L’ARMANGIA – Azienda Agricola di Giovine Ignazio
Indirizzo: Regione San Giovanni, 122 – 14053 Canelli (AT)
Tel.: +39 0141 824947
Fax: +39 0141 824947
Sito: L’ARMANGIA
Email: info@armangia.it
laVINIum 11/2020
Chiunque conosca Canelli sa bene che rappresenta uno dei fiori all’occhiello della produzione del Moscato, tanto da avere dato il proprio nome a una delle tre sottozone del disciplinare Asti DOCG (qui è nato lo spumante italiano nel 1865 grazie a Carlo Gancia). In questo territorio storicamente vocato alla viticoltura risiede L’Armangia, azienda a conduzione familiare che Ignazio Giovine gestisce con la moglie Giuliana.

Ignazio è enologo, ma non si limita ad applicare metodi e protocolli, il suo obiettivo è lavorare per ottenere vini nel rispetto dell’ambiente e in grado di trasmettere tutte le loro migliori qualità. Per lui il biologico non è una questione di marketing ma una precisa filosofia, consapevole che il vino è prima di tutto alimento, è giusto quindi che sia il più genuino possibile, a prescindere dall’ottenere certificazioni.
Basta camminare tra i vigneti per rendersi conto di quanta vita c’è sopra e sotto il suolo, la biodiversità regna, come è giusto che sia, lo scopo di Ignazio è quello di impattare il minimo possibile con l’ambiente; 24 anni di inerbimento permanente sono serviti a mantenere in vita tante specie diverse, sia erbacee che animali, compresi funghi e batteri che vivono nel sottosuolo e rappresentano un indice del grado di salute del terreno.
Ogni tanto viene usato il sovescio e qualche concimazione organica, il resto lo fa il suolo; con il giusto livello di fertilità e la produzione di humus necessario a custodire le riserve d’acqua per i periodi più difficili.

La storia aziendale nasce molto tempo prima, già nel 1600 la famiglia risiedeva a Canelli e si occupava di bestiame, un secolo dopo possedeva vigneti sulle colline di Sant’Antonio a Canelli e dal 1850 iniziava a produrre vino che veniva venduto in Italia ma anche in Brasile e Argentina, grazie alle emigrazioni piemontesi in quei Paesi.
Con il passare dei decenni la famiglia mantenne l’attività agricola gestendo vigneti di proprietà e acquistando uve da terzi. Nel 1988 arriva Ignazio, sotto lo stimolo di papà Giuseppe, che decide di dare una svolta importante all’azienda, puntando alla massima qualità per ridare lustro a Canelli come area ideale per la produzione del Moscato e liberarsi dell’immagine prodotta da decenni di attività industriali.
Da qui la scelta di darle il nome “L’Armangia”, che in dialetto piemontese significa “rivincita”; acquista nuovi terreni anche fuori Canelli e nel 1993 inizia la produzione dei propri vini, dapprima bianchi fermi (Chardonnay e Sauvignon) e poi Moscato e Barbera.

Per comprendere meglio la filosofia di Ignazio, vi invito a leggere la recente intervista che gli ha fatto la nostra Fosca Tortorelli. Riporto un passaggio molto interessante: “Non basta imbottigliare un qualcosa di buono, occorre portare nella bottiglia valori immateriali che facciano la differenza fra un vino anonimo e uno espressivo, che resti ben impresso nella mente di chi lo beve. Io sono viticoltore ed enologo e cerco di essere vignaiolo, se merito l’appellativo o no non sta a me dirlo. Di certo non mi dispiacerebbe“.
Attualmente Ignazio e Giuliana gestiscono oltre 10 ettari suddivisi fra Canelli, Moasca, San Marzano Oliveto e Castel Boglione, con l’aiuto dei loro storici collaboratori Vangel e Dusko. Le due varietà principali sono il moscato e la barbera, ma ci sono anche altri vitigni ripartiti nei diversi vigneti:

Castellero: è un gruppo di vigne contigue ma dalle caratteristiche differenti per terreno, esposizione e clima. La parte centrale è esposta a sud/sud-est, ben assolata soprattutto la mattina, su suolo calcareo costantemente ventilato, qui dimorano moscato e sauvignon; nella vigna Veraldi, esposta tutta a sud, troviamo un suolo più argilloso con meno calcare, dove sono impiantati nebbiolo, cabernet sauvignon e merlot.
Guardano sempre a Sud le vigne più occidentali, meno ventilate ma con terreni asciutti e composti di calcare e argilla in parti più o meno uguali. Caratteristiche ideali per un vitigno tardivo e in grado di reggere bene il caldo come la Barbera.
Pozzetto e Muda: ci spostiamo a Moasca, queste vigne sono in parte sul versante ovest/sud-ovest e in parte sul versante est/nord-est. Il vigneto Pozzetto è stato impiantato nel 1976, coglie tutto il calore solare nelle ore pomeridiane e si distingue per il colore del terreno più rossiccio, dovuto a una maggiore presenza di argilla con componenti gessose. Anche qui è stata impiantata la barbera.
Il Muda invece è esposto prevalentemente a levante, su suolo sabbioso e calcareo con intarsi d’argilla, povero di sostanza organica, anch’esso ideale per la Barbera; la parte più alta è impiantata ad albarossa.

Braglia: questo vigneto impiantato nel 1989 è situato sulla collina di Sant’Antonio a Canelli, esposto a nord-ovest su terreno argilloso-calcareo, discretamente ventilato e con un lungo tempo di esposizione alla luce solare. Qui dimora lo chardonnay.
Pratorotondo: nel vigneto più grande dimora lo chardonnay dal lontano 1978 con cloni a bassa produttività ed elevata resa acida; è esposto a nord-ovest con una significativa pendenza del 10%, sempre sulla collina di Sant’Antonio. Il terreno è limoso-marnoso a forte alcalinità, ben drenato e povero di sostanza organica.
Illuminazione prolungata a causa del basso profilo orografico circostante, ma con buona e costante ventilazione.
Terreno limoso/marnoso a forte alcalinità, molto drenante e povero di sostanza organica.
La seconda vigna, di modeste dimensioni, è stata impiantata nel 1999 a merlot e freisa.

Vignali o dell’Americano: sono due vigneti a barbera, impiantati nel 1934 e nel 2002 a San Marzano Oliveto. Esposti a est/sud-est con pendenza che sfiora il 10%, su terreno che varia dal calcareo-sabbioso all’argilloso-calcareo, con presenza importante di marne grigie, mediamente drenante, ventilato e povero di sostanza organica in profondità.
‘D Giuanin: altro vigneto di barbera, impiantato nel 1991 in Località Gianola a Castel Boglione, a circa 300 metri di altitudine, esposto a ovest con pendenza del 15% su terreno argilloso-calcareo.
Ritano: qui torniamo al moscato, sempre sulla collina di Sant’Antonio a Canelli, impiantato fra il 1950 e il 1997, esposto a sud su terreno sabbioso e calcareo, ben assolato.
| Vini degustati | Annata | Prezzo | Voto |
|---|---|---|---|
| Piemonte Chardonnay Pratorotondo | 2019 | da 10 a 15 euro | @@@@ |
| Piemonte Rosso Pacifico | 2017 | da 15 a 25 euro | @@@@ |
| Barbera d'Asti Sopra Berruti | 2018 | da 10 a 15 euro | @@@@ |
| Monferrato Bianco EnnEEnnE | 2019 | da 10 a 15 euro | @@@@ |
| Moscato d’Asti Canelli | 2019 | da 7,5 a 10 euro | @@@@ |
| Nizza Titon | 2017 | da 15 a 25 euro | @@@@@ |
| Nizza Vignali Riserva | 2016 | da 25 a 50 euro | @@@@@ |
| Piemonte Chardonnay Robi & Robi | 2018 | da 15 a 25 euro | @@@@@ |
| Mesicaseu Bianco da uve stramature | s.a. | da 15 a 25 euro | @@@@@ |