Il Chianti Classico Casanuova di Nittardi 2021 è vestito dall’artista James Ivory

Vino, arte, poesia e cinema: strumenti di un’orchestra che talvolta si incontrano dando vita ad una sinfonia sublime in grado di catturare i nostri sensi. La mia tesi è condivisa appieno dalla famiglia Canali-Femfert, attuale proprietaria della tenuta Nittardi, che propone la nuova annata del suo vino simbolo: Casanuova di Nittardi “Vigna Doghessa” 2021. L’Azienda può contare su 40 ettari vitati, condotti secondo la viticoltura biologica dal 2014, suddivisi tra Castellina in Chianti e la Maremma.
Questo sangiovese in purezza, dal 1981, è un’icona del concetto di connubio tra arte e vino. Un progetto artistico giunto, mediante l’annata sopracitata, alla 41° edizione. Vigna Doghessa rappresenta un fazzoletto di terra particolarmente vocata, bene esposta e protetta da una ricca zona boschiva. Ci troviamo a Castellina in Chianti (SI), dove ha sede la Cantina. Il terreno da queste parti è profondo e ricco di galestro e alberese, elementi in grado di conferire al vino mineralità e freschezza. L’altitudine è pari a 450 metri sul livello del mare e le escursioni termiche notte-giorno garantiscono all’uva aromi importanti e variegati.

– Il processo che trasforma l’uva è artigianato e lega l’ingegno dell’uomo alla natura. L’artista lavora con il foglio bianco e usa i colori per rappresentare la realtà, mentre il vignaiolo lavora con ciò che la natura gli mette a disposizione e che non può modificare ma solo accompagnare ed interpretare nel miglior modo possibile, attraverso la conoscenza e la creatività in vigna e in cantina. L’arte, a Nittardi, racconta il vino e l’etichetta ferma nel tempo le emozioni che esso genera – queste le parole di Léon Femfert alla guida della tenuta.
Il progetto di Casa Nittardi si ripropone, mediante l’aspetto artistico, di esaltare il carattere di uno dei propri vini di punta. Ogni anno un artista differente viene invitato a vivere la realtà e la filosofia della Cantina di Castellina in Chianti, e da lì a creare due opere: una per la carta seta che avvolge ogni bottiglia e una per l’etichetta. Svariati pittori, musicisti, scrittori, sono stati coinvolti in questi anni. Spiccano nomi illustri quali: Hundertwasser, Yoko Ono, Günter Grass, Igor Mitoraj, Dario Fo, Mimmo Paladino e Fabrizio Plessi.
L’annata 2021 è firmata dal regista e scrittore Premio Oscar James Ivory. L’artista statunitense nutre da sempre una passione smodata per il bel Paese, in particolar modo per Venezia, città che riconduce in parte alle origini della propria famiglia. Intitola l’etichetta “I due Frari” (i due Fratelli). Amante dell’arte visiva sin da giovanissimo, per vestire al meglio Casanuova di Nittardi 2021 Ivory si è avvalso in modo raffinato dell’arte del collage, utilizzata con profluvio cromatico anche per la carta seta “Omaggio a Matisse”. In etichetta sono raffigurati di profilo i due fratelli Léon e Damiano Femfert, due volti di una stessa anima, incorniciati nei colori più caldi della terra del Chianti, l’oro, l’azzurro e il vermiglio. – Per la prima volta – racconta Léon Femfert – l’artista si concentra sulla famiglia. L’uomo diventa protagonista dell’etichetta. I colori scelti, il rosso e il giallo, descrivono proprio l’annata potente, d’impatto e solare.

Il millesimo 2021 è stato caratterizzato da un buon equilibrio climatico, dunque un’annata da tener sott’occhio perché in grado, solitamente, di offrire vini eleganti, austeri e indubbiamente longevi. Sangiovese in purezza, la resa è piuttosto bassa: Hl/Densità di impianto per ettaro 40 Hl / 6.660. Fermentazione naturale in serbatoi di acciaio inox seguita da 14 mesi in tonneaux (500 litri) di secondo passaggio, 4 mesi in cemento e alcuni mesi in bottiglia.
Spicca la trama cromatica rubino vivace, acceso, irradia il calice. Buona consistenza. Respiro intenso tuttavia privo di eccessi, al contrario riconosco toni gentili di ciliegia matura, susina nera, viola e alloro, mirto; con lenta ossigenazione incursioni di grafite e liquirizia. I sentori son ben definiti e l’evoluzione avviene anche a 24 ore dalla mescita. In bocca prevale la rotondità supportata da una buona progressione in termini di sapidità e freschezza; tannino incisivo, la salivazione richiama il frutto percepito al naso e una piacevole nota ammandorlata sfuma lentamente. Ritengo sia un vino da seguire anche nei prossimi anni. L’ho abbinato ad un buon piatto di peposo, il classico stracotto di manzo toscano cucinato a fuoco lento e con abbondante pepe nero in cottura.
Andrea Li Calzi




