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Villa della Regina di Torino e il castello di Schönbrunn alleati nella difesa dei vigneti urbani

Villa della Regina

Uno dei pregi dell’edizione 2016 del Salone del Gusto-Terra Madre, andata in scena dal 22 al 26 settembre, è senza dubbio l’essere riuscito nell’intento di riscoprire e valorizzare molti luoghi di Torino altrimenti dimenticati o sconosciuti, a cominciare dal Parco del Valentino e dalla sede dell’ex-Borsa Valori, un gioiello architettonico che ammetto anch’io ne ero all’oscuro dell’esistenza, un prezioso valore aggiunto alla manifestazione, in particolare per le migliaia di turisti che da qualche anno hanno inserito il capoluogo piemontese tra i luoghi da non perdere visitando la nostra Penisola.

L’aver abbandonato gli elitari edifici del Lingotto per invadere gran parte degli spazi aperti del centro o zone limitrofe di Torino, permettendo a centinaia di migliaia di consumatori, operatori del settore o semplici curiosi di venire a contatto con realtà umane e enogastronomiche non solo di tutta Italia ma bensì dell’intero pianeta, senza l’onere di pagare un ticket d’ingresso né di restare confinati all’interno di un padiglione ma di spaziare in lungo e in largo è stata l’altra scommessa vinta dagli organizzatori di Slow Food, trascinati nell’impresa anche questa volta da una persona di lunghissime vedute come Carlin Petrini.

Villa della Regina di fronte

Altrettanto affascinante è stato il poter incontrare e ascoltare le storie dei 7.000 delegati di Terra Madre arrivati da ogni parte del mondo, e non solo quindi poter vedere, assaggiare e comprare cibi e ingredienti provenienti dalle loro terre, narrate nelle conferenze che si sono svolte al Teatro Carignano e all’interno di Torino Esposizioni aventi anche temi spinosi come migrazioni, legalità e diritti a fianco di incontri tematici dedicati al consumo consapevole e alla biodiversità.

Tra le centinaia di eventi che hanno ruotato attorno alla rassegna torinese è passato purtroppo un po’ in sordina il gemellaggio tra la Vigna della Villa della Regina di Torino con il vigneto ubicato nella tenuta del Castello di Schönbrunn a Vienna, seguito all’analoga alleanza con la Confrérie de Montmartre, che gestisce la storica Cuvée du Clos Montmartre di Parigi, avvenuta nel 2014.

Sebbene tutti questi siti sono annoverati nel Patrimonio UNESCO, ritengo che Villa della Regina sia una delle più belle e affascinanti dimore dei Savoia di Torino, abbarbicata sulla collina torinese prospicente il fiume Po, alle spalle della chiesa della Gran Madre a far da incantevole sfondo a Piazza Vittorio Veneto, la piazza più grande d’Europa tra quelle che hanno i portici che ne delimitano il perimetro.

Il convegno

Cenni storici narrano che la Villa scaturì da un’idea del cardinale Maurizio di Savoia, fratello di Amedeo I, di costruirla a fianco della vigna di corte collinare, che nel 1615 affidò ad Ascanio Vitozzi l’incarico di trasformare un precedente edificio; interventi successivi di altri architetti, tra i quali Filippo Juvarra, resero grandiosa la costruzione, strettamente collegata allo scenografico parco a più livelli. Prese il nome di Villa della Regina nel 1714 divenendo la residenza della regina Anna Maria d’Orléans, moglie di Vittorio Amedeo II. Nel 1868 fu donata da Vittorio Emanuele II all’Istituto per le Figlie dei Militari. Danneggiata dai bombardamenti del 1942 e lasciata in stato di abbandono, nel 1994 venne ceduta al demanio. Grazie al decennale restauro realizzato con stanziamenti pubblici e privati, è aperta al pubblico dal 2006, in occasione delle Olimpiadi Invernali che hanno permesso a Torino di farsi conoscere al pubblico internazionale.

Il progetto di recupero del vigneto attiguo alla Villa nacque nel 2003 su iniziativa dell’Azienda Vitivinicola Balbiano, in collaborazione con l’associazione “Amici di Villa della Regina”, nata per ideare iniziative per la raccolta di risorse a supporto della dimora seicentesca, ed al Polo Museale del Piemonte. Il terreno di poco meno di un ettaro è stato dapprima disboscato, per poter impiantare nel 2006 circa 2.600 barbatelle di Freisa di Chieri di 3 cloni storici ed altrettanti sperimentali.

Anche a causa del lungo periodo di inutilizzo, il suolo si è rivelato molto fertile, ricco di calcaree, in un ambiente caratterizzato da un altrettanto favorevole microclima collinare, mitigato dallo scorrere a valle del fiume Po, garantendo una buona qualità del vino fin dalla prima annata del 2009.

Un paio d’anni più tardi il vigneto è stato inserito nel disciplinare del Freisa di Chieri DOC, denominazione nata nel 1973 ristretta ai soli comuni attigui alla collina torinese ed a diverse zone all’interno del comune di Torino, come la Regione San Luca, la Regione Eremo, Regione Santa Margherita, il Parco di Villa Genero e, appunto, la Regione Villa della Regina.

Nel 2012 sono state piantate ancora 500 barbatelle, portando l’attuale produzione annuale di circa 4.000 bottiglie di Freisa di Chieri DOC “Vigna Villa della Regina”, senza dubbio un invidiabile biglietto da visita per i produttori di questo vino, ridotti ormai purtroppo a circa una decina.

Arduo pertanto il compito del Consorzio di Tutela e Valorizzazione delle DOC Freisa di Chieri e Collina Torinese, che da 2002 lavora per ridare splendore a questo vino dal tannino deciso, persistente, adatto sia alla vinificazione fresca e fruttata che più propensa all’invecchiamento, da molti ritenuto il papà del Nebbiolo, ma che oggi riveste soltanto l’1% dell’intera produzione vitivinicola del Piemonte mentre in passato era tra i vigneti più coltivati. Onore o onere per le sei aziende che hanno accettato la sfida: oltre all’azienda vitivinicola Balbiano di Andezeno, hanno aderito al progetto l’azienda vitivinicola Stefano Rossotto di Cinzano, l’azienda agricola Guido Rubatto di Baldissero Torinese, l’azienda Masera di Pino Torinese, l’azienda Il Girapoggio di Verrua Savoia e la cantina sociale Terre dei Santi di Castelnuovo Don Bosco.

È una vera e propria storia d’amore e di passione per il proprio lavoro e per la Città di Torino prodigarsi per far crescere i frutti dell’unico vigneto urbano d’Italia, con una storia di oltre 400 anni” – afferma con orgoglio e un velo d’emozione Luca Balbiano, co-titolare dell’azienda di famiglia e presidente del Consorzio – “Nel 2003 abbiamo accettato la sfida che ci ha proposto la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte insieme all’associazione “Amici di Villa della Regina” e al Polo Museale del Piemonte, affidandoci la gestione della vigna, un incarico che stiamo portando avanti con inalterato entusiasmo e buoni risultati. Grazie a questo percorso di ripristino dei vigneti, ogni anno al momento della vendemmia si raccolgono uve impregnate di storia, che crescono intorno ad un palazzo dalla bellezza regale, un capolavoro Barocco di grande eleganza che domina con superbia la collina della prima capitale d’Italia”. 

Stesso fascino e prestigio contraddistinguono il Castello di Schönbrunn. L’ex residenza estiva della famiglia imperiale, uno dei più bei complessi barocchi d’Europa, condivide con la Villa della Regina lo stile secentesco rendendolo cosi una delle più belle attrazioni turistiche della città di Vienna.

Nel corso della cerimonia di gemellaggio, Fritz Wieninger, direttore dell’Associazione WienWein che gestisce la vigna imperiale del palazzo, si è dichiarato molto soddisfatto di far parte integrante di questo “network reale”.

I vini

L’Associazione promuove e valorizza i vini viennesi prodotti dalle sei aziende consociate che operano nei 700 ettari (!!) di vigneto presenti a Vienna. Basti pensare che la sola azienda di Fritz Wieninger conta ben 42 ettari per una produzione di 420.000 bottiglie.

Il vigneto di Schönbrunn fu attivo fino a fine 1800, quindi abbandonato e rivitalizzato soltanto nel 2009. Al suo interno si possono contare circa 25 tipi di vitigno, ma per produrre la cuveé del bianco Wiener Gemischter Gatz Liesenpfennig, vengono utilizzati soltanto dalle 6 alle 12 varietà di uva a seconda dell’annata, scelta che viene operata a turno da uno dei sei soci. L’annata 2012 che abbiamo degustato, la prima in commercio con 530 bottiglie, è il risultato del matrimonio tra le uve predominanti di Traminer, Riesling e Pinot Gris coltivate con la filosofia biodinamica, raccolte e vinificate insieme in acciaio con gradi di maturazione diverse per conferire un ampio spettro acido e aromatico. Il vino si presenta molto profumato, ricco sia all’olfatto che in bocca, secco, buona freschezza e persistenza, con caratteristiche idonee per che le consentiranno di mantenere queste qualità per diversi anni. Il ricavato della vendita all’asta di beneficenza delle 420 bottiglie verrà interamente devoluto a un’associazione che si occupa dei problemi dell’infanzia.

Anche la Confrérie de Montmartre, con la quale Vigna Villa della Regina di Torino si gemellò nel 2014, dona in beneficenza agli anziani ed ai bambini del Municipio i proventi della commercializzazione delle quasi 2.000 bottiglie della storica Cuvée du Clos Montmartre di Parigi che si può bere ed acquistare nel corso della festa della vendemmia che si celebra il secondo weekend di ottobre. Il vigneto Montmartre nacque nel 1933 su iniziativa di alcuni abitanti della zona per salvare dall’urbanizzazione il terreno che si trova sul fianco nord della Butte Montmartre.

Il vino rosé di Cuvée La Liberté, per circa 70% prodotto con uve Gamay e per la restante parte Pinot Nero, viene vinificato nelle cantine del municipio di Montmartre. Un vino certamente non di qualità eccelsa, come anticipa Brigitte Houdinière, presidente del Comité des Fetes de Montmartre, ma dal gusto fresco e sbarazzino che, oltre alla valenza storico-sociale, si rivela ideale per i festeggiamenti legati alla vendemmia.

Il progetto dei vigneti urbani non si arresterà con questi sodalizi. Sono infatti già allo studio dei gemellaggi con i vigneti di Pompei e con quelli dei Giardini del Castello di Stoccarda per proseguire questi lavori di riscoperta e salvaguardia di storici terreni agricoli all’interno di aree metropolitane.

Luciano Pavesio

Esordi giornalistici nel lontano 1984 nel mondo sportivo sul giornale locale Corriere di Chieri. La passione per l’enogastronomia prende forma agli inizi degli anni ’90 seguendo la filosofia e le attività di SlowFood. Ha frequentato corsi di degustazione e partecipa a numerosi eventi legati al mondo del vino. Le sue esperienze enoiche sono legate principalmente a Piemonte, Valle d'Aosta, Alto Adige e Friuli. Scrive e collabora a numerose riviste online del settore; è docente di corsi di degustazione vino ed organizzatore di eventi.

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