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Nebbiolo Grapes ’09: dalle piccole realtà valtellinesi grandi speranze per il futuro


I relatori a Nebbiolo Grapes 2009Che sfortuna! Torno da Nebbiolo Grapes, due giorni trascorsi in Valtellina, una delle terre che più amo, e senza capirne la causa mi ritrovo con una caviglia fuori uso, gonfia e dolorante. Così ho dovuto aspettare fino ad oggi, che si placasse un po’, per poter azzardare di alzarmi e recarmi davanti al computer per scrivere qualcosa su questo evento che mi ha lasciato una sensazione di incompiutezza, di dejà vu, tanto che presto ne scriverò in modo dettagliato.

Ora preferisco raccontarvi le cose positive, quelle per cui è comunque valsa la pena percorrere circa settecento chilometri e raggiungere Sondrio, luogo della manifestazione a carattere scientifico dedicata interamente al nebbiolo, giunta alla sua terza edizione. Venerdì si è svolto il convegno che ci avrebbe dovuto aggiornare sullo stato dell’arte delle ricerche sulle origini del vitigno che Giovanni Minetti, ex presidente del Consorzio del Barolo ed ex direttore generale dell’azienda Fontanafredda, definì “no global” per le sue caratteristiche avverse a qualsiasi addomesticamento. Nulla o quasi di nuovo, purtroppo, tanto che viene da chiedersi “perché l’avete organizzato?”. Ma soffermiamoci sulle degustazioni, che ho effettuato sabato nel bellissimo Castel Masegra, sopra Sondrio, in una giornata piovosa ma non fredda. C’erano, ovviamente, i vini “di casa”, ma anche quelli provenienti dalle Langhe, dall’Alto Piemonte, dalla Valle d’Aosta, dalla Sardegna, dalla California, dal Messico, dall’Australia, dal Sudafrica, tutti rigorosamente a base nebbiolo. Ho voluto innanzitutto puntare a quelle piccole ma interessanti realtà valtellinesi di cui vi avevo parlato l’anno passato →qui, rimastemi nel cuore sia perché ho avuto l’occasione di incontrare veri vignaioli, gente che di vino ci vive da generazioni, ma anche personaggi che hanno fatto ingresso da poco in questo mondo, spinti da una sincera passione e dalla voglia di fare e bene. Penso a Pierpaolo Di Franco e Davide Fasolini, in arte “Birba” e “Faso”, dell’azienda Dirupi, a Bruno Leusciatti, Giorgio Gianatti, Stefano Vincentini e Paolo Culatti di Le Strie, Renato Motalli e, fresco fresco a Siro Buzzetti dell’azienda Terrazzi Alti. Tutti produttori meritevoli d’attenzione e capaci di offrirci vere e proprie chicche, in alcuni casi piccoli capolavori.
Uno di questi è sicuramente Bruno Leusciatti, del quale avevo recensito l’anno passato il →Valtellina Superiore Sassella “Del Negus” 2004, che mi aveva notevolmente impressionato, ma con la versione 2005, assaggiata proprio in questa occasione, Bruno ha fatto un ulteriore passo avanti, il suo vino non fa una grinza, è semplicemente perfetto, figlio di un’annata che, a dispetto di quanti raccontano, è con tutta probabilità migliore della 2004, almeno per quanto riguarda i nebbiolo di Valtellina e Langhe. Un Valtellina Superiore con i fiocchi, emozionante, già ora di grande espressività e ampiezza, succoso, vivo, minerale, fresco, finissimo nei profumi, davvero un gran bel vino ad un prezzo che mette una seria ipoteca su molti, troppi, velleitari “parenti”, che sparano cifre davvero ingiustificate. Certo, nel caso di Leusciatti siamo forse all’estremo opposto, lui vende senza problemi in cantina nonostante una produzione di 10-12 mila bottiglie, ma a 6 euro chi non lo comprerebbe? Anzi, vi consiglio di darvi da fare per acquistarne una cassa sul posto o ordinarla chiamandolo allo 0342 212916, non avrete certo di che pentirvene, non è che ce ne siano molti di grandi vini a questo prezzo. Anche per quanto riguarda Dirupi, il Valtellina Superiore 2006 si rivela migliore del precedente, lo stile è più moderno ma estremamente misurato, elegante e godibilissimo, con belle note floreali di viola e rosa al primo impatto, poi ampio spazio al frutto, ciliegia, lampone, melagrana. Altrettanto moderno e ben fatto il 2004 di Le Strie, dal frutto vivo e senza spigoli, tannino misurato e una struttura non indifferente con un’ottima persistenza. Renato Motalli rappresenta forse, con i suoi due vini, Valtellina Superiore Valgella e Valtellina Superiore Valgella Le Urscele ambedue 2002, la quintessenza della tradizione, intesa assolutamente Botti di castagno da Leusciatticome elemento positivo, come trait d’union, legame storico fra un modo antico di concepire il vino e un linguaggio più moderno, pulito, eviscerato di possibili difetti ed errori del passato. Il Le Urscele, proveniente da un appezzamento di elevata qualità, rivela indubbiamente una marcia in più e una trama speziata e minerale davvero convincenti. Infine, novità assoluta, e per ora ad onor del vero “vino fantasma”, il Valtellina Superiore Sassella 2006 di Terrazzi Alti, alias Siro Buzzetti, un funzionario amministrativo innamoratosi da tempo di questa terra e che, finalmente, sta coronando il suo sogno. Per ora ha all’attivo solo 7.000 metri quadrati di vigna, ma presto dovrebbe arrivare al raddoppio. Siro è una persona che ispira subito simpatia, dai suoi occhi traspare la gioia, l’emozione di questo piccolo traguardo raggiunto, solo 850 bottiglie di un rosso delizioso, emozionante, di quelli pericolosissimi su una tavola apparecchiata. Con la prossima annata dovrebbe raggiungere le 2.000 unità, a tutto vantaggio degli appassionati che vorranno conoscere questo suo piccolo gioiello.

Ho poi fatto un giro di assaggi piemontesi, fra cui non posso non nominare l’eccellente Barolo Ginestra Vigna Casa Matè 2005 di Elio Grasso, imbottigliato da pochissimo e quindi non nella sua condizione ottimale, ma già premessa di grandi emozioni future, a dimostrazione di quanto avevo precedentemente accennato su questa annata. Sempre ottimi i Barolo di Castello di Verduno, questa volta erano presenti il Massara 2001, il Rabajà 2003 e il base 2005; io ho assaggiato i primi due e sono rimasto stupito soprattutto dalla freschezza del Massara, otto anni sulle spalle che non si sentono minimamente. Una bella sorpresa da Luca Abrate, produttore di Pocapaglia, nella zona del Roero, che proponeva un eccellente Nebbiolo d’Alba Ceisa 2001 (il Roero, per scelta commerciale di molti produttori, viene proposto spesso come Nebbiolo d’Alba, nettamente più conosciuto e richiesto), di grande spessore, terroso, ricco di frutto (appena un po’ sovramaturo) e di lunga persistenza. Interessanti i vini provenienti dall’Alto Piemonte, come i Carema della Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema, una piccola denominazione si tuata al confine con la Valle d’Aosta; Carema Classico 2004, Riserva 2004 e Barricato 2003, tutti e tre hanno offerto una prova più che positiva, unica nota del tutto personale, mi domando a che serva scrivere ancora in etichetta “barricato”, tanto più tenendo conto che il vino ha passato solo 6 mesi nel piccolo legno. Dulcis in fundo, non ho potuto fare a meno di riassaggiare lo straordinario Valtellina Superiore Sassella Vigna Regina Riserva 1999 di Ar.Pe.Pe., un rosso quasi leggendario, al quale non manca proprio nulla, di esemplare eleganza ci offre un tessuto finissimo e complesso, dove i tratti del nebbiolo sembrano trovare una dimensione unica, di struggente mineralità, arricchita da una speziatura e da una straordinaria profondità espressiva che lascia senza parole, e la freschezza, cos’altro dire di questo bambino di 10 anni!

Fra gli stranieri, a causa del troppo poco tempo che mi era rimasto (avevo il treno prenotato), ho voluto riprovare i Nebbiolo prodotti dalla cantina californiana Palmina, unica azienda, forse, che è riuscita ad estrarre una bella varietà da un vitigno certamente non facile, sia con il Nebbiolo 2004 che con il Nebbiolo Honea 2005, ambedue provenienti dalla zona di Santa Barbara. Il Nebbiolo Sisquoc, invece, proveniente da Santa Maria Valley, soffre di un uso del piccolo legno eccessivo che ne copre i tratti peculiari.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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