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Faccedabirra: viaggio tra i birrifici artigianali della Campania

Il paesaggio intorno a Chianche
Il paesaggio intorno a Chianche

Il fenomeno della birra artigianale, in Italia e in Campania in particolare, è in decisa crescita, merito anche della comunicazione e della sempre maggiore consapevolezza nel consumo, nella produzione e nell’aspetto culturale che ha assunto, rendendolo non più una moda passeggera ma parte integrante del turismo enogastronomico.
Secondo le ultime rilevazioni il trend del settore conferma la sua costante crescita, ad oggi infatti si contano in Italia, quasi 700 microbirrifici, che si stanno pian piano distinguendo, mettendo in evidenza uno stile unico che sia riconoscibile come tipologia di origine italiana. Inoltre, soprattutto tra le nuove generazioni, la birra ha assunto la stessa dignità del vino, questo grazie al rafforzamento delle tipicità locali.
Ed è qui che si inserisce il lavoro svolto da Roberto Pellecchia (autore di numerosi libri ed ottimo fotografo), Antonella Petitti (giornalista specializzata in food e viaggi) e Sabrina Prisco (ristoratrice e degustatrice), che hanno raccontato nel libro #faccedabirra, edita da Officine Zephiro, un interessante viaggio nel mondo della birra artigianale campana.

da sinistra Roberto Pellecchia, Antonella Petitti e Sabrina Prisco
Da sinistra Roberto Pellecchia, Antonella Petitti e Sabrina Prisco

La pubblicazione è stata presentata presso il Birrificio San Pietro di Chianche (AV), nato nel 2016, dalla passione di Giuseppe Ferrara, imprenditore del mondo del vino da circa 15 anni – proprietario dell’azienda Macchialupa – che si è innamorato della birra artigianale, e ha affiancato alla sua cantina una “cantina” per la sua birra, facendo convivere in modo sinergico le due realtà e passioni.
Prima di visitare e approfondire il lavoro svolto da Giuseppe con il suo socio, l’enologo Angelo Valentino, i tre autori hanno raccontato ed illustrato il lavoro svolto.

Birrificio Artigianale San Pietro

Ben 19 i birrifici protagonisti della pubblicazione e altrettanti i percorsi turistici descritti, dove in ogni pagina si ritrova un racconto, una storia, una curiosità, come ci viene raccontato dagli autori, che spiegano il concept del loro lavoro. Un “viaggio” durato due anni, che ha divertito gli autori stessi, unendo l’anima brassicola a quella turistica, dando il via a una sorta di “Strade della birra”, dando la possibilità a chi ne segue i percorsi di conoscere da vicino e avvicinarsi a queste “facce da birra”.
Diversi sono stati i criteri di selezione, primo tra tutti la volontà di inserire solo birrifici provvisti di un proprio impianto produttivo e poi si è pensato che non si poteva prescindere dalle tante peculiarità che il territorio campano racchiude. Così ad ogni “faccia” viene associata una località turistica di interesse. Oltre alle notizie riguardanti la storia specifica del birrificio, non poteva mancare una nota descrittiva sui prodotti, sono state quindi redatte delle schede emozionali, che vogliono solo guidare il lettore sullo stile di riferimento a cui le birre si possono ricondurre.
Più che una guida o un manuale, si tratta di un libro-racconto, che può incuriosire sia gli appassionati della birra, sia chi vuole scoprire le tante bellezze paesaggistiche, storiche e architettoniche del territorio campano.
Conclusa l’interessante presentazione si è entrati nel vivo del birrificio; una “cantina brassicola” innestata a fianco di una cantina vinicola, come racconta Vincenzo Cillo, il birraio professionista, che dal 2013 segue il progetto. L’idea dei due soci imprenditori è stata proprio quella di riportare nelle birre l’idea dei vini prodotti in cantina.
Dopo questa veloce premessa Vincenzo ha guidato il pubblico nel ciclo di produzione della birra artigianale, mostrando ed illustrando in modo semplice ed esaustivo gli impianti e tutto il processo produttivo. Prima di passare all’assaggio vero e proprio ha velocemente descritto le tre tipologie prodotte, una Golden Ale, un’Amber Ale e una Tripel, tutte birre ad alta fermentazione, nelle quali diventa fondamentale la personalizzazione della birra stessa, attraverso una selezione accurata delle materie prime.
La prima birra, a cui è stato dato il nome di Albachiara, si distingue per la sua bevibilità, una birra di facile accesso, dove sono stati usati due diversi tipi di malto, dal colore giallo carico, e dalla schiuma compatta, che esprime piacevoli aromi erbacei e di miele. La seconda, l’Amber Ale, chiamata Lunarossa, si distingue per le note più dolci di caramello, biscotto e una speziatura lieve, che accompagna il sorso rendendola gradevole e di buon equilibrio.
L’ultima dal nome Doppiosenso, che si rifà allo stile belga ed è appunto caratterizzata da un lievito proveniente dal Belgio; cattura lo sguardo con il suo color oro e la schiuma generosa ed è connotata da un profilo olfattivo di carattere, che vira su toni fruttati dolci, per poi lasciar spazio alle note erbacee e resinose. Sicuramente di maggiore corpo rispetto alle precedenti, ma al contempo piacevole e scorrevole nella beva.
Decisamente una giornata ricca di spunti e di curiosità, che ha dato la possibilità di interagire e scoprire persone e paesaggi di grande interesse, aprendo la mente e innescando la voglia della scoperta.

#faccedabirraLe storie, i volti e i luoghi della birra artigianale in Campania
Roberto Pellecchia, Antonella Petitti, Sabrina Prisco
Officine Zephiro Editore
16,00 euro
240 pagine

Fosca Tortorelli

È Sommelier e Degustatrice ufficiale A.I.S. rispettivamente dal 2003 e dal 2004; ha sviluppato nel suo lavoro di dottorato in Industrial Design, Ambiente e Storia, la tesi sperimentale dal titolo “Reinterpretare le Cellae Vinariae. Ambiente, Processo, Produzione” e una successiva pubblicazione in collaborazione con la Prof. Muzzillo F. dal titolo “Vitigni del Sud: tra storia e architettura” (Roma Natan Edizioni, 2012). Ha conseguito il Master Sommelier ALMA-AIS (luglio 2016) presso ALMA a Colorno (Parma). Fa parte dei Narratori del Gusto e insieme al Centro Studi Assaggiatori di Brescia partecipa a panel di degustazione di rilievo nel settore enogastronomico. Fa parte anche dell’associazione Donne del Vino, ha scritto sulla rivista l’Assaggio, oltre che su diverse testate registrate e ha preso parte alle degustazioni per la Guida Vitae, per la guida Slow wine 2017 e per la guida Altroconsumo. Dal 2018 è giornalista pubblicista.

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