scuro con riflessi granati, all’attacco i profumi di fragole mature e ciliegie mature introducono un bouquet di aromi di mirtilli, prugne, more di rovo, ribes nero, tamarindo con sfumature speziate. In bocca è asciutto, di buon corpo, rotondo, ma con un’acidità ancora vibrante, con tannini più morbidi. Il finale è persistente, marascato, infonde calore. Meglio servirlo sui 18 °C, ma sopporta bene anche un paio di gradi in più.

Oltrepò Pavese Barbera Diabolika Riserva 2009
Fatto da uve barbera in purezza coltivate a Montescano, nel cuore del Buttafuoco Storico, su terreni esposti a sud-est a 210 metri di altitudine. Le viti sono allevate a Guyot corto con una densità di 6.000 ceppi per ettaro e una resa massima di 7.000 litri per ettaro. Le uve sono state selezionate e raccolte esclusivamente a mano in parziale sovramaturazione entro la fine di ottobre, pigiadiraspate e vinificate con lunga macerazione in vasche di cemento a temperatura controllata durante la fermentazione. Dopo la malolattica è avvenuta la maturazione in barriques di secondo passaggio, quindi l’affinamento in bottiglia per 12 mesi. Tenore alcolico del 14%.
Di colore rosso rubino con riflessi granati, attacca con un profumo di prugne mature e di rose rosse. Il bouquet è aperto dagli aromi di fragole mature, ciliegie mature, ribes rosso e tamarindo con tracce di goudron e sfumature di radice di liquirizia e di spezie dolci. In bocca mostra una bella acidità equilibrata con tannini vivi, vibranti, ma ben domati e una solida struttura. Finale di buona persistenza e ancora fresco. Meglio servirlo sui 18 °C
I vini di oggi per un confronto sono 3, più leggeri e fragranti, prodotti da una viticoltura sostenibile per preservare e proteggere l’ambiente attenendosi al metodo della lotta integrata. Sono vini che se venissero degustati in mezzo ai classici di gran corpo e potenza non richiamerebbero l’attenzione, perché non sono proprio fatti per le degustazioni, le gare, i punteggi e i confronti, ma per essere bevuti quotidianamente con le pietanze casalinghe. Mi è difficile anche la descrizione aromatica, oserei perfino cavarmela scrivendo che… sanno solo di vino come quei vini di campagna che si facevano una volta, quando il consumo pro-capite era più del doppio di quello attuale, il vino era trattato alla stregua di un alimento e non era certo materia per poesie, concorsi, culto o cassaforte. Hanno proprio bisogno di pastasciutte, risotti, panini con pancetta, taglieri di salumi e formaggi, polenta e salse di funghi, fegatini e salamini.

Burbera vino rosso L91571
Proviene da uve barbera dell’Oltrepò Pavese al 100%. Barando nasce nella zona di produzione della DOC Barbera (particella 254) nei comuni di Montescano e Montù Beccaria. Terreno argilloso bruno-calcareo con affioramenti di roccia madre. Esposizione a sud-est a 210 metri di altitudine. Forma di allevamento Guyot corto e densità di impianto 6.000 ceppi per ettaro. Resa massima per ettaro 7.000 litri. Le uve sono selezionate e raccolte a mano entro la fine di ottobre, pigiadiraspate e fermentate con macerazione del mosto sulle bucce in vasche di cemento. Dopo la svinatura e la malolattica viene imbottigliato fermo. Di colore rubino brillante, è secco, fresco, acidulo, sa di ciliegie, susine, marasche. Tenore alcolico dichiarato 11,5%, ma sono 12 coperti. Consiglierei una temperatura di servizio tra 16 e 18°C, non oltre.

Barando vino frizzante rosso L02040
Proviene da uve croatina dell’Oltrepò Pavese al 100%. Barando nasce nella zona di produzione della DOC Bonarda (particella 250) nei comuni di Montù Beccaria e Castana. Terreno argilloso bruno-calcareo con affioramenti di roccia madre. Esposizione a sud-est a 250 metri di altitudine.
Forma di allevamento Guyot corto e densità di impianto 6.000 ceppi per ettaro. Resa massima per ettaro 7.000 litri. Le uve sono selezionate e raccolte a mano tra la fine di settembre e la prima metà di ottobre, pigiadiraspate e fermentate con macerazione del mosto sulle bucce in vasche di cemento. Dopo la svinatura e la malolattica s’innesca la rifermentazione del vino in autoclave per la presa di spuma prima dell’imbottigliamento. Di colore rubino molto scuro con spuma rosa evanescente, è ancora pétillant, sa di tamarindo, fragole mature, amarena, ortica. Tenore alcolico del 12%. Consiglierei una temperatura di servizio tra 16 e 18°C, non oltre.

Dhéon L70610
Spumante da uve pinot nero dell’Oltrepò Pavese al 100% coltivate nel comune di Santa Maria della Versa. Terreno argilloso-calcareo con presenza di marne e affioramenti di roccia madre. Esposizione a sud-est a 250 metri di altitudine. Forma di allevamento Guyot corto e densità di impianto 6.000 ceppi per ettaro. Resa massima per ettaro 7.000 litri. Le uve sono selezionate e raccolte a mano tra la seconda e la terza decade di agosto per una vinificazione in bianco con pressatura soffice e fermentazione a 18° C in vasche di acciaio termocondizionate. Assemblaggio dei migliori vini base e rifermentazione in autoclave con agitazione periodica e affinamento sulle fecce nobili per almeno 9 mesi di metodo Martinotti, perché Donatella preferisce maturare più a lungo gli spumanti che venderli ancora troppo giovani e magari procurare facili acidità di stomaco. Quello che ho degustato è del 2015, ben 6 anni! Di colore giallo dorato, sviluppa una spuma evanescente con bollicine finissime e persistenti, sa di arancia, albicocca, mandarino con sfumature di lievito di pane. Tenore alcolico del 12%. Consiglierei una temperatura di servizio tra 6 e 8 °C, non oltre.
Mario Crosta
Tenuta Borgolano di Donatella Quaroni
Via Pianazza 44/46, SP 201 Stradella – Santa Maria della Versa, 27040 Montescano (PV)
coordinate GPS: lat. 45.022481 N, long. 9.299144 E
tel. 0385.60070, cellulare 339.7265912
sito www.tenutaborgolano.com
e-mail tenutaborgolano@gmail.com


