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AnteprimeIl vino nel bicchiere

La Vernaccia di San Gimignano diventa Regina Ribelle e si presenta a maggio in ottima forma

San Gimignano

Chi ci legge da tempo ricorderà che l’evento sull’Anteprima della Vernaccia di San Gimignano si svolgeva a febbraio, durante la settimana delle anteprime toscane, al fianco di Brunello, Nobile, Chianti, Morellino, Chianti Classico e numerose altre dominazioni dal resto della regione. Poi Benvenuto Brunello si è staccato, proponendosi a novembre, con tre mesi di anticipo. Ora è la volta della Vernaccia, che è diventata “Regina Ribelle – Vernaccia di San Gimignano Wine Fest”, con una formula più articolata che occupa due giornate piene e quest’anno ha coinvolto la stampa il 16 e 17 maggio e il pubblico il 18 e 19 maggio.
Scelta che mi sento di condividere totalmente, perché la Vernaccia è un vino che non può essere presentato senza che abbia fatto un opportuno periodo di affinamento in bottiglia. Assaggiarli a febbraio è sempre stata impresa ardua, vini aciduli, citrini, scomposti… e serviti molto freddi, mentre questa volta, finalmente sono stati serviti a una temperatura perfetta.
Così non posso che plaudere l’organizzazione per la decisione presa, anche se, a mio avviso, qualcosa andrebbe rivisto. Ad esempio la mattina del 16 la degustazione delle nuove annate è stata consentita solo alle guide vinicole, mentre gli altri hanno dovuto aspettare le 12. Trattandosi di ben 88 vini, potete capire che iniziare così tardi ci ha provocato qualche disagio, oltre al fatto che il momento ideale per degustare è proprio nelle prime ore della giornata.

Paesaggio autunnale a San Gimignano
Paesaggio autunnale a San Gimignano

Non solo, ma nella stessa mattina a noi era destinato il convegno in Sala Dante con in finale l’assegnazione del Premio Gambelli, ideato da ASET e il gruppo Garantito IGP, di cui faccio parte (quest’anno il premio è andato all’enologo Ovidio Mugnaini, anima dell’azienda La Sala del Torriano a San Casciano Val di Pesa). Purtroppo, a causa dell’intervento di un agronomo che si è protratto fin quasi le 12 non ho potuto essere presente alla premiazione, pena ulteriore ritardo negli assaggi delle 88 Vernacce. Ecco, magari l’anno prossimo questa fase potrebbe essere organizzata meglio.


LA DEGUSTAZIONE


Le annate proposte erano 2023, 2022, 2021, per le Riserve 2022, 2021 e 2020, con tre eccezioni relative a vini che escono in commercio uno o due anni dopo, ovvero la 2019 di San Quirico, la Riserva 2019 di Casa Lucii e la Riserva 2018 di Podere La Casa Rossa.
Le aziende partecipanti erano 37, nel complesso ho avuto l’impressione che parte di esse stiano scegliendo strade diverse rispetto all’uso del legno per la Riserva – qualcuno ha introdotto l’anfora, altri hanno preferito solo l’acciaio – ma anche chi ancora si rivolge alla botte (tendenzialmente barrique), sta scegliendo contenitori dalla tostatura più leggera e lavorando in modo che non siano più così presenti e incisivi nel vino, consentendo al vitigno di esprimere meglio le sue caratteristiche e al territorio di emergere più deciso.
Tutti elementi positivi che dimostrano una voglia di migliorarsi, non solo per assecondare i cambiamenti di gusto del mercato, ma anche per cercare di ritrovare quell’identità che in passato è stata, a volte, un po’ trascurata.

Grappolo di vernaccia
Grappolo di vernaccia

ANNATA 2023
Il clima è cambiato, molto, e agisce in modo imprevedibile e indiscriminato, lo ha dimostrato chiaramente questo millesimo, che ha visto aziende non vendemmiare neanche, altre avere perdite ingenti fino all’80%, ma anche qualcuno che se l’è cavata con una riduzione del 20%.
Questo significa che i vini non possono non avere risentito di tutte queste differenze microclimatiche, le vigne più vecchie e ben esposte in condizioni con buona ventilazione hanno sicuramente sofferto meno e si sono difese meglio dalla peronospora, ma solitamente le loro uve confluiscono principalmente nella Riserva. Si può ricorrere a qualche aiuto, magari utilizzando quel 15% ammesso dal disciplinare di altre uve come sauvignon (max. 10%) e chardonnay, oppure si può usufruire di un 15% di vini di annate diverse (a meno che non sia espressamente vietato nel disciplinare), o ancora si può ricorrere al mosto concentrato rettificato, tutte pratiche lecite che in annate difficili possono dare un po’ di aiuto.
Al netto di tutto questo, le mie impressioni sono di un’annata che ha superato le aspettative, magari manca un po’ di ampiezza e struttura, ma in alcuni casi tocca punte di eccellenza, soprattutto con le selezioni da singoli vigneti.
Ho apprezzato molto il Clara Stella di Cappellasantandrea, preciso, nitido, con note fruttate ampie, mandorla, fieno, gusto salino, pieno, elegante, grande persistenza e una pulizia espressiva esemplare.
Si è difeso bene Casa Lucii, rivelando note di noce, nespola, albicocca, banana, molto particolare, anche al palato ha un percorso tutto suo, frutto abbastanza rotondo, la parte agrumata è priva di asperità, una interessante interpretazione, con una traccia sapida molto stimolante.
Dalla ex presidente del consorzio Letizia Cesani arriva una Vernaccia dal colore paglierino intenso e luminoso, molto floreale, arricchita da sentori di susina, pesca bianca, leggera banana; al palato è coerente, ha abbastanza materia e un incedere preciso, sapido, con una freschezza ancora non del tutto integrata, i mesi in più di bottiglia sono stati molto utili ma ne meriterebbe altri.
Il Nicchiaio di Poggio Alloro ha colore intenso, oro chiaro e naso maturo che fa pensare a una macerazione prolungata a contatto con le bucce; profuma di fiori ed erbe aromatiche, ha un bel frutto vivo di pesca bianca, anche al palato presenta le stesse caratteristiche, interessante, con un proprio stile, sapido, lungo, con una leggera presa tannica che conferma il contatto con le bucce, probabilmente prolungato anche in vasca d’acciaio. Mi è sembrata una Vernaccia determinata ed estremamente sincera.
Dalla Fattoria San Donato una versione che gioca sulla misura, non spara ma cerca una sua identità e finezza, susina, agrume delicato, un po’ di magnolia, molto particolare; in bocca il frutto è ben sorretto dall’acidità, c’è buona spinta, interessante.
Fornacelle ci propone un vino dal colore paglierino luminoso con riflessi dorati, la trama olfattiva spinge sull’agrume leggermente maturo, molto schietto e diretto; assaggio che rivela una bella materia, coinvolgente, sapida, già in buon equilibrio.
In casa Guicciardini Strozzi emerge il Titolato Strozzi: bouquet aperto e sincero che rivela i tratti dell’annata, un frutto maturo e una buona intensità espressiva. Si va sul frutto a polpa gialla all’assaggio, la freschezza è priva di pungenze e ben integrata, è un vino per certi aspetti tattile, con una materia giusta e non esuberante o scomposta.

La bottaia di Guicciardini Strozzi
La bottaia di Guicciardini Strozzi

Il Selvabianca de Il Colombaio di Santa Chiara ci porta a un livello ancora più alto, si viaggia su albicocca e pesca gialla, curiosamente emergono note iodate, marine, che non ti aspetti da un luogo decisamente distante dal mare, ma c’è da dire che i suoli sono ricchi di fossili marini. Al palato è intenso, corroborante, con buona vena sapida, un vino che ha tanta strada davanti, di bellissima definizione.
Nell’Hydra de Il Palagione apprezzo un frutto tornito e maturo, albicocca in particolare ma anche spunti agrumati; al palato ha buona coerenza, fresco il giusto, torna l’agrume, giovane e promettente nonostante abbia già un certo equilibrio.
La Lastra: all’inizio è incerto, manca un po’ di spinta, emerge qualche cenno lattico, poi si apre e spinge sull’amaretto, torna l’albicocca con contorno di mandarino giallo; bocca con ottima materia, fresca il giusto, lineare, molto piacevole e di bella profondità, sapidissimo.
Mi è piaciuto il timbro espressivo de Le Postine dell’azienda La Roccaia: bouquet intenso, con abbondante richiamo floreale, gerani, margherite, violette di campo, fior d’arancio; al palato ha freschezza, spinta, buona energia, succoso, ancora giovane ma con una lettura scorrevole e molto tipica.
Da Pietraserena arriva il Vigna del Sole: qui la sensazione è più matura e dà l’impressione di avere un discreto bagaglio di materia, molto fruttato, con sfumature di sambuco evidenti, mentuccia; assaggio che conferma una materia importante e un’acidità che riesce a bilanciarsi con la polpa, finale suggestivo e convincente.
Madama Dorè di Poderi Arcangelo rivela un colore intenso, quasi dorato, molto fruttato, dà l’impressione di avere sostanza; infatti al palato ha materia, molto espressivo, con una freschezza ben integrata, succosità, sapido, perfetto per essere apprezzato già adesso.
Colore quasi dorato per la Vernaccia di San Benedetto, naso maturo ma non troppo, note di erbe aromatiche, frutto a polpa gialla, pesca, susina; bocca di buona intensità, il volume trova integrazione nella freschezza, molto sapido, interessante.

Sandra Mora di Poderi Arcangelo guarda il paesaggio dal suo agriturismo
Sandra Mora di Poderi Arcangelo guarda il paesaggio dal suo agriturismo

San Quirico è un’azienda che voglio approfondire, ogni volta che assaggio i suoi vini sento grandi potenzialità, ma c’è sempre qualcosa che appare fuori posto, non messo proprio a punto, non permettendogli di raggiungere la vetta. Questa versione si offre giallo paglierino intenso, punta molto sulle erbe aromatiche, ma non manca di cenni fruttati, molto variegato, al di sopra della media per espressività olfattiva. Al palato conferma una notevole spinta espressiva, non ha forse altrettanta complessità ma è indubbiamente interessante e potrebbe evolvere e crescere ancora.
Doppia citazione per Signano, il primo ha naso di buona intensità, abbastanza ampio non disdegna folate floreali e fruttate; anche al palato mostra un buon corredo espressivo, giusta freschezza, ha una certa profondità e finale molto sapido.
Il Poggiarelli ha una marcia in più, anzi due, colore intenso, naso maturo il giusto nella parte fruttata, vivo e stimolante negli slanci di erbe aromatiche; al palato regna l’eleganza, è vino a cui non manca nulla, una delle migliori espressioni dell’annata, chapeau.
Tenuta La Vigna ci propone due vini, io ho preferito quello con l’etichetta verde, che ho apprezzato per la contenuta maturità del frutto che ha espresso una bella componente agrumata, viva, piacevolissima; sorso coerente, sapido, molto espressivo, dinamico, di buona lunghezza.
Difficile che passino inosservati i vini di Tenuta Le Calcinaie, Simone Santini sa il fatto suo e ogni volta riesce a sorprendermi. Qui si fa apprezzare per pulizia, frutto preciso, ben espresso, molto piacevole, elegante; al palato è altrettanto coinvolgente, succoso, fresco, con giusta spalla e finale lungo e salino, finissimo.
Chiudo citando l’azienda Vagnoni, dalla quale voglio proprio andare perché devo chiarire una volta per tutti certi dubbi che mi assillano ogni volta che assaggio le sue Vernacce.
Sì perché riconosco che sono vini di grande profondità, c’è dietro un lavoro e soprattutto un obiettivo, almeno così mi sembra, quello di dare alla Vernaccia gli strumenti giusti per una lunga evoluzione. Questo sia con la versione annata che, ancor più, con la riserva.
Detto questo, l’anteprima non le fa giustizia, questo vino è ancora disarmonico, a tratti verde a tratti maturo, in bocca è piuttosto asciutto, serrato, eppure sotto si sente che c’è tanto da dire e da dare. Sì, devo fare visita all’azienda, spero a breve…

ANNATA 2022
Si parte subito bene con Terre di Sovernaja – Viti Sparse, chiariamo subito che l’azienda di Federico Montagnani non ha cambiato nome, è sempre Tenuta Montagnani, ma Terre di Sovernaja è un marchio che ha fortemente voluto perché identifica il toponimo in cui risiede l’azienda. Dicevamo del Viti Sparse: nonostante la sfortuna di essere stato servito a temperatura più alta dei precedenti (probabilmente dovuta al fatto che, a una certa ora, in tutto il museo De Grada, dove si svolgeva anche la degustazione, è andata via la corrente) mostrava un buon corredo fruttato, sincero, libero da orpelli, e una materia di buona profondità e persistenza, ben sorretta dall’acidità, che si percepiva nonostante il liquido fosse piuttosto caldo.

La casa-cantina di Tenuta Montagnani
La casa-cantina di Tenuta Montagnani

Cappellasantandrea con il Rialto si espressa con note di mentuccia, santoreggia e altre erbe aromatiche, anche floreale, chiudendo con una curiosa nota di cotica; bocca di buona intensità, fresca il giusto, molto interessante, originale, con sicure capacità di crescità nel tempo.
Il Clamys di Cesani ha colore dorato netto, trama olfattiva di banana matura e ananas essiccato, canditi; bocca fine anche se molto matura, ha comunque una sua personalità, forse un po’ sotto tono nell’acidità, comunque un vino non banale, a mio avviso più definito rispetto ad altre annate assaggiate in passato.
Convincente il Carrobacco di Fattoria La Torre, unico neo deve ancora assorbire il legno, le note di vaniglia e burro sono piuttosto evidenti; ciò non toglie che ha anche altro da esprimere come note di lime e pesca bianca; al palato svetta la sapidità, c’è sempre bisogno di tempo per assorbire le note boisé, ma nel complesso è un bel vino, profondo e sicuramente longevo.
Il Colombaio di Santa Chiara torna a farsi apprezzare con il Campo della Pieve: naso delicato ma di bella finezza, zenzero, agrumi, qualche sbuffo floreale; sorso fresco, vivo, fine, integro, profondo, lungo, salino, ineccepibile.
L’azienda agrituristica Borgo Tollena della bolognese Barbara Bernardi centra l’obiettivo con il Tollena, proponendo un bouquet interessante, agrumato e floreale, con rintocchi di erbe di campo, non senza slanci verso un frutto maturo il giusto; al palato è molto invitante, ha buona materia, acidità, ancora giovane ma promette un bello sviluppo.
Con il Fontabuccio di Vagnoni si ripropone quanto avevo già espresso sull’altro vino, mi dà davvero fastidio doverlo giudicare ora, quando è ancora stretto nella morsa del legno e non può esprimersi appieno, perché ha sicuramente stoffa, materia e grandi potenzialità, ma tant’è…

ANNATA 2021
Solo 4 i vini presentati, quello che ho preferito è il Lyra de Il Palagione, con un bouquet di buona finezza, susina, albicocca, pesca tabacchiera, cenni balsamici; al palato è coerente, mantiene un profilo equilibrato e persistente, con indubbi richiami minerali.

RISERVA 2022
Il Fiora di Fornacelle ha colore oro intenso, legno presente ma non sovrastante, si sente ma non uccide il vino, emerge l’agrume, qualche venatura vanigliata; in bocca ha buona freschezza, sapidità, un buon equilibrio e una beva invitante.
Anche La Lastra offre buoni spunti per essere apprezzato, il legno è ben gestito e il bouquet mostra un corredo che spazia dal floreale al fruttato con sottili escursioni speziate; coinvolgente l’assaggio, rivela una materia profonda, il percorso è lungo, sapido, succoso, davvero piacevole.
Con Macinatico 1332 dell’azienda omonima, si toccano i vertici della categoria: come spesso accade con la Vernaccia è al palato che tira fuori tutte le sue carte migliori, sebbene in questo caso anche all’olfatto offre un’impalcatura floreale di grande fascino; i 2 anni in cemento gli hanno permesso di equilibrarsi alla perfezione, l’uso della barrique non ha intaccato la sua natura vibrante, intensa, senza essere minimamente pesante, gran bella prova.
Ancora da aspettare La Ginestra di Signano sul piano dei profumi, dove il legno fa ancora notare la sua presenza; all’assaggio però è tutta un’altra cosa, ha materia, lunghezza, abito salino, profondo, sicuramente avrà un futuro radioso.
Un altro capolavoro in casa Santini di Tenuta Le Calcinaie: il Vigna ai Sassi ha un’invidiabile eleganza, il frutto si esprime con una maturità perfetta, c’è tanta mineralità, davvero fine e ben gestito; al palato ha una netta scia sapida, freschezza perfettamente in sintonia con una massa equilibrata, finissima, la bevibilità è totale, un vino che definirei accogliente.

Ingresso alla sala di imbottigliamento della Fattoria San Donato
Ingresso alla sala di imbottigliamento della Fattoria San Donato

RISERVA 2021
Si parte alla grande con Cappellasantandrea e il suo Prima Luce: è uno dei pochi che fermentano e maturano in anfora, ha colore oro vivo, note torbate, cerealicole, ma c’è anche il frutto, molto interessante; al palato è fatto molto bene, salino, intenso, complesso, con una leggera ma stimolante presa tannica, davvero un bel vino.
Il Colombaio di Santa Chiara propone L’Albereta vino che ho sempre apprezzato, ha una perfetta gestione del legno, c’è un’atmosfera molto territoriale, frutto ed erbe aromatiche fanno capoccella; al palato mantiene lo stesso linguaggio, molto bello e convincente, fine, sapido, freschissimo, se fosse in musica penserei a una bossa nova.
La Riserva del Palagetto non mira ai fuochi d’artificio, bensì a un equilibrio delle sue componenti, mostrando all’olfatto profumi di tiglio, lime, pesca nettarina bianca; bocca fine, ben bilanciata tra legno e acidità, progressivo e di indubbia piacevolezza.
Semplicemente superbo il Terre di Sovernaja Assola di Tenuta Montagnani, probabilmente quella vigna di 50 anni gli dà una marcia in più, in qualche modo è il condensato di tutte le qualità che può avere una Vernaccia Riserva, non c’è nulla fuori posto, tutto giocato sull’eleganza pur con una materia tutt’altro che sottile. Non c’è niente di scontato nell’espressione olfattiva, appaiono note di elicriso, ginestra, mandarino, pesca, sfumature di erbe aromatiche, ma tutto è in perfetta fusione, come al palato, dove emerge un’intensità espressiva davvero coinvolgente, una materia viva e articolata che ti conquista sorso dopo sorso.

Borgo Tollena
Borgo Tollena

RISERVA 2020
Solo quattro esemplari, da cui è emerso più convincente Tollena con Signorina Vittoria: buona definizione al naso, legno ben gestito, bei profumi agrumati, fieno, orzo, palato dinamico, sapido, minerale, invitante.

FUORI DAL CORO
Ho apprezzato molto anche la Riserva Mareterra 2019 di Casa Lucii, ma ve la racconterò in un apposito articolo che prevede una verticale di questo vino e uscirà giovedì 23 maggio per Garantito IGP.

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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