Chardonnay Reserva Pozdní Sběr 2013 Piálek & Jäger

Avevo già parlato in un →articolo precedente di un buon vino di Mikulov, nella Repubblica Ceca, tra Vienna e Brno, sulla strada dei miei viaggi in auto tra Polonia e Italia. Anche qui non c’è più la “cortina di ferro” e queste colline, un tempo traboccanti di carri armati, sono diventate la meta di tanti turisti che provengono soprattutto dalla vicina Vienna, a una novantina di km di distanza, percorrendo la nuovissima autostrada che continua ad allungarsi. Queste terre di confine non hanno più l’aspetto lugubre di una trincea della guerra fredda e, dall’ingresso della Repubblica Ceca nell’Unione Europea, hanno cominciato a respirare l’aria serena del turismo, con i paesini di campagna che brulicano finalmente d’iniziative e dove si trovano dei posticini piacevoli per riposare, ristorarsi e degustare i migliori vini locali. Ai piedi di queste pittoresche boscose alture che appartenevano un tempo alla Grande Moravia c’è, infatti, una delle zone vitivinicole più antiche e generose dell’Europa centrale.
Qui sono stati trovati dei fossili di vitis vinifera risalenti al Terziario, anche se la produzione di vino è cominciata nel V secolo a.C. con i Celti e si è sviluppata soltanto nel III secolo d.C. con l’arrivo delle legioni dell’imperatore romano Marco Aurelio Probo, che piantarono vigneti dovunque oltre il Danubio, dalla Galizia alla Pannonia. Nonostante la spartizione di questa regione fra la Repubblica Ceca e la Slovacchia, di qua e di là del confine la tradizione enologica è sempre stata la caratteristica di fondo comune a tutti i vini di una parte delle aree vinicole di quella che fu la Grande Moravia (Znojemská, Mikulovská, Velkopavlovická, Slovácká) che si trovano comprese nel territorio ceco. Si percepisce una certa impronta dei singoli terroir nello stile di fondo e nel finale di questi vini, ma è appena accennata e si nota anche nei vini della Malokarpatská in Slovacchia. Non è azzardato, infatti, affermare che il motore di questa orgogliosa tipicità morava, noncurante delle frontiere, si trova a Bratislava, la capitale slovacca, dove molti giovani diplomati cechi vanno a studiare alla facoltà di Enologia e poi tornano a lavorare in patria con le scarpe grosse, il cervello fino e il buon viatico del professor Fedor Malik.
Un’altra usanza comune è sopravvissuta all’imposizione dei nuovi confini: nelle annate giudicate eccezionali i vitivinicoltori moravi accantonano una parte delle bottiglie nella profondità delle cantine più antiche per non venderle subito, ma soltanto a lungo termine, dopo qualche anno, lustro o decennio. Sono gli archívní vina, i vini d’archivio. Qualcuno pensa che siano soltanto rossi? Si sbaglia. Qui non soltanto i rossi sanno invecchiare, ma anche i bianchi. La passione per i vini bianchi molto maturi è un’eredità asburgica (il nostro Giorgio Grai in Alto Adige ne ha sempre saputo davvero più di qualcosa) e qui si è miracolosamente mantenuta fino ai nostri giorni la benemerita scelta del produttore di conservare in condizioni ideali presso di sé i migliori vini per il piacere dei futuri acquirenti, piuttosto che perseguire l’immediato guadagno. Un fascino d’altri tempi. Mi è capitato di bere da poco i Rulandské bilé (pinot bianco) del 1979 e del 1983, i Müller Thurgau del 1980 e del 1990, i Rizlink vlašský (riesling italico) del 1947 e del 1983, i Sylvánské zelené (silvaner) del 1976 e del 1984. In trance… ovvio!
Vale la pena di visitare i migliori cru del territorio, perché significa girovagare per queste colline moreniche molto arrotondate, sia per il tipo di paesaggio dai grandi silenzi sia per la sua natura bucolica e un po’ selvatica, che sa d’antico. Le trattorie e le pensioncine di campagna non mancano proprio nel bacino del fiume Dyje (Thaya in Austria). Quando mi capitava di attraversare il confine anche di notte e cercavo di farlo ai valichi meno affollati, come quello di Hnanice sulla strada 413 da Retz a Znojmo, ne avevo due come riferimento prima del fiume a Nový Šaldorf: la Penzion u Tří Jasanů e la Pension Blanka. Oltre a della buona carne da bovini allevati a erba e fieno e basta, in questo paese in piena campagna si trovano salsicce e insaccati di fattura artigianale e con significativi miglioramenti per quanto riguarda la pulizia e l’igiene dell’alloggio.
È qui che ho conosciuto, e non poteva essere altrimenti, una piccola cantina che oggi riunisce due ragazzi del posto, avviati prima su strade ben diverse, in una comune passione. È successo che nel 1998 è morto Cyryl, il nonno del giovane ingegnere di belle speranze Kamil Piálek, e non c’era nessuno, ma proprio nessuno, che voleva occuparsi delle sue vigne tanto piccole e della sua cantina scavata nella roccia da circa tre secoli. Dopo sei lunghi anni di “m’ama, non m’ama”, vale a dire “faccio, non faccio”, Kamil, bene o male, ha deciso nel 2004 di non buttare questo tesoro dalla finestra e di metterci un po’ d’olio di gomito. Solo, soletto, ma determinato. Sette anni dopo, nel 2011, ecco la svolta: una nuova società costruita insieme con l’enologo Jaroslav Jäger, già famoso fra la gioventù locale per le sue grigliate di porcetti con degustazione di vini davanti alla sua cantinetta. Il logo prescelto ricalca lo stemma attribuito alla famiglia di Kamil dall’imperatore Federico II di Svevia. Le 3.000 bottiglie iniziali sono diventate 40.000, dalle uve di poco più di 3 ettari propri e da quelle di alcuni fidati vicini, con altre quattro cantinette a Dobšice che si sono aggiunte a quella molto più antica di Nový Šaldorf.
Non fanno parte del movimento ceco degli →autentisté del vino naturale, perché anche se praticano la tecnica di vinificazione più antica, classica, degli antenati, lo fanno con le tecnologie più avanzate; i loro vini nascono dalla fermentazione spontanea e sono vinificati senza forzare nulla, ma sono anche più leggeri, freschi e trasparenti, secondo lo stile moderno. Il loro Chardonnay reserva pozdní sběr 2013 proviene dalla vendemmia tardiva della vigna “kravi hora” (montagna della mucca), vinificato sur lie per un anno intero, una parte in acciaio e l’altra in botti di rovere. Ha un colore dorato e un complesso bouquet di aromi: confetto da sposa, un po’ di panna, pepe bianco, spezie dolci, pannocchia al vapore e (ricordando la Sardegna) oserei dire anche ricotta mustia di pecora. Ha un fruttato così delicato che appare proprio lontano, ma chilometri, dalle versioni forzate degli Chardonnay del Nuovo Mondo. La sua acidità è rinfrescante e in bocca si sentono anche la nocciola e la sabbia pulita bagnata.
Gustoso con anguilla marinata, trota alla mugnaia oppure in salsa di mandorle o di noci, con la carpa (spurgata prima a tranci in aglio e aceto) in gelatina oppure impanata. Sul posto è indicato con le frittelle di patate grattugiate (cmunda) o con un tortino di miglio, pane, funghi, uova e spezie (jahelník se houbami), nonché con i formaggi caprini. A un tiro di schioppo da Brno e dal suo famoso circuito. Fateci un pensierino.
Mario Crosta
Vinařství Piálek & Jäger
enoteca: periferia ovest di 67181 Nový Šaldorf 47/S, Repubblica Ceca
Archivio dei vini: periferia est di 67182 Dobšice u Znojma, ul. Dyjská, Repubblica Ceca
sito www.pialek.cz
e-mail: info@pialek.cz
cell. di Kamil Piálek +420.602.485993 e di Jaroslav Jäger +420.777.179462


