Mario Donnabella e l’agricoltura del “non fare” applicata al vino

L’agricoltura dovrebbe basarsi sempre sui cicli della natura, rispettarli senza intervenire; in altre parole, il non far niente è il miglior metodo agricolo. Non far niente in che senso? Nel senso che per coltivare non bisogna utilizzare pesticidi o fertilizzanti e che si possono ridurre al minimo i propri sforzi.
Queste sono le parole che Mario Donnabella, vivaista e viticoltore nativo di Torre Orsaia, nel basso Cilento, ha preso in prestito da Masanobu Fukuoka – considerato il pioniere dell’agricoltura naturale – e ha fatto sue.

Circa quattro gli ettari di vigna e un piccolo orto – anche questo curato secondo l’agricoltura naturale del non fare e nel pieno rispetto della terra, una serie di laghetti che aiutano a ridurre al massimo il consumo d’acqua nel territorio.

Negli anni, il suo approccio lo ha portato a puntare sulle varietà legate a questo areale: Fiano, Santa Sofia, Aglianico e Aglianicone, quest’ultimo unico nel suo genere e facilmente riconoscibile per la conformazione del grappolo piuttosto spargolo e per la sua gestione non facile, il che ha portato al suo abbandono e alla sostituzione con altre varietà più produttive.

Ma la filosofia di Mario e l’amore per la natura lo hanno spronato a scegliere queste varietà e pian piano a capirle e a conoscerle.
Il suo lavoro non si è fermato qui; da qualche anno ha sostituito il legno con le anfore di terracotta, riprendendo non solo una tecnica antica legata ai paesi del Caucaso e della Georgia prima e di Oslavia poi, passando per la storia del Mediterraneo, ma come ritrovamento sia di un ideale vino prodotto di sola uva e terra, sia di un legame familiare con questa ancestrale metodica; le anfore quindi come legame affettivo, quasi familiare, visto che le usavano i suoi nonni.

Una produzione circoscritta, scarse quattromila bottiglie: nel 2014 le prime bottiglie di Aglianicone, a cui ha dato il nome di Buxento; dal 2015 ha invece iniziato con il Kamaratòn, il suo bianco prodotto con il 60% di Fiano e il 40% di Santa Sofia, un bianco macerato, dal colore intenso e rilucente, profumi fitti ed espressioni inconsuete, un prodotto legato alla terra, sincero e spontaneo, complesso e pulito, senza manipolazione alcuna.

Perché quello che Mario vuole trasmettere attraverso i suoi vini è proprio la sua sincerità, la sua realtà territoriale, con spontaneità e pulizia. Da qui il richiamo forte non solo nel nome destinato alle sue due etichette, ma anche nella sua azienda, Silva Plantarium, il bosco delle piante, proprio come quello che circonda la sua casa di Borgo Cerreto, tra Torre Orsaia e Rofrano.

Mario Donnabella è un uomo determinato, cosciente della bellezza di ciò che lo circonda e consapevole di quello che il Cilento può dare e nel suo piccolo vuole fare emergere le potenzialità e la ricchezza della viticoltura cilentana.

Bisogna saper riscoprire la mancanza di valore della corsa al progresso, comprendere – come ricorda Fukuoka – che lo scopo vero dell’agricoltura, non è far crescere i raccolti, ma la coltivazione e il perfezionamento degli esseri umani, un vero e proprio percorso di ricerca interiore.
Azienda Agricola Silva Plantarium
Via Borgo Cerreto, 6 – Torre Orsaia (Sa)
Tel. e Fax 0974 985568 – Cell. 349 3363252


