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Barbera d’Asti Sopra Berruti 2018

Barbera d'Asti Sopra Berruti 2018 L'ArmangiaDegustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 11/2020


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: barbera
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: L’ARMANGIA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Quando un musicista esegue un brano, anche non suo, lo interpreta con il suo tocco, la sua sensibilità, ne coglie sfumature che magari ad altri sono sfuggite, insomma lo fa suo. Più il musicista ha personalità e più ogni sua esecuzione lascia in qualche modo il timbro del suo passaggio, una serie di elementi che lo rendono riconoscibile fra milioni di altri che usano il suo stesso strumento.
Questo avviene anche con il vino, quante volte vi è capitato di assistere a un cambiamento più o meno percepibile al solo passaggio dell’attività produttiva dal genitore al figlio? Due figure appartenenti alla stessa famiglia, eppure qualcosa cambia, questo perché la mano e la visione sono inevitabilmente diverse, così il “timbro” cambia, anche se la vigna è la stessa e il processo di cantina è il medesimo.
Lo so, molti di voi potrebbero obiettare che i fattori del cambiamento possono essere molteplici, verissimo, lieviti diversi, annate diverse, età delle viti e delle botti. Ma anche questo lo possiamo rilevare in campo artistico, nessun pianoforte è uguale all’altro, non tutti gli artisti pretendono di suonare solo al proprio strumento, tanti si adeguano a quello fornito dall’organizzazione del concerto. Eppure come iniziano a suonare, il loro marchio di fabbrica emerge ugualmente.
Tutto questo per dire che, a mio avviso, i vini di Ignazio Giovine, sono di Ignazio Giovine, hanno il suo timbro, esprimono il suo linguaggio, e si sente. Certo, anche quello del territorio, della vigna, del microclima, ma la mano conta un casino, più di quanto potremmo immaginare. Ed è un linguaggio che a me piace molto, schietto, diretto, pulito, con una sua musicalità, una tonalità ben precisa con cui il liquido nel calice inizia a comunicare.
Questa Barbera, ad esempio, ha quella stessa energia, quegli stessi accenti che ho trovato negli altri, qui si riallaccia a quelle della tradizione, fresche, con una beva accattivante, ma con in più quel lavoro di cesello che asseconda, affina, perfeziona, con delicatezza, rispettando la materia; il risultato è un vino gustosissimo, con l’acidità in armonia con il frutto, tannino appena percepibile, idealmente rappresenta il trait d’union fra il passato e il futuro della Barbera, non c’è che dire. Frutto di un lavoro di ricerca, tra Canelli e Moasca, per ottenere profumo, colore, struttura e morbidezza, in sintonia, con il contributo del legno per un 30% del prodotto.
Chiama i formaggi e i salumi a tutto spiano, ma io la berrei pure con una minestra di ceci e costine, una zuppa di cipolle con la toma stagionata, forse non sfigurerebbe anche con le grive, piatto tipico langhetto, il cui nome è legato ai tordi, ma in realtà si tratta di piccoli fagotti ripieni di fegato e coscia di maiale mescolati con altri elementi come il ginepro, il pepe, il grana, la noce moscata, le uova, molto gustoso.

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