Vinalia 2006: Racconto per immagini della XIII edizione della rassegna enogastronomica di Guardia Sanframondi

foto 1) Nella splendida cornice del borgo medioevale di Guardia Sanframondi, in provincia di Benevento, si è svolta la XIII edizione di Vinalia, rassegna enogostronomica promossa ed organizzata dal locale Circolo Viticoltori e affidata all’instancabile arte comunicativa del Prof. Sandro Tacinelli. Ecco subito, in questa foto, il primo incontro con uno dei produttori preesenti tra le vie del centro storico dove per l’occasione vengono riaperte le antiche botteghe adibite a banchi di degustazione. Si tratta di uno dei soci di Masseria Vigne Vecchie una nuova realtà esordiente alla prima vendemmia (i vini assaggiati sono, pertanto, tutti 2005) da imbottigliatori ma già produttori e conferitori di uve da diversi anni. Masseria Vigne Vecchie produce vini da uve coltivate in agricoltura biologica. I bianchi fanno solo acciaio e sono prodotti nelle vigne di Cortenuda, S.Pietro e Bagno, Ciraselle, Pozzo campo e Santo Ianni, tutte nel comune di Solopaca.

foto 2) Armonia è una falanghina 100%, beneventano IGT, dal colore paglierino chiaro con riflessi verdognoli e dal profumo delicatamente floreale, semplice e fresca anche nell’approccio al palato. Meteora è una falanghina 100%, Sannio Doc, molto simile nella sua veste organolettica alla precedente: un bianco senza fronzoli né grilli per la testa dove prevalgono, in questo caso, le note fruttate che vanno sovrapponendosi alle classiche sfumature floreali. Il Solopaca doc Borea vede accanto ad un 40% di falanghina affiancarsi anche un 40% di Trebbiano Toscano ed un 20% di Malvasia. Quest’ultima marca il vino in modo determinante imprimendo, oltre ai soliti sentori fruttati e floreali, un profilo inequivocabilmente più aromatico e caratteristico ma che può risultare sulla distanza un po’ monocorde e stancante. Chiude la serie di bianchi una falanghina decisamente più intensa ed interessante. Pampanella è sempre ottenuta da uve falanghina 100%, si fregia però in etichetta della doc Solopaca. In questo bianco si avverte la maggiore esuberanza alcolica che conferisce altresì una maggiore morbidezza e rotondità espressiva. In degustazione anche un rosso, il 5 Grani, un blend di Sangiovese, Aglianico e Montepulciano affinato in solo acciaio ed imbottigliato sempre come Solopaca doc. Al naso si percepiscono note di frutta rossa acerba con evidenti rimandi vegetali che mi hanno fatto pensare ad una non perfetta maturazione delle uve. Azienda ancora “work in progress” che però lascia intravedere, soprattutto sulla falanghina, buone potenzialità e margini di miglioramento.

foto 3) Ecco i titolari dell’azienda Caputalbus: marito e moglie. La cantina è ubicata sempre in provincia di Benevento nel comune di Ponte che trae il suo nome da un imponente ponte in pietra di epoca romana e dove è possibile, fra l’altro, visitare la storica abbazia longobarda di Sant’Anastasia. L’azienda nasce nel 2004 dedicandosi esclusivamente alle cultivar autoctone falanghina ed aglianico. In cantina c’è il figlio ad occuparsi in prima persona della vinificazione. L’azienda sta cercando di recuperare, fra l’altro, un antichissima tecnica dell passato quando un piccolissimo lotto di uve veniva letteralmente infornato in contenitori di terracotta per poi essere aggiunto successivamente al mosto destinato al vino. Una curiosa tradizione particolarmente diffusa localmente come mi ha confermato l’amico professore Carmine Colella della Cantina di Solopaca.

foto 4) Il Dies Irae 2005 è un bianco prodotto con falanghina 100%. Il colore è carico senza risultare eccessivo ed al naso si percepiscono le caratteristiche note di mela verde matura con qualche cenno di frutta esotica. Al palato è abbastanza fresco e solo discretamente sapido. Il Quercus Domina è, invece, un aglianico 100%. Il frutto è decisamente maturo ai limiti del surmaturo evidenziando al naso note di confettura di ciliegia ed amarena. Si avvertono anche i segni dell’avvenuto, seppur breve, passaggio in barriques nuove di castagno. Al palato conferma di essere molto concentrato mentre avrei, forse, preferito una maggiore snellezza nello sviluppo gustativo. A breve sarà presentata una riserva che rappresenterà il vertice qualitativo della produzione aziendale.

foto 5) Di bottega in bottega eccomi arrivare al cospetto de I Pentri (dal nome dell’antica tribù sannita che popolava le aree in cui oggi è ubicata l’azienda) dove ho sicuramente effettuato gli assaggi più emozionanti della serata. La simpaticissima e dinamica signora Lia (nella foto) mi ha, infatti, offerto la possibilità di fare una mini-verticale della loro ottima falanghina Flora. Questa azienda si distingue da tutte le altre perchè è tra le poche (per non dire l’unica) ad uscire sul mercato con la propria falanghina quasi ad un anno e mezzo dalla vendemmia contro tutte le regole nonché asfissianti richieste della ristorazione. Ho potuto degustare la 2004, adesso in uscita, la 2003 e la 2002. Molto simili la 2002 e la 2004 pur essendo la prima, forse, all’apice del suo percorso evolutivo. Due bianchi di grande complessità in grado di offrire oltre alla classica, ma a volte un po’ scontata, ricchezza di frutto, anche eleganti variazioni floreali, folate di zafferano liquido e spiccate note minerali. Ancora compressa, invece, e potente nella sua ostentata esuberanza la versione 2003. Sono in pochi a credere nelle potenzialità di invecchiamento del vitigno in questione ma questi vini dimostrano tutto l’opposto quando si lavora, ovviamente, in un certo modo sia in vigna che in cantina.

foto 6) Il marito di Lia, Dionisio, mi stupisce, da par suo, proponendomi un 2002 ottenuto da un sapiente mix di Fiano, Falanghina e Malvasia dell’annata 2002. Inaspettato ed assolutamente stupefacente, anche in questo caso, il profilo evolutivo raggiunto dal vino che regala una progressione impressionante fatta di frutta, spezie e fiori esaurendo tutta la sua carica minerale nel concitato finale di bocca mostrando ancora una certa vivacità e freschezza. Prima di allontanarmi, faccio un veloce assaggio anche dei rossi aziendali Imbres 2004, un blend di Aglianico, Sciascinoso e Cabernet Sauvignon e l’ottimo Kerres 2004 da sole uve piedirosso 100%. Quest’ultima è un’altra etichetta da tenere d’occhio: affermatasi subito tra le etichette di riferimento per un altro vitigno campano che con la falanghina condivide un difficile destino continuando a soffrire un immagine poco lusinghiera di rosso di pronta beva poco adatto all’invecchiamento. Nulla di più sbagliato come, ripeto, dimostrano i vini di questa azienda emergente.

foto 7) Il giovane intraprendente Fortunato Foschini continua a fare notevoli progressi sia sul piano del marketing, con il riuscito restyling delle etichette, sia dal punto di vista della qualità dei suoi vini come dimostrano gli assaggi nel bicchiere delle ultime annate. La Falanghina 2005, giovanissima, si esprime al naso su note di frutta fresca e croccante con una acidità vibrante e rinfrescante al palato. L’Aglianico 2004 è un rosso austero anche se non particolarmente complesso, evidenzia la buona materia prima ed un impianto gustativo d’insieme più che soddisfacente.

foto 8) Nicola Venditti è il deus ex machina dell’Antica Masseria Venditti. Ha sempre puntato a produrre vini di qualità e dal prezzo ragionevole. Uve certificate prodotte da agricoltura biologica prestando grande attenzione alle retroetichette per alcune delle quali si può parlare di una vera e propria carta d’identità del vino (altro che tracciabilità di cui oggi tanto si parla e poco si fa). A tratti, forse vittima di un certo oscurantismo mediatico, non ha ricevuto i premi e l’attenzione che i suoi vini avrebbero meritato sfiorando solo, spesso di pochissimo, come è capitato per il suo ottimo Aglianico Marraioli nella nuova edizione della Guida ai Vini Buoni d’Italia, il massimo riconoscimento. Durante la mia serata di Vinalia ho, invece, assaggiato la falanghina Vandari 2005 e la Barbera del Sannio 2004. Vandari si conferma una falanghina affidabile dal frutto vivo e pulsante con cenni minerali al naso ed una sapidità tangibile al palato. La Barbera del Sannio, detta “barbetta”, dimostra tutta la sua peculiare distintività giocando anche in questo caso sulla freschezza e la vivacità espressiva.

foto 9) L’azienda Agricola Terre Longombarde è l’ennesima realtà esordiente. Anche in questo caso si tratta di produttori, ex conferitori, di uve che hanno deciso di imbottigliare in proprio. Il giovane nella foto mi ha destato un’ottima impressione dimostrando di avere le idee molto chiare sul progetto che intende realizzare, totalmente vocato alla produzione di uve di qualità con nuovi vigneti più razionali, impianti più moderni e nel pieno rispetto della natura. Mi sono permesso di suggerire di non spiantare del tutto le vecchie vigne e di destinarle a memoria storica della propria azienda e della realtà locale oltre che in grado secondo me, come nel caso dell’aglianico, di dare uve di qualità da non sottovalutare.

foto 10) I vini sono ancora da mettere a punto anche se hanno lasciato intravedere un personalità tutt’altro che banale. Il bianco Beneventano IGT è ottenuto da un 40% di Malvasia ed un 60% di Falanghina. L’Aglianico 2005, quello da vigne di 25 anni di età e ottenuto attraverso un breve passaggio in rovere usato, ha evidenziato dei tratti del tutto peculiari con note di legna arsa e foglie secche, umide, tipiche del sottobosco che mi hanno incursito non poco e stimolato ripetutamente nell’assaggio.

foto 11) Tra i progetti di questa giovanissima azienda anche quello di recuperare alcuni vecchi vitigni locali. Ad una di queste varietà appartiene la gigantesca foglia nella foto. Non mi è stato dato di conoscere di quale varietà si tratti dal momento che è un’iniziativa segretissima e le uve sono destinate quanto prima, probabilmente, a vinificazioni sperimentali in purezza. Aspettiamo ansiosi e fiduciosi.

foto 12) Eccomi, infine, ai i giovani titolari di un’altra nuova realtà. L’azienda Meoli è situata a Dugenta nel basso Sannio ai piedi del monte Taburno. Oltre alla produzione di vino producono un ottimo Olio Extra Vergine da olive di qualità Racioppella da uliveti situati presso S.Lorenzo Maggiore.

foto 13) Come tutte le aziende esordienti anche in questo caso i vini devono ancora trovare una loro definitiva fisionomia. La Falanghina è molto semplice, giocata su note fruttate e sulla freschezza acida. Il rosso è più pretenzioso nelle aspettative che nei risultati. Pur preferendo, io, l’impiego di varietà autoctone non ho potuto che apprezzare lo sforzo di vinificazione in questo uvaggio di Sangiovese e Cabernet Sauvignon capace di esprimere un carattere nitidamente fruttato senza quelle insistenti note vegetali, il più delle volte fastidiose, che spesso conferisce il vitigno francese.
Fabio Cimmino


