Largo al “Prosecco di Qualità Garantita”!

Da tempo il Prosecco di qualità superiore, quello etichettato Docg per intenderci, sgomita per avere i giusti riconoscimenti. Nella primavera di quest’anno ben due manifestazioni a distanza di poche settimane una dall’altra hanno permesso agli operatori del settore ed ai consumatori di farsi un’approfondita panoramica sulle qualità e caratteristiche di questo vino.
Dapprima l’Asolo Wine Tasting, evento organizzato dal Consorzio Montello e Colli Asolani coinvolgendo, oltre alle aziende vitivinicole, diverse realtà legate al mondo dell’ospitalità e della ristorazione, come ad esempio gli chef Nino Baggio (Locanda Baggio di Asolo), Marco Bonotto (Osteria Jodo di Maser) e Luca Perrazzelli (Ristorante al Sole di Asolo), consapevoli che l’unico modo per divulgare il territorio e i suoi prodotti è “fare sistema”.
Il successo mietuto dal banco di degustazione allestito presso la Sala Gialla di Palazzo Beltramini, nel cuore di Asolo, con la presenza diretta di 22 produttori, è una prima conferma che questa strada intrapresa è quella giusta per trasportare oltre i confini l’Asolo Prosecco Superiore Docg.

Il concetto di Prosecco Docg a salvaguardia di qualità e territorio è stato ribadito la settimana successiva fin dal primo incontro con Giancarlo Vettorello, direttore del Consorzio per la Tutela del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, in occasione di Vino in Villa, tradizionale appuntamento primaverile con il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore.
Prima di “passare dalle parole ai fatti” all’interno della funzionale aula di degustazione della Scuola Enologica Cerletti, la prima scuola enologica italiana istituita nel 1876 e dove il professore di chimica Antonio Carpenè insieme al facoltoso Angelo Malvolti a inizio del ‘900 diede un contributo sostanziale alla nascita del vino come lo conosciamo noi oggi (prima etichetta di Prosecco datata 1928), Vettorello ha cercato di tracciare l’identità di questo vino, le cui origini pare derivino dalla frazione Prosecco del comune di Trieste, sull’altopiano carsico confinante con la Slovenia.

Il 2009 segna la nascita del cosiddetto “Prosecco di qualità superiore” grazie all’attribuzione delle due DOCG: l’→Asolo Prosecco o Colli Asolani Prosecco, prodotto oggi in poco più di un milione di esemplari (obiettivo però di arrivare a 5 milioni nei prossimi tre anni) da uve provenienti da un territorio di circa 1.000 ettari distribuito tra 17 comuni e il →Conegliano Valdobbiadene Prosecco, che di ettari vitati ne conta quasi 6.500 in 15 comuni e di bottiglie ben 66,5 milioni.
Numeri che possono sembrare notevoli ma che invece sono pressoché irrisori se paragonati agli attuali 20.000 ettari (16.500 in cinque province della regione Veneto e 3.500 in quattro della regione Friuli Venezia Giulia) e i 243 milioni di bottiglie prodotte nel 2013 (con un aumento addirittura del 24% rispetto al 2012) della denominazione Prosecco Doc, un trend apparentemente inarrestabile, con proiezioni da capogiro: 400 milioni entro il prossimo decennio, obiettivo 1 miliardo nel 2035!

Appare quindi logico e di incredibile importanza spingere sulla conoscenza delle caratteristiche e peculiarità del Prosecco Docg, promozione e tutela che inevitabilmente deve coinvolgere ogni aspetto ed attività di questi territori, che possono essere salvaguardati unicamente facendoli conoscere al consumatore finale.
Sorseggiando un calice di questo vino, la mente dovrà rimembrare la particolare conformazione di queste verdi e ripide colline (le cosiddette Rive), le bellezze architettoniche di Asolo o Conegliano, religiose come la Pieve di San Pietro di Feletto, storiche come il maestoso Castello di Susegana oppure la quiete dei piccoli centri come Valdobbiadene, che pare veleggiare in un mare di vigneti, cullato da onde di colline vitate a formare un’originale trama di un tessuto naturale.

Un territorio in cui il vitigno Glera (di cui il disciplinare ne prevede l’utilizzo almeno dell’85%), così come il Verdiso (rilevante le sue spiccate aciditá e mineralità), la Bianchetta (precoce, ricca di zuccheri e componenti aromatiche) e la Perera, detta anche Glera lunga, trovano il loro habitat ideale.
Questo grazie all’elevata piovosità media attorno ai 1.250 mm all’anno e alla temperatura media di poco più di 12 gradi, e alla particolare composizione dei terreni, sostanzialmente di tre tipi: da est a ovest, si passa dall’argilloso, ricco di ferro, di origine alluvionale e morenica ideali per conferire aromi fruttati della zona di Conegliano, ai terreni bruni di San Pietro di Feletto fino alla marna grigia, di origine morenica e arenari, ricchi di roccia grigia e meno di terra di Valdobbiadene, patria di vini eleganti con particolari toni floreali.

Degustazioni
Nel mio piacevole peregrinare in queste terre ho rilevato una grande pulizia, eleganza ed estrema piacevolezza di beva nella stragrande maggioranza dei Prosecco Superiore Docg degustati, in tutte le sue varietà, dal Brut (in media sugli 8/10 grammi/litro di zucchero residuo) all’Extra Dry (la tipologia attualmente più richiesta e prodotta, con il residuo attorno ai 14-16 grammi) fino al Dry (che si assesta mediamente sui 24-26 grami rispetto ai 32 massimi ammessi, blasonato Cartizze compreso).
Ecco banalmente il “segreto del successo” di questo vino, sempre di più apprezzato e venduto all’estero, tanto che la quota di mercato ha raggiunto il 45% nel 2013 coinvolgendo ben 80 Paesi, Stati Uniti, Canada e Giappone in testa per un fatturato che si aggira sui 470 milioni di euro.

Il mio girovagare mi ha spinto a visitare diverse realtà aziendali disseminate sul territorio di Conegliano e Valdobbiadene, a cominciare dall’azienda →Spagnol Col del Sas a Colbertaldo di Vidor, che prende il nome dall’omonima collinetta su cui è ubicata e dove nel 1986 iniziò a spumantizzare le uve provenienti da i loro 32 ettari di proprietà, di cui ben 28 a San Pietro di Feletto, proprio sotto la storica Pieve.
In cantina, accanto a papà Orazio e mamma Loreta, operano i figli Marco e Stefano, entrambi enologi, e i più giovani Alberto e Mattia. L’uva intera viene pressata in modo soffice e lasciata fermentare per un paio di settimane a 16-18 gradi e quindi le basi da spumantizzare rimangono sulle fecci fini minimo un mese, suddivise secondo la provenienza delle uve (terreno, anzianità vigneto, numero e tipo di trattamenti gestiti e pianificazione grazie all’installazione in vigna di centraline che monitorano le condizioni climatiche e ambientali).
Marco mi spiega che non si eccede con temperature troppo basse, per evitare riduzioni e aromi eccessivamente mandorlati, preferendo leggere ossidazioni, che conferiscono struttura e aumentano le protezioni naturali del vino garantendone maggiore longevità.
La versione Brut del loro Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore (8 grammi residuo zuccherino) presenta un’invitante cremosità e aromi fruttati (prezzo franco cantina 7 euro). L’Extra Dry (14 grammi) si apprezza per la sua sapidità, mineralità e buona persistenza (7 euro).
Caratteristiche che vengono esaltate nel Brut Rive di Solighetto, composto all’85% dall’annata 2012 e dal 15% del 2011, 90 giorni di rifermentazione utilizzando un mix di quattro tipi di lievito diverso, in particolare nella spiccata sapidità e avidità nella beva (8,40 euro).
Estremamente interessante per comprendere l’inizio di tutta il processo di produzione è stata la degustazione dalla vasca in acciaio inox del “vino base”di Glera in purezza, non filtrato, della vendemmia 2013, così come altrettanto piacevole l’assaggio de “Il Fondo della tradizione sur lie“, Prosecco rifermentato in bottiglia, basso utilizzo di solforosa, buona acidità nonostante la vendemmia leggermente tardiva di uva raccolta nei vigneti più vecchi, servito scaraffato e abbinabile ottimamente alla carne allo spiedo (5 euro, mercato pressoché limitato alla ristorazione veneta).

Nel panorama del Prosecco Docg spicca senza dubbio la filosofia dell’azienda →Bellenda di Carpesica, nata nel 1986 in una zona dedita negli anni ’40 alla coltivazione di ulivi e alla produzione di olio (nella zona resistono ancora ben cinque frantoi) ed ora gestita dai fratelli Luigi e Umberto Cosmo, enologo il primo in collaborazione con Paolo Stival, e dedito alla parte commerciale il secondo, secondo i quali questo vino così come è nato deve continuare a rifermentare in bottiglia e non in autoclave. Classico esempio il Brut 2012 Sei Uno, con rifermentazione in bottiglia per 6 mesi, precursore dell’obiettivo futuro di estendere il metodo a tutti i Prosecco dell’azienda, con netti sentori di mela e un gradevole finale mandorlato (9 euro).
Su questa scia ecco quindi nascere dei Metodo Classico a base di uva Glera, con una rifermentazione in bottiglia anche superiore all’anno, la sboccatura senza l’aggiunta di ulteriori zuccheri e lieviti e l’affinamento in bottiglia per alcuni mesi prima della messa in commercio, come il Brut S.C. 1931, dedicato a Sergio Cosmo, il fondatore dell’azienda, da uve provenienti dai vigneti meno esposti attorno all’azienda, alquanto secco con una particolare nota finale di noce.
Fa eccezione il “San Fermo” Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, un Brut a basso residuo zuccherino in cui spiccano la sapidità salina, lo zolfo, una grande mineralità e freschezza (8,50 euro) e il “Miraval”, la sua versione Extra Dry.

Alla sommità di una delle due colline dove ha origine il blasonato Cartizze, a ben 400 metri di altitudine, sorge dal 1832 l’azienda →Col Vetoraz di Santo Stefano di Valdobbiadene, che prende il nome dell’omonimo colle.
Mentre all’esterno fervono il lavori di costruzione della nuova cantina, fortemente voluta dagli attuali proprietari Francesco Miotto, discendente storico della famiglia fondatrice, Paolo De Bortoli e l’enologo Loris dall’Acqua anche per liberare la sommità della collina dai disarmoniosi silox in acciaio, la degustazione si apre con la loro versione “Brut Zero” di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg 2013, ottenuto vinificando parte delle viti più vecchie dei loro 20 ettari di proprietà per ottenere un vino molto versatile, da bere sia come aperitivo che come accompagnamento a antipasti leggeri.
Maggiore acidità, freschi sentori di frutta bianca e una buona cremosità nel Brut (10 grammi di residuo zuccherino), piacevolezza e beva invitante che ritrovo nella versione Extra Dry (18 grammi zuccherini), vino che per ben sette volte è stato selezionato per la Bottiglia della Confraternita di Valdobbiadene in rappresentanza del Valdobbiadene Prosecco Docg.
Spiccano gli aromi di pera e un gradevole finale di mandorla dolce nel Dry Millesimato 2013 (24 grammi), così come nel blasonato Cartizze Superiore Dry (26 grammi per un’amabilità pronunciata) che proviene interamente dai 4 ettari di proprietà al centro della famosa collina.

A conferma dell’ottima qualità media dei Prosecco Docg, in occasione di Vino in Villa a Susegana ho particolarmente apprezzato i vini dell’azienda →Ca’ Salina di Valdobbiadene, del proprietario nonché enologo Massimo Bortolin, in particolare il “Rivete” Brut (6 grammi) che prende il nome dall’omonimo vigneto, estremamente secco e sapido, l’elegante “Sirocol” Extra Dry (14 grammi) e il “Paradiso” Dry (23 grammi), vincitore della Gran Medaglia d’Oro al Vinitaly 2014, con un ottimo rapporto acidità/zuccheri residui che ne ampia la bevibilità (7 euro franco cantina).
Altro campione spiccatamente secco, con invitanti aromi agrumati il Prosecco Docg Brut del’azienda →Dal Din di Vidor (7 euro), buona sapidità e mineralità nell’Extra Dry (16 grammi), perlage fine e ottima persistenza per nulla stucchevole nel Dry millesimato 2013 (8 euro), mentre un 10% di Chardonnay regala al Brut millesimato 2012 freschezza e nocciola marcata nel finale.

Una garanzia di qualità i vini di →Conte Collalto di Susegana, precisi, puliti e eleganti, dove spicca il Brut con uve provenienti da terreni argillosi e 4 mesi di rifermentazione, sentori di erbe aromatiche e fiori, pienezza in bocca, sapidità e persistenza, e l’Extra Dry, dove spiccano aromi non stucchevoli di mela matura (entrambi 8 euro).
Note balsamiche caratterizzano anche il Brut delle →Sorelle Bronca, azienda di Colbertaldo di Vidor fondata da Livio Bronca gestita ora dalle figlie Antonella e Ersigliana, a cui si è aggiunta da poco tempo la figlia Elisa, neo-enologa che collabora con Pierangelo Balcon.
Interessante il “Sur lie 2012”, messo in bottiglia per la rifermentazione a fine maggio e commercializzato dopo circa 3 mesi, 5.000 bottiglie interamente assorbite dal mercato locale (11 euro). Un Extra Dry con basso residuo zuccherino, appena 13 grammi, fiori di agrumi, frutta bianca e buona persistenza (10 euro) completa l’ottima gamma di Prosecco Docg.

Sul fronte del biologico e del biodinamico l’azienda →Perlage di Soligo dei fratelli Nardi è una delle realtà di riferimento. Sono ormai 30 anni che l’azienda persegue questa strada e, a mio avviso, quest’anno l’enologo Andrea Gallina ha raggiunto un livello qualitativo veramente notevole.
Il Brut “senza solfiti”, con appena 5 grammi di residuo, ha una notevole sapidità e freschezza che invita a finire la bottiglia. L’Extra Dry “Col di Manza”, biodinamico dal 2012, prodotto unicamente con uve provenienti dai vigneti a Rive di Ogliano, è morbido, fresco, pulito, con una cremosità da cui traspaiono intensi aromi di agrumi.

Luciano Pavesio




