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Marabino: un incrocio tra due mari, vini di carattere e unicità

azienda Marabino

Sole, luce, vento, salinità, questi i denominatori comuni che meglio descrivono Contrada Buonivini (Noto), siamo nella Val di Noto in quel lembo della Trinacria orientale che ha lo stesso parallelo di Tunisi, dove si incontrano e si scontrano due mari. A sud abbiamo il canale di Sicilia con il Mar Mediterraneo, mentre a est il Mar Jonio; due mari quasi equidistanti che grazie al loro incontro creano sempre una ventilazione speciale, generosa e funzionale, un crocevia in cui le correnti si sfidano perennemente dando vita a un incredibile fenomeno naturale. Il vantaggio non è solo quello della ventilazione, ma soprattutto la luce che riflettono questi due specchi d’acqua così vicini. In questo scenario unico nel 2002 nasce la Cantina Marabino, gestita dal 2008 in modo appassionato e professionale da Pierpaolo Messina.

Pierpaolo Messina
Pierpaolo Messina

Un amore per il vino concreto e profondo quello di Pierpaolo, che affonda le radici già nella sua infanzia, ma che prende il via dopo il corso di Sommelier frequentato durante gli studi Universitari conseguiti a Siena in Scienze Politiche in ambito amministrativo.
Curiosità, studio e approfondimento lo hanno portato a seguire la sua passione, costruendo a poco a poco la realtà aziendale che oggi vediamo. Svezzato a Nero d’Avola e acciughe – come lui stesso racconta – il forte legame affettivo e il successivo acquisto della storica vigna Archimede, sono stati solo l’incipit del lavoro meticoloso e coraggioso che Pierpaolo ha portato avanti finora.

Marabino vigneti

La tradizione vitivinicola dell’area sud-orientale della Sicilia è ben viva nella memoria della gente del luogo, qui la coltivazione della vite è stata per lungo tempo l’attività agricola prevalente. Il territorio di Pachino ha svolto per parecchi anni il ruolo di centro di produzione di mosti e vini prevalentemente impiegati per il taglio di vini più blasonati, acquistati dal nord Italia e dalla Francia in grandi quantitativi. Come più volte sottolineato da Pierpaolo: ”Produrre vino di qualità implica molteplici conoscenze, geologiche, geografiche, metereologiche, pedologiche, agronomiche ed enologiche”. L’idea di Pierpaolo è infatti quella di rivolgere in primis l’attenzione alla cura del territorio, oltre a far conoscere e riconoscere le sue peculiarità. Una grande attenzione quindi alle colture e al trattamento delle viti; mirto, melograno, carrubi, ulivi, essenze della macchia mediterranea regalano una grande biodiversità all’interno dei vigneti.
La scelta è quella di usare esclusivamente prodotti naturali che seguono i principi dell’agricoltura biodinamica, capaci di aiutare la vigna a trovare e mantenere l’equilibrio in sintonia con la natura. A livello geologico, tutta questa zona della Sicilia – dai Monti Iblei a Porto Palo e Capo Passero – è molto antica geologicamente parlando, molto più dell’Etna; i vigneti incidono sulla placca africana e sono situati su quattro zone distinte, tre appartenenti al Pliocene (che ebbe inizio oltre 5 milioni di anni fa) e una più recente frutto di alluvioni risalenti all’Olocene, l’epoca geologica attuale. Nei suoi vigneti di Contarda Buonivini, questi tre tipi di ere geologiche danno vita a suoli eterogenei che cambiano e che implicano una gestione diversa.

Vigna Muscatedda

“Se oggi ci sono dei territori che vengono riconosciuti per la loro identità unica, come ad esempio quello etneo – afferma Pierpaolo – purtroppo, è anche vero che gran parte della Sicilia non è identificata da territori ma da vitigni; la Val di Noto è considerata come la culla del Nero d’Avola, la sua terra di elezione, che anche per noi è sicuramente il più importante. Qui questa varietà regala sfaccettature che lo rendono unico e speciale; anche se la nostra idea è di dare valore alla Val di Noto in quanto tale e far capire come le peculiarità di questi suoli si riflettono nei vini che produciamo. Tutti i nostri Nero d’Avola sono piantati a est o a nord, a est perché fa fresco la sera e a nord perché le uve sono protette dallo scirocco. L’unico vigneto esposto a ovest è quello del Moscato, che al contrario vuole calore, necessario per aumentare l’aromaticità e la complessità dei profumi. Alcune parcelle di Moscato sono infine esposte a Nord-Ovest al fine di ottenere una parte di uve con maggior freschezza.
Noi non defogliamo mai, perché dobbiamo proteggere le uve dal sole. Le composizioni dei nostri terreni sono prevalentemente di natura calcarea, caratterizzate tanto da marne, quanto da argille, in un mosaico che cambia anche radicalmente a distanza di poche decine di metri. In questi anni abbiamo fatto un grande lavoro di ricerca sullo studio dei suoli, l’influenza delle esposizioni e sui sistemi di allevamento della vite. Abbiamo vinificato separatamente le tante parcelle presenti in azienda al fine di comprendere nei dettagli il territorio, le caratteristiche e le potenzialità di ogni appezzamento. Suolo e sottosuolo sono elementi cruciali per la realizzazione di un vino”.

La diversa composizione dei suoli
La diversa composizione dei suoli

Ben quattro sono i suoli che troviamo in Contrada Buonivini, ciascuno di essi conferisce ai vini caratteristiche diverse: Terra niura (suoli profondi di argille scure di natura alluvionale), Terra palomina (suoli calcarei di tonalità grigia), Terra a crita (suoli di marne calcaree giallastre) e Terra ianca (suoli calcarei, bianchi, con tessitura finissima). Espressioni diverse che si evidenziano nel meticoloso lavoro svolto sul Nero d’Avola, che l’azienda propone in sette selezioni diverse. Si parte dal Rosso di Contrada, che vuole essere il vino di ingresso, genuino e disponibile, l’unico che arriva da quattro parcelle diverse vinificate separatamente, per poi passare alle singole vigne. Coniglio, Conca, Lenza Lunga, Parrino, Don Paolo e don Pasquale.
“I vini rossi di questo territorio erano anticamente noti come Vini di Pachino, e non come Nero D’Avola – precisa Pierpaolo – perché ogni contrada dallo stesso vitigno conferisce vini differenti grazie alla natura dei suoli e ai diversi microclimi. Per questo parcellizziamo ogni appezzamento per esaltare le differenze di ogni singolo vigneto”.
Un lavoro davvero valido quello legato a questo progetto che vuole differenziare le caratteristiche dei vini in base ai suoli e per far esprimere la profondità del carattere della propria terra.
Nascono così nel recente progetto “Terre argillose” e “Terre calcaree”, che stanno a sottolineare i due minimi denominatori dei vini riuniti in queste due grandi famiglie; un progetto che vuole raccontare in modo più semplice Contrada Buonivini, mettendo in evidenza i vini provenienti da suoli di origine calcarea e quelli di origine argillosa. Ritroveremo vini eleganti, tesi e con ottima beva quelli provenienti da matrice calcarea; con una trama fitta, potenti e di grande ricchezza aromatica quelli ottenuti da matrice argillosa. Questo nuovo progetto uscirà nel 2023, con solo tremila bottiglie; in anteprima gli assaggi fatti hanno senza dubbio fatto emergere le sfaccettature del Terra Argillosa e la maggiore tensione ed eleganza del Terre Calcaree.

Pierpaolo Messina e i vini in degustazione
Pierpaolo Messina e i vini in degustazione

Riguardo le altre referenze assaggiate, rispettivamente Rosso di Contrada Marabino IGT Terre Siciliane Coniglio, Conca e Parrino, tutte e tre 2019, provenienti da tre suoli diversi, hanno effettivamente fatto emergere le loro diversità. Il Rosso di Contrada IGT Terre Siciliane Coniglio 2019, da fondovalle a 30 metri s.l.m., ricorda un frutto scuro, fresco e succoso, con tracce floreali, che quasi richiamano la giovialità del frappato. Un vino divertente e versatile, che dà una sensazione di leggerezza.
Il Rosso di Contrada IGT Terre Siciliane Conca 2019, proviene da vigna situata a 60 metri s.l.m. da suolo bianco calcareo, esprime quel concetto di frutta concentrata, che si denota già dal colore; un olfatto che rivela un frutto più selvatico, mirto, erbe officinali. Il sorso ha una bella freschezza e coniuga la sapidità con la dolcezza del frutto. Infine, il Rosso di Contrada IGT Terre Siciliane Don Paolo 2019, sa di lampone, rosa canina, macchia mediterranea; avvolgente e dal sorso scorrevole e intrigante. Si passa alla 2020, con il Rosso di Contrada IGT Terre Siciliane Lenza Lunga, frutto di una vendemmia piuttosto bilanciata, le cui uve provengono da un vigneto di quattro ettari dal suolo grigio calcareo ricchissimo di roccia, poco profondo ma ben drenato. Il vino risulta di grande freschezza, con una piacevole nota mentolata; profuma di mirto e lavanda, con tannini fitti e una bilanciata freschezza al palato. Il Rosso di Contrada IGT Terre Siciliane Parrino 2017, nasce dalla selezione massale di vecchie viti della zona di Pachino, ha un frutto succoso, elegante e speziato; il sorso denota struttura e salinità. La vendemmia 2017 è stata più piovosa, dando vita a vini più freschi ed acidi. In questo caso abbiamo un vino espressivo e coinvolgente.

Archimede e Muscatedda

Si cambia registro con Archimede, nobile figlio di Siracusa, scienziato, inventore e matematico, che diede lustro e fulgore alla nostra città. Il suo nome è da sempre legato alla meditazione e alla scienza. Le uve provengono dall’omonimo vigneto ad alberello “impupato”, degli anni ’90, vigneto con esposizione sud/sud ovest. Vinificato in acciaio, matura un anno in botti di ciliegio prima di proseguire un lungo affinamento in bottiglia. Vino di carattere e personalità, la 2016 ha profumi eleganti e suadenti; dai frutti di bosco, finanche a note minerali e iodate. La 2018, è sicuramente più impattante, da leggere in prospettiva, ma ancora bisognosa di tempo. Anche i bianchi sono davvero interessanti, Il moscato di Noto è poi un vino di antichissime origini in queste terre, prodotto da Marabino in una versione secca, il Muscatedda, che rappresenta meglio le sfumature mediterranee di questi luoghi. Il Muscatedda 2020 è dotato di un affascinante bouquet che gioca sulle note fruttate di nespola e pesca gialla, a cui si aggiungono le fresche note di anice e di macchia mediterranea, mandorli e carrubi. Coinvolgente al palato, materico e solare.

Fosca Tortorelli

Fosca Tortorelli

È Sommelier e Degustatrice ufficiale A.I.S. rispettivamente dal 2003 e dal 2004; ha sviluppato nel suo lavoro di dottorato in Industrial Design, Ambiente e Storia, la tesi sperimentale dal titolo “Reinterpretare le Cellae Vinariae. Ambiente, Processo, Produzione” e una successiva pubblicazione in collaborazione con la Prof. Muzzillo F. dal titolo “Vitigni del Sud: tra storia e architettura” (Roma Natan Edizioni, 2012). Ha conseguito il Master Sommelier ALMA-AIS (luglio 2016) presso ALMA a Colorno (Parma). Fa parte dei Narratori del Gusto e insieme al Centro Studi Assaggiatori di Brescia partecipa a panel di degustazione di rilievo nel settore enogastronomico. Fa parte anche dell’associazione Donne del Vino, ha scritto sulla rivista l’Assaggio, oltre che su diverse testate registrate e ha preso parte alle degustazioni per la Guida Vitae, per la guida Slow wine 2017 e per la guida Altroconsumo. Dal 2018 è giornalista pubblicista.

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