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Il Principe della Zolla

Gianni Brera - Il Doc San ColombanoScrivere di Gianni Brera, di “giôannbrerafucarlo”, potrebbe sembrare sostanzialmente fuori luogo, ma non certo per il ruolo che ha avuto nel mondo del giornalismo, e in particolare di quello che si occupa del “mangiarbere”. Il suo legame con la terra, le sue origini (pavese di San Zenone Po), la sua conoscenza di vini e cibo, di uomini, storie e prodotti, lo ha posto sempre in quel grande ed inimitabile luogo della critica gastronomica, insieme a Veronelli, Soldati, Piccinardi e a chissà quanti altri che sto dimenticando, che nessuno può mettere in discussione. Però, se a parlarne è uno come il sottoscritto, che non solo non ha conosciuto personalmente Brera, ma che lo ha visto all’opera sostanzialmente e solo in piccole e locali televisione lombarde, all’interno delle quali parlava e discuteva di calcio, con quel linguaggio “diverso” e strano, quasi ridicolo per me che ero anestetizzato già ai tempi ad urla, battibecchi e ad una prosa povera di neologismi, metafore, geniali intuizioni, quando si parlava del giuoco del rincorrere un pallone piuttosto che della fatica del pedalare un colle, allora sì che può sembrare disdicevole e fuori luogo.

Eppure in questi giorni mi sono immerso nella lettura di un volume che giaceva da qualche tempo sulla mia scrivania, dal titolo “il DOC San Colombano“, di Gianni Brera, con prefazione di Gualtiero Marchesi, edito nel maggio del 1999, quando il nostro era già morto da anni, ad opera del Consorzio Tutela Vino Doc di San Colombano al Lambro.
Un libro regalatomi da una persona che mi è cara e che risiede e lavora in questo piccolo lembo di terra, una piccola collina nel cuore del lodigiano, ma in provincia di Milano. Il libro non è solo un testo che scandaglia storia ed origini di questa poco nota, agli stessi milanesi, zona vitivinicola lombarda, ma una sorta di tributo ad un personaggio unico e forse irripetibile nel panorama del giornalismo italiano: alcuni suoi testi sul vino e la gastronomia di San Colombano al Lambro, Graffignana e Miradolo Terme, si mescolano a ricordi di personaggi che lo hanno conosciuto ed a testi del Consorzio che illustrano il territorio.

Il libro doveva essere molto più lungo e denso di aneddoti, immagini, ricordi, ma la prematura morte di Gianni Brera, nel dicembre del 1992, ha fatto slittare questa pubblicazione in anni successivi, nata per altro da un idea del nostro autore, di ritorno da un ristorante, il Caplanìa, carico di doni ricevuti, bottiglie di vino, salami, pancette che riempivano la sua auto e come ricorda Eugrigna, cioè Eugenio Grignani, disse subito: “Fai fare le fotografie e usciamo col libro il prima possibile: Culumbànn, du pass d’cà mia…mah! Domani con calma cominciamo ad assaggiare i vini, San Colombano mi intriga“.

Chi scrive di vino e dintorni, penso che spesso si ponga il dubbio di come comunicare sensazioni, emozioni legate a tutto ciò che ruota intorno al mondo del vino, nel modo migliore, personale, ma sempre con l’obiettivo di trasmettere qualcosa ad un ipotetico pubblico di riferimento: prima dicevo che in gioventù, quando sentivo Brera parlare in piccole trasmissioni locali, sia durante la settimana, che la domenica a partite terminate, mi sentivo totalmente spaesato nell’ascoltare un anziano signore con la pipa commentare in quel modo fuori dal coro le gesta degli eroi nazionali che catalizzano l’attenzione di milioni di italiani, la mia compresa.
Oggi, ovviamente, con una mia storia personale diversa, leggo parole come queste: “I dossi pettinati dal vignaiolo m’impongono un rispetto a queste terre domestiche che non sapevo“, oppure: “La favolosa verdea, uva da piluccare e magari compensare con micca fresca, viene aggredita e studiata dall’enologo: da vino filante, grasso, negato al mangiarbere, eccolo dopo quasi trent’anni nobilitato a vino bianco vivace, estroso, perfino sapido se ti allaga le papille“.
Ancora un fulmineo e calzante passo nel quale descrive un vignaiolo locale: “Il ragioniere Francesco Panigada è pura schiatta lombarda, rosso di carnagione, occhiceruleo, nasuto quanto basta, e cordialmente portato a filosofare“. Neologismi come “Banìnia”, per descrivere questa terra (i banini sono gli abitanti di San Colombano), autodefinizioni goliardiche come “Principe della Zolla”, alludendo al successo raggiunto partendo da San Zenone Po: “la bassa che più bassa non esiste ma che non cambierei con la Vetta d’Italia” e che in base a quella autoproclamazione affermava di avere il diritto “di nominare” i suoi Cavalieri, “esclusi colleghi e rompiscatole”, rendono affascinante anche per me, che continuo a non conoscere, questa figura mito del “nostro” mondo, quello di chi ama il vino e il cibo, ma che mi pone un interrogativo: quale è il limite di demarcazione tra una scrittura di cose, diciamo enogastronomiche, anche se il termine non mi piace, che voglia essere semplice, concreta, ma al tempo stesso mai banale e anche personale, originale, e una invece che basta a sé stessa, forbita, ma autoreferenziale, al limite ridicola, che non trasmette, ma rimane chiusa in sé stessa e nella propria dialettica?

Chiudo riportando un breve passo della bella prefazione del libro in questione, scritta da Gualtiero Marchesi, in riferimento al modo di scrivere di Gianni Brera: “Mi colpisce questa capacità di dire cose concrete, di essere scrittore di cose concrete, stirando la lingua, sfruttando ogni mezzo. Le sue sono radici lunghe: nel tepore della terra ha scavato chilometri di gallerie. È risalito nel tempo, ha frugato nei cassetti della storia, si è accalorato e stupito, scegliendo sempre, alla fine, la semplicità dei concetti generali, delle esperienze fondanti“.

Il volume “Il Doc San Colombano” non è in vendita; lo si può richiedere al:
Consorzio Volontario Tutela Vino Doc San Colombano
via Ricetto, 3 Castello Belgioioso – 20078 San Colombano al Lambro (MI)
tel. Fax 0371 898830 – E-mail: info@sancolombanodoc.it.
Il contributo di 12,91 euro verrà devoluto alle Associazioni di Volontariato di San Colombano al Lambro.

Alessandro Franceschini

Alessandro Franceschini

Giornalista free-lance, milanese, scrive di vino, grande distribuzione e ortofrutta, non in quest'ordine. Dirige il sito e la rivista dell'Associazione Italiana Sommelier della Lombardia, è docente in vari Master della Scuola di Comunicazione dell’università Iulm di Milano, è uno dei curatori della fiera Autochtona e collabora con testate come Myfruit, l'Informatore Agrario e le pagine GazzaGolosa della Gazzetta dello Sport. In passato, oltre ad aver diretto la redazione di Lavinium.com, ha collaborato con la guida ai ristoranti del Touring Club e con la guida ai vini de L'Espresso. È stato uno degli autori dell'Enciclopedia del Vino di Dalai Editore, del volume "Vini e Vignaioli d'Italia" del Corriere della Sera e del libro "Il vino naturale. I numeri, gli intenti e altri racconti" edito dalla cooperativa Versanti.

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