Vini ad Arte 2019, il Romagna Sangiovese nelle sue molteplici espressioni e un ricordo di Umberto Cesari

Quando ho iniziato a buttare giù le prime riflessioni sulle nuove annate di Romagna Sangiovese, non sapevo che solo il giorno dopo, venerdì 5 aprile, se ne sarebbe andato Umberto Cesari, un grande imprenditore che ha contribuito enormemente alla crescita del vino in Romagna, soprattutto per quanto riguarda il sangiovese.
Il mio articolo ha quindi questa triste ma necessaria apertura, per ricordare un uomo che aveva capito già negli anni ’60, molto prima che il vino italiano vivesse quella rivoluzione qualitativa che ha trasformato la sua immagine nel mondo, che era necessario valorizzare i vitigni autoctoni e puntare a esaltare la tipicità di un territorio come quello romagnolo.
L’azienda a suo nome è cresciuta di anno in anno, fino a contare oltre 350 ettari vitati, suddivisi tra otto poderi: Cà Grande, Claterna, Casetta, Laurento, Liano, Miravalle, Parolino e Tauleto.
Già negli anni ’70 aveva iniziato a esportare, contribuendo in modo sostanziale a far conoscere all’estero i vini della Romagna.
Oggi l’attività aziendale di Castel San Pietro Terme resta nelle mani sicure e affidabili della moglie Giuliana e dei figli Gianmaria e Ilaria.
Classe 1939 se n’è andato soltanto due giorni prima dell’inizio del Vinitaly, al quale era legato sin dal lontano 1973, anno della sua prima partecipazione come espositore. Alla famiglia vanno le sentite condoglianze da parte mia e di tutta la redazione.

Vini ad Arte 2019
Nonostante ogni anno gli eventi dedicati al vino siano regolarmente in aumento, ce ne sono alcuni che ritengo preziosi e ai quali non voglio rinunciare, a meno di impedimenti forzati. Uno di questi è sicuramente Vini ad Arte, la kermesse romagnola che si svolge nei magici ambienti del MIC, ovvero il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza (RA), trovarsi immersi in secoli di storia mentre si degustano i vini è un’emozione che ha pochi eguali, o forse non ne ha…
Così domenica 17 febbraio, dopo il seminario introduttivo sulle sottozone del Romagna Sangiovese, abbiamo iniziato la degustazione dei due vini simbolo di questa regione, l’Albana e il Sangiovese. Sull’Albana potete leggere il dettagliato resoconto di Fosca Tortorelli qui.
Aver partecipato dal 2013 a quasi tutte le edizioni di Vini ad Arte, mi ha permesso di approfondire i diversi aspetti del Sangiovese in questo territorio eterogeneo, per il quale sono state, giustamente, messe a fuoco 12 sottozone (o Menzioni Geografiche Aggiuntive) dopo un lavoro di ricerca durato oltre mezzo decennio. Vi riporto solo i nomi poiché le ho già descritte dettagliatamente in questo articolo: Bertinoro, Brisighella, Castrocaro-Terra del Sole, Cesena, Longiano, Meldola, Modigliana, Marzeno, Oriolo, Predappio, San Vicinio e Serra.
Le annate presentate quest’anno erano 2018 e 2017 per il Romagna Sangiovese e Superiore, 2016 per le Riserve (con qualche 2015 a corredo). Annate molto diverse, in particolare la 2016 mi è sembrata quella in grado di esprimere i tratti migliori del sangiovese; è stata una delle più regolari degli ultimi anni: inverno mite con scarse precipitazioni tra novembre e gennaio, mentre con l’inizio della primavera sono arrivate le piogge che hanno favorito il germogliamento delle piante e un’abbondante fioritura. I trattamenti preventivi hanno scongiurato il rischio di attacchi della peronospora per via della forte umidità; l’estate si è svolta senza particolari eccessi, ad agosto e a settembre non è mancata l’escursione termica fra giorno e notte, che ha permesso in fase di raccolta, protratta fino al 20 ottobre per il sangiovese, di ottenere uve con buon equilibrio fra zuccheri, acidi e maturità fenolica, insomma le condizioni ideali per ottenere vini espressivi e longevi, in alcuni casi emozionanti.
La 2017, invece, si è rivelata ben più complessa e particolare di altre annate calde come la 2003 e la 2007. Inverno e primavera con scarsa piovosità, estate decisamente sopra le medie, molto calda e asciutta, che ha indotto le piante a salvaguardarsi producendo meno. Il caldo iniziato molto presto ha favorito il germogliamento anticipato di una decina di giorni, rispetto alla 2016; purtroppo tra il 19 e il 22 aprile sono arrivate le gelate che hanno prodotto la caduta di molte infiorescenze, secondo le zone. Per fortuna il caldo, anche se forte, che si è perpetuato tra fine maggio e tutto agosto, e l’assenza quasi totale di piogge, pur inducendo una consistente riduzione della produzione, hanno evitato i rischi di malattie, consentendo di avere al momento della vendemmia uve in ottime condizioni sanitarie. Il risultato nei vini è una bella intensità di frutto maturo ma non cotto, tannini un po’ ruvidi ma anche carattere e abbastanza evidente distinzione territoriale.
La 2018 è tornata a essere un’annata più regolare, anche se con caratteristiche diverse dalla 2016. La piovosità non è mancata nei momenti utili alle piante, sebbene in certi periodi si sia concentrata maggiormente facendo comparire fenomeni di peronospora, tempestivamente frenati dai trattamenti, mentre i problemi seri sono venuti dal mal dell’esca, che ha prodotto danni a macchia di leopardo, anche perché tutt’ora non ci sono rimedi altrettanto efficaci per combatterla.
L’estate ha portato il caldo, ma senza picchi eccessivi, le riserve d’acqua accumulate in precedenza hanno evitato lo stress delle piante, la raccolta del sangiovese è iniziata da metà settembre e si è protratta fino a metà ottobre, a dimostrazione della sensibile differenza da zona a zona.
I vini si sono presentati già in buon equilibrio, lineari, senza spigoli o immaturità, con bella espressione floreale; certo parliamo di soli 8 campioni, del resto al 17 febbraio era abbastanza ovvio che molti produttori avrebbero preferito non presentare vini il cui processo di maturazione e affinamento era ancora tutto in divenire.

Le degustazioni
Non voglio tediarvi con l’elenco dei quasi 100 vini degustati, ma preferisco raccontarvi quelli che mi hanno maggiormente colpito, in alcuni casi emozionato, seguendo la sequenza degli assaggi.
Romagna Sangiovese Superiore Oriolo I Voli 2018 – I Sabbioni: nonostante la sua inevitabile gioventù, presenta un gradevole naso di lampone e ciliegia, anche rosa rossa e sentori terrosi che caratterizzano il palato fresco e salino, ancora crudo ma di inusitato fascino. @@@@1/2
Romagna Sangiovese Superiore Predappio Federico 2018 – Pandolfa – Noelia Ricci: rubino con unghia violacea, naso ben rifinito, preciso, con un frutto concreto, una ciliegia finissima e slancio floreale, al palato è fresco, profondo, succoso, appena asciugante ma è il minimo. @@@@3/4
Romagna Sangiovese Predappio Il Sangiovese Pandolfa 2018 – Noelia Ricci: luminoso ma meno concentrato, molto floreale, elegante, con un fruttino giusto e senza dolcezze banali, al palato ha acidità, meno corpo e un tannino ancora reticolato ma è già un bel bere, più sottile ma non meno entusiasmante. @@@@1/2
Romagna Sangiovese Superiore Predappio Tre Rocche 2018 – Fattoria Nicolucci: rubino di buona concentrazione, naso di frutti di bosco maturi, ciliegia, mora, lampone; al palato è fresco, avvolgente, ben fatto e delineato. @@@@1/4
Romagna Sangiovese Superiore San Vicinio Vigna Palazzina 2018 – Tenuta Casali: rubino profondo, molto ampio nella trama fruttata, non è la prima volta che lo apprezzo, è un vino diretto, non pretestuoso, in bocca è ancora un po’ acerbo ma ha una bella polpa, migliorerà sicuramente e regalerà una grande bevibilità. @@@@1/2
Romagna Sangiovese Brisighella Corallo Rosso 2017 – Gallegati: mi ha impressionato per l’impronta precisa, territoriale, identitaria; un vino che dal cuore fruttato ma anche caratterizzato da quelle note fini e minerali date dalla presenza di argille. @@@@3/4

Romagna Sangiovese Superiore Oriolo 2017 – I Sabbioni: anche questo vino de I Sabbioni mi ha convinto, tra la viola e il frutto si dilatano sensazioni profonde, premessa di un’evoluzione non comune. @@@@3/4
Romagna Sangiovese Superiore Predappio Pandolfo 2017 – Pandolfa – Noelia Ricci: rubino luminoso, naso di carattere, già complesso, non solo frutto ma anche una speziatura fine e avvolgente, si sente appena il legno; al palato ha materia succosa che copre bene il tannino, bevibilità e pochi spigoli nonostante l’annata siccitosa. @@@@3/4
Romagna Sangiovese Superiore Longiano Primo Segno 2017 – Villa Venti: non è certo uno sconosciuto, ha dato il meglio in altre annate, ma il carattere determinato gli fa guadagnare l’appunto come eccellente espressione dell’annata, di carattere, con un frutto misurato e non grossolano e una trama fra tensione e generosità. @@@@3/4
Romagna Sangiovese Superiore Rimini Caciara 2017 – Enio Ottaviani: si distacca da tutti gli altri per delicatezza (a dispetto del nome), tanto da rischiare di passare inosservato, ma la gioiosa florealità, la ciliegia viva e polputa e un sorso tutt’altro che esuberante ma giocato su toni sottili, fini, evidenziano che un’altra visione del sangiovese romagnolo è possibile. @@@@3/4
Romagna Sangiovese Riserva Marzeno Pietramora 2016 – Fattoria Zerbina: si sente subito lo stacco dell’annata, qui c’è una pienezza e una suggestiva complessità che non è data solo dal colore rubino violaceo, c’è finezza e precisione sin dal bouquet, dove il frutto è espresso con intensità, senza dolcezze ridondanti da legno; al palato è profondo e scuro, austero, voluminoso ma non debordante. @@@@3/4
Romagna Sangiovese Riserva Marzeno 2016 – Fattoria Zerbina: se il Pietramora è sempre caratterizzato da potenza, anche se con classe, qui vince la trama sussurrata, elegantissima, salina, piena di grazia. @@@@@
Romagna Sangiovese Modigliana Vigna 1922 2016 – Torre San Martino: mi sono innamorato di questo vino sin dalla prima annata che ho degustato, la 2016 si afferma come una delle migliori mai presentate, forte di una vigna centenaria (1922 è l’anno di impianto) testimonia tutta la sua bellezza nei tannini finissimi, nell’acidità energica e nella spiccata sapidità. @@@@@

Romagna Sangiovese Riserva Oriolo Nonno Rico 2016 – Poderi Morini: non è un vino concepito per colpire, il frutto non è sparato, una riserva che non ha nulla di estrattivo, sovraccarico, vince invece per freschezza, slancio, succosità e per un tannino che si sta integrando molto bene. @@@@3/4
Romagna Sangiovese Predappio Chiara Condello 2016 – Condé: è lei la vera novità, Chiara Condello ci regala una magnifica interpretazione di un sangiovese rigoroso che profuma di agrumi, elegante, classico nel suo incedere modulato, salino e vibrante nel finale che non passa inosservato. @@@@@
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Predappio Vigna del Generale 2016 – Fattoria Nicolucci: chapeau, un vino davvero esemplare, perfetto in ogni suo aspetto, dal costrutto olfattivo complesso e ampiamente speziato, frutto maturo e nitido, bocca carnosa, avvolgente, balsamica, sa di arancia e sale, magnifico. @@@@@
Romagna Sangiovese Riserva Predappio Le Lucciole 2016 – Condé: un altro vino che mi ha convinto senza alcuna difficoltà, per il suo bel frutto intenso corredato di fiori e spezie, per la nota agrumata che si rafforza al palato, mostrando un corredo espressivo che ti avvolge e ti conquista, con uno dei finali più interminabili di tutta la degustazione. @@@@@
Romagna Sangiovese Riserva Predappio Pandolfo 2016 – Pandolfa – Noelia Ricci: che bella espressione di sangiovese! Il bouquet è finissimo e molto floreale, mentre al gusto è avvolgente, succoso, sapido, elegantissimo. @@@@@
Romagna Sangiovese Riserva Bertinoro Ombroso 2016 – Giovanna Madonia: la grazia di una modella, sottile eppure affascinante, è bello vedere che oggi ci sono vini che giocano in sottrazione, liberandosi di orpelli e rivelando un’eleganza un tempo inimmaginabile per questa tipologia di vino. @@@@@
Romagna Sangiovese Riserva Bertinoro Bron & Rusèval 2016 – Celli: pulito e lineare nel frutto, anche in bocca ha un buon profilo, preciso, con un legno ben amministrato, non un colosso ma un bell’esempio di finezza. @@@@3/4
Romagna Sangiovese Riserva Longiano Riserva 2016 – Villa Venti: rubino luminoso, naso fine, floreale, bocca linearità, molto sereno nell’incedere anche se solo all’inizio del suo potenziale espressivo. @@@@1/2
Romagna Sangiovese Rimini Dado 2016 – Enio Ottaviani: se il Caciara mi aveva convinto per la sua delicatezza, qui trovo un’energia che conquista, ma sempre mantenendo una misura esemplare; fresco, sapido, tannino vellutato, lungo e stimolante. @@@@@
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Brisighella Amarcord d’un ross 2015 – Treré: bel naso godibile con un frutto ben espresso, al palato è corrispondente, piacevole, succoso, legno ben integrato, fresco e convincente. @@@@1/2
Romagna Sangiovese Riserva Predappio Vigna Raggio Brusa 2015 – Condé: rifinito, bel frutto, terroso, anche agrumato; in bocca è molto bello, setoso, ricco, forte eppure senza spigoli. @@@@3/4
Romagna Sangiovese Riserva Bertinoro Vigna Colecchio 2015 – Bissoni Raffaella Alessandra: molto dolce e floreale, profilo agrumato che ricorda l’arancia; al palato è corrispondente, stimolante, non manca di precisione e buona finezza. @@@@3/4
Roberto Giuliani




