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Il Dolcetto di Ovada: una degustazione singolare per discutere sulla fisionomia di un vino

Vigne Casa Wallace
Vigne Casa Wallace

Lo scorso 29 Settembre 2018, in occasione della manifestazione Ovada incontra le Langhe, tenutasi presso Casa Wallace, si è svolta durante la mattinata un laboratorio aperto sull’Ovada DOCG.
Occasione davvero unica, stimolante e innovativa, ritrovarsi con tanti colleghi e amici degustatori e giornalisti per discutere sulla fisionomia del vino Dolcetto.
L’idea di tale incontro è nata dal desiderio dei produttori del Consorzio Tutela Ovada Docg, di mettersi in discussione e di voler tracciare il profilo di questa denominazione, oggetto di discussione di tante firme storiche del vino, che nell’ultimo ventennio è stata messa in ombra.

Veduta sulle vigne da Casa Wallace
Veduta sulle vigne da Casa Wallace

Questo laboratorio di degustazione giunge in un momento storico in cui la critica enoica si è ritrovata a occuparsi dei vini legati alla riscoperta dei territori.
Per parlare di Dolcetto di Ovada è quindi interessante accennare alla letteratura storica, dove è curioso constatare la peculiare e attenta descrizione del territorio e del clima delle colline dell’Alto Monferrato. Basti pensare al Gallesio che diceva: “I più stimati [dolcetti] sono quelli d’Ovada e dei suoi contorni…pare che il clima di quelle colline sia il più appropriato alla natura di quest’uva, mentre essa vi matura perfettamente senza che cadano gli acini, come avviene nei paesi meridionali e vi acquista un grado di perfezione a cui non giunge in verun altro luogo”; o la fotografia fatta dal Veronelli che ne parlava come “vino [il Dolcetto a Ovada] che (a differenza del normale dolcetto che ama essere bevuto giovane) per le caratteristiche particolari del clima e la natura del terreno, gradisce un invecchiamento anche prolungato come altri più conosciuti vini del Piemonte”; non da ultima la puntuale descrizione del Soldati, quando nel suo viaggio del vino incontrò Pino Ratto e il Dolcetto ovadese di cui racconta che “non ha veramente nulla [il dolcetto a Ovada] del dolcetto delle Langhe…lo si distingue da maggior profumo, maggiore gradazione, maggiore densità e una maggiore possibilità di invecchiamento”.

Ovada incontra le Langhe

In questi ultimi anni si è dunque tornati a occuparsi di vini legati ai territori, soprattutto di quelli più a margine, con la scoperta fisica di vigne vecchie e zone vocate alla viticoltura e Ovada e il suo Dolcetto fanno parte di questi luoghi da riportare in luce. Bisogna partire prima di tutto dalla geografia della zona, perché è importante conoscere dove ci si trova; siamo di fronte a un territorio ricco di richiami turistici, storici e paesaggistici, con i tanti castelli medioevali che dominano molti centri abitati, le tante abbazie e le vallate dai caratteristici e incantevoli panorami. Ci troviamo in un’area con una ricchezza di biodiversità incredibile.

Colleghi di degustazione: Maurizio Gily, Fabrizio Pracchia e Jonathan Gebser
Colleghi di degustazione: Maurizio Gily, Fabrizio Pracchia e Jonathan Gebser

Il dolcetto è il vitigno Piemontese della fascia preappenninica che unisce la collina del Sud Piemonte con l’Appennino, varietà che era coltivata dall’Alta langa fino alla valle Scrivia. Le uve bianche in Piemonte erano molto poche e tra le uve tradizionali il dolcetto era tra le più precoci e si prestava a essere coltivato in altura. Pian piano, in seguito all’abbandono della montagna (parliamo dell’area dell’Alta Langa e di alcune valli appenniniche come la zona dell’acquese) e alla sua sostituzione con l’uva moscato – trainata dall’industria dell’Asti – ha perso peso; anche nel territorio delle Langhe ha subito la concorrenza del Nebbiolo, richiesto maggiormente dalle dinamiche di mercato.

Masterclass Ovada

La rottura di questa “cintura” ha portato all’isolamento di due zone, due enclave, dove il Dolcetto è rimasto quasi senza concorrenti. Ovada e Dogliani, come in una sorta di selezione naturale, vengono individuate come zone dove questo vitigno dà il meglio di sé.
L’Ovadese è un territorio aspro con colline ripide, marne bianche e compatte che troviamo anche nelle costruzioni della zona, è importante la presenza di grandi aree boschive che portano freschezza, senza dimenticare la presenza del corso del fiume Orba, che lambisce il paese di Ovada.

Ovada DOCG

La situazione climatica e le condizioni di un terreno molto particolare da cui il Dolcetto trae il suo giovamento con piovosità e spesso innevamento invernale, gli donano queste caratteristiche di longevità che non troviamo di frequente altrove.
Il Dolcetto ha senza dubbio la vocazione di vino quotidiano, il che non lo esclude, dal proporsi come un prodotto di longevità e maturità; ha una ambivalenza proficua, un carattere un poco duro ma estremamente vivo e gustoso, tal volta da giovane può rivelarsi scorbutico e bisognoso di riposo. Altro aspetto non trascurabile è l’importanza del colore che si differenzia dal Nebbiolo e dal Barbera, risultando molto intenso e più stabile nel tempo, con una sfumatura che tende al porpora e al viola.
Per l’occasione, in seguito a una preselezione di trentacinque campioni bendati dalla 2016 alla 2002, ne sono stati selezionati 12, validi per fotografare il Dolcetto nelle sue fasi evolutive.
La degustazione ha visto l’assaggio di due fasi, quella giovanile e quella dell’evoluzione, pertanto si sono succedute 4 batterie da 3 vini ciascuna per individuare lo stato dell’arte e per ritrovare i criteri e le linee guida per comprende il Dolcetto.

Prima e seconda batteria

Come primo campione è stato selezionato il Dolcetto d’Alba 2017 Sordo, un Dolcetto senza dubbio che ha una espressione fresca e floreale e al palato un sorso più scattante, ma solo per evidenziare la differenza espressiva con le referenze ovadesi.
Come secondo campione è stato servito l’Ovada 2016 Casa Wallace, azienda biodinamica, il cui Dolcetto viene vinificato in tini di legno e affinato in botti. All’assaggio esprime una spina dorsale molto vivida e una schiettezza fruttata al centro bocca davvero interessante.
Il terzo vino è l’Ovada Celso Cantina Boccaccio 2016, prodotto da fermentazione spontanea, senza dubbio un vino di più facile approccio, caratterizzato da un colore rubino intenso e da un bouquet di frutta rossa fragrante, con sfumature di spezie. Al palato ha una buona struttura, con frutto maturo, una piacevole freschezza, scorrevole e con un bel finale sapido.
Si passa alla seconda batteria con l’Ovada 2015 Cascina Gentile, un vino dal carattere territoriale, di grande personalità e con una continuità espressiva naso/bocca. Si prosegue con l’Ovada Riserva “Ottotori” 2015 Forti del Vento, un vino che ha decisamente conquistato  molti dei presenti. Anche qui siamo di fronte a una azienda che lavora in biodinamica, il risultato è un vino di grande dinamicità, energetico, dove il tannino è presente ma perfettamente integrato, di grande potenza ed eleganza.
Ultimo della seconda batteria è l’Ovada “Rayà” 2015 Montebello, un vino che si discosta dai precedenti, un vino che sembra meno espressivo del suo territorio di riferimento.

Altri vini in degustazione

Nella terza batteria è possibile confrontare tre annate diverse, si parte con l’Ovada Vigna Steira 2015 Rocco di Carpeneto, anche qui siamo di fronte a un’azienda vitivinicola a conduzione biologica, in cantina vengono utilizzati esclusivamente i lieviti indigeni e i vini non subiscono filtrazioni, con uso della solforosa nettamente inferiore ai limiti previsti dal disciplinare. Un vino di grande piacevolezza, con note di ciliegia e lampone, a cui si uniscono intriganti note balsamiche di alloro. Il sorso è materico e sorretto da un’acidità che dà slancio e finezza, un vino succoso e persistente. Si passa all’annata 2013 con l’Ovada “Gherlan” Castello di Grilliano, un vino dove emergono sentori di ciliegia e mora, a cui fanno seguito note floreali e tinte speziate. Buona struttura e sapidità gustativa.
L’Ovada “Losna” 2012 Rocco di Carpeneto chiude la terza batteria. Un vino di grande espressività, elegante e profondo, con una trama fruttata dove si evidenziano sentori di mirtillo e ribes, a cui si aggiungono leggere venature di liquirizia e rabarbaro. All’assaggio ritorna il frutto accompagnato da una gradevole speziatura e balsamicità, persistente e lungo.
Quarta e ultima tripletta composta dall’Ovada “Bocassa” 2011 La Signorina, anche qui l’azienda lavora in biologico, nel calice ritroviamo un vino piacevole, con note succose di frutti di bosco e ciliegia; caldo e avvolgente al palato.
Segue l’Ovada 2010 La Valletta, dalla trama elegante e coinvolgente. Un vino di luce ed energia, distinto da grande bevibilità e integrità gustativa ed olfattiva, ampio e tannini di grande finezza.
Chiude la selezione il Dolcetto di Ovada Superiore 2004 Ghera, un vino dai richiami floreali di viola, con successivi cenni fruttati di ciliegia. Integro al palato con una acidità ancora ben presente.
Si chiude la sessione con maggiore consapevolezza di questo splendido territorio e dei vini Dolcetto che da esso derivano, sorprende il numero non indifferente di aziende biologiche. In linea generale si è riscontrata la dinamicità di questi Dolcetto ovadesi, di grande autenticità e ottimi compagni della buona tavola.

Dolcetto d’Alba 2017 Sordo @@+
Ovada 2016 Casa Wallace @@@@
Ovada “Celso” 2016 Cascina Boccaccio @@@
Ovada 2015 Cascina Gentile @@@@+
Ovada Riserva “Ottotori” 2015 Forti del Vento @@@@+
Ovada “Rayà” 2015 Montebello @@
Ovada Vigna Steira 2015 Rocco di Carpeneto @@@@@
Ovada “Gherlan” 2013 Castello di Grilliano @@@+
Ovada “Losna” 2012 Rocco di Carpeneto @@@@
Ovada “Bocassa” 2011 La Signorina @@@@
Ovada 2010 La Valletta @@@@@
Dolcetto di Ovada Superiore 2004 Ghera @@@+

Fosca Tortorelli

Fosca Tortorelli

È Sommelier e Degustatrice ufficiale A.I.S. rispettivamente dal 2003 e dal 2004; ha sviluppato nel suo lavoro di dottorato in Industrial Design, Ambiente e Storia, la tesi sperimentale dal titolo “Reinterpretare le Cellae Vinariae. Ambiente, Processo, Produzione” e una successiva pubblicazione in collaborazione con la Prof. Muzzillo F. dal titolo “Vitigni del Sud: tra storia e architettura” (Roma Natan Edizioni, 2012). Ha conseguito il Master Sommelier ALMA-AIS (luglio 2016) presso ALMA a Colorno (Parma). Fa parte dei Narratori del Gusto e insieme al Centro Studi Assaggiatori di Brescia partecipa a panel di degustazione di rilievo nel settore enogastronomico. Fa parte anche dell’associazione Donne del Vino, ha scritto sulla rivista l’Assaggio, oltre che su diverse testate registrate e ha preso parte alle degustazioni per la Guida Vitae, per la guida Slow wine 2017 e per la guida Altroconsumo. Dal 2018 è giornalista pubblicista.

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