Terra Fageto: il vino tra i monti e il mare
Un grande nome, una forte tradizione, un presente brillante nel segno della qualità

Iniziamo dalla posizione, ottimale, fortunata, invidiabile, per una produzione vinicola sempre in crescita sul mercato e nel gusto. Sulla brochure di Terra Fageto, che oggi abbiamo la fortuna di conoscere e approfondire, c’è un bel disegno dove si può vedere come i vigneti siano ben disposti proprio tra i Monti Sibillini e il mare Adriatico. Le vigne sono vere terrazze sul mare, e tutta la mineralità iodata che arriva dall’Adriatico si proietta direttamente nel bicchiere, con una forza e una energia raramente incontrate. Siamo a Pedaso, in provincia di Fermo, il nome dell’azienda deriva da una fortezza dell’XI secolo, sul Monte Serrone, dove si dice si andassero a riparare i pellegrini durante le invasioni barbariche. Oggi l’edificio non è più esistente e le campane che si sentono sono quelle del castello di Pedaso.

Terra Fageto, azienda vinicola di grande tradizione, ci viene raccontata dai diretti interessati, Claudio Di Ruscio, il titolare, e i suoi due figli Angelo e Michele. Al loro fianco l’enologo Matteo Bernabei, un nome che è già simbolo di qualità. Ci sono volute tre generazioni per arrivare ai numeri di oggi, Claudio rappresenta la seconda e insieme alla moglie Maria ha dato una forte spinta innovativa, affiancando al legno anche i silos di acciaio. Un connubio famigliare perfetto, dove i giovani Angelo, enologo, e il fratello Michele, forte di studi all’estero, si appassionano all’azienda apportando nuove tecniche e curando le vigne, i filari e ogni grappolo in modo maniacale. Sono loro ad aver pensato subito al biologico. A iniziare questa meravigliosa storia vinicola è il nonno Dante, che possiamo vedere in un video mentre racconta di come tutto si è trasformato nel tempo. Allora la produzione era fatta per le cantine, ma Dante sapeva già che su quel terreno si sarebbe potuto produrre un gran vino. Tra Pedaso, Altidona e Campo Filone sono distesi i 45 ettari di oggi, da che allora erano appena cinque.

Terra di autoctoni, Pecorino, Passerina, Montepulciano, mentre Claudio porta avanti la tradizione dello Chardonnay già iniziata dal nonno e del Cabernet Sauvignon, con una passione che si sente vibrare in ogni racconto. Il terreno è virtuoso, in una valle stretta e corta tra il mare e il monte Vettore, attraversata dal fiume Aso. Non esistono ristagni o funghi, il biologico sostiene un’attenzione alla natura da ben 15 anni. I primi cinque ettari, in linea storica, sono quelli di Campo Filone, dove troviamo Trebbiano, Passerina, Pecorino e Chardonnay, con esposizioni a nord. I 25 ettari di Pedaso si stendono a 200 metri sul mare, per la produzione dei Cru, Salsedine e Serrone. Invece con esposizione a sud i 10 ettari di Altidona, sempre con Trebbiano, Passerina e Pecorino. Al centro della Val d’Aso a Pedaso si trova la cantina e le uve si vendemmiano già dai primi di agosto, almeno per Chardonnay e Pecorino. La gestione prevede una parcellizzazione di ogni singolo vigneto per avere una scelta più ampia nella fase del taglio, fondamentale la raccolta manuale e in cassetta per le uve che andranno nei Cru.

Non c’è dubbio che qui il Pecorino sia il vitigno principe, esiste dal 1952 e già esisteva nella denominazione Falerio, che comprendeva anche Trebbiano e Passerina. Fu poi una scelta naturale quella di prediligere il Pecorino, che risultava fra i tre essere il migliore. Per questo, oggi, Terra Fageto ne produce in tre etichette diverse, il metodo classico, la selezione Fenesia e il Cru Salsedine. Quest’ultimo è progetto fortunatissimo del 2018, relativamente giovane, che fa già rumore per la sua qualità, una sorta di sfida all’eterna e inossidabile fama del Verdicchio.

Dopo numerose prove, Terra Fageto arriva a una bollicina raffinatissima, Particella 41 Extra Brut, da 80% Chardonnay e 20% Pecorino, 36 mesi sui lieviti, con 12,5 di grado alcolico. Parliamo di una Cuvée, 2020, dalle vigne di Campo Filone. In queste terre i piceni hanno scritto la storia ancor prima dei romani, non c’è quindi da sorprendersi se il vino viene fuori così buono. In questo spumante troviamo la bollicina fine, il colore denso e dorato, al naso percepiamo crema pasticciera, mela, cedro, fiore di acacia, immancabili le erbe officinali. La freschezza arriva già al naso e in bocca è sostenuta da una magnifica mineralità.

Per i fermi assaggiamo Fenèsia, Offida Pecorino Docg 2023, dal nome di donna della zia della mamma di Claudio. Il Pecorino qui dimostra tutta la sua fierezza, è resistente, eretto, precoce, con un livello di acidità di 7,5 e un grado alcolico elevato. Al colore questo pecorino base è verdolino, al naso sprigiona frutta bianca, mela, mandorla fresca, con refoli di macchia marina, un lieve cenno di zenzero, agrume, lime e un finale vegetale. In bocca rimane fortemente minerale e agrumato.

Con Salsedine ci avviciniamo all’eccellenza dell’azienda, Offida Pecorino Docg 2022, 13% alcol, un esempio di Pecorino che sa davvero proiettarsi nel tempo, sorretto sempre da un’esemplare freschezza. Il vigneto è situato proprio a ridosso sul mare e il nome del vino è arrivato spontaneamente. La selezione è attentissima, pressatura soffice, un 20% affina in barrique, dopo un anno avviene l’assemblaggio. Al naso arriva subito la mineralità ben fusa, la morbidezza e la complessità si amalgamano, la barrique ha fatto un ottimo lavoro. I sentori sono di frutta tropicale, pesca tabacchiera, al sorso la sapidità invade e persiste a lungo.
In una micro-verticale di cui siamo molto grati, assaggiamo Salsedine 2019, il colore è perfetto, concentrato, un oro integro. Al naso è ancor più complesso, levigato, insinuando fiore di magnolia, pompelmo rosa, susina, pesca. Al sorso la freschezza imperante e la sferzata sapida. Perfetto da abbinare con le olive ascolane.
Il Montepulciano di Terra Fageto è un vino potente. Nella vendemmia si “centra la maturità delle uve – come dice Claudio – per un vitigno che rischia di rovinarsi a causa delle piogge ottobrine”.

Insieme al Sangiovese danza in un connubio tra frutto ed eleganza. Assaggiamo Rusus, Rosso Piceno Superiore Riserva 2021, Montepulciano e Sangiovese da vigneti e appezzamenti separati. Anche qui è protagonista la salsedine, il colore è un bel mix tra le due varietà, un rosso da manuale. Al naso esplodono le spezie, il pepe nero, il mirto, ginepro, mirtillo, peonia, visciola. Al gusto il tannino è integro, la freschezza è ancora ben presente, il sorso caldo e glicerico.

Il Serrone, Marche Rosso Igt 2020, taglio bordolese, da uve Cabernet Sauvignon e Merlot, con una gradazione che sfiora i 15% ma non si percepiscono. Il Monte Serrone, dove si trova il vigneto, si chiama così perché nel terreno si trovano le pietre cosiddette “serroni”, che facevano sudare i contadini quando lavoravano queste terre. Il colore è rosso rubino intenso, al naso le spezie, il frutto scuro, sottobosco, muschio, tamarindo, rabarbaro e genziana. Fermenta 30 giorni, 12 mesi in barrique francese di media tostatura e il 60% affina in tostatura naturale, svolge la malolattica in legno. Al gusto ha una trama tannica decisa, il profilo è scuro, la mineralità è evidente, un vino masticabile con una scodata amarognola.
Terminiamo con Alido, Marche Bianco Passito Igt 2021, un vino passito dolce che si fa solo nelle annate migliori, la penultima è stata la 2017 e costa tantissimo in termini di produzione e di costi. Da uve Passerina, si arriva a fine novembre e le rese sono basse. Al naso si percepiscono uvetta passita, frutta candita, il fico, la caramella di orzo, il miele. Al gusto l’acidità imprime una bella impronta che promette freschezza e mineralità, senza cadere nel glicerico che ne comprometterebbe la bontà e la persistenza.
Susanna Schivardi



