“Sensazioni di Lugana”: il Consorzio presenta il territorio al ristorante Identità Golose Milano

Ho accettato molto volentieri l’invito a presenziare alla serata “Sensazioni di Lugana”, organizzata dal Consorzio omonimo nato nel 1990, che martedì 4 ottobre, presso il Ristorante Identità Golose Milano di via Romagnosi, ha presentato il territorio. Quest’interessante areale vitivinicolo abbraccia ben due regioni, Lombardia e Veneto, due province, Brescia e Verona, e cinque comuni: Sirmione, Pozzolengo, Desenzano, Lonato e Peschiera del Garda; infine il lago più grande d’Italia, ovviamente il Garda.

Un territorio vasto non c’è che dire, una denominazione che ahimè in Italia, così come tante altre, ha molto da raccontare ma è più apprezzata all’estero che nel bel Paese. Indubbiamente essendo una zona molto turistica per via del lago, e considerata l’affluenza soprattutto di turisti esteri provenienti dalla Germania, Austria… l’export è inevitabile, così com’è inevitabile la produzione che spinge le aziende a proporre svariati vini che soprattutto durante le stagioni calde devono essere già disponibili presso i vari ristoranti della zona. Nonostante ciò le tipologie, e di conseguenza le varie filosofie produttive, sono svariate dunque è possibile oggigiorno apprezzare un buon bicchiere di Lugana sia giovane, e di pronta beva, che da invecchiamento. Ci tengo a dare alcuni numeri inerenti al Consorzio per la Tutela del Lugana.

Al timone troviamo il Presidente Fabio Zenato, le Aziende aderenti sono 180 (circa il 90 % dei produttori di Lugana) il territorio si estende su 2500 ettari per 185.000 Hl e 24.584.933 bottiglie prodotte, stando ai dati del 2020. L’uva turbiana è la protagonista indiscussa di questa DOC istituita nel 1967, la stessa è una varietà autoctona di trebbiano; il disciplinare consente l’aggiunta del 10% di vitigni complementari a bacca bianca purché non aromatici. Caratterizzata da una buccia dura, da un grappolo compatto e una grande acidità che la rende molto versatile per la produzione di vini bianchi fermi, ma anche spumanti. Tra le tante caratteristiche ha proprio quella di essere una cultivar che si presta all’affinamento, e data la sua versatilità non c’è limite all’inventiva o alla sperimentazione, tanto in vigna quanto in cantina, l’importante a mio avviso è che la stessa mantenga personalità e aderenza con il territorio. Lo stesso si estende nella zona più meridionale del Lago di Garda, un’area antichissima e vocata fin dall’epoca romana. Quest’ultimo si è formato dall’attività glaciale ben 10.000 anni fa; i ghiacciai si ritirano trascinando tutto il suolo lungo il classico percorso di ritirata.

Tutto ciò porta ad avere terreni estremamente vocati di tipo morenico, densi, ricchi di minerali, argilla e ghiaia; la compattezza del suolo influenza enormemente i grappoli, la loro crescita e qualità. Un altro fattore importante è il clima, caratterizzato da brezze che soffiano costantemente e temperature miti e moderate per via della presenza del Lago di Garda; l’insieme di questi fattori contribuisce ad annientare la classica umidità e le malattie dell’uva, soprattutto nel caso della turbiana che ha un grappolo molto stretto. Queste caratteristiche climatiche sono ideali anche per produrre un buon Lugana da vendemmia tardiva, una tra le 5 tipologie presenti all’interno del disciplinare.

Le altre 4 sono: Lugana, Lugana Superiore, Lugana Riserva e Lugana Spumante. Durante la serata ho avuto la possibilità di degustare quattro etichette prodotte da Aziende che aderiscono al Consorzio, le stesse sono state offerte durante il classico tasting dedicato alla stampa di settore e in abbinamento ai piatti dello chef Simone Breda del ristorante Sedicesimo Secolo, una stella Michelin, di Pudiano (BS). Quest’ultimo ha saputo valorizzare le caratteristiche del Lugana, ovvero corpo, sapidità e grande freschezza, con preparazioni piuttosto complesse tuttavia ispirate dalla tradizione del territorio come le sarde in saor, i fegatini, ma non solo: ha spaziato da nord a sud con ingredienti quali capretto e faraona, quasi a voler mostrare quanto questo vino sia in grado di reggere gli abbinamenti più disparati, il trucco semmai è giocare con l’affinamento e soprattutto la categoria. Veniamo dunque ai vini degustati.

Lugana 2021 Marida Benedetti
Paglierino vivace, riflessi chiari, media consistenza. Naso molto spigliato dove la parte floreale è protagonista accompagnata da toni erbacei freschi e una sensazione di lieviti, il vino è ancora molto giovane a mio avviso; in sequenza: acacia, sapone di Marsiglia, pera Williams e susina gialla. In bocca la morbidezza prevale, la struttura non è da meno, una piacevole sferzata acida accompagnata da tanta sapidità rende l’insieme equilibrato e piacevole.
Lugana CAMP8 2019 Cobue
Paglierino chiaro, tonalità elegante e buona consistenza. Naso intenso e sin da subito legato a ricordi di idrocarburo e pietra polverizzata, con lenta ossigenazione fieno secco, floreale di acacia e biancospino (leggermente appassito) e pepe bianco; chiude l’agrume, stimolante, tra il pompelmo e il lime. Palato di medio corpo, sapidità in netto vantaggio sulla freschezza che tuttavia non latita, si “siede” un po’ sul finale palesando una leggera nota alcolica tuttavia supportata da una buona sapidità; attualmente lo trovo un vino da abbinare necessariamente alla buona tavola.

Lugana Riserva Busocaldo 2019 Pasini San Giovanni
Oro antico, tonalità calda e vivace, media consistenza. Naso completamente diverso dal resto della batteria: intenso, ricco, spezie dolci in abbondanza, yogurt alla vaniglia, panpepato, leggerissima nota di idrocarburi e liquirizia in chiusura; è il suo stile e non cambia con l’ossigenazione. In bocca ha una densità gustativa prorompente, tanto sale e morbidezza gustativa accentuata a mio avviso da una freschezza non ai massimi, è tuttavia un vino piacevole, soprattutto in abbinamento a piatti importanti come ad esempio la faraona dello chef Simone Breda.
Lugana Riserva Borghetta 2018 Avanzi
L’unico Lugana della batteria che vede il legno, ovvero un 30% di fermentazione in barrique di Allier. Tinge il calice grazie ad una tonalità paglierino chiaro (nonostante l’affinamento) con riflessi beige; media consistenza ed estratto. Impatto olfattivo piuttosto intenso e curioso: ricordi di resina, idrocarburi, frutta tropicale sciroppata e pesca bianca matura; con lenta ossigenazione suggestioni salmastre e un dolce richiamo all’agrume candito. Al palato la morbidezza prevale, contrariamente al naso si avverte ancora un po’ di legno e lieve alcol, a mio avviso è un vino ancora molto giovane che testimonia la longevità della turbiana; freschezza e sapidità ben allineate, momentaneamente trova il suo massimo splendore in abbinamento a carni bianche anche salsate.
Andrea Li Calzi



