CANTINA DEL MANDROLISAI
Indirizzo: Corso IV Novembre, 20 – 08038 Sorgono (NU)
Tel.: + 39 0784 60113
Sito: www.cantinadelmandrolisai.com
Email: info@cantinadelmandrolisai.com
laVINIum – 03/2024
Il Mandrolisai è un vino a cui sono particolarmente legato per svariati motivi. Amo e dunque frequento la Sardegna da 25 anni non soltanto per ragioni prettamente familiari. Non ricordo una grande tavolata che si rispetti senza al centro posizionata, affianco all’immancabile porceddu avvolto nelle foglie del mirto, una bottiglia della suddetta Doc istituita nel 1981 e facente parte del territorio vitivinicolo compreso tra la provincia di Nuoro e quella di Oristano.

Con altrettanto affetto ripenso ad alcune frasi pronunciate dai miei suoceri, tra un piatto fumante di malloreddus e una fetta di salame di Irgoli o pecorino di Gavoi, i quali consideravano il Mandrolisai il vino della festa, un nettare tra i più pregiati dell’isola cara a Fabrizio De André e altrettanti artisti degni di questo nome. Tutto ciò riguarda il mio vissuto e in parte la mia infanzia, ahimè non sempre la percezione che si ha di uno specifico territorio corrisponde alla realtà in termini di fama o successo. Alludo alle tante peripezie, o se vogliamo difficoltà, incontrate lungo il corso dei decenni dalla Doc protagonista di questo articolo; le stesse che in parte riguardano anche altre denominazioni considerate ingiustamente “sconosciute” – aborro anche solo l’idea di pronunciare il termine “minori” – di gran parte delle regioni vitivinicole italiane.

Guarda caso sono le stesse che custodiscono una storia secolare se non millenaria, come ho avuto modo di apprendere studiando il territorio vitivinicolo sopracitato. Ringrazio a tal proposito la Cooperativa Agricola Cantina del Mandrolisai, la cui sede è a Sorgono (NU), considerata universalmente “memoria storica” di queste colline, per avermi fornito il materiale in gran parte, presumo, inedito. Dal 1950, quest’ultima, rappresenta una parte importante della viticultura sarda in quanto custode delle tradizioni, soprattutto riguardo l’allevamento della vite, e del patrimonio genetico di svariate cultivar autoctone quali: cannonau, muristeddu (chiamato anche bovale sardo) e monica. Le stesse che compongono l’uvaggio della Doc Mandrolisai, le cui uve vengono allevate nei comuni di Atzara, Desulo, Meana Sardo, Ortueri, Sorgono e Tonara in provincia di Nuoro, e nel piccolo borgo di Samugheo in provincia di Oristano. L’area in questione è caratterizzata da una fascia collinare piuttosto atipica, la stessa che fa preludio alla Barbagia di Belvì e a quelle che saranno le alture del Gennargentu, mediando il passaggio dalla pianura occidentale. I terreni sono formati principalmente dal disfacimento dei graniti e quello degli scisti, quest’ultimi nella parte più meridionale. Hanno buona tessitura, risultano sabbiosi-sciolti e con notevole acidità e buon tenore di potassio; peculiarità in gran parte responsabili del corredo dei profumi spiccati del vino, e della conseguente morbidezza, rotondità ed equilibrio. La vite, come in gran parte delle isole del Mediterraneo, è allevata ad alberello tradizionale o modificato con l’ausilio di tutori specifici; è possibile trovare anche la spalliera poco espansa con basse rese per ettaro e per pianta.

I grandi studiosi della storia del vino sanno benissimo che la viticultura sarda vanta tradizioni millenarie. Svariati sono gli esempi che hanno dimostrato questa tesi: il ritrovamento, in un villaggio nuragico, di un antico laboratorio di vinificazione con un vero e proprio torchio per le vinacce, e la presenza costante di acini d’uva carbonizzati con un DNA molto simile al bovale sardo (muristeddu o muristellu in lingua sarda). Tutto questo tende ad attribuire l’introduzione di colture vitivinicole al principio dell’età del Ferro, in coincidenza con lo sviluppo delle aristocrazie nuragiche. In mezzo a tutto ciò troviamo il territorio del Mandrolisai, da ritenersi uno dei centri di domesticazione secondaria della vite selvatica (Vitis Vinifera spp.silvestris). A dirlo è l’Agris Sardegna in tandem con due università milanesi che, dopo aver censito e campionato numerosi individui di vite selvatica raggruppati in popolazioni di oltre 15 – 20 esemplari, hanno evidenziato un rapporto di parentela genetica tra questi individui e alcuni vitigni sardi.

Verso la fine degli anni Trenta, le Cantine Sociali della Sardegna disponevano di una capacità complessiva di lavorazione di 310.000 ettolitri. Risultava preponderante dunque la piccola e piccolissima proprietà: la maggior parte dei viticoltori dell’epoca, oltre alla viticoltura, si occupavano di allevamento del bestiame, estrazione del sughero, e del granito, e di trasporti. Molti di loro erano braccianti stagionali e addetti alle lavorazioni agricole presso i grandi possidenti terrieri. Nel territorio del Mandrolisai la figura più frequente era quella dell’allevatore-vignaiolo. La Cantina Sociale omonima nasce 1950. Tali attività cooperativistiche vennero alla luce anche in virtù di una specifica legge regionale degli anni Cinquanta, che istituiva fondi per la concessione del credito, a tassi agevolati, da rimborsare in nove annualità a partire dal terzo esercizio successivo all’erogazione del mutuo. Furono proprio i nonni e i padri degli attuali soci, ormai di terza generazione, a gettare le basi di quella che oggi è possibile definire la prima Cantina Sociale della provincia di Nuoro, situata nell’esatto centro geografico della Sardegna. La costruzione di tale struttura anticipò di oltre settant’anni il concetto di km. zero. Alludo al reperimento dei materiali utilizzati, ovvero il noto granito sardo estratto all’interno del territorio. Un’opera piuttosto moderna considerando l’epoca: 184 vasche in cemento costituiscono la struttura portante dell’intero stabile.

Ancor oggi questi enormi contenitori, dopo vari trattamenti e manutenzioni, vengono impiegati nelle fasi di vinificazione affiancati – se non addirittura preferiti – ai classici vasi vinari in acciaio. L’attività cooperativistica portò soltanto benefici alle genti del luogo. In quell’epoca piccoli carri trainati da asini e cavalli trasportavano fino a 50.000 quintali d’uva. La prima vendemmia della Cantina Sociale del Mandrolisai risale al 1952, e la novità più importante per i viticoltori fu senza dubbio l’aumento della remunerazione riferita al proprio lavoro. Fino a pochi anni prima, i prezzi erano tenuti molto bassi a causa del monopolio dei commercianti riguardo la fornitura del vino in tutta la Sardegna. Ancor più importante fu il tema legato all’aumento proporzionale della qualità dei prodotti, reso tale in virtù della riconversione produttiva dei vigneti e la realizzazione, all’interno della cantina, di comparti organizzati per l’invecchiamento dei vini. Furono acquistate 30 botti Garbellotto da 15, 22, 42 e 46 Hl. di rovere e castagno, con doghe a “tutto spessore”. Questa particolare curvatura consente di ottenere botti staticamente più solide, perché spesse anche laddove maggiore è lo sforzo; dunque enologicamente più longeve.

Arriviamo al 1981, anno in cui il sogno appartenuto a generazioni di viticoltori sardi finalmente si realizza, gli stessi che hanno lottato duramente per raggiungere questo traguardo. Alludo al riconoscimento della Doc Mandrolisai, l’unica in Sardegna a prendere il nome del territorio di produzione e non dal vitigno, come spesso accade in tutto il resto della regione. Una sensibile riduzione dei conferimenti fece lievitare il prodotto imbottigliato a discapito dello sfuso, garantendo così una maggiore marginalità per l’azienda e di conseguenza per tutti i soci. Nel 2017 con un restyling delle etichette e del packaging è nata la linea Kent’Annos che racchiude nelle sue 5 referenze tutte le produzioni Doc Mandrolisai. Avrò il piacere di illustrarne ben quattro, oltre a due vini della linea Omphalos: Isole dei Nuraghi Bovale e Cannonau di Sardegna. Sarà un’ottima occasione per continuare ad approfondire, volta per volta, aspetti e aneddoti legati al territorio del Mandrolisai e alla viticoltura millenaria della Sardegna.
Andrea Li Calzi
| Vini degustati | Annata | Prezzo | Voto |
|---|---|---|---|
| Mandrolisai Rosso Superiore | 2020 | da 10 a 12 euro | @@@@ |
| Mandrolisai Kent’Annos Bio | 2022 | da 19 a 23 euro | @@@@ |
| Mandrolisai Rosso Kent’Annos | 2022 | da 11 a 15 euro | @@@@ |
| Mandrolisai Rosso Superiore Kent’Annos | 2021 | da 15 a 18 euro | @@@@ |
| Cannonau di Sardegna Omphalos | 2021 | da 11 a 14 euro | @@@@ |
| Bovale Omphalos | 2021 | da 13 a 18 euro | @@@@ |
| Mandrolisai Rosso Superiore Kent’Annos Gold | 2020 | da 26 a 32 euro | @@@@@ |