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Anteprime Campania: Campania Stories e Taurasi Vendemmia Edizione 2013

Un’altra “Anteprima” si è tenuta nei giorni scorsi: dal 6 al 9 marzo sono state presentate le nuove annate dei Vini Rossi della Campania. La manifestazione di quest’anno ha riunito in due separate sedi una folta rappresentanza di produttori da tutte le denominazioni e dalle relative sottozone.
A Telese Terme (BN) ha sede un borgo immerso nei boschi, costruito tutto in pietra viva ed in perfetto stile antico; in quella location esclusiva è stata allestita la prima parte della manifestazione, Campania Stories, per presentare i vini rossi delle province di Benevento, Caserta, Napoli e Salerno.

Il borgo a Telese Terme

La manifestazione per i Vini rossi della provincia di Avellino, sicuramente più numerosi, si è tenuta in altra prestigiosa location: il Grand Hotel Serino, nel cuore delle denominazioni Irpine.
Il programma, necessariamente fitto di attività, è stato rispettato con molta puntualità; un plauso a Diana Cataldo e Massimo Iannaccone, titolari di ►Miriade & Partners: si sono presi cura di tutti gli ospiti con abnegazione ed hanno organizzato altre visite, extra programma, presso i produttori ed il supporto di informazioni fornitoci è stato oltremodo completo. Una per tutte: la suddivisione dei vini per zona e sottozona, oltre che per annata, è stato una importante facilitazione che, in una regione così ricca di vini, com’è la Campania, era addirittura indispensabile per la stampa tutta.
Tutte le “Anteprima” che si svolgono in Italia sono riferite ad una annata; di fatto, poi, con le Riserva ed i vini “base”, si assaggiano 3-5 o più annate diverse. Nell’Anteprima Taurasi abbiamo assaggiato vini di ben 6 annate: dal 2006 al 2011. Finalmente, però, in questa manifestazione si è cominciato a chiamarla con il giusto nome: “Edizione 2013“.
Non è che sia così dirimente, ma venire all’Anteprima 2009 e scoprire che si assaggiano, invece, ben sei annate, è poco comprensibile se si aggiunge anche l’eccessiva distinzione di zone e sottozone, peraltro, spesso, giustificata. Due semplificazioni in una sola volta non è poco! Qualche critica all’organizzazione c’è stata ed è venuta dagli stessi produttori: “il convegno è stato troppo lungo” (effettivamente 4 ore sono troppe) e “la visibilità concessa ad alcuni partner è stata eccessiva“.
Io credo che questo aspetto vada inquadrato con il comportamento della gente campana: da qualsiasi produttore siamo andati in visita abbiamo ricevuto una accoglienza eccezionale, ci hanno fatto trovare piatti della tradizione genuini, buonissimi, in abbondanza ed in gran varietà; cose ormai dimenticate dai nostri palati. Abbiamo ritrovato una schiettezza comportamentale d’altri tempi; quasi si offendevano se non avessimo assaggiato tutto quanto era stato preparato; e noi abbiamo onorato tanta fatica.
Alla guida di queste aziende ci sono le seconde o, talvolta, le terze generazioni. Dovunque, però, abbiamo notato una gran voglia di comunicare la bontà dei loro prodotti, del loro territorio e delle loro tradizioni. Ed è quantomeno singolare che assaggiando i vini insieme ai loro prodotti ed alle loro presentazioni, talvolta anche sgrammaticate, ma sicuramente efficaci nel trasmettere i loro valori e le loro onestà, quei vini sembrano più buoni.
Abbiamo assaggiato vini molto vecchi, ma ancora vivi e godibili: un profumatissimo e giovane Fiano 2001, uno straordinario Greco 1978 con ancora tanta acidità e nulla da invidiare ad uno Chenin o ad un gran vino Alsaziano; nella bottaia di un produttore in quel di Torrecuso abbiamo visto una botte da 20 hl contenente Coda di Volpe del 2004 e vi resterà fino al 2014!

Greco del 1978La Campania non è più quella terra di falangina giovane e fresca, come l’immaginario collettivo l’ha identificata per anni, o dell’aglianico esageratamente “muscolare” e grossolano. E’ ormai uso comune trovare vini molto puliti, nitidi nel floreale e nel frutto ed anche eleganti. Sia i giovani produttori che quelli meno giovani, vogliono fortemente recuperare in tempi brevi una collocazione nel panorama enologico italiano ed internazionale più consona al valore raggiunto dai loro vini ed alle immense potenzialità ancora da esplorare.
Certo, c’è ancora qualche errore di troppo, soprattutto in cantina, e l’uso del legno ancora da modulare e/o registrare; ma la crescita culturale e la diffusione di bravissimi enologi assicura grandi margini di miglioramento.
Le degustazioni le ho fatte rigorosamente alla cieca e solo al ritorno a casa ho abbinato i miei appunti ai vini assaggiati, proprio per evitare qualsiasi influenza derivante dalla stima dei produttori o dalle preferenze legate al passato. Ho trovato conferme e sorprese, sia in positivo che (qualcuna) purtroppo in negativo.

Campania Stories 2013
In questa manifestazione abbiamo incontrato la grande varietà e la complessità enologica campana. I vini di tutte le province (esclusa Avellino) sono stati suddivisi per zone e, spesso, per sottozona in modo da avere un quadro articolato e poter fare dei confronti più omogenei. Caserta è senz’altro la provincia più articolata della Campania; Falerno del Massico, Galluccio e Roccamonfina sono le denominazioni nella parte nord ed i vitigni prevalentemente utilizzati sono l’Aglianico ed il Piedirosso; anche se nella DOC del Falerno alcuni produttori preferiscono utilizzare il Primitivo in purezza, come disciplinare consente. Tra i Falerno del Massico Rosso hanno brillato il Villa Matilde 2008, il Rapicano 2009 di Trabucco e l’Etichetta Bronzo 2008 di Masseria Felicia. Nelle denominazioni di Galluccio e Roccamonfina sono da segnalare per complessità e freschezza il Cecubo 2008 di Villa Matilde ed il Conca Rossa 2011 di Vestini Campagnano.
Nelle Terre del Volturno sono comprese la Denominazione del Casavecchia e quella dei Pallagrello, non ancora Denominazione riconosciuta, ma, si spera, in via di riconoscimento. In questa zona alcuni produttori non disdegnano l’utilizzo (come da tradizione) dell’Aglianico. Da segnalare per il Casavecchia il Centomoggia 2010 di Terre del Principe ed il Vestini Campagnano 2009, mentre per il Pallagrello Nero Castello Ducale 2009 si è fatto apprezzare per qualche piccola sfumatura sugli altri quattro, tutti buonissimi: Terre del Principe 2010, Vestini Campagnano 2009, Nanni Copè 2010, Selvanova 2010. La provincia di Napoli è rappresentata sostanzialmente dalla denominazione di Campi Flegrei e da quella del Vesuvio; quasi tutti sono prodotti con Piedirosso, salvo qualche vino che annovera nella composizione anche Aglianico, Olivella. Sciascinoso ed altri vitigni. Quasi tutti, però, sono vini poco pronti (sono del 2011) ed hanno bisogno di un periodo più lungo di maturazione. Non a caso ho preferito i vini più vecchi: il Montegauro Riserva 2009 di Grotta del Sole (Piedirosso in purezza) ed il Marsiliano 2008 di La Sibilla (blend di Marsigliese 60%, Olivella 20% e Piedirosso 20%).
La provincia di Salerno affida le proprie chances alla denominazione di Costa d’Amalfi ed a quella del Cilento. Nella prima brillano il perenne Furore Rosso Riserva 2008 di Marisa Cuomo (Aglianico e Piedirosso) ed il Tramonti Rosso 4 Spine Riserva 2009 della Tenuta San Francesco, felice blend ottenuto con Aglianico 40%, Tintore 40% e Piedirosso 20%. Per il Cilento la preferenza cade sul Naima 2006 di De Conciliis.

Postazione di lavoro a Campania Stories

La provincia di Benevento è molto ricca di vini ed è famosa anche per tanti vini bianchi che in questa sessione non sono contemplati. Le denominazioni presentate sono quelle del Sannio e del Taburno e per ambedue ho trovato un equilibrio assoluto nei valori. Per il Sannio voglio ricordare il Piedirosso 2011 di Mustilli, il Piedirosso 2011 di La Rivolta ed il Rosso Bosco Caldaia 2007 di Venditti; sono tre vini dal costo molto contenuto, ma di grande godibilità.
L’Aglianico del Taburno, quasi esclusivamente in purezza, è, ormai, una realtà che può competere anche con vini più blasonati. I più rappresentativi del territorio sono stati senz’altro il Grave Mora 2006 della cantina Fontanavecchia, il Fidelis 2009 della Cantina del Taburno, il Terra di Rivolta Riserva 2008 di La Rivolta, ‘U Barone 2008 di Torre a Oriente e l’Aglianico del Taburno 2009 di Nifo Sarrapochiello.

Cartina TaurasiTaurasi Vendemmia Edizione 2013
Nella vasta ed eterogenea DOCG di Taurasi i vigneti sono situati ad una altitudine minima di 300 metri per arrivare e superare talvolta gli 800 metri. I vini sono stati suddivisi e presentati in cinque gruppi territoriali e, all’interno di ognuno, c’è una ulteriore classificazione secondo le annate. L’annata principe fra i vini presentati è stata la 2009; un’ annata complicata, nervosa e difficile, con un ottobre, che per le uve è il mese della completa maturazione, inizialmente piovoso, poi freddo e, verso la fine del mese, è tornato il caldo. Ad essere generosi si può arrivare a votazioni fino ad 88 punti, mentre le annate più vecchie hanno meritato votazioni superiori. Nella retrospettiva di sabato 9 marzo sono stati presentati vini del 2003 ed alcuni vini hanno superato tranquillamente i 90 punti.
Oltre all’andamento climatico, qualche vino ha risentito di carenze di cura e pulizia in cantina: bret o qualche botte attaccata da muffa. Un aspetto importante per il vino da qualsiasi latitudine provenga è la tipicità, il territorio e lo stile personale del viticoltore/enologo. Insomma, ognuno faccia il suo vino, senza pensare a farne uno abbastanza ruffiano e legnoso per tutti i gusti e, soprattutto, per il mercato estero. E’ auspicabile una migliore gestione del legno: quando si avvicina un calice di vino al naso non bisogna riconoscere l’essenza del legno utilizzato per la maturazione e l’invecchiamento, ma la frutta che lo caratterizza!

 Ed ora qualche vino che mi ha particolarmente entusiasmato.
Il Campania Aglianico 2011 di Villa Raiano è risultato il più piacevole fra quelli giovani.
Fra gli Irpinia Aglianico e Irpinia Campi Taurasini il Cinque Querce 2009 di Salvatore Molettieri ed il Salae Domini 2009 di Antonio Caggiano sono risultati i più pronti.
Fra i Taurasi 2009 le mie preferenze sono andate al blasonato Radici 2009 di Mastroberardino: una garanzia e sempre pronto agli appuntamenti importanti; una lieta sorpresa è stato Albertus 2009 di Cantine Di Marzo: austero al naso con marasca e viola in evidenza, ha un piacevole ingresso in bocca, il tannino è imponente ma dolce, ottima l’acidità, speziato, persistente, legno ben gestito; Di Prisco 2009: piacevole, con un tannino pulito, è fresco e persistente; Opera Mia 2009 di Tenuta Cavalier Pepe con sentori di frutta rossa, viola ciclamino e cenere; Passione 2009 di Masseria Murata: fruttato e profumato con sentori di viola, alla gustativa è fresco, persistente e con un tannino imponente, ma ben integrato.
Per l’annata 2008 voglio ricordare, più o meno tutti sullo stesso piano, quello di Antico Castello, il Piano di Montevergine Riserva di Feudi di San Gregorio: ottimo il rientro fra i migliori vini per questa cantina; il Renonno 2008, seconda menzione per Salvatore Molettieri; il Taurasi 2008 di Perillo è fruttato, fresco, persistente e con un buon tannino; Fatica Contadina 2008 di Terredora: fruttato, fresco, armonico, tannico e persistente.
Ed infine i Taurasi Riserva.
Il Vicario 2007 di D’Antiche Terre: un vino fresco e di grande equilibrio; Primum 2007 di Guastaferro: ancora fresco e giovane nonostante l’età.
Ed in ultimo, ma è quello che mi è piaciuto più di tutti, il Taurasi Riserva 2006 di Roberto Di Meo: frutta rossa, viola e carrubo all’olfattiva; alla gustativa è fruttato, fresco e consistente; è molto equilibrato, ha un gran bel tannino vellutato e persistente; un vino esemplare!

Antonio Di Spirito

Il vino ha sempre fatto parte della sua vita; dal 1974 vinifica le uve acquistate e nel 1981 ha impiantato una piccola vigna che coltiva tutt'oggi, sempre per il consumo familiare. Dal 2006 si è dedicato interamente al mondo del vino; dopo aver seguito tanti corsi, ha ricoperto il ruolo di docente alla Rome Wine Academy School, organizzando e guidando degustazioni, partecipando alla stesura di una Guida annuale ai Migliori Vini e curando la pubblicazione del New Wine Journal online. Dal 2011 è Free Lance Wine Journalist. Dal 2013 collabora con "Lavinium" e dal 2014 anche con "LucianoPignataro WineBlog". Dal 2014 è Giudice Internazionale al "Concours Mondiale de Bruxelles" e dal 2016 è Membro delle Commissioni di Valutazione del Concorso Enologico Internazionale "La Selezione del Sindaco". Nel 2015 ha partecipato alle selezioni ed alla scelta dei vini della guida Slow Wine 2016 per la Sardegna e nel 2016 ha fatto parte del panel di degustazione per le selezioni e la scelta dei vini della guida Guida "I vini d'Italia" de L'Espresso.

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