Una sera al RitroVino fra buon cibo e grandi vini

Ieri, in occasione del mio compleanno, ho deciso di andare a trovare Pier Giorgio Paglia, ideatore e fondatore del RitroVino, un interessante locale aperto da poco più di un mese e situato a Via Casperia 33 a Roma, a due passi da Villa Chigi. La ragione della mia scelta non era data solo dal fatto che rientra nei miei compiti informarmi sulle novità enogastronomiche, per poi raccontarle ai lettori, ma era squisitamente “egoistica”, poiché avevo letto che il punto di forza di questa enoteca con cucina erano proprio i vini.

Giorgio, infatti, uomo di lunga esperienza giornalistica e imprenditoriale, ha lavorato anni per creare una cantina che, se non ci fosse il locale, sarebbe quella che vorrebbe per sé: una scelta attenta di aziende provenienti da tutte le regioni italiane, ma anche dalla Francia, dalla Spagna, dalla Germania e da altri Paesi del mondo dove il vino ha un ruolo importante. La novità è nell’impostazione del locale: i clienti hanno a disposizione una carta dei vini contenente le annate attualmente in commercio e un angolo speciale, appunto il RitroVino, dove si possono “pescare” vere e proprie chicche degli anni passati.
Intelligentemente, Giorgio, che conta su uno staff di 5 giovani impegnati fra sala e cucina, ha dato vita ad una offerta ad ampio spettro, infatti a partire dalle ore 16 prende vita come sala da tè, caffè e tisane biologiche da accompagnare con torte e piccola pasticceria; dalle ore 18 diventa ApeRitroVino, non con i classici aperitivi ma con un calice di buon vino (o una bottiglia se si è in più persone), abbinato agli sfizi preparati dalla cucina, i taglieri e i pani speciali; dalle 20 fino alle 24 si può anche cenare, con la possibilità di scegliere dalla cantina vini particolari e vecchie annate. Inoltre si possono anche acquistare vini, birre artigianali, distillati, olio extravergine di oliva 100% italiano, dolci, spezie, salse, conserve e tante altre piccole produzioni artigianali. Infine, il RitroVino è anche occasione di serate a tema, degustazioni di vini particolari, incontri con i produttori e molto altro.

Io ci sono andato a cena e devo dire che ho avuto un’ottima impressione: si tratta di una cucina che, nonostante i limiti dovuti alla mancanza di canna fumaria, consente di avere piatti di ottima qualità e struttura, come le pizzottelle con vari tipi di condimenti (io ho apprezzato quella con il tonno ala lunga), le lasagne al ragù bianco di cinta senese, i cannelloni ripieni alla ricciola, il goulach di manzo e molto altro; inoltre ogni giorno, secondo disponibilità, vengono proposti alcuni piatti fuori menu.
Il costo di una cena, vini esclusi, va dai 35 ai 45 euro (nel caso che si parta dall’antipasto e si finisca con il dolce). Il prezzo dei vini è davvero onesto, i ricarichi sono quasi sempre modesti, basta leggere i prezzi evidenziati su tutte le bottiglie esposte. Io ho scelto, in base ai piatti ordinati, il Trentodoc Siris di Gaierhof e il Boca 2010 di Barbaglia.

Il Trentodoc Siris di Gaierhof, etichetta di proprietà della storica famiglia Togn da tre generazioni, non sempre mi ha convinto, per questa ragione ho voluto riprovarlo: sboccatura nel 2017, 12,5 gradi alcolici, chardonnay in purezza maturato sui lieviti per 36 mesi; la spuma copiosa e le successive colonnine di bollicine fini testimoniano una tecnica perfetta, il colore è un paglierino medio cristallino. Accostato al naso propone profumi di susina, mela golden, biancospino e fiori di campo, con qualche richiamo a lievito e crosta di pane.
Al palato è preciso, fine, un po’ modesto nella struttura e con una spinta espressiva che tende a calare un po’ presto, ma nel complesso, tenendo conto della fascia di prezzo, è un Trentodoc piacevole e corretto.
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Con il Boca 2010 della famiglia Barbaglia si fa un deciso salto di qualità, conosco l’azienda da quasi vent’anni e l’ho vista evolversi di anno in anno. Il Boca è cresciuto molto, devo dire che la materia prima è sempre stata straordinaria, ma agli inizi del 2000 il vino era piuttosto duro, tannico, richiedeva anni di bottiglia per poter essere apprezzato fino in fondo. Oggi le cose sono cambiate, già appena uscito mostra un buon equilibrio e una bevibilità superiore, sebbene meriti sempre di essere aperto qualche anno dopo, data la qualità elevatissima del suo contenuto.
L’annata 2010 è a mio avviso una delle più buone mai prodotte, è un vino di incredibile fascino che racconta perfettamente il timbro di uno dei territori più straordinari del Nord Piemonte, quello che coinvolge il comune di Boca e parte di Maggiora, Cavallirio, Prato Sesia e Grignasco. Qui, negli ultimi venti anni, sono fiorite aziende di assoluto pregio che stanno contribuendo in modo sostanziale ad arricchire il parco vini di questa piccola, ma strepitosa, regione. Per il livello qualitativo che hanno raggiunto la maggior parte delle aziende, il Boca meriterebbe la Docg.
Ma torniamo a questo 2010, dal colore granato di buona intensità e un bouquet davvero elegante: la componente floreale affiora al primo impatto, rose, viole, magnolie e molto altro, aprono le danze per poi cedere il passo ai frutti di bosco, non solo la ciliegia e il lampone, ma le sensazioni spingono verso frutti dimenticati, un tempo facili da reperire e oggi molto meno, come le corniole e le azzeruole; interessante poi la nota ferrosa e minerale che affiora prepotente a dare carattere al vino, ma poi arrivano le erbe di montagna, le spezie dolci, la liquirizia e chissà quanto altro se avessi il tempo di lasciarlo nel calice.
Lo porto alle labbra e ne prendo un sorso: eccolo! Ritrovo quel carattere austero che lo ha sempre caratterizzato, un’austerità nobile che trasferisce al palato freschezza, tannicità, morbidezza di frutto e sapidità, un complesso di sensazioni che sostiene una materia raffinata che si concede poco a poco puntando all’infinito. Cosa chiedere di più?
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Roberto Giuliani
Il Ritrovino
Via Casperia, 33 – Roma
tel. 06-45595722
Aperto dal lunedì al sabato dalle ore 16 alle 24
info@ilritrovino.it

