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Il Roero Superiore, l’orgoglio dei fratelli Demarie

Fotografie di Enzo Trento

Paolo Demarie

Negli ultimi anni il Roero ha assunto sempre di più una sua identità, tanto nel paesaggio che nei suoi prodotti. Dopo anni trascorsi all’ombra dei blasonati “fratelli maggiori” Barolo e Barbaresco, in alcuni momenti spesi nel tentativo di eguagliarli, sia nell’importanza che soprattutto, ahimè, nel contenuto, mi sento di affermare, senza timori di smentite, che oggi il Roero ha tutte le carte in regola per camminare a testa alta a fianco degli altri vini della Langa, reggendo bene il confronto grazie all’aver delineato quasi al 100% la sua impronta, il suo stile, il suo gusto: meno austero e autorevole, bensì più fruttato, fresco ed elegante grazie ai suoli meno ricchi di argilla e più di sabbia e calcare, mantenendo allo stesso tempo una buona complessità e persistenza. Una valida alternativa a Barolo e Barbaresco insomma, cancellando l’immagine negativa di esserne una “brutta copia”.

Luciano Pavesio e Paolo Demarie

Un traguardo raggiunto grazie al lavoro d’insieme di gran parte dei produttori di questo territorio, una fruttifera collaborazione tra giovani leve con gli storici paladini del Roero che ha permesso a tutti di crescere, fino a prendere la coraggiosa decisione di diventare indipendenti fondando il 4 marzo 2014 il Consorzio di Tutela del Roero con lo scopo di salvaguardare e diffondere qualità e peculiarità della DOCG, sia per i bianchi Arneis sia in particolare per i rossi a base di uva Nebbiolo.

In questo contesto una delle aziende che nell’ultimo decennio ha creduto fortemente nelle qualità e potenzialità del rosso Roero è quella di Giovanni Demarie, una delle realtà trainanti di Vezza d’Alba, località collinare molto vocata dal punto di vista dei vigneti sebbene sia rappresentata da pochi produttori, dove la cooperativa Cantina del Nebbiolo è un po’ il punto di riferimento per viticultori e consumatori.

La nuova cantina vista dal vecchio vigneto di nebbiolo

La realtà Demarie è giunta alla sua terza generazione, avendo ora a capo i fratelli Aldo e Paolo, il primo completamente assorto nei lavori in cantina e nei 20 ettari di vigneto tra proprietà e affitto inframmezzati e sparsi nei comuni di Vezza d’Alba, Castagnito, Castellinaldo e Guarene, mentre il secondo dedito alla parte commerciale, sempre comunque spalleggiati e consigliati dal papà Giovanni, ovviamente restio ad abbandonare il timone.

Da un paio d’anni l’intero processo di vinificazione e affinamento si è trasferito nella nuova cantina appena fuori l’abitato di Vezza d’Alba, sulla strada che conduce a Castellinaldo, un ampio complesso “green a 360°”, filosofia pensata fin dalla costruzione, privilegiando materiali e sistemi di produzione di energia ecologici: ad esempio, oltre ovviamente ai pannelli fotovoltaici, la struttura è dotata di una caldaia a biomasse-cippato che può essere alimentata anche con i tralci provenienti dalla potatura dei vigneti.

Vecchi e nuovi vigneti

Approfittando del tepore di una tersa giornata di sole di questo anomalo inverno piemontese, in compagnia di Paolo ho “passeggiato” la Vigna Varasca di nebbiolo, per cercare di carpire con lo sguardo e dalle sue parole i segreti del tanto amato Roero Riserva. La ripidità dell’appezzamento di circa un ettaro è veramente notevole, tanto che in vendemmia, specie in annate molto umide, è necessario fare scivolare le cassette piene d’uva su delle scale adagiate al terreno. Il vigneto fu impiantato nel 1946 da Giovanni Demarie insieme a suo fratello maggiore appena rientrato dalla guerra, due persone che quasi non si conoscevano a causa dei sei anni di guerra e prigionia che lo avevano tenuto lontano da casa.

“Per questo e per altre ragioni è senza dubbio il vino a cui sono più affezionato e quello che ci ha regalato e credo che ci regalerà in futuro le maggiori soddisfazioni” afferma con orgoglio Paolo. “La sua storia risale al 1972, quando Veronelli scrisse della nostra azienda menzionandolo. Lo ricontattai nel 2001, inviandogli i campioni di questo vino che si chiamava ancora Nebbiolo d’Alba: fu premiato con il Sole, il massimo riconoscimento della sua guida!”.

Arte e barriques 

Tornati in azienda, in cantina, impegnato a gestire fermentazioni alcoliche e malolattiche, travasi e rimontaggi, incontriamo il fratello Aldo. Inevitabile un commento sulla vendemmia 2015, “secondo me un’annata a 5 stelle” – afferma soddisfatto col sorriso sulle labbra – “paragonabile al 2007, molto simile a livello di condizioni atmosferiche: inverno mite, ma per fortuna con diverse piogge e qualche nevicata, sufficienti per creare una buona riserva d’acqua per fronteggiare il caldo torrido e costante che si è verificato nei mesi di giugno, luglio e agosto. Gli attacchi fungini sono stati molto limitati, di conseguenza anche i trattamenti in vigna si sono ridotti al minimo indispensabile. La vendemmia è iniziata il 3 settembre, quindi in leggero anticipo rispetto a quella dello scorso anno, ed è terminata con una festa in cantina il giorno 30 settembre.
Quest’anno abbiamo anche ospitato i bimbi di una scuola materna per fargli provare la vendemmia e la pigiatura con i piedi, come si faceva una volta.
La produzione sarebbe stata più abbondante della media, se non ci fosse stato un naturale diradamento dato dal sole che ha bruciato alcuni grappoli, seccandoli in parte. Il sole ha portato anche una notevole carica di polifenoli nelle bucce, che garantirà un bel po’ di colore, e un buon grado zuccherino, che porterà a delle gradazioni importanti, superiori di circa mezzo grado rispetto alla media e di almeno un grado rispetto alla difficile annata 2014″.

La gamma dei vini di Demarie 

Spazio quindi agli assaggi, iniziando dal Roero Arneis 2014, con sentori floreali e di erbe officinali, salvia, sapido e invitante in bocca al pari del “cugino” Roero Arneis Spumante Extra Brut 2010, sboccato nell’ottobre del 2014, con note al naso e al palato che richiamano inequivocabilmente le caratteristiche del precedente.

Di buon spessore la Barbera d’Alba Superiore 2013, affinata al 50% in botti di rovere da 25 e 40 hl, il 20% in barrique e la restante parte in vasche di cemento o acciaio: aromi netti di frutta croccante, mora, in bocca acidità contenuta, buona sapidità, sentori di legno ben integrati, facilità di beva e di abbinamento.

Non delude assolutamente le aspettative il Roero Riserva 2012, uno dei miei preferiti nelle degustazioni effettuate a maggio nell’ambito dell’edizione 2015 di Nebbiolo Prima al Palazzo Mostre e Congressi di Alba (CN): 18 mesi di passaggio in barrique e in botti di rovere da 25 hl gli conferiscono un nitido e pulito attacco fruttato, seguito da aromi speziati e di liquirizia dolce, con una buona amalgama e persistenza in bocca.

Insolito punto di vista sul vigneto 

Tra un sorso e l’altro provo a indagare sui trascorsi giovanili di Paolo, meno amante e attaccato ai lavori agricoli del fratello, più a suo agio nel promuovere territorio e vini.

“Onestamente da giovane non avrei mai pensato di fermarmi in azienda. Preso il diploma di ragioniere, il primo impiego insieme ad alcuni miei compagni di classe fu in una grande realtà enologica nel settore commerciale. Al ritorno dal servizio militare, mi sono trasferito come contabile in una azienda del settore edile, continuando però a ricevere ben poche soddisfazioni sul piano lavorativo. Nel dicembre del 2000 mia sorella ha avuto un grave problema di salute, per me il pretesto per licenziarmi e dare una mano a casa poiché Aldo e mio papà Giovanni erano impegnati a tempo pieno in vigna e cantina.

A me però non è mai piaciuto lavorare in vigna, così, quando mia sorella si è stabilizzata, ho proposto a mia papà di seguire la parte commerciale. Mio fratello ha sempre assecondato le mie scelte, a lui devo molto; mio padre invece inizialmente ha visto la mia attività come un divertimento, uno svago, meno come un lavoro vero e proprio. Sono stati anni difficili, con frequenti scontri e discussioni, tensioni e malumori che da poco si sono allentati, direi da quando ci siamo trasferiti nella nuova cantina, con mio padre che ha potuto toccare con mano che la cooperazione e la divisione dei compiti con Aldo, seppur senza che io abbia mai disdegnato di dargli una mano in campagna o in cantina nei momenti di maggior carico, ha dato buoni risultati”.

Paolo Demarie 

“Una prima difficoltà è stata nel comunicare il passaggio da realtà dedita principalmente alla commercializzazione di vino sfuso a prezzi inferiori a una azienda che punta a produrre vino di qualità in bottiglia con conseguente aumento di costi e quindi del prezzo finale maggiore. Non è stato facile reperire ristoranti ed enoteche disposte a commercializzare il nostro prodotto, così come instaurare un rapporto con i consumatori privati”.

 

Chi è stato il vostro punto di riferimento, da cui attingere i segreti del mestiere?

“E’ stato ed è tutt’ora il frequente confronto con i vicini grandi produttori del Roero, evitando di seguire pedestremente la moda del momento. La nostra ambizione è di aumentare la qualità e assolutamente no la quantità”.

 

Il complimento più bello che possono fare a un vostro vino?

“Che bere un nostro vino gli ricorda un bel momento della sua vita, come per me mangiando gli ortaggi e i frutti del mio orto che coltivo personalmente mi ricorda l’infanzia e le stesse verdure coltivate da mia zia”.

un vigneto 

Hai in cantiere qualche nuovo progetto per la vostra attività?

“Il principale è senza dubbio il biologico, è un progetto a cui tengo molto, mentre Aldo è ancora un po’ scettico. Ho un grande rispetto per chi riesce a condurre la vigna in maniera naturale, accollandosi spesso grossi rischi e moli di lavoro, mentre mi stanno sull’anima quelli che fingono sfruttando il fenomeno. Abbiamo già iniziato a coltivare alcuni vigneti utilizzando sistemi naturali con buoni risultati. Per questo fine siamo in trattative per affittare o acquistare alcuni appezzamenti per circoscrivere il territorio di produzione”.

Quali sono le tue passioni oltre al Vino? Musica, letture…

“Nel poco tempo libero a disposizione mi piace molto leggere i romanzi gialli o di avventura di scrittori stranieri come Ken Follett, Stieg Larsson o Wilbur Smith, oppure le opere italiane di Camilleri, Baricco o Faletti e Volo. Idem per la musica, dal pop al rock al jazz, mentre non sono un amante della musica classica”.

Luciano Pavesio e Paolo Demarie durante l'intervista 

Quanto è preparato il cliente medio che arriva in azienda?

“Purtroppo il cliente medio italiano spesso si presenta con la presunzione di sapere molto mentre in realtà ne sa davvero poco, al contrario degli stranieri, che arrivano in azienda incredibilmente preparati e spesso hanno già bevuto il nostro vino”.

Qual è il tuo giudizio sul mondo del vino in questo periodo?

“Molto positivo, le correnti del vino internazionale di massa sono ben distinte rispetto a vini con caratteristiche e gusti unici come quelli italiani, che alimentano un mercato parallelo di chi vuole bere un prodotto unico e quindi è disposto a pagare un prezzo più alto.
Il Roero secondo me è una realtà con molte potenzialità che però devono ancora essere valorizzate appieno”.

Luciano Pavesio

Esordi giornalistici nel lontano 1984 nel mondo sportivo sul giornale locale Corriere di Chieri. La passione per l’enogastronomia prende forma agli inizi degli anni ’90 seguendo la filosofia e le attività di SlowFood. Ha frequentato corsi di degustazione e partecipa a numerosi eventi legati al mondo del vino. Le sue esperienze enoiche sono legate principalmente a Piemonte, Valle d'Aosta, Alto Adige e Friuli. Scrive e collabora a numerose riviste online del settore; è docente di corsi di degustazione vino ed organizzatore di eventi.

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