Desiderio di crescita comune per l’Associazione Viticoltori di San Donato in Poggio in Chianti Classico

L’Italia è davvero ricca di realtà vitivinicole peculiari, dove la storia più antica e il disegno di confini geografici, creano combinazioni singolari che sono spesso di stimolo e interesse nell’essere conosciute. È il caso dell’UGA di San Donato in Poggio, nel Chianti Classico, una realtà che dal 2018 vede la coesa Associazione Viticoltori San Donato in Poggio, portare avanti con amicizia la voglia di valorizzare l’identità di questo territorio e diffonderne la conoscenza.
Il desiderio di crescita comune è chiaro e si evince dal motto che li contraddistingue: “Liberi come un albero, uniti come una foresta”, una frase che rende esplicito quel senso di unione e di visione comune. Presumibilmente l’essere territorio di confine aiuta in questa visione comune il territorio su cui insistono le aziende dell’Associazione dei Viticoltori di San Donato in Poggio è infatti ben definito rispetto al resto della Denominazione, occupandone l’areale centro occidentale racchiuso in una sorta di abbraccio – tra Siena e Firenze – dove i venti di maestrale (che giungono dal mar Tirreno attraverso il corridoio naturale del Monte Serra, a nord-ovest, tra Pisa e Lucca) ne influenzano in modo determinante il clima.

Come testimoni di queste condizioni climatiche, che garantiscono – al netto delle annate – inverni più miti ed estati più fresche e ventilate, ci sono senza dubbio i boschi, una presenza importante, dove si ritrovano come specie arboree spontanee il cipresso selvatico, lauro e il corbezzolo. Un paesaggio suggestivo, quasi disegnato, che regala quella sensazione di serenità e benessere solo a guardarlo, ma che nasconde nella sua parte più profonda, un sottosuolo articolato. Non trascurabile, anzi imprescindibile è la conoscenza degli aspetti geologici di questi terreni, che vengono raccontati e descritti in modo accurato da Nicolas Caramelli, Vicedirettore Tecnico di Fattoria La Ripa. La geologia di questa zona è piuttosto varia, ma al tempo stesso condivide una comune orogenesi. Il sollevamento delle colline del Chianti, dovuto essenzialmente alla spinta verso l’alto da parte della piattaforma ligure infiltratasi da nord ovest sotto la piattaforma toscana, è particolarmente evidente in questa zona che si trova proprio nel punto di contatto delle due piattaforme.

Per semplificare, conviene far riferimento alle quattro formazioni principali, l’Alberese che è la più vasta dell’UGA, la formazione di Sillano, i depositi oceanici e la formazione di Pietraforte. Queste quattro formazioni sono quelle che determinano, in linea di massima, tutti i suoli viticoli dell’areale di San Donato in Poggio e che di conseguenza incidono su quelle che saranno le caratteristiche dei vini prodotti. L’alberese sicuramente contribuisce alla matrice salina, mentre la presenza di Pietraforte e Sillano danno generalmente vini più strutturati nel senso tannico. Per quanto riguarda l’UGA e la distribuzione delle aziende, la mappa illustrativa rende chiara la disposizione, partendo dalla destra del fiume Pesa, nella parte più a Nord che guarda verso i confini fiorentini, troviamo le aziende di Marchesi Antinori Badia a Passignano, Torcilacqua e Poggio al Sole, mentre spostandoci di poco, ma stavolta alla destra del fiume Pesa, verso ovest, ritroviamo invece le realtà Il Poggiolino e Le Masse; qui i suoli sono dominati da Pietraforte e parte da Sillano; si tratta di una sorta di bretella di connessione tra San Casciano e Panzano. Invece al centro dell’UGA si trova prevalentemente l’Alberese, formazione ampia che include arenarie, argille scistose e Flysch (una successione alternata e friabile di più tipi litologici, assai specifica di questa area). Nel cuore dell’areale, proprio al centro vicino la cittadina di San Donato ritroviamo Fattoria Montecchio, mentre nella parte centrale verso ovest, si collocano Fattoria Cerbaia e Podere La Cappella. Iniziando a scendere troviamo le aziende Casa Emma, Fattoria La Ripa e Isole e Olena, mentre a est si trova Casa Sola, poi scendendo verso sud si incontrano Cinciano – più spostata verso ovest – Quercia al Poggio, Castello della Paneretta e Castello di Monsanto e infine nella punta più a est chiude il cerchio Fattoria Ormanni.

Queste le 18 aziende che compongono oggi l’Associazione, presieduta da Natascia Rossini, titolare dell’azienda Podere La Cappella. In occasione dell’incontro organizzato dall’Associazione lo scorso inizio aprile – presso l’azienda Quercia al Poggio, situata in località Monsanto – ciascun produttore si è raccontato attraverso i vini presentati, portando in assaggio, come vino portabandiera, il Chianti Classico di annata, per un totale di 17 referenze di cui 14 nell’annata 2021, 2 nell’annata 2020 e 1 nell’annata 2019.
Tra i 17 campioni è emersa sicuramente la diversità espressiva derivante dagli aspetti pedologici, ma una comunanza di intenti e una leggiadria espressiva sia dal punto di vista gustativo che olfattivo, con tracce saline molto evidenti in alcuni degli assaggi fatti. Alcuni dei vini sono risultati di grande eleganza e slancio, come il Chianti Classico 2021 di Fattoria la Ripa, centrato e dalla marcata matrice salina al sorso; intrigante e complesso il Chianti Classico 2021 di Quercia al Poggio; sulla stessa impronta il Chianti Classico 2021 di Cinciano e ancora il Chianti Classico 2021 di Castello di Monsanto, prodotto dai vigneti più giovani dell’azienda, un vino di carattere che unisce freschezza e profondità al palato. Snello e ben fatto anche il Chianti Classico 2021 di Poggio al Sole. Pienezza del frutto nel Chianti Classico 2020 del Castello della Paneretta, frutto di un blend a base di Sangiovese, con un piccolo saldo di Canaiolo e Colorino.

Frutto succoso ed evidente freschezza nel Chianti Classico 2021 di Le Filigare; giocano invece su registri diversi il Chianti Classico 2021 de Il Poggiolino, con tannino più fitto e il Chianti Classico 2021 Isole e Olena, un vino connotato da un profilo olfattivo più dolce e decisamente più carezzevole al palato. Erbe mediterranee, finezza del tannino e ritorno salino per il Chianti Classico 2021 di Torcilacqua. In ultimo si distingue per carattere e personalità il Chianti Classico 2019 di Le Masse, un vino dai tannini solidi e decisi.
Variazioni sul tema e referenze rilevanti anche tra gli “outsider” che ciascun produttore ha portato. In particolare, tra le Riserve, Gran Selezione e Vin Santo, si distingue il Chianti Classico Gran Selezione Il Poggio 2019 di Castello di Monsanto, ancora il Chianti Classico Gran Selezione Docg Vigna le Cataste 2019 di Quercia al Poggio; seguono gli spumanti Metodo Classico prodotti con uve 100% sangiovese, il Metodo Classico Rosé Extrabrut AlesPaci 5 de Il Poggiolino, dai delicati profumi floreali di rosa canina e il Metodo Classico Rosé Brut Biologico di Le Filigare. Originale il Preziano Bianco 2023 IGT Toscana, una originale versione in bianco di Sangiovese dell’azienda Cinciano. Diversi ma sempre emozionanti il Vin Santo 2009 di Quercia al Poggio, il Vin Santo Occhio di Pernice 2006 di Castello di Monsanto, il Vin Santo 2007 di Casa Sola e il Vin Santo 1987 de Il Poggiolino, quest’ultimo prodotto solo nelle annate migliori, ottenuto dalla vendemmia tardiva di uve bianche lasciate appassire sulla pianta generalmente fino a novembre.
Fosca Tortorelli
Associazione Viticoltori San Donato in Poggio
San Donato in Poggio – Chianti – Italia
associazione@viticoltorisandonatoinpoggio.it
www.viticoltorisandonatoinpoggio.it




