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Storie di cantine, uomini e luoghi

Un pomeriggio alla scoperta delle origini del Roero in casa Negro


fotografie di Enzo Trento

Giovanni Negro con i figli Tra le mie periodiche visite ai produttori del Roero mi mancava un tour “sotto la neve” tra i vigneti di questa affascinante e misteriosa landa di terra che si appresta a diventare Patrimonio Unesco insieme a Langhe e Monferrato. Lacuna colmata grazie alla simpatica disponibilità e professionalità di Giuseppe Negro, trentenne ultimogenito dell’azienda Angelo Negro di frazione Sant’Anna di Monteu Roero, che ha pazientemente accolto la mia richiesta in una delle rare giornate nevose di questo gennaio avaro di freddo e precipitazioni.
Insieme ai miei fidi amici Enzo e Nicola, sotto la sua la preziosa ed attenta guida in circa tre ore abbiamo percorso in auto buona parte dei 64 ettari vitati di questa azienda capostipite del Roero Arneis, nato nel 1971 come Vino Bianco da Tavola grazie alla passione e determinazione che da sempre anima Giovanni Negro. Alla guida dell’azienda dagli inizi degli anni ’70, il papà di Giuseppe, nonché di Angelo (enologo dell’azienda con la sporadica consulenza di Gianfranco Cordero), di Gabriele (responsabile della gestione dei vigneti) e di Emanuela (addetta alla gestione delle pratiche amministrative e della promozione dei prodotti all’estero), fu il primo ad aver creduto alle potenzialità di questo vino in versione “secca”, fino ad allora vinificato “dolce” con una discreta quantità di zuccheri residui.
Il “prototipo” dell’attuale Arneis fu uno dei primi progetti del neonato “Club tre P” (Provare-Produrre-Progredire), costituito da Giovanni insieme ad un paio di altri produttori: il suo attuale successo non deve però far dimenticare le iniziali difficoltà incontrate nel proporre questo vino ai consumatori, dal piccolo spazio dell’allora Fiera dei vini all’interno del Castello del Valentino a Torino fino alle prime timide sortite all’estero.

La barricaiaIl nostro “viaggio innevato” non poteva che partire dal vigneto Perdaudin, originario appezzamento aziendale di poco più di tre ettari da cui nasce il loro omonimo cru di Roero Arneis, acronimo di “podere di Audino”, lontanissimo avo dei Negro come sancisce lo scritto del 1670 gelosamente custodito nell’archivio del comune di Monteu Roero.
Occorre sottolineare che Giovanni è stato sindaco per ben 25 anni, rivolgendo particolare riguardo e attenzioni nel preservare le ricchezze e le unicità di questo paese, a cominciare dal Castello, posto in posizione dominante alla sommità di una delle alture più alte e ripide del Roero, acquistato nella scorsa estate dai fratelli astigiani Berta, titolari dell’omonima distilleria, con l’intento di restaurarlo per trasformarlo in un Centro Culturale, a poche centinaia di metri dalle altrettanto famose “Rocche”, impressionante fenomeno geologico di erosione di intere colline da parte del vecchio corso del fiume Tanaro, un paio di gemme che hanno contribuito negli ultimi anni allo sviluppo del turismo in questo territorio.
Altra rimarchevole iniziativa promossa dall'”ex-sindaco” è senz’altro il “Premio Giornalistico del Roero“, un concorso giunto quest’anno alla sua 25^ edizione per premiare i giornalisti che sulla carta stampata oppure in trasmissioni televisive e radiofoniche o su siti Web abbiano illustrato al meglio i vari aspetti viticoli ed agricoli, gastronomici ed economici, sociali e culturali che animano il Roero.

Giuseppe NegroA ridosso della Cascina Riveri, il “cuore” di quella che è la più grande azienda privata del Roero, incontriamo il vigneto Prachiosso, nome attribuito dagli antichi romani sulla base della particolare conformazione del declivio, simile a un “prato chiuso”, gli altri tre ettari storici di ultratrentennale coltivazione di Nebbiolo sul tipicissimo suolo calcareo-fossile-sabbioso che caratterizza in maniera inequivocabile i vini rossi del Roero.
Immancabile una breve escursione per ammirare in versione innevata il Sentiero della Castagna Granda, un’oasi di pace godibile appieno nei mesi estivi che conduce alla pianta di castagno più grande d’Europa, datata oltre 400 anni e recentemente censito dalla Regione Piemonte nel volume “Alberi monumentali del Piemonte“: Giuseppe ci ricorda che tutti gli anni nel mese di luglio, all’ombra dei suoi maestosi rami viene organizzata la folcloristica “Festa alla vallata dei castagni ultracentenari”, con prelibatezze enogastronomiche, canti e balli fino a notte inoltrata.
Poco distante il Vigneto San Giorgio, l’ultimo investimento aziendale: sono stati necessari ben 15 anni per possedere l’intero appezzamento partendo dall’un/undicesimo di dote di successione che aveva ereditato la nonna di Giuseppe. Interamente vitato a Nebbiolo, ci sono probabilità che Angelo decida di far nascere dalla prima vendemmia del 2011 un nuovo cru di Roero.

Pieve di San VittoreDurante i vari trasferimenti, Giuseppe più volte ha sottolineato gli sforzi e i lavori studiati per salvaguardare le caratteristiche, particolarità e differenze che contraddistinguono i vari “terroir” roerini: dalla lombricultura (Negro è una delle sette aziende vinicole in Italia che realizzano autonomamente il fertilizzante naturale da affiancare a particolari colture, come l’orzo, non solo per nutrire i vigneti ma soprattutto per ricreare il vitale equilibrio naturale, qua e là compromesso negli anni dall’utilizzo di concimi e trattamenti chimici) allo spazio dedicato alla coltivazione delle barbatelle dei cloni originari di Nebbiolo e Barbera per mantenere costante la composizione dei singoli vigneti, fino all’utilizzo in fermentazione di lieviti indigeni prelevati dalle loro vigne e selezionati in collaborazione con la Facoltà di Agraria di Torino.
Salutare “tappa-caffè” in centro a Monteu Roero, alla tipicissima Trattoria della Rocca da Jose che, insieme alla Trattoria dei Cacciatori e alla Trattoria Belvedere Roero, garantisce tipici e saporiti ristori.
Ci trasferiamo quindi a Canale d’Alba per visitare il Podere San Vittore, ex-monastero, e l’annessa stupenda Pieve, ristrutturati a fine anni ’90 ed ora “rifugio casalingo” del fratello Angelo, alla sommità di un magnifico anfiteatro naturale che ospita un appezzamento di ben 15 ettari, un unico corpo vitato equamente a nebbiolo, barbera e arneis.
Risalendo il crinale che conduce al podere, vediamo sfilare nel fondovalle e in zone che per terreno ed esposizione non sono ideali per la vite innumerevoli appezzamenti di nocciole, altro prodotto principe del Roero: ovviamente i Negro sono tra i promotori della diversificazione ambientale e colturale, destinando ben 7 ettari dei loro terreni alle nocciole e un paio di campi alla coltivazione del mais “otto file”, particolarmente indicato per saporite polente invernali.

Storia dell'Arneis in bottigliaLa degustazione
La neve ha lasciato il posto all’acqua quando varchiamo i cancelli di Cascina Rivera, dove da circa tre anni a fianco dell’abitato originario dopo quasi quindici anni di lavoro certosino ha visto la luce la nuova cantina Negro, un complesso perfettamente integrato con il pendio. Da rimarcare nel suo interno classico e funzionale la barricaia, dove la temperatura è tenuta costantemente sui 15 gradi grazie a refrigeratori/umidificatori a parete e serpentine di riscaldamento sotto il nero pavimento di basalto, interamente costruita e rivestita di mattoni pieni “made in Roero”, sommità delle colonne comprese, impreziosite da mattonelle in cotto provenienti dai pavimenti originari dello storico Podere Audino, dove attualmente trovano spazio circa 350 barriques e tonneaux: assolutamente consigliata la visita!
Prima di addentrarci nel “World of the Roero wines“, un brindisi al nuovo anno a base di “Maria Elisa Rosè 2009“, il Metodo Classico Extra Brut di puro nebbiolo raccolto nella parte bassa del vigneto San Vittore, sboccato da oltre un anno con l’aggiunta dello stesso vino, un residuo zuccherino non superiore ai 5 grammi/litro, un elegante equilibrio tra la freschezza dei piccoli frutti rossi, la sapidità e un piacevole tannino che ne incoraggia la beva.
Giovanni NegroAmbizioso il “Giovanni Negro 2007“, il Metodo Classico Extra Brut a base di Arneis, fortemente voluto dall’omonimo produttore nel lontano 1986, vino che anno dopo anno ha visto lievitare produzione e importanza tanto da rasentare oggi le 10.000 bottiglie e la permanenza sui lieviti fino a 60 mesi; in questo caso nel momento della sboccatura viene utilizzato Arneis d’annata e un paio di grammi di zucchero per mantenerne la piacevolezza ed evitarne l’eccessiva severità e durezza, con un leggero accattivante filo di mandorlato di ossidazione.
Continuando ad esplorare l’angolo riservato al Roero Arneis, nel “Serra Lupini 2012” percepiamo già ora la pienezza e morbidezza del vino, figlio di un’annata calda ed asciutta, ben supportata però da un’incredibile mineralità e freschezza, minimamente scalfita dallo choc del recente imbottigliamento, svolto, come tiene a sottolineare Angelo, “in totale assenza d’ossigeno, in un ambiente simile al sottovuoto, che ci permette di utilizzare bassissime quantità di solfito, a vantaggio di gusto e salute”. Caratteristiche ed impressioni che lievitano sensibilmente con lo storico cru “Perdaudin”, ancora un po’ timido il 2011, seppur dotato delle potenzialità per sprigionare negli anni tutta la sua complessità, l’incredibile balsamicità e mineralità che si percepiscono più chiaramente nell’annata 2010.
L’immediatezza del “marchio Arneis” cambia decisamente tono nel “Gianat 2009“, a cominciare dalla vigna di origine, un suolo più argilloso, e dalla macerazione e affinamento per poco meno di un anno in barrique, al contrario dei precedenti, interamente prodotti in acciaio. Ne nasce un vino con netti sentori di frutta gialla, ananas, arancio vanigliati, aromi meglio amalgamati nella versione 2005, dove è costante la pienezza, la persistenza, la mineralità e il finale con accenni di pietra focaia.
I Metodi Classici degustatiOra spazio al “rosso” Roero, denominazione che sembra patire e vivere all’ombra dei fasti crescenti del fratello “bianco”, vino che personalmente prediligo, a iniziare dall’altro storico aziendale, il “Prachiosso 2010“, con la fitta tannicità, l’invogliante sapidità e i netti sentori di lampone, rosa e piccoli frutti rossi regalati dai 2 ettari e mezzo di suolo sabbioso calcareo in produzione dal 1982.
Peculiarità che ritroviamo accentuate nella verticale di annate della riserva di “Sudisfà” (2009-2006-2005), un’avvolgenza e un tannino più importante dati sia da un più lungo affinamento in legno rispetto ai 15-20 mesi di barrique/tonneau e botte da 50 hl del Prachiosso sia alle caratteristiche morfologiche del vigneto d’origine Braida, ammorbiditi e amalgamati con il passare degli anni ma ancora vivi e vegeti: grande freschezza e piacevolezza di beva nel 2005, meno immediatezza e complessità nel 2006. Ma la vera novità a conclusione di questo indimenticabile pomeriggio trascorso in casa Negro è stato degustare per la prima volta il “San Bernardo” nella sua prima annata 2009, il tassello che arricchisce l’azienda di un Roero nettamente diverso.
L’ultimo nato in casa Negro ha origine dall’omonimo vigneto preso in affitto a Magliano Alfieri, comune che sorge su una delle zone più antiche del Roero, su un terreno formato da almeno il 40% di argilla, composizione che regala al vino un’eleganza, morbidezza e balsamicità particolari, complessità che si possono più facilmente riscontrare in un Barbaresco.

 

Luciano Pavesio

Esordi giornalistici nel lontano 1984 nel mondo sportivo sul giornale locale Corriere di Chieri. La passione per l’enogastronomia prende forma agli inizi degli anni ’90 seguendo la filosofia e le attività di SlowFood. Ha frequentato corsi di degustazione e partecipa a numerosi eventi legati al mondo del vino. Le sue esperienze enoiche sono legate principalmente a Piemonte, Valle d'Aosta, Alto Adige e Friuli. Scrive e collabora a numerose riviste online del settore; è docente di corsi di degustazione vino ed organizzatore di eventi.

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