La galassia Zonin
La famiglia Zonin vanta circa 200 anni di attività nel mondo vitivinicolo. Le radici affondano in quel di Gambellara (VI), nella tenuta storica di famiglia Podere il Giangio, con vigneti oltre i 250 metri slm. Il vitigno della tradizione locale è il garganega, ma la tenuta produce anche ottimi Prosecco e pregevoli Amarone.

Nel 1970 Gianni Zonin, giovane presidente da soli tre anni al timone dell’azienda, decide di acquisire nuove tenute al di fuori del Veneto, soprattutto in quelle regioni dove la vitivinicoltura è tradizionalmente vocata, rispettando il connubio terroir e vitigni autoctoni. La sua filosofia prevedeva, infatti, che “La qualità dei nostri vini, radicati nella storia delle loro zone di origine, deve sposare intelligentemente la tradizione e l’innovazione“.

Si inizia così con l’acquisizione della tenuta →Ca’ Bolani, a Cervignano del Friuli (UD), che attualmente consta di oltre 500 ettari vitati, utilizzando solo vitigni della tradizione friulana, con sauvignon e refosco in bella evidenza.

Nel 1976 viene acquisita la tenuta di →Barboursville Vineyards in Virginia (USA), di oltre 500 ettari, di cui 90 a vigneto. Il vitigno più utilizzato è il cabernet franc, ma sono stati impiantati anche vitigni italiani, come il nebbiolo ed il vermentino.

Nel 1979 Zonin acquista una tenuta in Toscana, il Castello d’Albola, per arricchire la propria offerta sul mercato con alcuni Chianti Classico d’eccezione. La tenuta ha una estensione di 850 ettari, di cui oltre 150 vitati; al sangiovese si affianca la coltura di cabernet sauvignon e chardonnay.

Nel 1980 viene acquisita una fattoria di 20 ettari a San Gimignano, Abbazia Monte Oliveto, di cui 18 ettari a vigneto, interamente dedicati alla produzione di vernaccia.

Nel 1985 la famiglia Zonin acquista un’azienda in Piemonte, Castello del Poggio, nei sobborghi di Asti; una tenuta di oltre 180 ettari per lo più coltivata a vigneto. Il territorio è particolarmente vocato per la produzione di Asti e Barbera, ma non mancano dolcetto, grignolino e tutti gli altri vitigni tipici della zona.

Appena due anni dopo il già variegato gruppo di aziende si implementa con gli oltre 150 ettari vitati della Tenuta il Bosco, nell’Oltrepò Pavese, dove regna il pinot nero.

Nel 1997 tocca a Feudo Principi di Butera, in provincia di Caltanissetta, nel cuore della Sicilia, a soli 15 Km dal mare. La tenuta è composta di oltre 320 ettari di terreni di cui oltre 180 vitati. I vitigni maggiormente utilizzati sono gli autoctoni nero d’Avola e inzolia; completano la gamma vitigni molto utilizzati in Sicilia, quali merlot, cabernet sauvignon e syrah per i rossi, chardonnay per i bianchi.

Nel 1999 continua il processo di acquisizione tornando in Toscana (per l’esattezza in Maremma, zona molto promettente dal punto di vista enologico) con la tenuta Rocca di Montemassi, estesa 430 ettari di cui 160 a vigneti. Sangiovese e vermentino sono i vitigni più utilizzati, ma merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc e syrah si stanno imponendo sempre più in quella zona.

Infine nel 2000 viene individuata ed acquisita una tenuta in Puglia. La Masseria Altemura è situata nel Salento, tra Taranto e Brindisi e si estende per 300 ettari, di cui circa la metà sono vitati. Anche in questa tenuta sono utilizzati solo vitigni tradizionali della zona, molte piante sono ad alberello e la sperimentazione è massima, utilizzando consulenze importanti.
In questi giorni ho assaggiato due vini di due tenute diverse, e di questi vi rendo conto.
Il primo vino assaggiato proviene dalla tenuta Ca’ Bolani ed è Alturio 2011; è prodotto con refosco dal peduncolo rosso in purezza. Vendemmia meccanica, fermentazione e macerazione per 10 giorni. La maturazione avviene per sei mesi in legno, parte in barrique, parte in botti da 50-60 ettolitri ed affinamento in bottiglia per ulteriori sei mesi circa.
Il colore è rubino intenso ed uniforme con qualche riflesso violaceo. Al naso si affacciano forti profumi speziati di chiodi di garofani, poi frutta rossa in quantità e note balsamiche.
Al palato è fruttato, marasca e piccoli frutti rossi di sottobosco; è fresco, equilibrato ed armonico, sapori molto netti, colpisce la morbidezza del tannino; in chiusura del lungo sorso si apprezzano, con intensità, le note speziate e balsamiche.
Il secondo vino proviene dalla Tenuta Altemura, prodotto con uve negroamaro, uno dei vitigni più caratteristici e più amati della Puglia: Negroamaro 2011. L’uva viene raccolta tra settembre e ottobre; dopo una lunga macerazione di tre settimane, viene avviata la maturazione in botti grandi per 12 mesi ed un ulteriore periodo di affinamento in bottiglia.
Bellissima colorazione rubino intenso, uniforme e senza unghia. Inizialmente poco fruttato al naso, un po’ pigro nell’esprimersi; poi, però, ciliegioso e speziato. In bocca le sensazioni sono tipiche di frutta nera e rossa, amarene, visciole; è fresco e sapido, minerale, consistente, nocciolato, con leggere note empireumatiche e ferrose; ottimo il corredo tannico, molto morbido, e con una lievissima nota amaricante nel lungo finale. L’intensa acidità, che permane a fine sorso, lascia una sensazione di grande pulizia nel cavo orale.
Antonio Di Spirito




