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Terre di Vite, il castello, il vino, l’armonia, Sandro Sangiorgi: il fascino di un evento sempre più intenso

Ingresso a Terre di Vite

Ogni volta che finisce Terre di Vite, che si svuotano le sale del castello di Levizzano, che si abbracciano e salutano gli amici, provo due sensazioni che spingono in direzioni opposte ma che, inevitabilmente, coesistono e si completano: appagamento e malinconia.

Terre di Vite, degustatori

Appagamento come senso di arricchimento e completezza, di soddisfazione per aver vissuto momenti emozionanti, assaggiato vini strepitosi e conosciuto persone straordinarie. Malinconia perché due giorni come questi, così intensi e pieni di vita, lasciano anche la sensazione del faticoso distacco, la consapevolezza che dovrà passare un altro anno prima che questa magia possa nuovamente accendere i miei sensi.

Terre di Vite Fttori Lavacchio

Ma quello che ho vissuto nessuno me lo può più togliere, è come uno zaino con tutte le cose che contano, di cui non puoi fare a meno e che ti danno un senso di sicurezza, di stabilità, di armonia.
Ed è proprio l’armonia che ha regnato in quel bellissimo castello a due passi da Modena, sede della settima edizione di Terre di Vite, l’evento ideato da Barbara Brandoli dell’associazione Divino Scrivere, al quale collaboro da sei edizioni.

Terre di Vite musicisti

Proprio per questo potrei sembrare di parte, ma non è così, se partecipo da così tanto tempo è perché qui, nei contenuti, nella sostanza e nelle relazioni, ho trovato un riflesso perfetto del mio mondo interiore. Quest’anno, forse, è stato il più speciale, vuoi per le amicizie nuove e quelle che si sono ancor più consolidate, vuoi per l’aria frizzante che si respirava, vuoi per il fondamentale contributo di Sandro Sangiorgi, in splendida forma, che ha affrontato proprio il tema dell’armonia nel vino proponendo poi sette campioni tanto diversi eppure legati da quel continuo divenire che è l’evoluzione nel calice. Questa volta però ho scelto di non parlare dei vini, preferisco stimolare la vostra attenzione su altri fronti.

Sandro Sangiorgi e Matteo Gallello
Sandro Sangiorgi e Matteo Gallello

Qual è il tema centrale del processo di creazione del vino? La relazione fra l’uomo e la natura, la capacità di questo di saperla comprendere, assecondare, mai forzare su un percorso che non le appartiene; un rischio che di frequente si corre, soprattutto quando si è spinti dal desiderio di ottenere successi, quando l’obiettivo di vendere il vino diventa l’unico movente della propria scelta.

Quand’è che questo nettare corre il massimo rischio di perdere la sua strada? Quando in cantina inizia la fase di “concia”, quando la tecnica e il metodo sono indirizzati ad un risultato preordinato, non dipendente dalla natura del vino, ma dall’intenzione razionale di renderlo appetibile, senza tenere conto delle sue caratteristiche naturali, della sua predisposizione. Un po’ come accade a volte con i nostri figli: li si vuole indirizzare secondo il nostro desiderio, secondo le nostre aspettative, i nostri sogni, non consentendogli di trovare la loro strada, di costruirsi un loro futuro.

Sandro Sangiorgi a Terre di Vite

Difficile per chi ha fatto enologia liberarsi del fardello di nozioni e di tecniche con cui si impara a fare vino; intendiamoci, quello che voglio dire è che non c’è miglior medico di colui che sa ascoltare il paziente, che sa leggerne la psicologia, le molteplici sfaccettature, e trovare il bandolo della matassa per accompagnarlo verso una guarigione che non riguardi solo la malattia specifica, ma rappresenti il recupero dell’armonia psicofisica; non bastano le medicine per questo, ci vuole la relazione, la comunicazione, il saper sentire e cogliere ogni sfumatura ben oltre l’ingannevole sintomo.

I vini in degustazione

Mentre ascoltavo Sandro Sangiorgi, che ripuliva il campo dalle cattive interpretazioni di due termini molto usati come “equilibrio” ed “armonia”, pensavo a quanto sia assurdo vivere in un mondo in continua corsa, frettoloso, quasi isterico e maledettamente approssimativo nelle direzioni che ci porta a prendere. Lo facciamo anche con il vino, è una vita che mi chiedo che senso abbia degustare 100 campioni in una mattina, con l’illusione di poterne comprendere l’essenza, quando poi sappiamo benissimo che è il tempo, il lungo respiro nel calice, l’unico modo perché questo si riveli.
È una questione di rispetto.

Paola Lantieri a Terre di Vite

Ma andrei oltre, nella stragrande maggioranza dei casi i vini vengono assaggiati troppo presto, è come mordere una mela acerba, come fai a capire quali siano le sue potenzialità?
Pensate alla sequenza di eventi che possono accadere e condizionare l’essenza di un vino: arriva l’enologo Ics in un’azienda e “imposta il processo produttivo”, concentrando i suoi sforzi nel luogo a lui congegnale, la cantina. Qui dovrà scegliere se assecondare totalmente i suoi studi seguendo la logica “correttiva”, ovvero il processo di aggiustamenti di tutto ciò che, in quel momento, appare in squilibrio, carente, che sia l’acidità o il tannino, l’assenza di profumi o la pungenza alcolica, con l’unico obiettivo di “equilibrare”. Per fare questo deve “interferire”, convinto che senza il suo intervento il vino non sia in grado di trovare la sua strada.

Degustatrice a Terre di Vite

Eppure la storia ci insegna che anche nelle annate magre, difficili, ci può essere un equilibrio, semplicemente perché la natura lo prevede, ma bisogna dargli tempo! Come afferma Sangiorgi “Sono le aspettative che condizionano il naturale sviluppo evolutivo del vino. Invece il vino sa essere sorprendente, la sua forza è nell’apparente imprevedibilità“. Apparente perché siamo noi a non essere capaci di comprenderne il linguaggio.

Degustatore a Terre di Vite

Ma perché si vuole ottenere equilibrio nel vino? Siamo sicuri che sia la cosa giusta da fare? L’equilibrio è anche stasi, non si muove nulla, non ci sono forze che spingono, che sollecitano, tutto appare come un mare senza onde, in equilibrio orizzontale. Bello, per un attimo, poi ti accorgi che senza quelle onde non c’è energia, non c’è movimento. La vita è ben altro!

Fosca Tortorelli versa il vino

Ed è qui che entra in gioco l’armonia, fenomeno ben più raro a presentarsi, non solo nei vini. L’armonia nasce dalla combinazione fra uomo, vigna e clima, proprio per questo è un fenomeno raro: trovare la perfetta combinazione fra elementi così variabili ed eterogenei è difficilissimo.
Sandro però sottolinea come nella massa di soggetti ci sia sempre il cosiddetto “talento naturale”, l’analogia con Roger Federer, il famoso tennista, chiarisce bene il concetto, quanti fenomeni del genere ci possono essere nel mondo de tennis? Pochissimi, si possono contare sulle dita di una mano.

Degustatrice

Nel vino viene naturale l’esempio del Barolo rispetto agli altri “concorrenti”, lui è un talento naturale, ci vuole tanta incapacità per rovinarlo; è molto più facile sbagliare con il Dolcetto, pretendendo da questo che abbia la stessa potenza, complessità, profondità del Barolo, perdendo così la sua naturale predisposizione al piacere diretto, immediato, alla sua indole di compagno ideale della buona tavola quotidiana.

Degustatori

Insomma l’armonia, quando c’è, è qualcosa di meraviglioso ma è ben diversa dall’equilibrio, ci sono al suo interno forze che sollecitano, che trascinano gli altri elementi creando un continuo movimento. Mi viene naturale portarvi ad esempio il Sacre di Strawinsky, uno dei capolavori sinfonici del secolo scorso, che a mio avviso rappresenta perfettamente il concetto di armonia. Chi lo conosce bene, sa che a quel tempo il noto compositore russo faceva largo uso delle cosiddette “dissonanze”, ovvero sovrapponeva di frequente accordi e note che, secondo il linguaggio musicale in uso, non dovrebbero stare insieme. In questo modo Strawinsky riusciva ad accentuare la drammaticità di un passaggio, contribuendo ad arricchire l’intera composizione. Il risultato è una musica in continua vibrazione, dalle mille sfaccettature, capace di produrre emozioni contrastanti ma proprio per questo affascinanti; la sensazione è totale, completa, travolgente, fino all’ultima nota.

Terre di Vite sala

Ecco, un grande vino non può che essere così, e per esserlo bisogna assecondarne l’indole, mettere da parte le proprie aspettative, la propria idea, e lasciare che sia lui a guidarci nel suo mondo.
Allora riuscirà a farci innamorare.

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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