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Albarossa: un vino e un vitigno dal carattere piemontese

grappoli di Albarossa

Il Piemonte ha tante micro realtà che vale la pena conoscere e approfondire; senza dubbio di grande interesse e profondità dal punto di vista vitivinicolo, c’è quella dell’Albarossa, vitigno dalla storia relativamente recente. L’ Albarossa è “nato” nel 1938 per mano del professor Giovanni Dalmasso da un incrocio fra Chatus (Nebbiolo di Dronero, varietà autoctona alpina, storicamente coltivata ai piedi delle Alpi Marittime, riscontrabile in Francia nella zona dell’Ardèche e in Piemonte principalmente nelle aree di Saluzzo, Pinerolo e in Savoia) e Barbera. L’idea originaria del prof. Dalmasso era quella di unire l’eleganza del Nebbiolo con la freschezza della Barbera. Il suo studio fu ripreso negli anni ’70-’80 e dal 1977 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite; è stato poi riproposto nel 2001 dalla Regione Piemonte ad alcune aziende storiche del panorama vitivinicolo piemontese, con l’obiettivo di creare interesse attorno a un vino che unisse le terre storiche di molti fra i vini più apprezzati al mondo, Langhe, Monferrato e Roero. Negli ultimi vent’anni l’Albarossa ha dunque visto la sua prima vera diffusione con le nuove vigne, vinificazioni in purezza sempre più frequenti e con il riconoscimento della denominazione di origine controllata (Doc) nel 2010.
Il nome Albarossa fu attribuito al vino e al vitigno da Roberto Paglietta, professore dell’Università Agraria di Torino, come omaggio alla città di Alba, territorio capace di stupire per la grande personalità dei suoi vini.
L’area vocata a cui fa riferimento attraversa Langa, Monferrato e Roero e le zone a più alta concentrazione di impianti si individuano nella fascia collinare che da Santo Stefano e Canelli, corre verso Nizza Monferrato e arriva nel bacino dell’Acquese (Bistagno, Carpeneto, Strevi).
Un patrimonio vitato che ormai raggiunge i 70 ettari, un vitigno che ha “un’anima molto rossa”, dalla buccia sottile con acini piccoli, che richiede terreni asciutti e posizionati in colline particolarmente soleggiate, con suoli calcarei e ricchi di microelementi. Un vitigno in grado di generare un vino di grande impatto visivo e di sorprendente modernità, come nel caso del Piemonte Albarossa Macchiaferro 2015 de L’Armangia, azienda sita a Canelli.

Piemonte Albarossa Macchiaferro 2015 L'Armangia

Le uve provengono dal vigneto aziendale sito in località Moasca, a un’altitudine di 250 m s.l.m. esposto a Nord-Est e caratterizzato da forte escursione termica giorno/notte. Le uve ottenute sono ricche in polifenoli e di profumi fruttati, acidità sostenuta e buona alcolicità. Un vitigno ostico e ancora poco conosciuto, ma che può dare grandi soddisfazioni.
Concentrazione di colore e tannini, ma essendo figlio della barbera, mantiene grande acidità. Solo botte grande da 2000 litri di rovere francese 14/16 mesi e tre anni di bottiglia prima della messa in commercio. Ignazio Giovine, titolare dell’azienda L’Armangia ne racconta vizi e virtù; il vigneto è stato piantato nel 2015 e presenta un suolo argilloso-calcareo dona potenza ed eleganza. Scarse tremila bottiglie annue prodotte, un vino longevo, che ha un grande potenziale, che nel calice esprime una trama di frutti scuri, dalla mora alla prugna, ciliegie nere che lasciano poi spazio a nuances speziate di tabacco e radice. Ricco al palato, pieno e di buona acidità, da abbinare a cibi grassi, perfetto con la bagna cauda. Un vino non facile e scontroso, ma che si fa apprezzare e si distingue, espressivo e territoriale.

Fosca Tortorelli

Fosca Tortorelli

È Sommelier e Degustatrice ufficiale A.I.S. rispettivamente dal 2003 e dal 2004; ha sviluppato nel suo lavoro di dottorato in Industrial Design, Ambiente e Storia, la tesi sperimentale dal titolo “Reinterpretare le Cellae Vinariae. Ambiente, Processo, Produzione” e una successiva pubblicazione in collaborazione con la Prof. Muzzillo F. dal titolo “Vitigni del Sud: tra storia e architettura” (Roma Natan Edizioni, 2012). Ha conseguito il Master Sommelier ALMA-AIS (luglio 2016) presso ALMA a Colorno (Parma). Fa parte dei Narratori del Gusto e insieme al Centro Studi Assaggiatori di Brescia partecipa a panel di degustazione di rilievo nel settore enogastronomico. Fa parte anche dell’associazione Donne del Vino, ha scritto sulla rivista l’Assaggio, oltre che su diverse testate registrate e ha preso parte alle degustazioni per la Guida Vitae, per la guida Slow wine 2017 e per la guida Altroconsumo. Dal 2018 è giornalista pubblicista.

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