Nel passato del Chianti Rùfina
Otto annate a ritroso nel tempo, per capire. Cosa? Se il cosiddetto Chianti “di montagna” sappia evolversi, durare ed emozionare. Questo secondo tentativo, che come l’anno scorso, precede le degustazioni dei millesimi in uscita (quest’anno il 2007 e le riserve 2006) di questa piccola sottozona che fa parte della più vasta e controversa denominazione “Chianti”, è decisamente un biglietto da visita interessante, se vogliamo diverso, all’interno dell’oramai vasto a variegato mondo di degustazioni che la stampa di settore ha a disposizione per conoscere territori e produttori durante l’anno. La scelta di confermare, quindi, questo momento di apertura dell’Anteprima del Chianti Rùfina, quest’anno ospitata nella splendida Villa La Massa a Candeli, a pochi chilometri da Firenze, è da salutare come positiva e di grande importanza.
Ci eravamo favorevolmente stupiti già l’anno scorso e quest’anno, più che sorprese, sono arrivate delle conferme: tranne un solo vino, forse di annata non particolarmente felice, i rimanenti sette, pur nella diversità di stili e composizione dei vitigni, hanno mostrato personalità, sfaccettature di pregio, in molti casi affatto banali o scontate. L’unica novità è stata la presenza, sia tra le vecchie annate, che il giorno seguente presso Villa Poggio Reale a Rùfina, tra i campioni in anteprima, della Fattoria Selvapiana, condotta da Federico Giuntini, l’anno scorso purtroppo assente.
Molti i giornalisti presenti ed una conduzione che, come d’altronde l’anno passato, forse ha privilegiato con eccessiva enfasi il racconto dei vini con interminabili descrittori olfattivi, alcuni dei quali rimarranno ad imperitura memoria (su tutti, in questa edizione, la radice di ciclamino), a scapito probabilmente del dibattito tra i presenti, produttori inclusi, nonostante gli spunti per analizzare caso per caso non mancassero. Il progressivo abbandono del trebbiano e della malvasia (tuttora consentiti dal disciplinare) per dar maggior spazio ad altri vitigni, internazionali, nel blend con il sangiovese, quali cambiamenti ha apportato? Così come il maggior controllo delle tecniche di vinificazione oggi in cantina rispetto al passato. Ed il mercato? Nonostante la recessione e la relativa crisi dell’export, i mercati internazionali sono sempre un punto di riferimento imprescindibile anche da queste parti? L’andamento climatico con tempi di vendemmia oggi decisamente anticipati rispetto al passato con annate sempre più calde e siccitose, consentirà nel futuro di avere vini che, come è successo ancora quest’anno, dimostrano di poter sfidare tranquillamente il tempo?
Non si è parlato di zonazione: l’anno scorso un capitolo importante, proprio nella giornata iniziale, era stato dedicato agli studi condotti dal prof. Scienza e dal suo team da queste parti. Erano state elencate le unità vocazionali trovate, le differenze che le caratterizzano e ci era stato detto che i produttori avrebbero ricevuto i cosiddetti “Manuali d’Uso”, che rappresentano in questi casi lo strumento ideale per conoscere meglio i propri appezzamenti e, nel caso, decidere che interventi apportare. Nessun accenno. Si continua a parlare di territorio, di identità dello stesso e del suo legame con i produttori ed i prodotti che ne escono, il vino in particolare. Si pone l’accento sul fatto che i mercati stiano cambiando e che proprio l’identificazione di un vino con i tratti salienti che il terroir di origine apporta, saranno poi fondamentali per anticipare le dinamiche economiche future. Nonostante questo, non si riesce a capire quanto gli sforzi profusi in questa direzione, economici e di comunicazione, vengano poi recepiti ed interessino davvero gli attori principali, cioè i produttori ed il Consorzio che li rappresenta. Perché non valorizzarli? Perché non continuare a parlarne? Perché, per esempio, non impostare le degustazioni dedicate alla presentazione dei nuovi millesimi divedendo gli assaggi per Unità Vocazionali, oramai presenti e certificate, per evidenziare le eventuali differenze tra un terroir e l’altro?
I vini
Tre millesimi degli anni ’80, la riserva della Fattoria Selvapiana del 1985 (botti di castagno per l’affinamento, uso del cemento e nessun controllo della temperatura), il millesimo, sempre riserva, del 1983 dell’Azienda Agricola Travignoli (12 mesi in botti grandi e trebbiano presente nel blend con il sangiovese) ed infine il Poggio Reale riserva del 1981 di Spalletti (ancora il castagno per l’affinamento e la presenza in questo caso della malvasia) sono emersi in tutta la loro freschezza e suadenza, sia al naso che assaggiandoli. Ma la conferma della vivacità del sangiovese in questa alta e piccola enclave del Chianti ha fatto da comune denominatore in quasi tutti i campioni selezionati dalla commissione tecnica che ha scelto i vini da presentare alla stampa.
Chianti Rùfina Riserva 1999 – Fattoria Lavacchio
Immediatamente aperto riesce ad essere insieme classico e moderno, piacevolmente immediato, ma non scontato e banale. La componente fruttata, composta da richiami sia di frutti di bosco che di composte mature che ricordano la ciliegia, quella speziata, con noce moscata e cannella in bella evidenza, le piacevoli note di tabacco ed una presente florealità formano un quadro aromatico snello, franco, senza alcuna sbavatura ed ancora di piacevole slancio. I tannini sono vivi, quasi croccanti, l’acidità tiene in piedi una struttura di buona fattura e fa sperare per una sua ulteriore evoluzione.
Chianti Rùfina Poggio Gualtieri Riserva 1998 – Fattoria di Grignano
Un sangiovese quasi in purezza, con un 5% percento di cabernet e merlot, affinato in barrique di terzo e quarto passaggio. L’attacco è animale e speziato insieme, con sfumature di zenzero e cannella. I frutti in confettura esprimono potenza, più che eleganza e coprono la componente floreale, appena accennata. Deciso anche in bocca, con un corpo pieno, una sapidità presente e una complessiva serbevolezza che rendono questo campione di bell’equilibrio, di bell’impatto, ma mai invadente o stancante nonostante l’esuberanza delle sue componenti.
Chianti Rùfina Riserva 1997 – Villa Bossi
Figlio di un’annata più generosa in termini di struttura, maturità del frutto si presenta con un colore decisamente più carico. Etereo, a tratti pungente, gioca su note di ciliegie mature ed una bel corredo di spezie, di zenzero, con sfumature che ricordano il rabarbaro. Meno fresco e con un tannino più polveroso ed asciugante rispetto al resto dei campioni in degustazione, nel complesso si mostra meno equilibrato, ma con una bella persistenza.
Chianti Rùfina Montesodi Riserva 1991 – Frescobaldi
Siamo probabilmente all’apice evolutivo, forse, già in discesa, per questo millesimo che coincide anche con l’anno di fondazione del Consorzio locale. Le sensazioni ossidate fanno capolino immediatamente ed aumentano con il passare del tempo. Il frutto è pungente e ricorda le amarene sotto spirito. Tannino vivo in bocca, un po’ avulso dalla struttura complessiva che pecca di freschezza e bevibilità. Il finale di bocca richiama sensazioni di sottobosco e funghi.
Chianti Rùfina Riserva 1990 – Villa Bossi
Inizialmente contratto e lievemente ridotto, si apre in progressione con grande slancio. Di bella finezza, con un campionario di spezie davvero entusiasmante, delle piacevoli note di liquirizia ed un dolcezza cremosa del frutto, che ricorda le prugne e le ciliegie. I tannini sono ancora molto decisi, duri, l’acidità non manca e la persistenza, lunga, ricorda le note speziate del naso, il pepe e la noce moscata. Ancora da vivere in futuro.
Chianti Rùfina Riserva 1985 – Fattoria Selvapiana
Vino sottile, elegante, il più convincente e suadente, con le sue note di ribes e ciliegie di definizione praticamente perfetta, né dolci, ne troppo mature. Tante spezie, note di cacao e di tabacco, ma soprattutto delle sensazioni floreali decise, che aumentano con il passare dei minuti e vanno a comporre un quadro olfattivo accattivante e grande personalità. L’eleganza si conferma in bocca, con tannini vellutati, setosi, fresco e sapido insieme ed una grande persistenza, con richiami minerali. Eccellente.
Chianti Rùfina Riserva 1983 – Fattoria Travignoli
Le note terziarie sono le più evidenti. Le spezie, il pepe in particolare, la scorza di arancia, il tabacco connotano un quadro olfattivo evoluto, ma senza cedimenti. Affascinante in bocca, dove sfoggia una persistenza lunghissima, una sapidità decisa, con un finale di personalità, sempre speziato con note di torrefazione e di caffè. Un vino antico, austero, dove il trebbiano si unisce al sangiovese.
Chianti Rùfina Poggio Reale Riserva 1981 Banda Rossa – Spalletti
La Banda Rossa connota le migliori annate ed a 27 anni dalla vendemmia l’eleganza segna un quadro di bell’impatto, con note quasi affumicate di pepe e caffè ed un frutto rosso ancora presente, di bella dolcezza e definizione. Fresco, senza una struttura imponente ed avvolgente, gioca ancora bene le sua carte con una bevibilità precisa, invitante ed una persistenza di classe.
Alessandro Franceschini




