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Assaggi dall'Italia e dall'EsteroIl vino nel bicchiere

Sei Arneis e sei Nebbiolo per raccontare il Roero

Turismo nel Roero

Del Roero ho ricordi molto particolari, come quando, quasi 20 anni fa, mi sono più volte trovato immerso in “adunate sediziose” fra produttori che sperimentavano modi diversi di vinificare l’arneis. Fu divertente notare come ci fosse da una parte entusiasmo, voglia di capire, dall’altra una gran confusione sulla strada da intraprendere. Questo perché, fra la ingombrante vicinanza con le Langhe e un mercato sempre più volubile e sfuggente, scegliere di fare un vino che piaccia e vinca premi può non coincidere con la visione di chi lo realizza. Un enigma che ha prodotto qualche nebbia per un certo numero di anni, sia per quanto riguarda il nebbiolo da Roero che per il vitigno bianco roerino per eccellenza.
La ricerca però fa sempre bene, bisogna studiare e provare per capire, così oggi trovi un sempre maggiore numero di rossi equilibrati e territoriali; i bianchi, anche quando hanno fatto legno, non ne vengono sovrastati, e quelli in acciaio esaltano molto bene i profumi dell’arneis, oggi meno aciduli e citrini, più floreali e gradevoli.
Ne ho avuto la riprova assaggiando 12 vini di altrettanti produttori, grazie all’invito ricevuto da parte del Consorzio del Roero e di Silvia Baratta dell’agenzia Gheusis, a partecipare a un webinar con i colleghi di Garantito IGP.
Purtroppo non ho potuto essere presente, ma i vini erano a mia disposizione, così ho avuto modo di degustarli e raccontarvi le mie impressioni.

Roero Arneis

VINI BIANCHI

Roero Arneis Radius 2020 Destefanis

Roero Arneis Radius 2020 Destefanis – 13,5%
Quattro generazioni che dal 1860 si sono succedute nella conduzione di questa azienda di Canale, Michele, Federico, Lino e ancora Federico.
Le viti di arneis hanno un’età media di 15 anni e dimorano su un terreno collinare composto di argilla, calcare e sabbia, a un’altitudine che va dai 200 ai 300 metri s.l.m.; la raccolta si è svolta a inizio settembre. Non sono collocate tutte nella stessa area, parte si trovano a Vezza, parte a Piobesi, scelta fortemente voluta per ottenere vini con maggiore complessità.

Azienda Destefanis

La fermentazione si è svolta a bassa temperatura (13°C) in vasche d’acciaio termoregolate, anche la maturazione si è svolta in acciaio per almeno 3 mesi con ripetuti bâtonnages.
Il Radius ha colore paglierino medio con venature verdoline, profumi giovani con attacco floreale ampio e agrumi appena colti, poi pesca, pera e una punta di nocciola, finale decisamente minerale.
Bocca fresca, con buona materia, molto pulito e varietale, pur nella sua giovane età riesce a farsi apprezzare anche ora, grazie alla bella vena sapida e a una buona rotondità del frutto.

Roero Arneis Raiz Bel 2020 Carlo Casetta

Roero Arneis Raiz Bel 2020 Carlo Casetta – 14%
Il giovane Carlo, che ha ereditato la passione per il vino dal nonno e dal papà, nel 2020 ha lanciato una nuova linea di vini, Raiz (radice in piemontese), prodotta con le migliori uve dell’azienda, per ottenere vini che esprimano al massimo le caratteristiche di questo fantastico territorio. La linea è partita con il Nebbiolo d’Alba Stil 2018, a cui si sono aggiunti l’anno successivo la Barbera d’Alba Nid 2019 e il Rosato Cit 2019, ultimi nati il Roero Arneis Bel 2020 e un rosso senza solfiti, mentre per il Roero Fil 2018 dobbiamo aspettare ancora un po’.

Carlo Casetta

Prima annata, dunque, di questo Arneis dal colore paglierino luminoso, bouquet articolato che regala note di gelsomino, pesca bianca, susina, agrumi freschi, tracce di erbette aromatiche, intenso e piacevolissimo.
Bocca estremamente giovane ma già ben definita nella sua capacità espressiva, colpisce per la spiccata mineralità e per le note di cedro e arancia gialla, vino tutto in progressione che promette molto.

Roero Arneis 2020 Ridaroca

Roero Arneis 2020 Ridaroca – 13,5%
Come per la famiglia Casetta, anche qui si produce vino da tre generazioni, anche se il nonno di Luigi e Maria Teresa, da buon roerino, svolgeva un’attività a tutto tondo, frutticola e zootecnica.
Le uve di questo Roero Arneis hanno subito una macerazione a freddo di 12 ore a contatto con le bucce e alcuni mesi in acciaio prima di essere imbottigliato.

Ridaroca

Ha colore paglierino intenso con riflessi dorati, si apre subito a note di frutta dolce, molto profumato, si sente la pesca gialla, la nespola, la susina, leggero ananas, agrumi, ricordi floreali.
Bocca piacevole ed equilibrata, sapida, con un bel ritorno fruttato pieno, nonostante sia un 2020 si fa apprezzare già ora per la buona armonia dei suoi componenti, notevole la mineralità che si percepisce nel finale.

Roero Arneis Capural 2020 Montaribaldi

Roero Arneis Capural 2020 Montaribaldi – 13%
Luciano e Roberto Taliano hanno preso le redini dell’azienda di papà Pino da oltre vent’anni, situata a Barbaresco (quindi in Langa, ma la famiglia è originaria di Monteu Roero). Con il supporto dell’enologo Sergio Belmonte lavorano la vigna seguendo un metodo frutto di esperienza diretta sul campo, come l’inerbimento spontaneo permanente, il riutilizzo di sottoprodotti della lavorazione dell’uva, il compost ottenuto dal letame bovino con aggiunta di lombrichi, l’energia rinnovabile per alimentare l’azienda.

Montaribaldi

Questo Arneis nasce dal vigneto Capural (soprannome del nonno materno) a Vezza d’Alba, su suolo sabbioso-argilloso, viti giovanissime. Le uve vengono diraspate, pigiate e portate a una temperatura tra 10 e 13°C, poi trasferite in pressa pneumatica, dove subiscono pressatura soffice e poi vengono separate dalla buccia. Il mosto ottenuto subisce la fermentazione alcolica per 20 giorni a 15-18°C, poi viene travasato e rimane a contatto con le fecce fini; in primavera viene imbottigliato.
Il 2020 ha colore paglierino medio con leggera sfumatura verdolina, profuma di ginestra, biancospino, agrumi, pesca bianca, leggera mandorla, una punta di banana.
Al palato è coerente, freschissimo, si sente tutta la giovinezza, sia della vigna che del vino, ma ha già una bella sapidità e se ora appare adatto come aperitivo, in realtà sono certo che nel giro di un anno esprimerà un carattere più profondo, lo vedo già predisposto per una trota alla piemontese.

Roero Arneis Elisa 2019 Paitin

Roero Arneis Elisa 2019 Paitin – 13,5%
Altra azienda storica, con sede nel Comune di Neive, ma dalle radici profondamente legate al territorio roerino, infatti il nome di questo vino viene da Elisa Elia, che durante la seconda guerra mondiale portò coraggiosamente avanti l’attività viticola e condusse il vigneto situato in zona Varinere nel Roero, fino al 1973, quando morì e lasciò al figlio Secondo il compito di continuare il lavoro. Fu lui, proprio in quell’anno, a vinificare per la prima volta le uve di arneis e produrre questo vino.
Oggi sono i fratelli Giovanni e Silvano a proseguire l’attività, l’Elisa proviene da terreni sabbiosi che si alternano a strati di marne calcaree friabili, dal 1980 il vigneto è stato reimpiantato a guyot, vengono usati solo composti rameici e sulfurei naturali, niente diserbo, sfalciatura manuale o meccanica, raccolta rigorosamente a mano.

Paitin

Lo stile aziendale affiora con evidenza in ogni vino, che si tratti di Arneis o Roero emergono sempre le caratteristiche di complessità e longevità.
L’Elisa 2019 permane a contatto con i lieviti per 6 mesi, gli effetti si vedono già dal colore oro chiaro e luminoso, naso giocato più sul frutto che sulla trama floreale, richiama pesca gialla, pera, mandorla, cenni di cedro maturo, leggero richiamo alla frutta candita.
Bocca generosa, con un corpo più deciso dove si percepisce anche una certa grassezza, un vino più “carnoso”, intenso, persistente, me lo immagino in compagnia delle cagliette preparate come si fa in Val di Susa, con salsicce di maiale, toma, grana, burro, pepe, noce moscata, pane grattugiato, sedano, prezzemolo…

Roero Arneis 2019 Carlo Cauda

Roero Arneis 2019 Carlo Cauda – 13%
Giuseppe Cauda, con la moglie Paola e i figli Giacomo, Sara e Sofia, conducono quest’azienda di Santo Stefano Roero, dove allevano arneis, nebbiolo e barbera utilizzando metodi a basso impatto ambientale.
Questo Arneis proviene dai vigneti Cuchija (conchiglia) e Badin, su suolo sabbioso-calcareo ricco di fossili. Dopo la diraspatura le uve vengono pressate a freddo in modo soffice (0.6 bar), la fermentazione si svolge in acciaio a temperatura controllata, il vino trascorre altri 4 mesi in acciaio prima di essere imbottigliato.

Carlo Cauda

Nel calice ha colore paglierino tenue con riflessi verdolini, accostato al naso regala bei profumi floreali che cedono presto il posto a note agrumate e minerali, rimandi alla mela, alla susina, sfumature di erbe di campo, fieno.
All’assaggio mostra una bella vitalità, fresco, fruttato, invitante, con evidenti note minerali e gli agrumi che segnano il percorso aromatico, con un finale delicatamente ammandorlato. Fra 6-12 mesi sarà ancora più buono.

Roero Rosso

VINI ROSSI

Roero Colla 2018 Battaglino

Roero Colla 2018 Battaglino – 15%
Dopo un 2017 torrido che ha messo spesso in stress le piante, la 2018 è andata decisamente meglio, sia grazie all’inverno piovoso che ha consentito un buon recupero delle esigenze idriche, sia a una primavera nella prima parte climaticamente classica, mentre nei mesi di maggio e giugno le piogge sono tornate a farsi sentire. La cosa buona è che non ci sono stati picchi di caldo eccessivo come nell’anno precedente, mentre a settembre si è avuto un clima ideale, il caldo è tornato a ottobre, consentendo di raccogliere il nebbiolo tra la prima e la terza settimana del mese.

Battaglino

Certo la gradazione di questo vino lascia supporre che comunque il livello zuccherino raggiunto nelle uve al momento della vendemmia doveva essere piuttosto alto, ma Fabrizio Battaglino ha fatto un ottimo lavoro, proponendo un Roero qualitativamente ineccepibile, dal colore granata vivace con ancora riverberi rubino, mentre il ventaglio di profumi richiama viole e rose leggermente appassite, una ciliegia viva, intensa, in parte sotto spirito, accompagnata da ricordi di lampone e mirtillo; interessanti le note di arancia rossa e olive, mentre successivamente fanno capolino liquirizia e cannella, sul finale sembra di sentire una folata di terra umida e felce.
Al palato si sente la giovinezza del vino nel tessuto tannico ancora leggermente ruvido, ma la polpa è considerevole, il fruttato avvolgente e l’alcol, pur facendosi notare nel rimando calorico in gola, non è slegato dalla materia; un vino assolutamente riuscito che fra due-tre anni raggiungerà un invidiabile equilibrio.

Roero Mompissano Riserva 2017 Cascina Ca’ Rossa

Roero Mompissano Riserva 2017 Cascina Ca’ Rossa – 14,5%
Ogni volta che ho avuto occasione di andare in Langa e cenare con i produttori, ricordo con piacere le numerose volte in cui era presente Angelo Ferrio, impossibile non accorgersi di lui, se capitavi allo stesso tavolo potevi stare tranquillo che la serata sarebbe stata esilarante grazie alla sua simpatia e alla sua risata trascinante e decisamente riconoscibile.
Oggi porta avanti l’azienda con il figlio Stefano, subentrato nel 2012 dopo avere terminato gli studi alla Scuola Enologica di Alba; nello stesso anno arriva la certificazione biologica. Il cru Mompissano è il fiore all’occhiello di questa azienda di Canale, che ne ha acquistato una parte nel 1998 da cui ottiene questa Riserva.
Rispetto alla media dei vigneti del Roero, in questa MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) Mompissano, c’è più argilla e calcare che sabbia, ci troviamo a 300-350 metri di altitudine con esposizione sud-ovest.
La vinificazione si svolge in acciaio inox, il vino ottenuto matura in botti di rovere di Slavonia per 30 mesi, almeno 4 mesi di affinamento in bottiglia.

Cascina Ca’ Rossa

La classe di questo rosso roerino emerge subito, ha un bel colore granata classico trasparente, il bouquet regala prima note di rosa canina, poi una piacevolissima confettura di ciliegie, sfumature di caramello, liquirizia, cannella, leggero pepe bianco, ginepro, il tutto ammantato di una fine vena balsamica.
L’impatto al gusto è morbido, accogliente, con un tannino perfettamente maturo, frutta e spezie giocano fra loro regalando sensazioni equilibrate su una base decisamente sapida. Un sorso che avvolge, dell’annata calda ha preso solo la maturazione del frutto, senza eccessi alcolici né spigoli acido-tannici, è davvero un piacere per il palato.

Roero Bric Valdiana 2016 Giovanni Almondo

Roero Bric Valdiana 2016 Giovanni Almondo – 14,5%
Domenico, con la moglie Antonella e i figli Federico e Stefano, conducono questa bella azienda nel comune di Montà, dove la famiglia Almondo dimora dal oltre 6 secoli.
Il Bricco delle Ciliegie è uno degli arneis che da sempre preferisco, del resto Domenico ha sempre creduto in questo storico vitigno roerino, tanto che ancora oggi sta portando avanti, in collaborazione con l’IVV-CNR di Torino, una selezione clonale per ottenere le piante più adatte al terreno dei suoi vigneti di arneis.

Giovanni Almondo

Ma anche il nebbiolo è un indubbio punto di forza dell’azienda, che trova una delle sue migliori espressioni nel Roero Bric Valdiana 2016, che nasce su un suolo composto di sabbia per il 65%, limo per il 20% e argilla per la restante parte; subisce una macerazione a contatto con le bucce per 18-22 giorni secondo le annate, matura in botti di rovere di Slavonia per 18 mesi.
Nel calice ha colore granata con bei riflessi luminosi, il ventaglio di profumi abbraccia note floreali di viola e rosa, poi prugna, liquirizia, ciliegia nera, sfumature di china, tabacco, leggero sottobosco, cardamomo, erbe essiccate.
Bocca di buona caratura, con tannino deciso ma già ben integrato nel frutto, tornano fedeli le sensazioni provate all’olfatto, ha una propria personalità e questo è già di per sé un pregio.

Roero Vigna Sant’Anna Riserva 2015 Antica Cascina dei Conti di Roero

Roero Vigna Sant’Anna Riserva 2015 Antica Cascina dei Conti di Roero – 14,5%
Daniela Porello e suo marito Luigi Roagna, hanno le idee molto chiare, qui si fanno vini esclusivamente da uve autoctone, ovvero nebbiolo, barbera, arneis e favorita. Anche quando hanno deciso di introdurre le barrique in azienda, avevano ben chiaro che non sarebbero mai state nuove, solo di secondo passaggio, mentre il nebbiolo avrebbe continuato la tradizione di famiglia utilizzando solo botte grande. Un’altra loro passione è la produzione di spumanti, iniziata nel 2009 con la realizzazione di una cella per la fermentazione dove prima risiedeva la stalla. Tredici ettari e mezzo situati in 3 comuni, Sant’Anna, Monteu e Canale.
Il Roero Vigna Sant’Anna è il vanto di Daniela e Luigi, un solo ettaro di vigna impiantato nel 1954 dal nonno di Daniela, Giovanni Porello, posizionata su un bricco a 350 metri di altitudine, filari molto ravvicinati e in notevole pendenza, che si possono lavorare solo a mano, da cui ricavano circa 4000 bottiglie.

Antica Cascina dei Conti di Roero

Il vino subisce una fermentazione di 40 giorni senza lieviti aggiunti (parte degli acini sono interi ed è presente anche una piccola percentuale di raspi), la macerazione con cappello sommerso dura circa 20 giorni; matura in botte grande da 30 ettolitri per 24 mesi, non viene filtrato prima dell’imbottigliamento.
Nel calice ha colore granata di buona intensità con ricordi rubini, ottima espressione fruttata di ciliegia e lampone maturi, susina nera, mora, si colgono anche profumi di rosa e geranio, leggero cacao.
Al palato si offre fresco, con un tannino molto nebbioleggiante, vivo e di grana fine, che attacca inizialmente per poi scemare velocemente, lasciando spazio a frutta e spezie che danno intensità al sorso. Nonostante abbia già qualche anno di vita in bottiglia, è un vino che ha un lungo percorso davanti, acquisirà certamente ulteriore complessità.

Roero Valmaggiore Riserva 2012 Cascina Chicco

Roero Valmaggiore Riserva 2012 Cascina Chicco – 14,5%
Enrico e Marco Faccenda governano un’azienda che fino alla fine degli anni ’70 era un’autentica fattoria, con allevamento di animali, frutteti e viti; il nonno possedeva con orgoglio numerose piante della pregiata pesca di Canale a Mombirone. A partire dal decennio successivo l’azienda ha scelto la strada esclusiva della vitivinicoltura. Oggi dispone di 40 ettari di proprietà ripartiti fra Canale, Castellinaldo, Vezza d’Alba dove nasce il Valmaggiore e “fuori zona” Monforte, ben 8 ettari del cru Ginestra, da cui ottiene due ottimi Barolo. La famiglia vanta anche di essere fra le prime in Roero ad avere prodotto un nebbiolo metodo classico, nel 2001.

Cascina Chicco

Il Roero Valmaggiore nasce nel 2004, da allora il metodo di vinificazione ha subito diverse messe a punto, la Riserva 2012 è frutto di fermentazione spontanea e macerazione che arriva fino a 50 giorni, viene maturato in barrique per 16 mesi, poi viene assemblato in acciaio e affina per almeno un anno in bottiglia.
A 6 anni dalla sua uscita in commercio mostra un colore granato con unghia leggermente aranciata, profumi invitanti di viole e rose appassite e ciliegie in confettura, con guizzi su lamponi e more, per poi spostarsi su effluvi boisé (eleganti, non da legno non assorbito), una punta di ginepro, poi cacao, una leggera nota vanigliata.
In bocca impressiona per solidità, ancora freschissimo e con un tannino non ancora quieto, ottima trama speziata, nel complesso un vino elegante che non è assolutamente a fine corsa.

Roero 2011 Careglio

Roero 2011 Careglio – 14,5%
Anche i Careglio, hanno vissuto un’esperienza simile ai Faccenda. Il nonno Matteo coltivava principalmente frutteti, ma quando agli inizi degli anni ’80 il figlio Pierangelo decide di abbandonare il lavoro in fabbrica per supportare il padre, quella della viticoltura, che era un’attività del tutto marginale, comincia a prendere corpo. Poco alla volta i frutteti vengono soppiantati dalle viti, del resto il mercato stava spostando sempre più il proprio interesse verso il vino; Pierangelo, per alcuni anni si limita a produrre uva e fare un po’ di vino sfuso, poi aiutato da un amico enologo decide di fare il salto di qualità e passa a imbottigliare i primi vini, Roero Doc e Vino da tavola Arneis (la doc arriva nel 1989). Mano a mano l’azienda cresce, incontrando non poche difficoltà nel reperire vigne dai contadini locali; nel frattempo il figlio Andrea si diploma alla Scuola Enologica di Alba e fornisce il suo contributo. Oggi contano su 8 ettari vitati a nebbiolo, barbera, arneis e favorita.
Intanto si sta lavorando per una nuova struttura, più ampia e con attrezzature più moderne…

CareglioIl Roero 2011, il più “anziano” fra i vini presentati, è ottenuto da uve macerate a lungo con il cappello sommerso, a temperatura controllata, con frequenti rimontaggi e un délestage.
Il vino ottenuto passa poi in botti da 10 Hl di rovere parzialmente tostato, dove permane un anno, infine affina 6 mesi in bottiglia.
Assaggiandolo oggi, ci troviamo a un periodo di oltre 7 anni di bottiglia, con quali conseguenze? Ottime, direi, già dal colore ancora granato pieno e di buona profondità, mentre il bouquet appare molto particolare, diverso da tutti gli altri, i profumi però colpiscono per l’ottima freschezza, non c’è nulla che richiami la confettura semmai la ciliegia sotto spirito, al contrario si sentono i fiori macerati, mi sarei aspettato cenni evidenti di sottobosco, funghi, in realtà sono ancora solo accennati, segno di ottima salute e longevità, mentre la speziatura è molto fine; mi colpisce in particolare una nota di resina, del tutto inusuale. Il frutto si esprime ancora meglio al gusto, maturo ma vivissimo, c’è acidità, il tannino è perfetto, la nota di funghi affiora anche qui solo a tratti, insomma mi sembra evidente che questo vino ha ancora strada davanti a sé. Certamente un’ottima testimonianza delle capacità d’invecchiamento del Roero.


Bric Valdiana
Bric Valdiana

La Chiosa
Giorgio Gaber diceva in uno dei suoi pregevoli monologhi che le cose buone non fanno epidemia. Bene, in questo caso posso dire che con il passare degli anni i vini del Roero stanno crescendo sensibilmente e si sono in gran parte liberati dai vecchi orpelli che li ponevano, ingiustamente, come “di retroguardia” di fronte alle Docg di Langa. Unico neo, di arneis ce n’è davvero troppo, sarebbe una gran (difficilissima) cosa riuscire a ridurre progressivamente i numeri (nel 2020, 907 ettari contro 273 di nebbiolo), puntando a riconoscere a Docg solo la parte qualitativamente migliore. Ovviamente i 6 campioni degustati non possono essere sufficienti a fornire un dato chiaro delle potenzialità dell’arneis Docg, ma almeno per quanto li riguarda, pur con le dovute differenze di stile, un’idea l’hanno data, in questo caso molto buona, dimostrando fra l’altro che l’arneis è un altro bianco italiano che è assurdo bere giovane, soprattutto se dietro c’è un produttore che mira alla massima qualità; sarebbe auspicabile che la collettività prendesse atto che se si vuole fare un vino qualitativamente importante, è necessario partire dal vigneto, che ha ragione di esistere solo nelle aree realmente vocate. Un passo sicuramente importante è quello di tendere sempre di più a una lavorazione green, ecologica, processo sicuramente non facile, come ha confessato il presidente del Consorzio Francesco Monchiero, ammettendo che si sta progressivamente eliminando il diserbo chimico, ma non senza incontrare difficoltà e resistenze.
Personalmente sono molto fiducioso che certi passi si faranno, ne trarrà giovamento l’intero comparto roerino, non è più così importante fare numeri, mentre lo è sempre di più fare qualità, unico parametro che ci consente davvero di essere competitivi. Il percorso è stato iniziato, e questo è già un buon segno…

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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