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Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino DOP


 

Piemonte

 

Pesci, molluschi, crostacei freschi

TINCA GOBBA DORATA DEL PIANALTO DI POIRINO (DOP)

Tinca gobba dorata del Pianalto di Poirino DOP

Area di produzione
▪ Provincia di Torino: Carmagnola, Isolabella, Poirino, Pralormo, Riva presso Chieri, Santena, Villastellone;
▪ Provincia di Cuneo: Baldissero d’Alba, Ceresole d’Alba, Montà d’Alba, Montaldo Roero, Monteu Roero, Pocapaglia, Sanfré, S. Stefano Roero, Sommariva del Bosco, Sommariva Perno;
▪ Provincia di Asti: Buttigliera d’Asti, Cellarengo, Dusino S. Michele, S. Paolo Solbrito, Valfenera, Villanova d’Asti.
Dei ventitre comuni, appartenenti a tre province, che costituiscono l’area geografica storicamente riconosciuta come “Terre rosse del Pianalto di Poirino”, soltanto i territori dei comuni di Poirino (Torino), Isolabella (Torino), Cellarengo (Asti), Pralormo (Torino), Ceresole d’Alba (Cuneo) sono compresi totalmente nella zona di produzione.
Sono parzialmente comprese nella zona di produzione solo alcune parti dei territori dei comuni di Carmagnola, Villastellone, Santena, Riva presso Chieri, Baldissero d’Alba, Monta’ d’Alba, Montaldo Roero, Monteu Roero, Pocapaglia, Sanfré, S. Stefano Roero, Sommariva del Bosco, Sommariva Perno, e Dusino S. Michele, Valfenera, Buttigliera d’Asti, S. Paolo Solbrito, Villanova d’Asti.

Descrizione del prodotto
La denominazione di origine protetta “Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino” distingue gli esemplari, allo stato fresco, ossia non trasformato, della specie Tinca (Tinca tinca) allevati, cresciuti e nati, da riproduttori a loro volta nati e cresciuti, nell’area geografica individuata e aventi le seguenti caratteristiche morfologiche:
livrea: giallo dorata, dorso curvo e gibboso;
pelle: colorazione viva, brillante e lucente lo spessore della pelle deve essere minimo e non superiore a 1 mm, eventuali segni, lesioni o abrasioni cutanee sono ammesse purché cicatrizzate o derivanti solo dall’azione di pesca o da predazione;
muco cutaneo: trasparente e ben aderente alla pelle, percettibile solo al tatto;
occhio: brillante, vivido, lucente, convesso, cornea trasparente e pupilla nera, bulbo giallo o aranciato;
branchie: colore rosso vivo o roseo, umide, prive di muco, di limo, di parassiti o corpi estranei in genere;
squame: aderenti alla pelle, lucide, iridescenti, dorate;
corpo: rigido e sodo, leggermente elastico, resistente al tatto, non flaccido e molle;
odore: tenue, fragrante di acqua dolce, non acre o sgradevole e forte di pesce, assolutamente non di fango o erba o di sostanze organiche;
visceri: leggermente turgidi, brillanti e lisci con sfumature madreperlacee, non avvizziti e afflosciati, di odore non sgradevole o disgustoso e assolutamente non di fango o erba;
peritoneo: trasparente, brillante, inodore e aderente alla carne;
muscolatura: elastica e soda, di colore generale bianco roseo e rossa nei muscoli delle pinne, inodore e comunque non odora di fango o erba.
Relativamente alle caratteristiche organolettiche le carni della “Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino” si presentano tenere, morbide, abbastanza compatte, scarse di grassi e di conseguenza prive di sapori e odori sgradevoli quali fango, limo o erba; presentano sapore di pesce tenue e delicato, non deciso come il pesce di mare.

L'allevamento presso Cascina Italia a Ceresole d'Alba (CN)Metodo di produzione
gli avannotti, che sono immessi nelle peschiere anche associati a riproduttori e tinche di taglia intermedia, vengono lasciati crescere sino al raggiungimento della taglia desiderata.
 ● Condizioni generali – la Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino è rigorosamente allevata in monocoltura. La pezzatura prodotta varia dalla taglia da consumo, al novellame da ripopolamento, ai riproduttori.
 ● Condizioni di allevamento – la tinca si alleva sia negli stagni in argilla esistenti e sia in nuovi bacini in argilla, purché realizzati entro i limiti della zona di produzione.
 ● Acqua – l’approvvigionamento idrico può essere effettuato:
a) da acque meteoriche;
b) da acque superficiali;
c) da acque di captazione da falda.
 ● Stagni – saranno utilizzati gli stagni, realizzati in argilla, già in uso e sarà possibile la realizzazione di nuovi invasi in argilla. Considerando le particolari caratteristiche geologiche della zona, non sono ammessi stagni dotati di totale impermeabilizzazione artificiale o realizzati con materiale diverso dall’argilla del Pianalto. Onde evitare forme di inquinamento dovute alle pratiche colturali dei terreni circostanti sarà realizzata una fascia di inerbimento perimetrale degli stagni della larghezza minima di metri 5; nella suddetta fascia tampone è fatto divieto dell’uso di sostanze diserbanti.
 ● Riproduzione e novellame – per ottenere la disponibilità di novellame sono ammessi la selezione e l’incrocio di riproduttori purché aventi le caratteristiche descritte. Si potrà ricorrere sia alla riproduzione naturale sia alla riproduzione artificiale.
 ● Alimentazione – l’alimentazione in allevamento sarà favorita mediante pratiche di fertilizzazione naturali dei bacini al fine di ottenere zooplancton per lo svezzamento e la crescita degli avannotti. In seguito, durante la fase di ingrasso, si potrà fare ricorso a sistemi di integrazione alimentare, preparati con alimenti non derivati da farine di carne e non derivati da organismi geneticamente modificati, nei quali il tenore proteico, opportunamente distribuito tra proteine di origine vegetale e animale, non superi il 45% del peso. In particolare si individuano le seguenti materie prime:
a) cereali, granaglie e loro prodotti e sottoprodotti;
b) semi oleosi e loro prodotti e sottoprodotti;
c) semi di leguminose e loro prodotti e sottoprodotti;
d) latte e derivati;
e) uova e derivati;
f) farina di pesce e/o di crostacei.
Le materie prime di cui alle lettere a), b), c), d), e), dovranno essere reperite all’interno della zona di produzione del Pianalto, assolutamente non OGM, e opportunamente certificate secondo la normativa vigente. Tali complementi sono circa l’85% del prodotto somministrato in fase di alimentazione. La farina di pesce e/o di crostacei potrà essere reperita in commercio, purché opportunamente certificata e assolutamente non OGM.
 ● Commercializzazione – la commercializzazione limitata al prodotto fresco tiene conto della legislazione vigente e della buona pratica igienica. Gli esemplari immessi al consumo hanno una taglia compresa tra 50 e 250 grammi.

Legame con l’ambiente
la “Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino”, contrariamente agli esemplari di Tinca degli altri areali geografici, non denota al gusto e all’olfatto il sapore di “fango” o “erba” e le carni sono tenere. Questa peculiarità è direttamente determinata dal tipo di gestione delle peschiere che da sempre viene attuato nel Pianalto di Poirino. Queste ultime infatti si distinguono da ambienti simili perché in esse il fondo melmoso non riesce a formarsi con continuità e la massa d’acqua presenta condizioni estremamente variabili per gran parte della stagione produttiva, impedendo l’instaurarsi delle condizioni favorevoli allo sviluppo dei “blooms” algali (fenomeno di fioritura algale in cui si verifica una elevata densità fitoplanctonica nell’acqua di mare. Durante una fioritura il numero di individui, espresso in cellule/litro, può raggiungere valori di decine di milioni, ndr).
Si comprende quindi perché nelle peschiere del Pianalto di Poirino, adibite all’allevamento della Tinca, difficilmente si sviluppino popolazioni stabili e consistenti di Cianoficee e di conseguenza si capisce perché le carni dei pesci non acquisiscano quel caratteristico sentore che, non a caso, i francesi definiscono “limon”, di fango appunto.
Il Pianalto di Poirino risulta isolato rispetto alle acque superficiali scendenti dalla catena alpina e le falde freatiche si trovano al di sotto della coltre diluviale, le precipitazioni nella zona sono scarse, e le ristrette dimensioni del bacino imbrifero convogliano velocemente a valle le acque di scorrimento. La particolare natura argillosa dei terreni si presta alla costruzione e alla escavazione di stagni per trattenere le acque.
Le prime opere in tal senso risalgono a più di tre secoli addietro e testimoniano anche l’uso dell’argilla per costruzione. Il paesaggio rurale era ed è ancora contraddistinto da un gran numero di piccole e grandi peschiere ricavate spesso nella vicinanza di abitazioni e borgate. In questi invasi da sempre si allevano le tinche, sia come fonte supplettiva di proteine sia come prodotto da commercio.
La maggior parte delle peschiere è distribuita sul territorio del comune di Poirino, ma molte altre, per un totale di circa 400 invasi, si trovano in tutto il Pianalto e imprimono al paesaggio una nota veramente caratteristica. Le tinche provenienti da allevamenti in peschiera del Pianalto di Poirino, sono rinomate per il gusto; la tinca costituisce il prodotto tipico della zona ed il consumo avviene generalmente sul posto presso alberghi e trattorie che assorbono la quasi totalità della produzione.
L’allevamento della tinca nelle peschiere è pressoché generale presso la popolazione rurale, a causa del notevole richiamo di visitatori e consumatori che determina, ed è considerato come un tradizionale fattore di notevole importanza nell’economia locale.
L’origine geografica della Tinca Gobba Dorata del Pianalto è ben individuata da testimonianze scritte e orali, ma addirittura è possibile confermare la presenza della specie con prove geologiche e paleontologiche. Elencando sommariamente i dati che comprovano una relazione tra l’origine geografica della zona e la comparsa della specie si osserva come i primi reperti fossili di Tinca tinca risalgano al Villafranchiano Terminale di Valdarno, periodo del Pleistocene inferiore, appartenente all’era Neozoica. E’ infatti a partire dalla fine del Pliocene e dal Pleistocene inferiore che si formano i depositi fluviolacustri della facies villafranchiana dell’Altopiano di Poirino (Parte 6 carta geologica).
A questo punto è immediato il collegamento tra i fenomeni geologici, che hanno contraddistinto la formazione dell’Altopiano, e la comparsa in gran parte dell’areale italiano di specie ittiche, ad essi coeve, come la Tinca.
Esistono comunque antiche e recenti fonti di documentazione che attestano come questo particolare legame tra Tinca, territorio ed esseri umani sia sempre risultato saldo e duraturo nel tempo. La presenza della Tinca Gobba Dorata nel Pianalto di Poirino, come pesce allevato e di apprezzato valore alimentare ed economico, è già comprovata da documenti risalenti al XIII secolo; addirittura tra le tante gabelle che affliggevano la popolazione rurale di Ceresole d’Alba, una di queste imponeva la consegna di quantitativi variabili di tinche.
Anche in periodi relativamente recenti si hanno notizie molto precise: ad esempio nella raccolta “Studi geografici su Torino e il Piemonte” – aa.vv. ed. Ciappichelli 1954, uno degli autori, Natale Veronesi, dedica all’allevamento della Tinca il fascicolo: “Le peschiere del Pianalto di Poirino e la loro utilizzazione ittica” (parte 5 e 7).
Tra le tante curiosità descritte, il Veronesi parla addirittura di pescatori professionisti, usi a gestire anche le altrui peschiere con contratti di mezzadria e d’affitto; questa attività professionale, non esistendo nell’Altopiano fiumi importanti per produzione ittica, era giustificata dalla rendita delle sole tinche.
D’altronde, consultando le “Consegne del Sale” di Poirino (parte 7), si individuano già dal 1775 cinque famiglie di pescatori, che evidentemente ottenevano le loro entrate dall’allevamento e dalla vendita delle tinche.
L’attività di pesca professionale, intendendo in tal senso l’allevamento delle tinche, si è protratta nei secoli e solo recentemente, verso l’inizio degli anni ottanta, è del tutto scomparsa, inserendosi tra le attività di tipo agricolo, anche a causa della morte degli ultimi anziani pescatori.

 

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