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COLLECAPRETTA – Azienda Agricola Mattioli Vittorio

logo_collecaprettaIndirizzo: Località Terzo la Pieve, 70 – 06049, Spoleto(PG)
Tel.: +39 0743 268529, +39 349 3151528
Fax: +39 0743 268529
Sito: www.collecapretta.it
Email: info@collecapretta.it


laVINIum – 09/2013
Era da tempo che desideravo conoscere di persona questa piccola azienda situata in località Terzo La Pieve, tra Montefalco e Spoleto. Casualmente giorni fa un’amica ristoratrice di Monterotondo, Maria Luisa Conrado (La Rocca del Gusto), mi racconta di esserci appena stata e di esserne rimasta folgorata.
Bene, decido di non rimandare più, approfittando il 20 settembre dell’evento Enologica Montefalco, dove la mattina mi attende la degustazione in anteprima delle nuove (ma anche vecchie) annate del Sagrantino Docg. Il tempo di un frugale pasto ed eccomi in viaggio per Terzo La Pieve, neanche mezz’ora di macchina e arrivo al n. civico 70.
Mi accoglie Anna, moglie di Vittorio, con la quale mi ero accordato per la visita. Prima di arrivare in azienda non ho potuto fare a meno di fermarmi lungo la strada e scattare qualche foto, il paesaggio merita davvero, territorio collinare ricco di vegetazione e di zone coltivate a olivi, vite, girasoli.
Anna mi racconta che la famiglia Mattioli ha sempre lavorato la vigna, le testimonianze documentate risalgono addirittura al 1870. Ma da sempre il vino veniva fatto per uso esclusivamente famigliare, disponendo veramente di piccoli appezzamenti. Il lavoro principale è sempre stato quello agricolo e di allevamento bestiame, tuttora esistente.
Solo nel 2005, dopo ripetute insistenze di amici e affezionati estimatori, avviene per la prima volta l’imbottigliamento vero e proprio del vino.
“Da sempre facciamo vino in modo naturale, esperienza tramandata di generazione in generazione, la nostra è una viticoltura semplice e rispettosa, niente pesticidi, erbicidi o diserbi, il terreno viene nutrito solo con il compost derivato dai nostri animali, seguiamo i cicli della Luna in campagna come in cantina, quando facciamo i travasi e l’imbottigliamento; non abbiamo macchinari particolari, non filtriamo il vino né aggiungiamo solforosa se non in casi di estrema necessità, i lieviti sono quelli che si trovano naturalmente sulle uve e in cantina, le fermentazioni sono spontanee e senza controllo della temperatura”.
“Abbiamo un’attrezzatura modesta ma non ci manca nulla: la pigiadiraspatrice, i contenitori in acciaio, le vasche in vetroresina, i contenitori di cemento e un paio di botti di legno da 500 litri non nuove, che usiamo per la nostra selezione e il merlot in purezza” – mi racconta Anna – “abbiamo anche l’imbottigliatrice e i vini li etichettiamo rigorosamente a mano”. Del resto la produzione è modesta, al momento circa 12 mila bottiglie annue, ripartite su una decina di etichette.
Già… la domanda sorge spontanea: ha senso fare così tante etichette disponendo di un quantitativo d’uva così modesto? La risposta è sì! La ragione è molto semplice, stiamo parlando di una piccola azienda che produce vino, olio, insaccati, non certo per arricchirsi, rifornisce principalmente la propria regione, anche se ultimamente, grazie anche ad occasioni di incontri e degustazioni, il tam tam ha stimolato richieste da ben più lontano… Ma io sono convinto che le piccole realtà produttive dovrebbero essere un punto d’attrazione, un invito alla visita sul posto e non all’acquisto in enoteca di una qualsiasi città.
E’ una questione di mentalità, di cultura, è normale trovare il lardo di Colonnata o i pistacchi di Bronte nei posti più sperduti come se la produzione fosse infinita? E quante persone sono mai state in queste due località e hanno potuto capire perché questi due prodotti sono tanto rinomati?
Mario Soldati lo sapeva bene, andare verso e non pretendere di avere tutto sotto casa, a meno che non si è disposti a farsi prendere in giro. Se vuoi capire il valore delle cose devi conoscere luoghi e persone, la loro storia, le loro tradizioni, la loro cultura. E questo ci aiuterebbe anche a ridimensionare la nostra assurda smania di avere tutto, in ogni stagione, in ogni momento, è la legge del consumismo.
E’ divertente andare in giro per la vigna e vedere come da un filare all’altro cambiano i vitigni, questa nella foto sopra è una barbera, portata qui dal Piemonte più di quaranta anni fa, ovviamente alcune piante sono vecchie altre sono state rimpiazzate, tutte confluiscono nel “Galantuomo”. Da notare che qui siamo a seicento metri di altitudine, c’è tempo prima che le uve siano belle mature…
La malvasia del Chianti è un altro vitigno importante in azienda, contribuisce alla produzione del “Buscaia” insieme alla malvasia di Candia.
La scelta di tutti questi vini è generata anche dalla volontà di fare prodotti che esprimano il carattere dei vitigni, e in vigna ce ne sono numerosi: le malvasie, il greco, il trebbiano spoletino per i bianchi; il sangiovese, il ciliegiolo, il merlot, la barbera e due soli filari di sagrantino per i rossi (quest’ultimo può essere allevato in proporzione minima in quanto al di fuori della denominazione di origine).
Da queste uve nascono i bianchi: “Buscaia” (malvasia del Chianti e di Candia), “Pigro delle Sorbe” (greco), “Vigna Vecchia” e “Terra dei Preti” (ambedue da trebbiano spoletino, ma il secondo si differisce per una macerazione sulle bucce che per la vendemmia 2012 è stata di tre giorni); poi c’è l’eccellente “Il Rosato” da uve ciliegiolo, che in realtà non è un vero rosato, in quanto le uve non hanno alcun contatto con le bucce, il colore proviene direttamente dalla polpa dell’acino.
Infine i rossi: non può mancare il tradizionale “Rosso da Tavola” (ottenuto da una miscela delle uve rosse aziendali, compresi due filari di sagrantino), poi c’è il “Lautizio” (ciliegiolo), “Il Burbero” (sangiovese 80%, ciliegiolo 10%, merlot 10%), “Le Cese” e “Selezione Le Cese” (ambedue da sangiovese, ma la selezione è un po’ la “Riserva” aziendale, che trascorre 2 anni in botti di cemento e 18 mesi in tonneau di quarto passaggio), Merlo Nero (merlot in purezza) e “Il Galantuomo” (barbera).
Tutto questo si traduce in quantità che vanno dalle poco più di 350 bottiglie del Rosato alle oltre 3200 del Vigna Vecchia.
La maggior parte di questi vini, quindi, è prodotta davvero in piccole quantità, ma vi assicuro che vale la pena fare il viaggio per conoscerli.
Personalmente, nel degustarne alcuni, ho avuto la sensazione netta di “entrare nella polpa dell’acino”, mai come in questo caso si può parlare di “espressione del vitigno”, anche se non è la sola ad apparire nell’assaggio, ma l’impressione generale è di una grande purezza espressiva, i vini sono diretti, puri, senza fronzoli o abili pratiche di cantina, parlano davvero la lingua della terra. Per chi, come me, ha abbastanza anni sulle spalle, richiamano antichi ricordi, umori e sapori di un tempo, ma anche un’energia del tutto nuova, non ci sono imprecisioni o leggerezze, i vini sono ben fatti e “digeribili”, un termine che andrebbe usato e valorizzato molto di più, soprattutto da chi scrive di vino e ha l’arduo compito di dare un parere e consigliare il lettore all’acquisto.
Il destino del nettare di Bacco è quello di dare piacere senza appesantire né la testa né lo spirito (!), di accompagnare il pasto, possibilmente esaltando le portate. E se la bottiglia resta vuota, allora vuol dire che il produttore ha fatto centro. In questo caso posso dire senza timore di essere smentito, che ha fatto l’en plein!
Vado via con la sensazione netta di aver passato un piacevolissimo pomeriggio, in compagnia di persone semplici che credono profondamente in quello che fanno, senza supponenza o la presunzione di essere superiori a qualcuno: Collecapretta è una piccola azienda collocata in un’area un po’ emarginata, vicina a Montefalco ma non abbastanza da poter rientrare nella denominazione, del resto Vittorio e Anna hanno da sempre coltivato altre uve, ma se a Montefalco trionfa il sagrantino, qui è il regno del trebbiano spoletino, una varietà che sta suscitando sempre maggiore interesse e che dimostra quanto il mondo dei trebbiani sia eterogeneo e a volte sorprendente.
Ma ora è il momento di far parlare i vini, io ne ho degustati sette, eccovi le mie impressioni.

 

Vini degustatiAnnataPrezzoVoto
Buscaia2012 da 10 a 15 euro @@@@
Il 2007 Selezione Le Cese2007 da 25 a 50 euro @@@@@
Il Galantuomo2012 da 15 a 25 euro @@@@
Il Rosato di Casa Mattioli2012 da 10 a 15 euro @@@@
Terra dei Preti2012 da 15 a 25 euro @@@@
Vigna Vecchia2012 da 10 a 15 euro @@@@
Vino Rosso da Tavolas.a.da 10 a 15 euro@@@

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