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Sauvignon friulani “aiutati” da una formuletta magica: dagli all’untore! Ma non generalizziamo

Manifesto film La Frode

Sembra che il nostro Paese non possa fare proprio a meno di autoflagellarsi. Non si fa a tempo a rammendare le ferite dell’ultimo scandalo che ne esce a breve distanza un altro, questa volta addirittura con nomi e cognomi dei coinvolti in piena indagine.
Mi riferisco a quanto è accaduto in questi giorni nel Friuli enoico, l’ipotesi di frode nel vino Sauvignon e, in misura ridotta nel Pinot Bianco, che ha portato alla perquisizione dei locali di 15 aziende friulane, una umbra e una abruzzese, da parte dei carabinieri del Nas di Udine.
Tutto gira intorno a Ramon Persello, consulente bioclimatico molto noto, considerato negli ambienti un genio della chimica, che avrebbe ideato una “formuletta magica”, un esaltatore di aromi, nulla di pericoloso per l’uomo, ma che ovviamente non è consentito utilizzare dai disciplinari vinicoli, per rendere il Sauvignon più accattivante e profumato.
Ne ha dato notizia il 10 settembre scorso il giornale triestino →Il Piccolo, a firma Luana de Francisco, rivelando nel dettaglio anche le persone e società coinvolte. A questo è succeduto due giorni dopo un secondo articolo →Caso Sauvignon, il racconto del pentito, nel quale emerge la testimonianza di un produttore, che aveva fatto uso della pozione di Persello e, ad un certo punto, ha deciso di rimettersi in regola e denunciare se stesso e tutti coloro che, a sua conoscenza, avevano utilizzato lo stesso esaltatore di aromi.
Ora, la lista delle aziende coinvolte la potete leggere sul primo articolo, non intendo ripeterla qui semplicemente perché ritengo non sia corretto fare nomi e cognomi di persone o aziende indagate prima di sapere se l’esito delle indagini confermerà o meno l’ipotesi di frode.
Quello che è certo è che in Friuli si fa vino da secoli, i vini bianchi di questa regione sono un punto di riferimento per tutti e, ammesso e non concesso che si scopra un fatto illecito per alcune aziende, si tratta di un numero davvero esiguo che non intacca neanche lontanamente il lavoro serio di centinaia di produttori e vignaioli che hanno fatto di questa regione uno dei pilastri del vino italiano di qualità.

Ampolle vino

Sappiamo bene, però, che il nostro è un Paese dilaniato dalla corruzione e profondamente e irrimediabilmente scosso dalle infinite situazioni di malaffare che emergono con una frequenza davvero allarmante. L’opinione di chi legge, dunque, difficilmente può rimanere obiettiva e distaccata, e un fatto come questo, di cui è ancora tutto da dimostrare, rischia di essere l’ennesimo boomerang che danneggerà l’intero comparto vinicolo di una regione se non addirittura nazionale. La sfiducia è ormai endemica, notizie come questa trovano terreno fertile per spingere la gente a trarre conclusioni frettolose, lo sappiamo bene.
Ma quelle 17 aziende, alcune delle quali arcinote e premiate per la bontà dei loro vini, se dovessero risultare estranee ai fatti, riusciranno a ricuperare facilmente credibilità? O in parte di noi rimarranno dei dubbi e una forte diffidenza nei loro confronti? E ci sarà altrettanta enfasi da parte della stampa se l’esito delle indagini risulterà negativo?
La bolla è scoppiata proprio il giorno in cui è partita la 21esima edizione di →Friuli Doc a Udine, e di certo non gli ha fatto bene, soprattutto a quelle centinaia di produttori che hanno sempre rispettato le regole… il procuratore capo Antonio De Nicolo ci tiene però a precisare che “non è affatto nostra intenzione guastare la festa a nessuno, ma siamo stati costretti ad anticipare le perquisizioni e i sequestri, perchè avevamo avuto sentore che la notizia delle indagini si stava diffondendo e non potevamo rischiare che trapelasse prima di eseguire gli accertamenti. Un’uscita prematura sulla stampa avrebbe vanificato il nostro lavoro”.

Intanto una delle aziende coinvolte, Tiare di Roberto Snidarcig, vincitrice al Concours Mondial du Sauvignon 2015 che si è svolto il 22 e 23 maggio nella Villa di Toppo Florio a Buttrio, ha già inviato ai media la seguente nota:

In relazione alle notizie apparse oggi sui media relativa al presunto utilizzo nel Sauvignon di esaltatori di aromi, precisiamo che siamo completamente estranei alla vicenda, che danneggia gravemente la nostra reputazione. Ieri sono stati fatti dei controlli in 17 cantine, fra cui la nostra. Ci sono stati sequestrati lieviti indigeni ottenuti dalle nostre migliori uve dell’annata 2015, per i quali abbiamo già avanzato istanza di dissequestro.
Siamo fiduciosi nella giustizia e attendiamo sereni che si faccia chiarezza al più presto su questa vicenda che penalizza gravemente non solo la nostra azienda, ma l’intera viticoltura friulana e vanifica anni di lavoro e impegno.
Abbiamo già dato incarico allo studio legale Ponti di proporre in ogni sede più opportuna azione a tutela del nostro buon nome e della nostra immagine
“.
Roberto Snidarcig

L’indagine è partita dalla segnalazione di alcuni produttori, le perquisizioni sono state ordinate dal PM Marco Panzeri, ed effettuate nei confronti dei produttori che, secondo gli elementi al vaglio della Procura di Udine, avrebbero utilizzato la sostanza illecita per produrre Sauvignon e Pinot Bianco dei Colli friulani. Sono stati prelevati campioni di vino che verranno analizzati per verificare se effettivamente conterranno la miscela ideata da Persello.
Portiamo pazienza, aspettiamo che le indagini si concludano e poi, eventualmente, trarremo le debite conclusioni.
Una mia personalissima riflessione, però, la vorrei fare, perché mi risulta che gli additivi usati da Persello sono ammessi in altri Paesi, questo significa qualcosa, ovvero che se non esiste una regola comune, condivisa da tutti, o la si smette di competere o si favorisce il gioco sporco. Sappiamo bene che è così, soprattutto in un mondo che sta perdendo sempre di più il rigore morale e i valori fondanti di una civiltà sana ed evoluta.

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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