Champagne Grand Rosé Brut Gosset

Non sempre, nella storia dello champagne, si riscontrano radici storiche che risalgono a lungo nel tempo. Gosset è la più antica azienda produttrice di vino al mondo. Pierre Gosset, infatti, produceva vino in Ay fin dal 1584, principalmente rosso. A quei tempi esistevano solo due vini capaci di contendersi l’onore di essere portati sulla tavola del re di Francia: il vino di Ay e il vino di Beaune, qualche centinaio di leghe più a sud, prodotti entrambi con le stesse uve, pinot nero e chardonnay. Quello di Ay si conquistò una tale rinomanza che Francesco I decise di costruire lassù una propria cantina, quella stessa che oggi è di proprietà della maison Champagne Gosset. Quando le prime bottiglie di Dom Pérignon ottennero i primi successi, nel XVIII secolo, il mondo del vino di Ay divenne tumultuoso, cominciò una lunga storia di esperimenti e di investimenti, agli inizi frutto di enormi sacrifici non ricompensati, ma da subito la famiglia Gosset credette nello champagne e decise di produrlo. Da allora questa maison ha sempre cercato di profondere il massimo dei suoi sforzi nella produzione di champagne, tanto che ancora oggi una parte delle lavorazioni dei vini che formano le cuvées ha luogo in tini di legno, si usano ancora delle bottiglie di vecchio stampo (perfino la forma delle bottiglie risale agli inizi della produzione) e non viene effettuata alcuna fermentazione malolattica, preservando così il pregiato acido malico che conferisce ai vini il naturale aroma fruttato. Anche tutta la fase di eliminazione dei depositi di fecce sul tappo iniziale viene ancora effettuata a mano, come è stato sempre fatto. Una delle produzioni più antiche, almeno per questa casa, è rappresentata dallo champagne rosé, molto amato dai Francesi. In Italia tutti i rosati in genere soffrono di scarso successo presso il largo pubblico, tanto che se ne produce infatti solamente l’1%, figurarsi i rosati con le bollicine… ma in Francia la cultura dell’abbinamento del vino con le giuste pietanze si sviluppa da secoli e lo champagne rosé ha un posto preciso a tavola e non solo come aperitivo.
Lo Champagne Grand Rosé Brut che ho degustato è stato prodotto da cuvées delle vendemmie 2014 che sono state fatte con il 50% di chardonnay, il 42% di pinot noir dei villaggi di Avize, Chouilly, Villers-Marmery, Verzenay e con l’8% di pinot noir dei villaggi di Bouzy e Ambonnay. Questo champagne rimane a maturare sui lieviti per 36 mesi, per poi essere sboccato, degorgiato e imbottigliato con un dosage di 8 g/l.
Il colore è rosa salmone brillante con riflessi color lampone e il pérlage è molto fine e di lunga permanenza. Il bouquet è fine, delicato, predominano i piccoli frutti rossi come fragoline, ribes, lamponi e susine, con leggere sfumature di biscotto e di cannella. È molto ben equilibrato, perfettamente bilanciato, vivace e al contempo raffinato.
Aperitivo per eccellenza e perfetto vino d’alcova, accompagna splendidamente i paté casalinghi a base di coniglio, il pollame grigliato, gli stuzzichini di pesce, ma anche formaggi erborinati e dessert di piccoli frutti rossi in gelatina e torte a base di piccoli frutti rossi e neri. Una stravaganza? Il cosciotto di montone arrostito allo spiedo, ma non insaporito col rosmarino bensì con il mirto… un bel concorrente, non c’è che dire, per i blancs de noirs.
Servitelo a 8 °C in secchiello con acqua e ghiaccio. Anche se può durare ancora, è meglio coglierlo nei primi 3 o 4 anni se mantenuto in orizzontale in cantine a 12 ºC.
Mario Crosta
Tipologia: AOC Champagne rosé
Vitigni: 50% chardonnay, 50% pinot noir
Titolo alcolometrico: 12%
Produttore: GOSSET
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 40 a 60 euro



