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Collestefano è situata nella zona collinare interna delle Marche ad una altitudine di 420 metri nell’area del Verdicchio di Matelica doc. Uno stretto altipiano che si sviluppa da Sud a Nord solcato dal fiume Esino e delimitato ad Est e ad Ovest dalla catena montuosa degli Appennini umbro-marchigiani (1479 m.). Chiusa all’influsso mitigante del Mare Adriatico, questa zona è caratterizzata da un microclima freddo e asciutto, con elevate escursioni termiche. Il Verdicchio di Matelica è allevato, da sempre, in queste zone dove matura tardivamente a partire dalla seconda metà di ottobre. Fabio Marchionni, il titolare, è cresciuto in una famiglia contadina e dopo essersi laureto in Agraria si è interessato allo studio delle tecniche di produzione a basso impatto ambientale approfondendo i metodi dell’agricoltura biologica. Ha svolto esperienze di tirocinio in aziende vitivinicole tedesche. Un particolare quest’ultimo di rilevante importanza come si può intuire dalla degustazione dei suoi vini che, nelle annate migliori, si caratterizzano per un’impostazione decisamente verticale basata su un’acidità importante ed una spiccata mineralità. Nel 1998 ha cominciato ad occuparsi a tempo pieno della fattoria dei genitori lavorando i 3 ettari e mezzo di vigneto da cui produce circa 25.000 bottiglie. Fabio si occupa in prima persona, con l’aiuto dei familiari, della cura dei vigneti, del lavoro in cantina e della commercializzazione. Dal 1995 i vigneti vengono gestiti secondo i metodi dell’agricoltura biologica (Controllo e Certificazione IMC – Garanzia Biologico Amab). Viene posta particolare attenzione alla gestione del suolo con la coltivazione di erbai pluriannuali composti da diverse specie erbacee. L’erbaio polifita influenza positivamente la fertilità del terreno aumentando la sostanza organica, (humus stabile) e quindi la dotazione di elementi nutritivi. Inoltre, la presenza di diverse specie erbacee e con fioritura scalare, è indispensabile per attirare un gran numero di insetti tra cui i naturali antagonisti dei più comuni insetti dannosi (predatori utili). Per la difesa fitosanitaria vengono utilizzati esclusivamente prodotti di contatto a base di zolfo, bentonite, silicati, alghe, cercando di contenere il più possibile l’impiego del rame. La vinificazione avviene esclusivamente in piccoli serbatoi (10-20 HL) di acciaio inox dove raggiunge la stabilità fisico-chimica senza alcuna aggiunta di chiarificanti (chiarificazione spontanea). Non viene svolta la fermentazione malolattica. Voglio complimentarmi con la condotta Slow Food di Pescara e con l’amico, esperto di riesling tedeschi, Francesco Agostini per aver organizzato questa splendida serata. Quaranta persone tutte presenti (sembra una banalità ma dalle mie parti le defezioni dell’ultimo momento sembrano un evento ineluttabile), interessate ed appassionate, un gruppo affiatato, pronto a confrontarsi ed ascoltare. Complimenti!
Verdicchio di Matelica 2007 In un primo tempo avevo deciso di assegnare una valutazione molto bassa all’ultima annata proposta in degustazione. Poi ho pensato che si trattava di un vino appena imbottigliato e, pertanto, stressato. L’annata, è bene chiarirlo, non è stata affatto facile. Il caldo si è fatto sentire ed il vino sembra non essere riuscito a maturare quei tratti di freschezza e mineralità che lo contraddistinguono. Il naso è un po’ monocorde di frutta matura ancora piuttosto fermentativa ed ancora indistinta. Dai confini, poco netti e precisi, sfocati da un alcol sopra le righe. Aspettiamo e speriamo fiduciosi di riassaggiarlo dopo un miglior assestamento in bottiglia. S.V.
Verdicchio di Matelica 2006 Il migliore della serata subito dopo l’inarrivabile, per completezza e profondità, 2004. Il 2006 è elegante, profumato senza eccessi. Di erbe officinali, mineralità pietrosa ed un frutto fresco e croccante. Lo sviluppo al palato è pienamente convincente e corrispondente alle sensazioni offerte nella fase olfattiva. Acidità e sapidità sono ben evidenziate da un finale lungo, secco ed asciutto. Un vino ampio ed equilibrato che potrà evolvere ancora positivamente nei prossimi anni. @@@@ (89/100)
Verdicchio di Matelica 2005 Un millesimo controverso che ha innescato una stimolante discussione in sala. C’è chi l’ha giudicato addirittura tra i top della serata mentre altri invece sono rimasti meno affascinati dalla sua estroversa personalità. Un’altra annata meteorologicamente difficile. Selezione estrema delle uve con botrytis presente su buona parte dei grappoli. Il naso risulta così aromaticamente intenso ed esuberante senza perdere in eleganza e conservando una buona dose di rigore. Il palato, da par suo, sembra non mostrar alcun segno di cedimento e tira diritto per la sua strada acido e sapido al punto giusto. Finale non irresistibile ma beva trascinante e piacevole. @@@@ (86/100)
Verdicchio di Matelica 2004 E’ il vino che mi ha fatto conoscere ed appassionare, alcuni anni fa, a questa piccola realtà. Mi sono lasciato prendere, allora, e continuo ad emozionarmi, ancora oggi, ogni volta che ne bevo una bottiglia. Un bianco austero che inizialmente stenta ad aprirsi e concedersi al naso. Si apre lentamente su note chiaramente minerali, speziate e floreali. Il frutto è ancora vivo e pulsante ma il profilo cangiante esprime una dinamicità che i convenzionali descrittori organolettici non riescono a cogliere. Al palato è teso, vibrante, salino e lungo. La sensazione finale lascia un ricordo gustativo indelebile. Il migliore fino ad oggi prodotto. @@@@@ (91/100)
Verdicchio di Matelica 2003 Se sul 2007 ho preferito non esprimere un giudizio su questo 2003 devo, per forza, dichiararmi ed essere un po’ “cattivo”. La bottiglia era a posto ed il vino nel bicchiere rispecchia il siccitoso andamento stagionale, niente di più niente di meno. E’ madre natura. Naso caldo e grasso con un frutto pieno e ridondante. I nodi vengono al pettine una volta che il liquido viene a contatto col palato. Il vino risulta incontrovertibilmente stanco ed il finale marcatamente amarognolo. Un solo sorso può bastare… @@ (79/100)
Verdicchio di Matelica 2002 Il primo vino imbottigliato da Fabio è ancora in ottima forma. Al naso mostra evidenti segnali di evoluzione con un terziario incalzante e dominante ma allo stesso tempo in grado di imprimere un’apprezzabile spinta aromatica. Al palato, nonostante gli anni trascorsi, dimostra di conservare il nerbo necessario a sostenere ed invogliare la beva. Una prova felice e luminosa per chiudere in bellezza una serata perfettamente riuscita. @@@@ (87/100)
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